Nicola Bombacci

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Nicola Bombacci

Nicolò Bombacci, detto anche Nicola o Nicolino (1879 – 1945), politico e rivoluzionario italiano.

Citazioni su Nicola Bombacci[modifica]

  • Io l'ho conosciuto soltanto cadavere, quando penzolava accanto a quello di Mussolini, in piazza Loreto, e una folla messicana lo bersagliava bestialmente di sputi. Anni dopo, volli tentarne la riabilitazione ritracciandone la patetica vicenda, ma non riuscii a trovarne gli elementi biografici. Compaesano e compagno di scuola di Mussolini, maestro elementare e autodidatta come lui, ne era stato il grande amico quando entrambi militavano nel socialismo. Eppoi il suo nemico giurato, la bestia nera degli squadristi. Esule con la famiglia prima in Francia, poi (credo) in Russia, rimpatria col permesso del Duce, si affida alla sua generosità, per ricambiarla gli resta al fianco anche a Salò, e lo accompagna fin nell'ultimo viaggio verso la morte. (Indro Montanelli)
  • Per alcuni anni gli italiani non sentirono più parlare di Bombacci. Anche i fascisti lo detronizzarono dai loro canti burleschi allorché si ritrovavano nelle adunate commemorative. Quel maccheronico ritornello – «Me ne frego, è il nostro motto, me ne frego di morir, me ne frego di Bombacci e del sol dell'avvenir» – invano si sarebbe udito. Poi nella primavera del 1936 nelle edicole deve essere apparsa una sua rivista dal titolo «La Verità», che ora si può trovare ben rilegata nelle emeroteche della Repubblica. La conquista dell'Impero e lo Stato corporativo erano le due passerelle attraverso le quali l'ex capo comunista entrava «in linea». (Cesare Rossi)
  • Venuta la guerra, Bombacci ed i suoi furono travolti dai suoi gorghi impetuosi. La considerarono la guerra proletaria per eccellenza ed a suo favore si batterono. E quando dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l'antico barbuto e lunghichiomato tribuno comunista partì da Roma verso il Nord, egli non ignorava che lassù soltanto la morte lo avrebbe atteso. Ad un amico che lo consigliava a riflettere sull'opportunità di attendere, rispose stanco ed accorato: «Caro mio, già una volta sono stato tacciato di tradimento. Due volte traditore, no. Io parto. Sarà quel che sarà». (Cesare Rossi)

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