Peter Benchley

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Peter Bradford Benchley (1940 – 2006), giornalista e scrittore statunitense.

Citazioni[modifica]

  • Considerando il sapere accumulato sugli squali negli ultimi 25 anni, non potrei scrivere oggi Jaws [titolo originale de Lo squalo]... non in buona coscienza comunque. A quei tempi, era generalmente accettato che i grandi squali bianchi fossero antropofagi (mangiassero persone) per scelta. Ora sappiamo che quasi ogni attacco a un essere umano è un incidente. Lo squalo scambia l'uomo per la sua preda normale.[1]

Lo squalo[modifica]

Incipit[modifica]

Il grande squalo scivolava silenzioso nelle acque notturne, spinto da brevi colpi della coda a mezzaluna. La bocca era aperta solo quel tanto che bastava per far giungere un flusso d'acqua alle branchie. Quasi non c'era altro movimento: un'occasionale correzione della rotta, apparentemente senza meta, con il lieve sollevarsi e abbassarsi di una pinna pettorale, così come un uccello muta direzione inclinando un'ala e alzando l'altra. Gli occhi erano ciechi nel buio fitto, e gli altri sensi non trasmettevano nulla di insolito a quel piccolo, rudimentale cervello. Pareva che dormisse, non fosse stato per il moto dettato in milioni di anni dall'istinto di conservazione: privo della vescica natatoria comune agli altri pesci, e degli opercoli che spingono attraverso le branche l'acqua con il suo ossigeno, sopravviveva solo grazie a quel movimento. Se si fosse fermato, sarebbe affondato per morire di anossia.

Citazioni[modifica]

  • Si era all'inizio della stagione estiva e Brody sapeva che dal successo o dal fallimento di quelle dodici brevi settimane dipendeva, per Amity, la vita di tutto un anno. Una stagione fortunata significa prosperità sufficiente a far superare il magro inverno al piccolo centro. La popolazione invernale di Amity era di circa mille abitanti; durante un'estate favorevole passava di colpo a diecimila. E quei novemila villeggianti alimentavano i mille residenti stabili per tutto l'anno.
    I commercianti (dai proprietari del negozio di ferramenta a quello di articoli sportivi, dai due distributori di benzina al farmacista del luogo) avevano bisogno di un boom estivo che li sostenesse nell'inverno, periodo in cui non riuscivano mai a chiudere in pari il bilancio. Le mogli dei falegnami, elettricisti e idraulici, d'estate lavoravano come cameriere o agenti immobiliari per collaborare al mantenimento delle famiglie nella stagione morta. C'erano solo due locali autorizzati a vendere alcolici per tutto l'anno, ad Amity, i conseguenza quelle dodici settimane estive erano fondamentali per buona parte dei ristoranti e dei bar. I pescatori che noleggiavano barche avevano assoluto bisogno di alcune cose ben precise: bel tempo, buona pesca e, soprattutto, gente. (pp. 32-33)
  • Come tutto il resto del paese, Amity risentiva ancora gli effetti della recessione. Ora come ora l'estate si profilava piuttosto mediocre. Gli affitti erano saliti rispetto all'anno precedente, ma non erano poi gran che. C'erano diversi gruppi, bande di dieci o quindici giovani che venivano dalla città e si dividevano le spese di locazione di una casa grande. Almeno una dozzina delle ville sul mare, da 7.000-10.000 dollari a stagione, non erano ancora state affittate, e molte di più, a livello di 5.000 dollari, erano ancora senza inquilini. L'annuncio sensazionale della presenza di uno squalo che aveva già fatto una vittima avrebbe potuto trasformare la mediocrità in crollo totale. (p. 37)
  • «Ce ne sono diversi tipi. C'è lo squalo della Groenlandia, ma non si spinge mai tanto a sud, e anche se lo facesse di soluto non molesta l'uomo. Chi ne sa niente sugli squali, dici? Ti dirò una cosa: ora come ora ne so un mare di più di quanto ne sapessi questa mattina sull'argomento. Dopo avere visto quanto restava di Miss Watkins, mi sono messo in contatto con un ragazzo che conosco, su all'Istituto Oceanografico di Woods Hole. Gli ho descritto i resti e quello ha detto che con tutta probabilità c'è un solo tipo di squalo capace di combinare un lavoro del genere.»
    «Che squalo?»
    «Lo squalo bianco. Ce ne sono altri che aggrediscono l'uomo, come lo squalo-tigre, il pesce-martello e magari perfino i mako e le verdesche, ma questo Hooper, Matt Hooper, mi ha detto che per stroncare in due una donna in quel modo deve trattarsi di una bestiaccia con una bocca così,» allargo le mani di quasi un metro «e l'unico che raggiunge simili dimensioni e aggredisce l'uomo è lo squalo bianco. Che ha anche un altro nome.»
    «Sì?» L'interesse di Brody cominciava a intiepidirsi.
    «E quale sarebbe?»
    «Mangiatore di uomini. Altri squali attaccano l'uomo, a volte, per i motivi più vari: per fame, magari, o perché disorientato, o perché sentono l'odore del sangue nell'acqua.» (pp. 41-42)
  • Gli squali sono come gli psicopatici che fanno a pezzi la gente con la scure, Martin. La gente reagisce in modo viscerale. Hanno qualcosa di folle, di maligno e in controllabile. Se andiamo a raccontare che da queste parti c'è uno squalo mangiauomini, possiamo dire ciao ciao alla nostra bella estate. (Harry Meadows) (p. 43)
  • Chiunque voglia rischiare denaro - e lasciamo perdere la vita - sulla previsione di quel che sarà il comportamento di uno squalo in una data situazione è un pazzo. Questo animale potrebbe essere malato. I suoi moduli di esistenza sono talmente al di fuori del suo controllo che una lesione a un qualsiasi piccolo meccanismo potrebbe disorientarlo e rendere il suo comportamento per lo meno strano. (Matt Hooper) (p. 94)
  • Quell'animale era un nemico. Era calato sulla cittadina e aveva ucciso due uomini, una donna e un bambino. Gli abitanti di Amity avrebbero preteso la morte dello squalo. Avrebbero avuto bisogno di vederlo ucciso prima di sentirsi di nuovo abbastanza tranquilli da riprendere la loro esistenza normale. Soprattutto Brody lo voleva morto perché la morte di quella bestia sarebbe stata una catarsi, per lui. (p. 96)
  • Gli squali rappresentano il sogno di qualsiasi scienziato. Sono splendidi... Dio, che magnificenza! Pieni di grazia come gli uccelli. Misteriosi come nessun altro animale sulla terra. Nessuno sa con precisione quanto vivono o a quali istinti ubbidiscono, salvo quello della fame. Abbiamo più di duecentocinquanta specie di squali, e ognuna è diversa dalle altre. Gli specialisti dedicano la loro vita a studiarli, e quando riescono a mettere insieme un dato liscio, preciso, valido come norma, sopravviene qualcosa che lo manda a game all'aria. Per più di duecento anni si è cercato di trovare qualcosa per tenere lontani gli squali. Non s'è mai scoperto nulla che funzionasse davvero. (Matt Hooper) (p. 117)
  • Cristo, preferirei un ciclone. O addirittura un terremoto. Con quello per lo meno una volta passato non se ne parla più. Si può cominciare a guardarsi attorno, vedere i danni e decidere il dafarsi. Sono fatti concreti, in cui si può intervenire. Hanno un principio e una fine. Questa invece è pura follia. Come avere un pazzo che se ne va attorno a far fuori la gente quando gli gira. Si sa che è ma non si riesce a catturarlo né a farlo smettere. E, quel che è peggio, non si sa perché lo faccia. (Martin Brody) (pp. 206-207)
  • [...] in natura avvengono molte cose per le quali non c'è una spiegazione logica, e molte altre per le quali non si ha una risposta precisa e soddisfacente. Prendiamo due che stiano nuotando, uno dietro l'altro, un pescecane piomba su di loro, oltrepassa quello dietro e attacca quello davanti. Perché? Magari avevano un odore diverso. Magari il primo si agitava di più nell'acqua. Mettiamo che quello dietro, che non è stato aggredito, vada in aiuto dell'altro. Il pescecane potrebbe anche non toccarlo, anzi addirittura evitarlo, e continuare ad accanirsi contro la vittima scelta. Pare che gli squali bianchi preferiscano acque più fredde. Ma allora come mai se n'è trovato uno al largo del Messico, soffocato da un cadavere umano che non era riuscito a inghiottire? Si può dire che i pescecani siano come i cicloni. Colpiscono qui ma non là. Radono al suolo una casa, poi di colpo mutano direzione risparmiando la casa accanto. E quello che ha avuto la casa distrutta si chiede: "Perché proprio a me?". E il suo vicino pensa: "Mi è andata bene." (Matt Hooper) (p. 208)
  • Qui c'è uno squalo che deve essere eliminato, e io cercherò di farlo. Non garantisco niente ma farò del mio meglio. E il mio meglio costa quattrocento dollari al giorno. (Quint) (p. 210)
  • Questi animali hanno il cervello di una pulce. Buttano giù qualsiasi cosa. Quando stanno mangiando gli si potrebbe buttare anche un amo senza niente e quelli, se lo vedono, lo inghiottono. Un mio amico una volta ne ha trovato uno che ha cercato di mangiargli il motore della barca. L'ha sputato fuori solo perché non riusciva a mandarlo giù. (Quint) (p. 228)
  • «Quando qualcuno mi noleggia la barca, io domande non ne faccio. E va be', lei i pesci li studia. Ma se dovesse camparci sui pesci - e voglio dire fare un lavoro in cui quel che guadagni te lo studi - allora le leggi le vedrebbe in un altro modo. Certo, è vietato prendere le focene. Ma questa legge non è certo fatta per me che ne prendo un paio ogni tanto come esca. È per impedire che se ne peschino in quantità, per impedire che dei cretini le facciano fuori per divertimento. Perciò senta, Hooper: lei può protestare e disperarsi quanto vuole. Ma non venga a raccontarmi che non posso prendere qualche pesce per tirare avanti.»
    «Quint, il fatto è che queste focene rischiano di venire eliminate del tutto, di estinguersi come razza. E lei accelera il processo.»
    «Non mi dica fesserie! Vada a dire a quelli che pescano il tonno di piantarla di catturare focene con le reti. Dica ai pescherecci giapponesi di smetterla di prenderne all'amo. Le risponderanno di andare a quel paese. Hanno bocche da sfamare. E io pure. La mia.» (p. 229)
  • «Ha mai visto uno squalo del genere, Quint?» domandò Hooper. Gli brillavano gli occhi. Si sentiva elettrizzato, vibrante.
    «Direi di no» rispose Quint.
    «Quant'è lungo, secondo lei?»
    «Difficile dirlo. Sei metri. Magari di più. Non so. Con quelle bestie lì, passati i sei metri non fa molta differenza. Una volta che toccano i sei metri, sono grane. E 'sto dannato è una grana.»
    «Dio, spero proprio che torni» disse Hooper.
    Brody fu percorso da un brivido. «Mi ha fatto una strana impressione» mormorò. «Aveva l'aria di sogghignare.»
    «È l'effetto che fanno quando tengono la bocca aperta» spiegò Quint. «Non lo faccia più di quello che in effetti è. Solo un bestione scemo pronto a ingollare di tutto.»
    «Come può dirlo?» ribatté Hooper. «Quell'animale è splendido. Una di quelle cose che fanno credere in Dio. La dimostrazione di quel che riesce a fare la natura, quando vuole.» (p. 240)
  • Senta, il nome latino di questo animale è carcharodon carcharias. Il suo antenato più prossimo è un pesce chiamato carcharodon megalodon, esistito circa trenta, quarantamila anni fa. Abbiamo trovato i resti fossili dei denti del megalodon, lunghi quindici centimetri, di conseguenza doveva essere lungo dai venticinque ai trentacinque metri. E i denti sono perfettamente uguali a quelli che troviamo oggi negli squali bianchi. Voglio dire, insomma, che questi due animali potrebbero in realtà appartenere alla medesima specie. Chi può dire che il megalodon sia davvero estinto? E perché dovrebbe? Non certo per mancanza di cibo. Se ce n'è abbastanza per le balene, ce n'è di certo anche per tenere in vita squali di queste dimensioni. Il semplice fatto che non ne abbiamo mai visti di lunghi trenta metri non significa necessariamente che non ci sono. Non avrebbero motivo di salire in superficie. Tutte le loro fonti di nutrimento si troverebbero giù negli abissi. E da morti non verrebbero ad arenarsi sulle coste perché non hanno vescica natatoria. Ve lo immaginate uno squalo lungo trentacinque metri? Vi figurate cosa potrebbe fare, che forza avrebbe? (Matt Hooper) (pp. 242-243)

Explicit[modifica]

Lo squalo avanzava ancora. Era quasi a un metro. Brody ne scorse il muso appuntito. Lanciò un urlo strozzato d'angoscia in attesa di uno strazio che non poteva immaginare.
Non accadde nulla. Riaprì gli occhi. Il pescecane quasi lo sfiorava, a mezzo metro, ma si era fermato. E poi, sotto gli occhi di Brody, quel corpo grigio-ferro cominciò a recedere, scivolando giù nell'acqua cupa. Pareva una lenta caduta, un'apparizione che svaniva nell'oscurità.
Brody mise la faccia in acqua e aprì gli occhi. Attraverso il velo bruciante dell'acqua salsa vide lo squalo affondare in una lenta, morbida spirale, trascinando con sé il corpo di Quint: le braccia allargate, il capo arrovesciato all'indietro, la bocca spalancata in una muta protesta.
Lo squalo disparve. Ma, trattenuto dai barili, non giunse in profondità, rimanendo a fluttuare in acque dove la luce non giungeva. Il corpo di Quint restò sospeso, ombra che ruotava lentamente nel chiarore indistinto.
Brody continuò a guardare fino a quando i polmoni gli fecero male. Sollevò il capo, sbatté le palpebre, avvistò in lontananza la sagoma scura della torre serbatoio. Poi cominciò a spingersi verso la costa.

Note[modifica]

  1. Citato in Romanzo: Jaws (1974) di Peter Benchley, Squali.com, 10 luglio 2014

Bibliografia[modifica]

  • Peter Benchley, Lo squalo, traduzione di Mariapaola Ricci Dèttore, Arnoldo Mondadori Editore, 1974.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]