Michele Loporcaro

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Michele Loporcaro (1963 – vivente), italiano: professore di linguistica romanza all'Università di Zurigo.

  • La lingua, ogni lingua, è inevitabilmente complessa. Ed è cultura, prima di essere comunicazione: in essa si sedimenta, ad ogni livello, una storia culturale. (da Cattive notizie, p. 55)
  • La scuola deve sottoporre il progresso tecnologico a vaglio critico. Deve dare ai cittadini gli strumenti per analizzare la realtà sociale nei suoi diversi aspetti: la politica come la tecnologia. Questi strumenti sono la capacità di riflessione autonoma e il senso critico, che non possono venire da un'educazione schiacciata sul presente. Serve la storia, come ammaestramento per relativizzare e poter analizzare e, se del caso, criticare il presente. Per un programma politico di segno totalitario, invece, è funzionale una scuola che si allinei pedissequamente ai cantori acritici del progresso tecnologico. (da Una buona scuola o la società dello spettacolo: da che parte stanno i progressisti italiani?, in Tre più due uguale zero: p. 108)
  • La notizia come informazione è percepita come un racconto di eventi, in cui quel che conta è l'evento (l'informazione, appunto). Poiché gli eventi sono singoli e specifici, così è percepita la notizia come informazione. E poiché essa è relazione su un evento, oggetto del riferire, la notizia è percepita come orientata oggettivamente (nel senso di orientata, appunto, su un oggetto), non soggettivamente. Al contrario, la notizia come racconto mitico è percepita come una narrazione (gli eventi sono in secondo piano) e poiché mentre gli eventi cambiano, sono varianti, le forme del raccontare sono invece costanti, la notizia come mito è percepita come reiterazione, come parte di un flusso ininterrotto di racconto. Quel flusso che antropologi, folkloristi e psicologi sociali ricostruiscono a ritroso, sino ad arrivare, filogeneticamente, ai miti primitivi e ontogeneticamente agli archetipi junghiani dell'inconscio collettivo. Col racconto vengono inoltre in primo piano i personaggi: con essi ci si immedesima. La notizia come mito è dunque patetica, appassionante, coinvolgente. In conclusione, essa è distinta dai caratteri della narratività, della continuità e della pateticità. (da Cattive notizie, p. 27, i corsivi sono dell'autore).

Bibliografia[modifica]

  • Gian Luigi Beccaria (a cura di), Tre più due uguale zero, Milano, Garzanti, 2004. ISBN 8811740444.
  • Michele Loporcaro, Cattive notizie, Milano, Feltrinelli, 2005.

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