Matteo d'Acquasparta

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Matteo d'Acquasparta nel centro di un polittico di Nicolò Alunno

Matteo Bentivegna (o Bentivenga) dei Signori d'Acquasparta (1240 – 1302), cardinale, teologo e filosofo italiano.

Citazioni di Matteo d'Acquasparta[modifica]

  • Non c'è oggetto sensibile che non includa qualcosa di ingannevole, che impedisce di coglierlo distintamente; noi riceviamo le immagini degli oggetti come se fossero presenti anche quando non lo sono, come accade nel sogno o nel delirio, si ché non possiamo mai discernere se noi sentiamo gli oggetti o se abbiamo soltanto le loro immagini. (traduzione di Eugenio Garin)
Nihil enim est sensibile, quod non habeat aliquod simile falso, ita ut discerni non possit; cum vero ipsa absunt, imagines tamen eorum patimur, tamquam adsint, ut in somnio vel furia, ita quod, utrum ea sentiamus vel eorum imagines, discernere non valemus.[1]

Citazioni su Matteo d'Acquasparta[modifica]

  • Base della conoscenza, osserva l'Acquasparta, non può essere il senso; mutevole, ingannevole, incerto, esso va rifiutato. [...] sui sensi non può fondarsi alcuna certezza [...] la mente umana con la sua forza nativa, con la luce di Dio che la illumina, può giungere alle verità eterne delle cose. (Eugenio Garin)
  • Fedele discepolo di san Bonaventura, Matteo d'Acquasparta (1240 circa - 1302), insegnante a Bologna e a Roma, generale dell'Ordine [francescano] dal 1287, cardinale dal 1288, benché l'opera sua abbia avuto eco minore, è tuttavia interessante per la forte accentuazione dell'agostinismo contro l'aristotelismo, non solo averroistico, ma anche tomistico. [...] L'opera sua intera è stata definita dal Longpré «un'esposizione e una giustificazione del pensiero bonaventuriano attraverso Sant'Agostino». (Eugenio Garin)

Note[modifica]

  1. Citato in Eugenio Garin, Storia della filosofia italiana, terza ed., Edizione CDE su licenza della Giulio Einaudi editore, Milano, 1989, vol. 1, p. 118.

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