Max Eastman

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Max Eastman

Max Forrester Eastman (1883 – 1969), scrittore statunitense.

Il giovane Trotsky[modifica]

  • Penso che siano forse le scelte, più che le decisioni, che Trotsky trova difficili. Come tutti gli uomini dotati del dono della comprensione, come anche della realizzazione, trova difficile fare un passo che determinerà la corrente dei propri sentimenti. (p. 36)
  • In questi libri [radicali], scritti con uno stile molto nobile ed elevato, Trotsky trovò un canale comune per molte delle corrente prevalenti nella sua natura. Senza offendere il suo duro senso della realtà, gli offrivavno un ideale. Gli offrivano il mondo come campo per quell'istinto vero, il «mettere le cose a posto», che era così forte in lui. C'è un'incredibile serietà nelle persone che considerano la religione triviale. E questi libri mostrarono a Trotsky come avrebbe potuto vivere la vita seriamente con uno scopo che fosse più grande di lui, della sua sopravvivenza quotidiana e del suo vestire bene. Gli mostrarono la gloria dell'avventura e del progresso umano. E gli diedero un sostegno in quei sentimenti particolarmente forti di simpatia sociale e rivolta che aveva portato con sé dall'infanzia. (p. 37)
  • Ci sono due tipi di marxisti. Ci sono coloro ai quali piace il marxismo perché dà loro l'opportunita, almeno credono, di ripudiare i valori più alti della vita; e a loro piace ripudiare queste cose. Ci sono altri ai quali il marxismo piace solo perché a loro piacciono i fatti, ed è necessario affrontare i fatti per procedere a costruire nella realtà concreta i valori più alti della vita. (p. 49)
  • Un'attitudine fulminante per la matematica, un'immaginazione costruttiva instancabile, una personalità adatta al comando; e poi un padre con molta terra, molti soldi e una monumentale ambizione da costruire: è davvero un miracolo che Trotsky non divenne un ingegnere. (p. 54)
  • Mi chiedo quante rivoluzioni ci vorranno prima che gli adulti imparino a non dire ai figli: «Ho avuto le stesse idee quando avevo la tua età». (p. 55)
  • «La fede senza lavoro è morta»: questo era il motto che Trotsky scelse per sé in quei giorni decisivi [della primavera del 1897]. (p. 64)
  • È una delle strane concessioni dei nostri dèi del denaro che finché la colonna editoriale esprime i loro interessi con ortodossa stupidità le recensioni dei libri possano essere un po' intelligenti. (p. 102)

Bibliografia[modifica]

  • Max Eastman, Il giovane Trotsky (1925), traduzione di Roberto Cruciani, Massari, 2006. ISBN 8845702316

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