Mohammed Farah Aidid

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Mohammed Farah Hassan (1934 – 1996) detto Aidid, politico, generale e signore della guerra somalo.

Citazioni di Aidid[modifica]

  • L'Italia che avrebbe dovuto essere la prima della fila delle nazioni amiche è arrivata fra gli ultimi nella gara degli aiuti. Il vecchio governo ha appoggiato sino all'ultimo Siad Barre, anche nella fase finale, quando era già stato deposto e tentava la controffensiva dalla boscaglia. (da un intervista dell'agosto 1992)[1]
  • Mahdi e il suo gruppo sono stati creati da Barre nei suoi ultimi giorni. E si comportano come Barre: hanno molte relazioni, ma non rappresentano il popolo. Cercano il potere e l'interesse personale. (da un intervista dell'agosto 1992)[1]
  • I somali ricordano che gli americani hanno tolto gli aiuti a Siad Barre quando faceva uccidere la popolazione, mentre gli italiani hanno continuato ad inviarli. [...] Il governo italiano doveva sospendere gli aiuti a Barre quando uccideva il suo popolo. (da un colloquio del 17 dicembre 1992)[2]
  • Non c'è nessuna ragione per arrestarmi: i responsabili degli incidenti di sabato scorso in cui hanno perso la vita 23 caschi blu del Pakistan sono gli stessi dirigenti delle Nazioni Unite. E io non ho alcun potere per arrestarli. (da una conferenza stampa, 11 giugno 1993)[3]

Da «La guerra è finita, parola di Aidid»

Intervista di Alex Shoumatoff e Harold Marcus, La Stampa, 25 marzo 1994

  • L'Unosom [l'Onu in Somalia] è impegnato in una campagna di propaganda perché gli si diano altre truppe. Noi vogliamo che i Caschi blu se ne vadano alla data stabilita.
  • Se sua eccellenza il presidente Bill Clinto ammettesse che la politica degli Usa e dell'Onu in Somalia è stata un errore, se le operazioni militari venissero bloccate e se si raggiungesse un accordo politico, non ci sarebbero stati problemi. Naturalmente, la caccia all'uomo scatenata nei miei confronti mi ha fatto infuriare.
  • Non ci fidiamo di Unosom per la gestione dell'assistenza umanitaria. Unosom continua a interferire negli affari interni della Somalia.
  • Nel 1968 l'allora ministro della difesa, Siad Barre, prese il potere grazie a un golpe incruento. Nei successivi vent'anni rovinò il Paese con il suo "socialismo scientifico". Era un uomo spietato. "Sono arrivato al potere con le armi e lo terrò finché qualcuno non me lo toglierà con le armi. E dietro di me non lascerò né un popolo, né risorse", mi disse una volta. E ha fatto proprio così.
  • Barre mi invitò ad aderire al Consiglio supremo della rivoluzione. Quando proposi che il governo venisse affidato a tecnocrati civili mi fece imprigionare per sei anni, la maggior parte dei quali in isolamento.
  • Le mie letture preferite sono economia e futurologia. Ammiro in particolare Alvin Toffler.
  • Non ho fatto quello che ho fatto per diventare presidente, ma per liberare il mio popolo, a Dio piacendo.

Da Il signore della guerra

Intervista di Javier Mellado, La Stampa, 7 marzo 1995

  • Sono molto contento che le truppe se ne siano andate. Dopo la loro ritirata, Mogadiscio è più tranquilla e la Somalia felice. [...] Le truppe di occupazione straniera erano il nostro unico nemico. Era questo l'ostacolo che impediva alla guerra di finire.
  • Quel che chiedevamo prima e quel che chiediamo ora è solamente che ci aiutino, non che ci colonizzino.
  • [Sul perché l'Onu fallì in Somalia] Perché è venuta per prestare aiuto umanitario e invece ha cercato di colonizzare il Paese, di dominarlo. Ha cominciato a fare la guerra, a distruggere proprietà, ad uccidere... e questo non lo potevamo proprio permettere.

Citazioni su Aidid[modifica]

  • Quello è un pazzo, un povero disgraziato. Era il mio consigliere militare, lo avevo fatto generale da sottotenente, poi ambasciatore. E voleva ricattare l' Italia, voleva commissioni per alcuni lavori fatti in Somalia dall' Italia. Con un suo parente che si era stabilito a Milano, volevano farci i soldi. Allora per toglierlo di mezzo io lo nominai ambasciatore a New Delhi, lui iniziò a trafficare droga e decisi di spostarlo in Turchia e allora lui se ne andò dagli etiopici, si fece armare per farmi la guerra... (Mohammed Siad Barre)

Igor Man[modifica]

  • Adesso è chiaro che se un Pisciotta somalo non spara in fronte ad Aidid, costui continuerà a latitare irridendo i caschi blu.
  • Bossi crede, in buona fede, presumo, che [...] il somalo Aidid sia un grassatore violento in quanto musulmano. In realtà Aidid è un mascalzone e basta. Invoca Allah e resuscita gli spettri del colonialismo così come le SS proclamavano «Gott mitt Uns» per affermare «il diritto alla vita dei soli ariani». Al pari dei sovietici che han tradito Marx durante 70 anni, gli integralisti (quelli egiziani in testa) bestemmiano il messaggio unitario e tollerante di Maometto.
  • Già tenente di fanteria addestrato a Cesano dagli italiani, complice di Barre che lo nomina generale e dal quale si stacca, rivoltandoglisi contro, Giuda non da trenta dinari ma da 300 mila dollari, quando il vento spira contro «haf-wuem», bocca grande, cioè Siad Barre.
  • Il fatto è che il generale Aidid ci odia. Odia gli italiani, tutti. Peggio: il generale esprime il sentimento di buona parte dei somali. Non tutti, certamente. C'è gente a Mogadiscio che ci aspetta. Ma è gente vecchia, stanca, disperata. Non conta nulla. Non fa opinione. Sono altri a contare. Sono i morian, i ragazzi guerriglieri che hanno saccheggiato due volte la nostra ambasciata. Sono loro che contano.
  • Razzia gli aiuti per rivenderseli, condannando così due volte a morte per fame i suoi confratelli.

Note[modifica]

  1. a b Citato in Aidid: "Italia ci ha tradito", La Repubblica, 26 agosto 1992
  2. Citato in I conti da pagare, La Stampa, 19 dicembre 1992
  3. Citato in La sfida del generale "inflessibile", La Repubblica, 12 giugno 1993

Voci correlate[modifica]

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