Philip Glass

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Philip Glass

Philip Glass (1937 – vivente), compositore statunitense.

  • Io appartenevo a quella generazione che riusciva a vedere oltre i confini dell'Europa e del Nord... e Sud America. (citato in AA.VV., Il libro della musica classica, traduzione di Anna Fontebuoni, Gribaudo, 2019, p. 321. ISBN 9788858022894)
  • Sei anni fa io e Leonard diventammo amici e cominciammo subito a pensare a un progetto a quattro mani. Definisco il lavoro che sto presentando come "teatro multisensoriale" dove voce, suono, colore e movimento trovano ciascuno una vita propria e insieme vanno a rappresentare un'unica espressione poetica. (citato in Corriere della Sera , 20 settembre 2008)
  • Una volta mi tiravano le uova. (citato in Corriere della Sera , 16 novembre 1999)
Glass, la mia musica selvaggia contro l'Europa, Corriere della sera, 18 maggio 1999
  • Io scrivo per un pubblico ideale, e per me il pubblico ideale è quello che vuole ascoltare sempre qualcosa di nuovo. A mio parere esistono essenzialmente due categorie di compositori: quelli che inventano nuovi linguaggi e quelli che si limitano a riciclare delle formule preesistenti. Queste due tipologie si ritrovano sia nel mondo della musica classica sia in quello della musica pop. Ma le eccezioni esistono in tutti e due i campi. Artisti come David Byrne, David Bowie, Laurie Anderson, non si limitano a usare delle formule, ma hanno sempre cercato di innovare il linguaggio musicale che utilizzano. Ci sono invece moltissimi compositori classici che scrivono per mezzo di formulette, siano esse dodecafoniche o tonali. Io però non capisco perché lo facciano. Se si decide di usare delle formule tanto vale mettersi a scrivere musica pop e fare un sacco di soldi! La motivazione a usare delle formule è comunque la stessa, e spesso anche i risultati sono gli stessi in termini di banalità e prevedibilita' . A me interessa inventare, non riprodurre tanto per avere successo
  • Negli anni ' 70 in Germania ero considerato un primitivo. E invece avevo una formazione classica
  • Quando sono andato in Germania con il mio ensemble, nei primi anni Settanta, venivo considerato come una specie di selvaggio primitivo, nessuno sapeva di questo mio training classico. I musicisti guardavano le mie partiture e pensavano che fossi un sempliciotto autodidatta appena arrivato dalla campagna ...

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