Richard Nixon

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Richard Nixon

Richard Milhous Nixon (1913 – 1994), politico statunitense, 37º Presidente degli USA.

Citazioni di Richard Nixon[modifica]

  • [Ultime parole famose] In confidenza posso affermare che non prevedo assolutamente di candidarmi a qualunque cosa negli anni 1964, 1966, 1968 o 1972...Chiunque pensi che io possa candidarmi a qualunque cosa che inizi in qualunque anno è fuori di melone.
I can confidently say I have no contemplation at all of being a candidate for anything in 1964, 1966, 1968 or 1972...Anyone who thinks I could be a candidate for anything starting in any year is off his rocker. (da un'intervista del 1964[1])
  • [Nel 1991] Io ho spesso pensato che se ci fosse stato in giro in quel periodo un buon gruppo rap, potrei aver scelto una carriera nella musica invece che nella politica.
I have often thought that if there had been a good rap group around in those days, I might have chosen a career in music instead of politics.[2]
  • Io ho conosciuto Bob Haldeman come uomo di rara intelligenza, forza, integrità e coraggio. [...] Egli giocò un ruolo indispensabile in tempi turbolenti quando la nostra Amministrazione dovette intraprendere un'ampia gamma di iniziative in patria e all'estero.
I have known Bob Haldeman to be a man of rare intelligence, strength, integrity and courage. [...] He played an indispensable role in turbulent times as our administration undertook a broad range of initiatives at home and abroad. (dichiarazione rilasciata dopo la morte di Harry Robbins Haldeman, 12 novembre 1993[3])
  • Io sono un vecchio marinaio; la prua è l'estremità posteriore, non è vero?
I'm an old navy man; the bow is the rear end, isn't it? (da un'intervista televisiva di David Frost, 19 maggio 1977[4])
  • [Ultime parole famose, nel luglio 1974] Non lascerò la Casa Bianca.[5]
  • Non possiamo ignorare una qualsiasi parte del mondo con la scusa che è troppo lontana dai nostri interessi per dovercene occupare. L'inizio degli anni ottanta ci ha ricordato questa lezione con gli avvenimenti dell'Afghanistan: fatto che ha anche presentato il suo lato ironico, in quanto per molti anni i cronisti americani hanno denigrato le analisi di ciò che accadeva nelle terre lontane definendolo afghanistanismo. [...] L'Afghanistan [...] era usato come metafora per tutti gli avvenimenti lontani e di scarso interesse che cadevano sotto gli occhi del lettore americano. Nella vita reale l'Afghanistan è ben altro. [...] Nel corso della storia è stato il crocevia di conquistatori; Alessandro il Grande, Gengis Khan e Tamerlano hanno invaso tutti le polverose colline dell'Afghanistan nella loro sete d'impero. [...] Oggi l'Afghanistan è il banco di prova di una nuova, minacciosa, impudente fase della spinta espansionistica sovietica.[6]
  • Per anni i politici hanno promesso la luna: io sono il primo in grado di darvela.[7]
  • Quel che penso veramente è che, scavando più in profondità, in questo paese vi sia un forte antisemitismo: e tutto ciò [l'opposizione della comunità ebraica al movimento evangelico universitario Campus Crusade] non farà altro che fomentarlo. [...] Non escludo che abbiano un desiderio di morte. È questo, si sa, il problema dei nostri amici ebrei da secoli e secoli.[8]
  • Vi sono circostanze in cui l'aborto è necessario. Lo so bene. Quando un genitore è nero e l'altro è bianco. Oppure in caso di stupro.[8]
  • [Ultime parole famose, nel 1962] Voi non avrete più Nixon in circolazione - poiché, signori, questa è la mia ultima conferenza stampa.
You won't have Nixon to kick around anymore - because, gentlemen, this is my last press conference.[9]

Citazioni su Richard Nixon[modifica]

  • Cicero pro domo USA
Cicero pro domo sua
Cicerone [che parla] per la propria casa. (Marcello Marchesi)
  • Da Gran Perdente è diventato un perfetto trionfo riuscendo a perdere la presidenza in modo più grandioso e originale di chiunque altro abbia fatto prima d'ora. (Gore Vidal)
  • Ha venduto l'intero Paese, duecento milioni di persone, tutto da solo. Due volte. E qual era il punto di forza di Nixon nel '68? [...] Ha detto che avrebbe fermato la guerra, che ci avrebbe fatto uscire dal Vietnam. E che ha fatto? [...] Ha mandato altri centomila soldati e poi gli ha bombardato il culo e anche l'anima! Ecco cos'ha fatto. E l'anno scorso su cos'ha basato la sua candidatura? Mettere fine alla guerra nel Vietnam e ha vinto con una valanga di voti! Quello è un vero venditore, Sam. Ha fatto una promessa, non l'ha mantenuta e poi ci ha venduto la stessa identica promessa. Da capo. Di nuovo. Questo sì che è credere in se stessi. (The Assassination)
  • Non mi sembrò un tipo umano, Nixon. Mi sembrò molto arrogante, molto pieno di sé. Uh, quella mascella! Non mi piace proprio, quella mascella. E quei lineamenti da bulldog. Non mi piacciono proprio. Denunciano una prepotenza. (Sandro Pertini)
  • Sia detto di passata, Richard Nixon è stato il miglior presidente americano del dopoguerra: ha chiuso la guerra del Vietnam, ha aperto alla Cina con quarant'anni di anticipo, ha eliminato l'equivoco del gold exchange standard, non era mafioso. Ma poiché, a differenza di Kennedy (che iniziò la guerra del Vietnam, combinò il pericoloso pasticcio della "baia dei porci", portò, insieme a Kruscev, il mondo sull'orlo della terza guerra mondiale, era intimo di noti gangster mafiosi coma Sam Giancana) aveva un brutto grugno, è passato alla storia come "Nixon boia". (Massimo Fini)
  • Soffriva di grandi complessi. E aveva una mania paranoide di persecuzione, che lo portò allo scandalo Watergate. Ma era intelligente, preparato, rapido nelle analisi. E aveva il senso dello Stato. Durante gli scrutini del 1960 Nixon sembrava che stesse vincendo (a detta dei sondaggi). Ma Joseph Kennedy, il padre di John, telefonò al suo amico sindaco di Chicago Richard J. Daley, che gli procurò i voti necessari. Nixon lo seppe. Ma non volle sollevare uno scandalo. Subì in silenzio una sconfitta immeritata. (Giovanni Sartori)

Woody Allen[modifica]

  • Il più grande comico vivente è Richard Nixon. Sono quasi due anni che, replicando lo stesso spettacolo, Watergate, riesce a far ridere mezzo mondo.
  • Mentalità divertente quella degli americani. Nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente la Cambogia, ma se lo avessero sorpreso in una camera d'albergo con una minorenne lo avrebbero cacciato in due giorni.
  • Nixon era un bravo presidente, però quando usciva dalla Casa Bianca il servizio d'ordine contava l'argenteria.

Indro Montanelli[modifica]

  • Prima di partire per Vienna, il presidente [degli Stati Uniti] Carter ha fatto due dichiarazioni. La prima: «Ci auguriamo che il signor Breznev [allora presidente dell'Unione Sovietica e Primo Segretario del PCUS] abbia per le nostre ragioni la stessa comprensione che noi abbiamo per le sue». La seconda: «Se Ted Kennedy si presenta contro di me alle elezioni presidenziali, gli faccio un c.o così» Il triviale Nixon avrebbe potuto dire le stesse cose, ma certamente ne avrebbe invertito l'ordine di priorità riservando la comprensione a Kennedy ed il c.o a Breznev. La differenza fra i due è tutta qui.
  • Fino ad una decina di anni or sono, la maggioranza degli americani erano convinti che, se Nixon fosse rimasto nella Storia del loro Paese – cosa che al loro orecchio suonava come un obbrobrio – vi sarebbe rimasto solo per il Watergate, cioè appunto per l'obbrobrio. Negli ultimi tempi tutto si è rovesciato: l'obbrobrio non è stato più il Watergate, ma la campagna scandalistica che lo aveva provocato. Gli stessi protagonisti che l'avevano montata – Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post – ne riconobbero le forzature e fecero atto di contrizione. Non avevano inventato nulla, ma avevano deformato tutto. [...] La sorte è stata, tutto sommato, clemente con Nixon dandogli il tempo di vedere questo capovolgimento.
  • Ultimamente era ricevuto, ed anzi continuamente sollecitato alla Casa Bianca, dove lo si accoglieva come lo Elder Statesman, lo statista anziano da consultare come un vecchio saggio sui problemi difficili. Fu a lui che Bush si rivolse per riallacciare un dialogo con Pechino dopo la rottura seguita al fattaccio di Tienanmen. E lui a Pechino lo riallacciò: i cinesi non avevano dimenticato che quel dialogo erano stati Nixon e Kissinger ad aprirlo, quando l'America aveva deciso di chiudere l'avventura del Vietnam in cui Kennedy e Johnson l'avevano malaccortamente cacciata. Ma anche Clinton è ricorso alla sua esperienza per capire cosa succedeva in Russia e trarne qualche insegnamento. Nixon andò a Mosca, e ne tornò con cattivi presagi sulla sorte di Eltsin che i successivi avvenimenti hanno confermato.
  • Non era un uomo «simpatico», e soprattutto non aveva nulla che potesse sedurre l'America dei salotti e della intellighentzia, che gli uomini politici li misurano a modo loro, mai quello giusto. Scambiarono per un grande intellettuale Kennedy, che in vita sua aveva visto migliaia di film, ma mai letto un libro. E prendevano Nixon, che di libri ne ha letti ed ha continuato a leggerne (ed a scriverne, niente male), fino all'ultimo giorno per una specie di Bossi californiano, rozzo e triviale. [...] Ma forse quello che più infastidiva gli americani era la renitenza di Nixon ad appelli e richiami tanto più sonori quanto più vacui, come «la nuova frontiera» e simili. Nixon era un professionista della politica, uno dei pochissimi che l'America abbia mandato alla Casa Bianca. Non andava per sogni e per versetti del Vangelo. Conosceva il suo Bismarck, il suo Disraeli, e credo anche il suo Machiavelli che in America basta nominarli per finire scomunicati. Per questo lo consideravano un mestierante, e per questo si era scelto come consigliere un altro mestierante, l'ebreo tedesco Kissinger. Furono questi due uomini che ridiedero all'America la leadership nella politica estera coinvolgendo nel gioco la Cina e scavandone il solco da Mosca. I successori di Nixon, e specialmente Reagan, vissero in gran parte di questa eredità.

Pablo Neruda[modifica]

  • Per un atto d’amore al mio paese | io ti reclamo, fratello necessario, | vecchio Walt Whitman dalla mano grigia,| affinchè col tuo appoggio straordinario | verso a verso uccidiamo alla radice | Nixon, Presidente sanguinario.
  • Assumo i miei doveri di poeta | armato del sonetto terrorista; | perchè devo dettare senza pena | la sentenza fin'ora non mai vista | di fucilare un criminale ardente | che nonostante i suoi viaggi sulla luna | ha ucciso sulla terra tanta gente, | che la carta mi sfugge e la penna mi manca | nello scrivere il nome del malvagio, | del genocida della Casa Bianca.
  • Nixon, Frei e Pinochet | fino a oggi, fino a questo amaro | mese di settembre | dell’anno 1973, con Bordaberry, Garrastuzu e Banzer, | iene voraci [...] satrapi mille volte venduti | e traditori, eccitati | dai lupi di New York.

Note[modifica]

  1. Citato in Christopher Cerf e Victor Navasky, p. 311.
  2. Citato in Christopher Cerf e Victor Navasky, p. 313.
  3. (EN) Citato in J.Y. Smith, H.R. Haldeman Dies Was Nixon Chief of Staff; Watergate Role Led to 18 Months in Prison, The Washington Post, 13 novembre 1993, pagina A12.
  4. Citato in Christopher Cerf e Victor Navasky, p. 254
  5. Citato in Focus n. 88, p. 102.
  6. Da La vera guerra, traduzione di Alda Carrer, Editoriale Corno, 1980.
  7. Citato in Dizionario mondiale di Storia, Rizzoli Larousse, Milano, 2003, p. 826. ISBN 88-525-0077-4
  8. a b Da una conversazione desecretata dei primi mesi del 1973; citato in Christopher Hitchens, Quando l'America era in mano a un presidente razzista, Corriere della Sera, 5 luglio 2009.
  9. Frase pronunciata dopo la sconfitta alle elezioni di Governatore della California; (EN) citato in Christopher Cerf e Victor Navasky

Bibliografia[modifica]

  • (EN) Christopher Cerf e Victor Navasky, The Experts Speak, New York, Villard, 1998. ISBN 0-679-77806-3

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

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