Proclama Badoglio dell'8 settembre 1943

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Pietro Badoglio

Citazioni sul proclama Badoglio dell'8 settembre 1943, annuncio dell'armistizio di Cassibile.

  • L'Italia, dopo l'8 settembre '43, sembra tornare a essere, certamente a essere considerata poco più di una espressione geografica[1]. Non è solo un paese vinto, è una potenza arresasi senza condizioni, interamente occupata da alleati-nemici in guerra. (Francesco Barbagallo)
  • Nella storia dell'Italia contemporanea l'8 settembre è stato, più volte, paragonato a Caporetto, sia per la dimensione della disfatta, militare e politica, che per l'aspro dibattito sulle responsabilità. Ma già nella prima ricostruzione delle vicende italiane tra i due dopoguerra novecenteschi, uno storico di grande respiro sottolineava anzitutto il significato di distacco tra regime e nazione segnalato dalla mancanza, per la prima volta dall'unificazione, dei volontari nella guerra del '40. E individuava una profonda diversità tra il 1917 e il 1943 proprio nella definitiva rottura consumata tra il fascismo e gli italiani, portati ormai a distinguere, nettamente quanto diffusamente, il regime dalla nazione e desiderosi soprattutto di chiudere comunque la disastrosa avventura di guerra[2]. (Francesco Barbagallo)
  • Verso le 19,30 [Badoglio] entrò nell'auditorio O [dell'EIAR][3], dove era stato convocato lo speaker Giovan Battista Arista. Furono messe in onda marce militari e canzonette mentre avveniva la registrazione. Con voce neutra Arista presentò il maresciallo, la cui voce abbastanza ferma lesse finalmente il testo concordato: «Il governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la schiacciante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi danni alla nazione, ha chiesto l'armistizio al generale Eisenhower... La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».
    Erano le 19,45. L'Italia s'illuse che la guerra fosse finita. (Indro Montanelli e Mario Cervi)

Note[modifica]

  1. Questo termine viene adoperato da G. Diena e V. Foa in una memoria del 17 settembre '43 sulla necessità di rispondere con l'iniziativa delle forze antifasciste alla dissoluzione dello Stato nazionale. «Solo a questa condizione l'Italia, oggi passivo campo di battaglia, cesserà di essere una semplice espressione geografica». (C. Pavone, Tre governi e due occupazioni, in «Italia contemporanea», 1985, n. 160, p. 70). [N.d.A]
  2. Cfr. F. Chabod, L'Italia contemporanea (1918-1948), Torino, 1961, pp. 103 e 113. [N.d.A]
  3. Ente italiano per le audizioni radiofoniche, dal 1954 Rai Radiotelevisione Italiana.

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