Pietro Thouar

Pietro Thouar (1809 – 1861), scrittore ed educatore italiano.
Citazioni di Pietro Thouar
[modifica]- [...] la dignità dell'uomo povero e oscuro ma laborioso ed onesto, è maggiore di tutte le altre, e va innanzi a tutte le vanità della terra.[1]
Le tessitore
Ai primi di Novembre del 18.., la casa di maestro Cecco muratore in via dell'Ariento era tutta sotto-sopra. La mobilia, parte nella strada e parte nel baroccio, doveva andare ad un secondo piano delle case-nuove sul Prato.
Maestro Cecco, assistito da Michele e dall'Anna suoi figliuoli, sgomberava per dar luogo a' nuovi pigionali venuti anch'essi col loro carico.
Il medesimo baratto di famiglie e di masserizie accadeva in molti luoghi del vicinato, come anche nel rimanente della città, sicché figuratevi che via-vai, che tramenío, che casa del diavolo! I pigionali vecchi imbarazzati nello scendere dai pigionali nuovi solleciti di salire; i carretti o i barocci stracarichi di seggiole, d'arcolai, di trabiccoli inalberati alle gambe dei tavolini, si rintoppavano nei punti più stretti delle straducole: là una contesa tra gli sgomberatori; qui un tafferuglio tra il padron di casa e il pigionale minacciato del sequestro o del gravamento, e sfrattato per insolvente, ma che non vorrebbe andarsene, perché non sa dove; qua un rammarichío di donne per qualche attrezzo smarrito e barattato o per qualche mobile fracassato; e per tutto il polverone che acceca e la spazzatura tra' piedi: peggio che peggio se il cattivo tempo sopraggiunge ad accrescere lo sciupío della roba, la fretta, il parapiglia, la confusione!
Citazioni su Pietro Thouar
[modifica]- Pietro Thouar sapeva riempire la sua scuola, permettetemi la frase, di uno spirito di moralità che si diffondeva e penetrava in ogni sua parte; per modo che, insieme con gl'insegnamenti, la disciplina, l'ordine e il metodo concorrevano a far germogliare e radicare nei teneri petti la devozione e la consuetudine del bene. Il suo aspetto medesimo, soave insieme e severo, infondeva negli animi anche dei più timorosi una cotale confidenza non disgiunta da quel rispetto che gli uomini d'ingegno elevato, benché modestissimi, sanno sempre imporre. Era egli di statura mezzana, diritto; la fronte aveva alta e spaziosa; gli occhi acuti ma dolci e in appresso, perché logori dal soverchio lavoro, ajutati sempre da lenti; e tutta la sua persona e i gesti e i modi erano specchio di quell'anima candida e buona. Né chi lo conobbe una volta poté mai più dimenticare la cara e buona imagine paterna di lui che veramente insegnava come l'uomo si eterni con le buone azioni e con lo studio, che è pur un'ottima azione. (Giovanni Federzoni)
- Sì, il popolo amava Pietro Thouar perché sentiva di essere da lui, non adulato, ma veracemente amato, perché vedeva com'egli si affaticasse per il bene comune senza alcuna ambizione, perché lo conosceva onesto, integro, intemerato. Al suo passar per le vie i popolani se lo additavano l'un l'altro dicendo: Quello è il signor Pietro (ché così lo chiamavano i Fiorentini); e lo salutavano con riverenza. E questo affetto universale del popolo di Firenze per l'ottimo cittadino e per l'insigne educatore furono solennemente significati quando nel 1849 egli fu eletto rappresentante della Costituente Toscana con quasi 19000 voti, e ancora nel 1859, quando fu chiamato da esso popolo a far parte dell'Assemblea Toscana. (Giovanni Federzoni)
- Chiunque ha conosciuto anco di vista Pietro Thouar, e chiunque si fa una idea della persona da' suoi scritti, non s'indurrà mai a credere abbia egli potuto essere, nella prima adolescenza, una schiuma di monello. Eppure ei medesimo lasciò ricordanza del suo soggiorno in Monte Domini in uno dei suoi Racconti pei Giovanetti[2].
- Dissi in principio come ei, sino dalla prima gioventù, si ascrivesse alla Giovine Italia e si prestasse alla diffusione delle pubblicazioni della celebre associazione mazziniana. Parte più attiva di questa non mi consta ei prendesse alle cospirazioni di cui l'Italia fu per lunghi anni fecondissima cuna. L'indole sua lo rendea renitente dal mettersi in evidenza, dallo scendere in piazza e dal prender parte alle popolari riunioni. Ciò non di meno, era tanta la stima che anco i più sfegatati democratici aveano di lui che, nel 1849, allorquando si trattò di eleggere a suffragio universale i rappresentanti del popolo alla Costituente toscana, lo stesso Circolo del Popolo il quale si dava aria di Club dei Montagnards del 93, mise il nome di lui nella lista dei candidati ed il suo nome uscì infatti dalle urne inscritto su 18,888 bullettini. Ma il Thouar non vedeva chiaro in quell’arruffío e rinunziò di appartenere alla morto-nata Assemblea.
- Il Thouar ebbe in sorte di non avere il cervello temprato a filosofumi, ad astruserie scientifiche: poco o nulla cred'io sapesse di latino, e quel che sapeva, come ho mostrato altrove, se l'era insegnato da se.
Note
[modifica]- ↑ Da Nuovi racconti offerti alla gioventù italiana, Parte prima, Gabinetto di G. P. Vieusseux Ed, Firenze, 1842, p. 298.
- ↑ Racconti pei Giovanetti , 1 vol. in 16. Tipografia Galileiana 1861. Racconto I Il Signore e l'Artigiano. [N.d.A.]
Bibliografia
[modifica]- Pietro Thouar, Racconti popolari, Felice Le Monnier, Firenze, 1860.
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