Carlo Giuseppe Ratti

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Carlo Giuseppe Ratti, Apparizione della Vergine, Chiesa di San Giovanni Battista in San Domenico, Savona

Carlo Giuseppe Ratti (1737 – 1795), pittore e scrittore d'arte italiano.

Notizie storiche sincere intorno la vita e le opere del celebre pittore Antonio Allegri da Correggio[modifica]

Incipit[modifica]

Egli è fuor d'ogni dubbio, che tra' Pittori più insigni, che la nostra Italia illustrarono, dopo l'impareggiabil Rafaello non conosciam per secondo, che l'esimio Antonio de Allegris soprannomato il Da Correggio. Ma le troppo scarse ed incerte notizie, che di lui, e delle opere sue ci lasciarono gli Scrittori, posti ci hanno talmente all'oscuro di molte cognizioni assai interessanti; e le confuse, e mal fondate relazioni, con cui ce le tramandarono, hanno dato luogo a tante, e siffatte dicerie, che a chiunque si faccia per poco ad esaminarle, assai di leggieri si manifestano, se non in tutto, in buona parte almeno, favolose.

Citazioni[modifica]

  • La nobilissima Città di Correggio, oltre l'aver prodotto il nostro Pittore Antonio De Allegris, il quale da se solo basterebbe a renderla illustre, e al pari di ogni altra cospicua, fu in ogni tempo madre feconda di uomini grandi, e di singolar talento forniti, de' quali potrei qui tessere un ben lungo catalogo, se ciò non fosse totalmente fuori del mio proposito. (pp. 10-11)
  • [...] senza l'appoggio delle autentiche prove addotte finora difficilmente potrebbe taluno farsi a credere, che il Da Correggio uom fosse da povertà stretto, sol che si faccia a riflettere su i di lui dipinti, ne' quali si scorge un animo veramente splendido, ed una nobil signoria ne' colori, e nelle tinte adoprate senza alcun risparmio di finezza, e di profusione, come sovente si pratica da' Pittori o poveri, o troppo avidi di guadagnare. Le sue Opere sono per la maggior parte dipinte su tavole di noce ben levigate, ed unite con accuratissimi incastri, ad oggetto che abbiano tutta la durevolezza possibile; altre condotte su tele finissime, o su rami[1] con tutta la maggiore diligenza preparati, e taluna ve n'ha ancora su lamina d'argento. Nessun altro pittore vi fu mai più di lui in questo preciso, né adoprò in maggior copia l'azzurro di lapislazzoli, avendolo con gran profusione impiegato nelle arie, nei panni, e ne' campi ancora de' suoi dipinti[2]. (pp. 19-20)
  • Pomponio [Allegri] sotto la direzione del Padre [Antonio Allegri detto il Correggio] attese alla pittura, in cui riuscì per detto del Ruta[3] di niun merito, della quale affermazione non posso a meno di non restarne meravigliato; poiché il Ruta fu anch'esso Pittore e Pittore di una Corte; e pure non arrivò il poverino a comprendere, quanto miglior Pittore di lui fosse Pomponio. (p. 133)
  • Se non tra' scolari, tra' seguaci almeno del Da Correggio a tutta buona ragione si può annoverare Michelangelo Anselmi, detto da alcuni il Senese[4], da altri il Lucchese; conciossiaché cominciasse in Italia a predominare il gusto dell'Allegri introdotto, l'Anselmi non poté a meno di restarne invaghito, e procacciarsi perciò dallo stesso degl'insegnamenti, o almen profittare della corrispondenza seco lui avuta. Il che si rende maggiormente credibile, se si riflette, che egli e fu contemporaneo del Da Correggio, e per quanto poté si studiò d'imitarne la bella maniera. (pp. 143-144)
  • Francesco Mazzola, dalla leggiadrìa del viso, e grazia della persona denominato il Parmigianino, porremo noi pure tra gl'ingegni più singolari, che l'arte nostra illustrarono, e tra i più esimj scolari, e seguaci del Da Correggio. Che egli veramente sotto la sua scuola si formasse, è una semplice congettura fondata sulla maniera del suo dipingere, tanto somigliante a quella del Da Correggio, che pare abbia esso fatto ogni sforzo per pareggiarlo. (p. 146)
  • Desideroso [il Parmigianino] di veder Roma, colà si portò con alcuni quadri fatti di sua mano, e fu presentato a Clemente VII, il quale invaghitosi de' suoi rari talenti volea dargli a dipingere la sala de' Pontefici. Ma il celebre sacco dato dal Borbone[5] a quella Augusta Città fece svanire così belle idee, e poco mancò, che il povero Parmigianino in tal occasione non vi lasciasse a vita; poiché, mentre esso niente curando né le armi, né gli armati, all'uso di chi tutto si è consecrato alle arti di pace, si stava qual altro Archimede profondamente immerso ne' suoi studj, entrarono in sua casa alcuni soldati Tedeschi, a' quali esso niente badando, non cessò punto dal proseguire il suo lavoro; onde in grazia del suo dipinto il lasciarono in vita; se non che uno di loro men discreto degli altri il condannò a fargli un gran numero di disegni in acquarello. Si abbatté poscia in altri soldati, i quali non vollero già disegni, ma gli tolsero alcuni scudi, che seco avea; onde egli timoroso di qualche altro incontro peggiore, lasciata in deposito nella Chiesa della Pace una tavola da se dipinta poc'anzi, si fuggì via[6]. (pp. 148-149)
  • Scolaro del Parmigianino, ma che molto studiò sulle opere del Da Correggio, e ne seguitò accuratamente la maniera, fu un certo Amidano da Parma. Di esso esistono in Parma tre quadri assai belli al Pubblico esposti, cioè quello de' santi Genesio, Francesco ed Agnese nella Chiesa della Madonna del Quartiere, quello dei SS. Carlo, e Catterina nell'Oratorio della SS. Trinità, e l'altro de' SS. Antonio Abate, e Claudio entro l'Oratorio della Morte. Nobile, e piazzato è lo stile di questo Pittore, se non che sente talvolta alquanto del piatto. (pp. 158-159)
  • Giovanni-Battista Tinti Pittor Parmigiano fu scolaro di Orazio Samanchini Bolognese: se in vece di questi stato fosse allievo del Da Correggio, sarebbe senza dubbio riuscito un eccellentissimo artefice, atteso il gusto, e 'l desiderio, che ha sempre dimostrato d'imitarlo ne' suoi dipinti. (p. 159)
  • Giulio Cesare Procaccini Pittor Bolognese assai rinomato, ed uno de' Maestri più grandi della Scuola Lombarda fu competitor dei Carracci, e talmente acceso nell'impegno di disegnar con bravura, che nell'Accademia del nudo ruppe un giorno la testa ad Annibale Carracci; il che fu poscia cagione di tante gare, e nimistà[7], che insieme co' fratelli Camillo, e Carlo Antonio fu costretto ad abbandonare la Patria, e a ritirarsi a Milano. (p. 167)
  • Giovanni Lanfranco fu il più fervido, e ferace talento, che vantar possa la Città di Parma; dove sortì i suoi natali l'anno 1580. I primi suoi studj, daché si dichiarò per la pittura, tutti li fece sulle opere del Da Correggio; così che prima di passare alla scuola Carracci non s'imbatté giammai in cosa alcuna di lui, che esso non la copiasse. (p. 170)
  • Incise pure il Badalocco sei pezzi della celebre cupola del Duomo di Parma in quel tempo appunto, in cui tutto era immerso in questo studio, e così l'avesse proseguita, che avremmo al presente una giustissima idea di quello stupendo lavoro, essendo egli stato un così eccellente disegnatore, che si meritò da Annibale [Carracci] suo Maestro quel grande elogio, che niuno meglio di lui disegnasse nella sua scuola, tuttoché composta de' più rari talenti[8]. (pp. 173-174)
  • Fu lo Schidone uomo assai grazioso, e d'un umore assai gioviale, ed allegro, gran giocator di pallone, dal qual giuoco non seppe mai astenersi per quanto detrimento ne risentisse la sua mano: fu pure amante d'altri giuochi, onde dicesi, che in una sol notte perdesse la somma di ottocento scudi; e ben lontano dall'indifferenza, con cui Guido [Reni] perdeva le migliaja di doble, tanto se ne accorò, che di puro dolore si morì l'anno 1616 in Parma, essendo però già molto avanzato in età[9]. (p. 182)
  • [...] il Ferrari per indovinare il giusto punto della grazia è spesse fiate caduto in troppa affettazione, e per quello riguarda il colorito ha degenerato alquanto in tuoni rossastri; ma per quanto concerne però la composizione, la freschezza del colorito, ed il morbido, questi son pregi suoi singolari, pe' quali s'accosta moltissimo a quel sublime esemplare [il Correggio], cui si era proposto a seguire. (p. 184)

Note[modifica]

  1. Su lamine di rame.
  2. Per intelligenza maggiore di chi legge si avvisa che questo colore vale fino a 40 e 50 scudi l'oncia. [N.d.A.]
  3. Clemente Ruta (1685 – 1767), pittore italiano, autore di Guida […] delle più eccellenti pitture che sono in molte chiese di Parma, del 1739.
  4. Nel testo il Sanese.
  5. Riferimento al sacco di Roma del 6 maggio 1527 ad opera dei lanzichenecchi comandati da Carlo III di Borbone-Montpensier.
  6. Questa tavola si conserva al presente in Città di Castello. [N.d.A.]
  7. Inimicizia, ostilità.
  8. Molto vi sarebbe da dire su i feraci talenti Parmigiani, gran parte de' quali sono rimasti affatto sepolti nelle tenebre dell'oscurità. È antichissimo in Parma il gusto delle Belle Arti. [N.d.A.]
  9. Morì, invero, poco prima dei trentotto anni. (Dizionario biografico degli italiani).

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