Mas'ud Barzani

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Barzani nel 2016

Mas'ud Barzani (1946 – vivente), politico curdo-iracheno.

Citazioni di Mas'ud Barzani[modifica]

Dall'intervista di Limes

Da Noi curdi abbiamo diritto all’indipendenza, Limes.it, 20 luglio 2003

  • Noi curdi abbiamo diritto all’indipendenza, come ogni altro popolo nel mondo. Ma conosciamo la situazione internazionale e sappiamo che non è possibile ottenere tutto ciò che semplicemente si vuole. C’è differenza fra la speranza e la capacità di essere realisti.
  • La nostra politica è stata sempre questa. Lavorare bene in Iraq e sviluppare ancora meglio le relazioni con l’altro partito curdo. Voglio garantire che sarà così anche in futuro.
  • Il nostro percorso è chiaro. Vogliamo avere in Iraq un’amministrazione pluralista, parlamentare e federale. Che si materializzi entro i confini dell’Iraq. Non abbiamo alcun piano di separarci da questo paese o di dichiarare l’indipendenza.

Dall'intervista del Huffington Post

Da Mas'ud Barzani, intervista al presidente del Kurdistan iracheno: "Le armi che ci mandate sono solo l'inizio", Huffington.it, 14 settembre 2014

  • Noi abbiamo qui tutto quello che ci è servito finora per difendere tutti i nostri fratelli, cristiani, yazidi, turcomanni, e continueremo a farlo. I terroristi però non minacciano solo i curdi o questa area, ma l’intera regione, e il mondo tutto.
  • Dovete capire che noi non stiamo solo combattendo contro una organizzazione terrorista ma contro un vero e proprio Stato. L’isis è ben armato perché ha catturato l’equipaggiamento dell’esercito iracheno che ha in dotazione armi americane, dunque molto moderne e sofisticate. È impossibile dunque comparare quello che hanno nelle mani i terroristi e quello che abbiamo noi peshmerga. Vi ricordo che tutto quello che abbiamo in dotazione sono le armi prese da noi alla caduta di Saddam – materiale vecchio, che spesso non funziona. Abbiamo dunque bisogno di armi avanzate e sofisticate.
  • Credo che lottare contro l’Isis richieda consenso di tutte le parti, e che tutti debbano fare la loro parte sulla base delle loro convinzioni e della loro capacità. Ma non dovrebbe essere lasciata solo a un gruppo o solo a un soggetto la responsabilità di sradicare l’Isis.
  • Credo che noi curdi stiamo lottando per tutto il mondo libero. Abbiamo messo in chiaro che la nostra decisione è quella di lottare contro Isis, sia che riceviamo l’assistenza straniera o no. Noi non ci arrenderemo.
  • Il primo obiettivo ora è sconfiggere militarmente l’Isis. Chiunque ci aiuti è benvenuto. Ma l’espansione della coalizione è cosa diversa. Ci devono essere colloqui e decisioni prese in pieno consenso per capire come deve essere questa coalizione e quanto estesa. Noi in ogni caso non respingiamo l’appoggio di nessuno che sia pronto a combattere l’Isis.
  • Isis è originariamente parte di al Qaeda, e tutti loro hanno una stessa fonte: la scuola di al Qaeda, da cui sono poi passati per vari stati fino all’attuale. È una domanda molto importante la sua ma non posso risponderle in maniera dettagliata. Posso dirle che ci sono molti soggetti e nazioni che hanno sostenuto la crescita di questo gruppo e lo hanno fatto ognuno per propri scopi. Fino a che la situazione non è sfuggita loro di mano. Ora credo che siano tutti pentiti e molto infelici di questi risultati.
  • Fin dal primo giorno in cui ho imbracciato le armi per lottare per la mia gente ho sempre avuto fiducia che il mio popolo avrebbe vinto. Ma quando e come non ne avevo nessuna idea. Quello che è successo negli ultimi venti anni è la prova che non c’è nulla di impossibile in questo mondo. Tutto è cambiato, ma l’importante è esser stati dalla parte giusta. Se si è dalla parte della giusta causa, sarai sicuramente dalla parte del favore della gente. Noi siamo dalla parte giusta della storia.

Dall'intervista del Guardian

Da Barzani, l'indipendenza dei curdi è più vicina che mai, Adnkronos.com, 22 gennaio 2016

  • L'era di Sykes-Picot sia finita. Che lo dicano o no, che lo accettino o meno, la realtà sul terreno è questa. Ma si sa, i diplomatici sono dei conservatori e talvolta non tengono il passo con gli sviluppi.
  • È illogico continuare o insistere nella ripetizione di un esperimento sbagliato portato avanti per cento anni e che non sta portando a niente
  • Si parla della riconciliazione nazionale in Sudafrica. Con tutto il rispetto per quello che hanno vissuto, a noi curdi è successo prima. Dopo il 2003 siamo andati a Baghdad e cercato di fare del nostro meglio per il processo costituzionale. Ma la cultura irachena non è quella della coesistenza.
  • Tutti coloro che si oppongono a noi hanno una percezione sbagliata. La regione del Kurdistan non è una minaccia per alcuno dei nostri vicini. Siamo un elemento di stabilità, come dimostra la nostra esperienza degli ultimi 15 anni.

Dall'intervista de La Stampa

Da «Barzani: l'Iraq ormai è finito, noi curdi avremo uno Stato-Roadmap, poi un referendum.Così nascerà un cuscinetto tra potenze regionali nemiche», La Stampa, 5 marzo 2017

  • L'Iraq finirà come la Cecoslovacchia, noi curdi siamo pronti a governarci da soli.
  • La caduta di Mosul non comporterà la sconfitta di Isis. Opteranno per altre tattiche di attacco, dentro e fuori la città. Per batterli bisogna sconfiggerli su più piani: ideologia, economia, società. Il loro terrore durerà ancora a lungo.
  • Il desiderio di tenere l'Iraq unito c'è ma la realtà dice che l'Iraq già oggi è diviso da problemi irrisolvibili. Sunniti e sciiti si combattono da 1400 anni e noi curdi siamo le vittime di questa guerra. Bisogna trovare una nuova formula di convivenza.
  • Sono avvenuti troppi massacri, non c'è spazio per la riconciliazione. Per questo noi curdi abbiamo deciso di andare per la nostra strada costruendo l'autonomia, escludendoci da odi sanguinosi che non ci appartengono e ci minacciano.
  • Siamo una nazione, non una fede. I curdi sono musulmani, cristiani, ebrei, yazidi e altro ancora ma hanno una comune identità nazionale. Siamo una società basata sul riconoscimento delle identità altrui, una nazione che crede nella pacifica coesistenza, un popolo che ha diritto all'autodeterminazione e che deve essere protetto dal diritto internazionale. Sciiti e sunniti, invece, sono fedi in guerra costante fra loro.
  • L'indipendenza del Kurdistan porterebbe a creare un'area di stabilità in questa regione. Abbiamo già visto troppo sangue, ingiustizie. La nostra è una società basata sullo Stato di diritto, il rispetto delle regole democratiche, la convivenza fra le identità diverse e il multi-partitismo. In Medio Oriente possiamo contribuire a far diminuire crisi e conflitti. E nell'interesse di tutti.
  • In Medio Oriente come in Europa la Storia ha dimostrato che realtà statuali create dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale si sono dimostrate insostenibili, fittizie. La Cecoslovacchia e la Jugoslavia si sono dissolte come sta avvenendo oggi per l'eredità di Sykes-Picot.
  • I curdi hanno diritto ad avere un loro Stato, come i popoli dell'Est europeo li hanno avuti.

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