Parmigianino

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La Lucrezia romana del Parmigianino (1540 circa), Museo nazionale di Capodimonte

Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino (1503 – 1540), pittore italiano.

Citazioni sul Parmigianino[modifica]

  • Da Parma, per via d'incisioni e di disegni, le eleganze del Parmigianino e le fluide sottigliezze delle sue forme forbite cominciavano a diffondersi e ad attrarre più che il tenero modellato delle correggesche. Era più facile sentire la calligrafia del Parmigianino che non l'ariosità del Correggio; e nell'Emilia prima, in Lombardia, nella Liguria, nel Veneto, per tutt'Italia poi, il raffinato maestro parmense dettò leggi alla moda pittorica. Parve che niuno potesse sottrarsi all'incanto di quel serpeggiar di linee, di quell'ondeggiare di corpi smilzi e snelli. (Adolfo Venturi)
  • Desideroso di veder Roma, colà si portò con alcuni quadri fatti di sua mano, e fu presentato a Clemente VII, il quale invaghitosi de' suoi rari talenti volea dargli a dipingere la sala de' Pontefici. Ma il celebre sacco dato dal Borbone[1] a quella Augusta Città fece svanire così belle idee, e poco mancò, che il povero Parmigianino in tal occasione non vi lasciasse a vita; poiché, mentre esso niente curando né le armi, né gli armati, all'uso di chi tutto si è consecrato alle arti di pace, si stava qual altro Archimede profondamente immerso ne' suoi studj, entrarono in sua casa alcuni soldati Tedeschi, a' quali esso niente badando, non cessò punto dal proseguire il suo lavoro; onde in grazia del suo dipinto il lasciarono in vita; se non che uno di loro men discreto degli altri il condannò a fargli un gran numero di disegni in acquarello. Si abbatté poscia in altri soldati, i quali non vollero già disegni, ma gli tolsero alcuni scudi, che seco avea; onde egli timoroso di qualche altro incontro peggiore, lasciata in deposito nella Chiesa della Pace una tavola da se dipinta poc'anzi, si fuggì via[2]. (Carlo Giuseppe Ratti)
  • Francesco Mazzola, dalla leggiadrìa del viso, e grazia della persona denominato il Parmigianino, porremo noi pure tra gl'ingegni più singolari, che l'arte nostra illustrarono, e tra i più esimj scolari, e seguaci del Da Correggio. Che egli veramente sotto la sua scuola si formasse, è una semplice congettura fondata sulla maniera del suo dipingere, tanto somigliante a quella del Da Correggio, che pare abbia esso fatto ogni sforzo per pareggiarlo. (Carlo Giuseppe Ratti)
  • Il Parmigianino, oscillante tra le forme di Raffaello e del Correggio, ci si presenta come un grande virtuoso, un principe della moda, un esteta che giunge per sottili ragionamenti all'arte, piuttosto che un pittore nato, un pittore d'istinto quale fu il suo conterraneo Correggio. (Adolfo Venturi)

Note[modifica]

  1. Riferimento al sacco di Roma del 6 maggio 1527 ad opera dei lanzichenecchi comandati da Carlo III di Borbone-Montpensier.
  2. Questa tavola si conserva al presente in Città di Castello. [N.d.A.]

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