Neorealismo

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Citazioni sul neorealismo.

  • Il neorealismo è morto definitivamente, l'ha ucciso la televisione, né mai lo resusciteranno quei giovanotti presuntuosi e senza talento che osano definirsi neorealisti. (Oreste Del Buono)
  • Il neorealismo è stato uno dei più grandi bluff della storia cinematografica. Nel senso che ha aperto le porte all'ira di Dio di gente presa dalla strada e scaraventata sullo schermo, tanto c'era il doppiaggio. Ma allora, che razza di realismo è? (Aldo Reggiani)
  • Il Neorealismo nel suo filone impegnato conteneva una serietà che non era quella del popolo italiano. Era una cosa finta che nasceva dai reduci della rivista Cinema. C'era De Santis che si impegnava... C'erano i luchinisti che si impegnavano molto, facendo anche delle cose egregie. Ma l'Italia non era così. Né erano così i contadini e gli operai che loro mettevano in scena. Non ci si riconosceva nessuno, se non una piccolissima cerchia di malati del cinema. (Mario Monicelli)
  • Il «neorealismo» non fu una scuola. [...] Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, anche – o specialmente – delle Italie fino allora più inedite per la letteratura. Senza la varietà di Italie sconosciute l'una all'altra – o che si supponevano sconosciute –, senza la varietà dei dialetti e dei gerghi da far lievitare e impastare nella lingua letteraria, non ci sarebbe stato «neorealismo». (Italo Calvino)
  • Non nutro entusiasmo per il neorealismo o per il cinema-verità; le cose che si possono dire per mezzo di un'osservazione più o meno passiva sono molto limitate. Si ha molto presto il desiderio di esprimere di più, di andare all'interno, di andare dietro. (Karel Reisz)
  • Quella di Sciuscià e di Paisà fu un'epoca sciagurata. Grazie a Dio quei film sono spariti. Per fortuna sono rimasti in pochi a commuoversi per i lustrascarpe. (Riccardo Freda)
  • Quelli che si chiamano oggi realisti o neo-realisti, ad esempio, così intenti a veder chiaro e netto nel nostro mondo, somiglian spesso alle capre di cui parla De Foe nel Robinson Crusoe, che «in conseguenza della posizione dei loro occhi, esse guardavano tanto verso il basso da non riuscire a vedere gli oggetti posti sopra di loro». Han preso troppo alla lettera certo precetto di Flaubert, che ammoniva – e a quel tempo l'ammonimento aveva il suo valore – di tener d'occhio soprattutto le latrine. (Mario Praz)

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