Pietro Paolo Parzanese

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Pietro Paolo Parzanese

Pietro Paolo Parzanese (1809 – 1852), poeta e traduttore italiano.

Citazioni di Pietro Paolo Parzanese[modifica]

  • Alla finestra di una contadina | vivea solingo un fior: || era un fiore di notte, ogni mattina | chiudea le foglie e non avea più odor. || Allorché apria le foglie[1]tenerelle | quel solitario fior, || dal ciel gli sorridevano le stelle, | ché il lembo avea d'azzurro e il fondo d'or. || Ogni sera una luccioletta errante, | vedendo aprirsi il fior, || si posava sul calice fragrante | e mormorava un canzon d'amor.|| Abbracciato alla cara luccioletta | ridea quel vago fior, || al par di una sultana giovinetta | che il crin s'imperla e aspetta il suo signor. || Ma una sera la lucciola non torna | al solitario fior: || tramontano le stelle, in cielo aggiorna, | e l'infedele non si vede ancor. || Piangendo la sua lucciola lontana | impallidisce il fior, || e pareva una giovane sultana | che, senza gemme, vive di dolor. || A che disserri il calice ed aspetti | o abbandonato fior? || Non sai che alle camelie ed ai mughetti | quell'incostante va chiedendo amor? || Di lontano la lucciola una sera | volge un'occhiata al fior... || Ahi! dischiuso il bel calice non era, | che il lembo avea d'azzurro e il fondo d'or! (Il fior di notte, Canti del Viggianese, in La letteratura italiana, pp. 228-229)
  • I Viggianesi sono gente naturalmente disposta alla musica. Da fanciulli imparano a suonare di arpa o di violino, e poi venuti su coll'età lasciano allegramente il paese e vanno attorno per il mondo suonando e cantando fino a che raggranellato un po' di danaro, tornano in patria a godersi la pace della famiglia. (da Poesie, Stamperia Dell'Iride, 1856, p. 99)
  • Presso un giardino, stanco dormìa | entro la gondola un rematore; | sognava intanto che gli apparìa | una fanciulla piena d'amore: || rideva il sole di primavera, | spirava un vento fresco e leggier; | così sognava contento, ed era | giovine e bello quel gondolier. || Si sveglia e trovasi, riaprendo il ciglio, | sparse di fiori le chiome bionde, | sul petto un ramo trovò di tiglio, | che il core imìta[2]colle sue fronde. || Fra pianta e pianta dentro il giardino | un bianco velo credé veder: | era la luna sul bianco-spino, | che ingannò l'occhio del gondolier? || Pensò del mare fosse una fata, | che, cinta il vago crin di coralli, | volesse trarselo innamorata | entro i palagi d'oro e di cristalli. || Un mese e due chiuso divora | di notte e giorno questo pensier; | la bella faccia gli si scolora, | e mesto è il canto del gondolier. || Era una sera: sulla laguna | una fanciulla scese soletta: | tra nube e nube splendea la luna, | snella volava la gondoletta. || – Tu avesti un ramo di tiglio in fiore, | se lo gittasti mi narra il ver! | – Non l'ho gittato, mi sta sul core – | rispose attonito il gondolier. | Pensò del mare fosse una fata, | che, cinta il vago crin di coralli, | volesse trarselo innamorata | entro i palagi d'oro e di cristalli. || – O giovinetto, se tu mi dai | di buon talento quel ramuscello, | questa collana di perle avrai, | avrai la gemma di questo anello. || – In orïente non v'ha tesoro, | che il ramuscello possa valer: | non voglio gemme, non lacci d'oro – | così rispose quel gondolier. || Tolto il zendado,[3]la bella faccia | ecco apparirgli di una donzella: | – Voga – gli disse – d'ambo le braccia; | fuggiam, seguiamo la nostra stella. – || Prendono il largo della marina, | di luce un solco segna il sentier: | più alla sua casa non tornò Annina; | ch'era fuggita col gondolier. (Il gondoliere, Canti del Viggianese, in la letteratura italiana, pp. 222-224)
  • Ti riveggo, fumoso[4] mio tetto, | ti saluto, tranquillo Viggiano; | anni ed anni ho vagato lontano, | ma a te sempre tornai col desir. | Ti riveggo, terren benedetto, | dove appresi la bella armonia[5]! | Fremer[6] l'arpa ho sentito per via, | le tue torri[7] veggendo apparir! || Nella fonte, che è a mezzo il sentiero, | dalla polve ho detersa la faccia; | ivi un olmo distende le braccia, | e ricorda l'april de' miei di'[8]. | Su quell'olmo mi trassi leggiero[9] | co' compagni, e gli augelli snidai, | in quel fonte fanciul mi tuffai, || se del sole l'ardor mi ferì. || Poscia corsi oltremare in Turchia, | dove ride la terra ed il cielo, | e le donne levarono il velo[10], | per udirmi sull'arpa a cantar; | di Granata poi presi la via, | dove sotto i fioriti veroni[11] | modulai ballate e canzoni; | e la luna batteva sul mar. || Sono stato al reame di Francia, ricca terra, che giace oltremonti; | ma le aurore dorate e i tramonti | come i nostri la Francia non ha. | Giovinetto di florida guancia[12], | così, un giorno, la patria lasciai; | nel partire una bella baciai, | se abbia atteso tant'anni, chi sa? || Ecco, torno alla madre cadente[13], | e le reco un rosario e una vesta; | torno al tiglio, ove al giorno di festa | le mie cento ballate dirò; | finché, un giorno, con voce languente[14] | accogliendo l'estreme parole, | sotto il raggio del patrio mio sole, | appoggiato a quest'arpa morrò! (Il ritorno del viggianese, in Raffaele Giglio, Letteratura delle regioni d'Italia, Storia e testi, Campania, Editrice La Scuola, Brescia, 1988, pp. 250-251. ISBN 88-350-7971-3)

Citazioni su Pietro Paolo Parzanese[modifica]

  • Ai popolari e blandi | suoni de le tue corde | s'apron le catapecchie | de l'arte, e invan li spandi | per le dorate, vecchie | aule dei grandi e sorde: | Oh, le orecchie dei grandi | Spesso sono grandi orecchie. (Francesco Proto)

Note[modifica]

  1. Petali. Cfr. La letteratura italiana, nota a p 228.
  2. Le foglie di tiglio hanno forma di cuore. Cfr. La tetteratura italiana, nota a p. 223.
  3. Leggero drappo o velo di seta. Cfr. La letteratura italiana, nota a p. 223.
  4. Per il fumo che esce dal comignolo. .Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 250.
  5. La musica.
  6. Vibrare. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 250.
  7. Mura.Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 250.
  8. La mia prima giovinezza. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 251.
  9. Agilmente. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia, nota a p. 251.
  10. Per ascoltare meglio la mia musica. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 251.
  11. Terrazze, balconi.
  12. Dal volto roseo. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 251.
  13. Vicina alla morte, che lentamente si spegne. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia, nota a p. 251.
  14. Fievole, per l'età che avanza. Cfr. Letteratura delle regioni d'Italia,nota a p. 251.

Bibliografia[modifica]

  • La letteratura italiana, Storia e testi, direttori Raffaele Mattioli, Pietro Pancrazi e Alfredo Schiaffini, Poeti minori dell'Ottocento, vol. 58, tomo I, a cura di Luigi Balducci, Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli.

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