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Massimo Petrocchi

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Massimo Petrocchi (1918 – 1991), storico e docente universitario italiano.

La Controriforma in Italia[modifica]

Incipit[modifica]

«Controriforma», «Gegenreformation», è stata definita dalla storiografia tedesca la reazione cattolica alla rivoluzione protestante. Il nome, che è ormai entrato nella pratica storiografica, può essere accolto, con beneficio d'inventario però: innanzi tutto una controriforma presuppone una riforma e anche qui il termine è inesatto, perché il protestantesimo non fu una riforma, ma qualcosa di più ampio e radicale, una rivoluzione religiosa che tagliò netto dalla teologia e dalla sociologia del cattolicesimo. A buon conto si dovrebbe parlare quindi di controrivoluzione cattolica; ma ciò restringerebbe nel tempo e nel campo di attività quel vastissimo movimento di riforma cattolica che si origina dalla crisi del laicismo umanistico e che acquista autocoscienza di se, qui in Italia, per lo meno dal Savonarola.
Non si fa quindi un'oziosa discussione sui nomi, ma una precisazione sui concetti che questi nomi esplicano.

Citazioni[modifica]

  • Savonarola è davvero un profeta disarmato, un uomo vecchio che crede ancora ad un mondo politico ormai scomparso e ad una organizzazione sociale ormai impossibile dopo la fine di una società esclusivamente artigiana; ma il suo entusiasmo religioso e morale per la restaurazione dell'onestà e della fede non perisce, getta i semi di quella renovatio riformistica, che vede con forte insistenza nell'uomo, sorretto dalla grazia divina, l'autore delle proprie fortune spirituali, e nell'Ecclesia la società supernaturale nella quale solo può lievitare la dignità e la salvezza dei figli di Dio. (p. 14)
  • Un ritorno ad una «saggezza» tutta umana e precristiana era il modo di vita più generale del Rinascimento. Ma l'indistruttibile esperienza cristiana, con la sua gemente ricerca del destino dell'uomo e con le sue promesse e consolazioni superumane, si riaffermava in una sincera e meditata necessità di risolvere gli interrogativi dell'esistenza umana, sullo scorcio del Rinascimento. La crisi era già interna: il Rinascimento aveva tentato di non porsi (o per lo meno di non risolvere) ogni opposizione dualistica, ma di illuminare assai spesso in un ideale di vita bella o di razionale egotismo, un momento del dissidio, l'uomo creatore del mondo. L'autunno del Rinascimento è nello sfaldarsi di questo ideale, è in un riaffiorante tormentato dualismo, le cui oscillazioni o risoluzioni sono la storia che conduce all'Illuminismo e al Romanticismo. (pp. 14-15)
  • Certo nel Savonarola non prevale la fissazione di formulazioni dogmatiche o la visione religiosa della vita da un angolo visivo intellettivo, ma vi è intensissimo invece un mistico fervore per un necessario riformarsi del costume e per una più severa coscienza della responsabilità del proprio vivere.
    Ma comunque è proprio la sua autocoscienza di inaugurare una nuova era, contro i falsi idoli del rinato paganesimo, che lo fa porre agli inizi della riforma cattolica. (p. 15)
  • [...] le norme disciplinari non furono le sole preoccupazioni dei delegati riuniti al Concilio di Trento, e questo proprio perché ogni riforma morale è sempre in funzione di un credo preciso; si sentì quindi la necessità (e questo anche contro le teorie eretiche) di fissare con precisione le formulazioni dogmatiche della fede cattolica. (p. 20)
  • [...] contro alcune tendenze protestanti che vedevano nei sacramenti un simbolo, il Concilio di Trento riaffermava l'oggettività carismatica; e mentre il protestantesimo insisteva su un soggettivismo interpretativo, il Concilio di Trento insisteva sulla funzione sacerdotale come tramite tra Dio e l'uomo. (p. 21)
  • Le norme del Concilio di Trento si estendevano al campo disciplinare e giurisdizionale, e tendevano a formare un clero più consapevole della propria missione, più puro, più educato nel diritto canonico e nella storia ecclesiastica. (p. 21)
  • Non regge scientificamente il concetto di «Controriforma» come dispotico oscurantismo. Se si mettono in relazione Concilio di Trento e opere successive con il rifiorire del sentimento religioso italiano – popolare e anche non popolare – che di fronte alla rivoluzione protestante ha volontariamente riaffermato la sua devozione al cattolicesimo, si scorge bene come l'opera «controriformistica» sia stata accettata e interiormente rivissuta con sincerità e purezza di fede: non c'è affatto urto tra le formulazioni dogmatiche e la vita sociale e sentimentale di quel tempo, perché ci sono state delle generazioni che hanno voluto vivere socialmente e sentimentalmente proprio in funzione di quelle formulazioni [...]. (p. 24)
  • L'epoca della Controriforma non fu certo tempo né di felicità, né di serenità, né di iniziale calma interiore.
    Ma moltissimi spiriti riconobbero come indispensabili, necessarie, certe rigide decisioni (più dura disciplina gerarchica, indice dei libri proibiti ecc. ecc.). Le videro e le accettarono, insieme con le definizioni dei dogmi e con l'incremento della vita liturgica e sacramentale, come vie per l'affermazione della verità, come reazione all'indegnità di vita di laici e di ecclesiastici, come difesa dell'etica cristiana; e questo, nella maggioranza dei casi, con disinteressata e sincerissima persuasione, non per atti di esteriore violenza o arbitrio. (pp. 24-25)

Bibliografia[modifica]

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