Massimo Vignelli

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Massimo Vignelli.

Massimo Vignelli (1931 – 2014), designer italiano.

  • Con loro [Achille, Pier Giacomo e Livio Castiglioni] si è chiusa una grande stagione del Design Italiano.[1]
  • Achille e Pier Giacomo dialogavano le loro creazioni, in un misto tra entusiasmo e modestia, senza pretese in un gioco continuo … Mi affascinava la loro attenzione verso gli oggetti umili, popolari, le sedie pieghevoli, l’oggetto trovato, il collezionismo dell’oggetto spontaneo e dei giocattoli da mercatino [...] Improvvisamente i miei occhi si aprivano verso un mondo che mi era sempre stato intorno ma inosservato. Così nascevano il sedile da trattore, la sella di bicicletta, su una base semisferica, la forchetta coltello, e tanti altri design, trasformazioni di oggetti presi in prestito da altre provenienze. Quasi un Dadaismo del Design.[2]
  • La loro strada [di Achille, Pier Giacomo e Livio Castiglioni] era già segnata e continuò a raffinarsi sempre di più influenzando definitivamente il corso del Design in generale e quello Italiano in particolare. Erano sempre loro che per primi ponevano in discussone le basi del pensiero moderno, sviluppandolo al di là dei soliti formalismi. Il loro metodo era la ricerca della specificità e la ri-invenzione dell’uso.[3]
  • Sia Pier Giacomo che Achille ogni volta trovavano una nuova dimensione del problema da cui nascevano nuove soluzioni. Basti pensare alle mostre in Triennale negli anni ’50 o allo Splugen Brau Ristorante negli anni ’60 dove i commensali diventavano parte di uno spettacolo articolato su diversi livelli. Mai visto prima. Per loro non era una soluzione logica, naturale. Niente arroganza creativa, niente “guarda come sono bravo” niente di tutto questo, solo il loro sorriso, il loro ghigno particolare, la proiezione del loro sense of humor.[4]
  • La nostra amicizia [con Achille, Pier Giacomo e Livio] è rimasta viva per sempre e ogni volta che tornavo a Milano ci si incontrava e lo stesso era ogni volta che venivano a New York. Forse è vero, i media parlano più spesso di Achille che non di Pier Giacomo [...] [che però] era quello che dava autorevolezza alle idee se mai è esistito uno spazio di tempo tra le idee dei due fratelli.[5]
  • In realtà i fratelli Castiglioni [Achille, Pier Giacomo e Livio] erano una sola persona. La simbiosi di pensiero, la capacità creativa, l’ispirazione e l’esecuzione erano parte integrante del loro essere. Parlare con uno di loro o con tutti e tre di loro era lo stesso, erano completamente intercambiabili, stessa voce, stesso accento, stesso ghigno, stessa risata, stessi gesti. Erano i Castiglioni [Achille, Pier Giacomo e Livio], come il loro lavoro, frutto indivisibile di una stessa ricerca, di una stessa passione, di una grande abilità a trasformare il mondo che ci sta intorno in un nuovo memorabile gesto.[6]

Lectio Magistralis[modifica]

Salerno, Teatro Verdi, 23 novembre 2011 Lectio Magistralis

  • Le ricerche di mercato sono un'invenzione americana fatta per proteggere i dirigenti dalla paura di essere licenziati. Si chiama la paura del fallimento. Quando si fanno le ricerche di mercato non si va a chiedere alla gente cosa vuole, perché la gente non lo sa, come fa a saperlo? Se lo sa vuol dire che il produttore segue il mercato e fa delle cose già passate, ma la funzione dell'industria è essere davanti al mercato, non indietro.
  • Non lavorare mai per un cattivo cliente, perché un cattivo cliente ne procura un altro peggio, quindi bisogna fare un grande sforzo di lavorare per il miglior cliente possibile.
  • Se un cliente viene da uno di noi professionisti e ci dice quello che vuole allora se lo può fare da solo. Ti pare che vai da un dottore e gli chiedi che cosa vuoi, gli chiedi di cosa hai bisogno – se lo fanno i dottori perché non lo possiamo fare noi designer? La cosa importante è capire le necessità del cliente, non quello che vuole.
  • Essere impegnati con il cliente per tutto quanto riguarda la comunicazione, non fermarsi al manifesto e non pensare alle parcelle: farlo perché si ha la passione dentro, perché si vuole far guarire il cliente, fare in modo che non vada in giro a non spargere l'infezione.
  • Fare un libro non vuol dire fare la copertina, quella è la parte più miserabile.
  • Bisogna educare il cliente, altrimenti chiede quello che vuole lui e non quello di cui ha bisogno.
  • La funzione del design è di disegnare delle cose che durano sempre, non effimere. Quando qualcosa è effimero vale per quel che vale: niente.
  • Se è uno stile non è design. Il design è una soluzione professionale a un particolare problema.

Note[modifica]

  1. [1], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories
  2. [2], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories
  3. [3], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories
  4. [4], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories
  5. [5], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories
  6. [6], Fondazione Pier Giacomo Castiglioni, Memories

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