Marcela Serrano

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Marcela Serrano (1951 – vivente), scrittrice cilena.

Incipit di alcune opere[modifica]

L'albergo delle donne tristi[modifica]

L'amore è diventato un oggetto sfuggente, è l'ultimo pensiero di Floreana Fabres davanti alla scritta "Benvenuti" sul grande striscione teso da una parte all'altra della strada. Lo sgangherato pullman entra in paese e Floreana guarda fuori dal finestrino, incantata dalla brillantezza dell'azzurro: si era completamente dimenticata del cielo.
[Marcela Serrano, L'albergo delle donne tristi, traduzione di Simona Geroldi, Feltrinelli, 2002]

Noi che ci vogliamo così bene[modifica]

Dicono che sono malata.
Non so bene perché mi trovi in questa clinica. Mi ci ha portato Magda quella notte, pensando che avessi tentato di suicidarmi. Ho provato a spiegarle, il giorno successivo, che quella non era la mia intenzione. Magda non capisce che ero soltanto stanca. Per questo ho perso conoscenza. Avrebbe potuto portarmi in un ospedale qualsiasi. Ma non mi credono. Dicono che la miscela di tranquillanti e alcol può essere letale. E che io lo sapevo.
[Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene, traduzione di Silvia Meucci, Feltrinelli, 2000]

Quel che c’è nel mio cuore[modifica]

Incipit[modifica]

Il secolo era iniziato da venti giorni quando un'automobile bianca senza targa, con tre individui a bordo, travolse il corpo di una donna che attraversava una buia strada lastricata, alle otto di sera. Stando alle parole dell'unica testimone, la vettura non si era fermata, per cui la donna, vedendo una persona accasciata in mezzo alla strada in seguito all'urto, aveva chiamato un'ambulanza senza avvicinarsi per controllare se la vittima fosse ancora viva: un'intuizione l'aveva trattenuta.

Citazioni[modifica]

  • In America Latina scopri che ciclicamente si verifica quella che altrove sarebbe considerata una follia, e cioè che un pugno di uomini decisi stravolga la storia. L’entità delle ingiustizie e delle disuguaglianze di questi luoghi fa sì che ogni tanto alcune azioni istintive si trasformino in un progetto realizzabile. Hernán Cortés, con soltanto seicento uomini e sedici cavalli, pose fine a un impero immenso che, secondo gli storici, governava venti milioni di sudditi, non erano poi così tanti gli spagnoli, vero? Fidel sbarcò a Cuba con ottantadue uomini e conquistò la prima guarnigione con trenta, per la maggior parte reclutati un mese prima. (p. 220)
  • La sopravvivenza si basa sulla possibilità di elaborare il lutto. Se questo non viene superato, tutte le pene dell’inferno accorreranno da te per sedurti con mille maschere, alcune terribili, altre perfino gentili, distruggendoti comunque la vita. Invece, se riesci a elaborare il lutto, potrai vivere con la pena sino alla fine dei tuoi giorni. La pena non confonde, non ingarbuglia la ragione, non disorienta la mente; la pena opprime, rattrista, tutto qui, e pur essendo un tutto immenso, si tratta poi soltanto di questo. (p. 246)
  • Il mondo è banale, non ci sono dubbi. E questa è una realtà inconfutabile, mi aveva detto Luciano un giorno, pertanto si tratta di cercare piccole formule, luci minuscole eppure continue, per dimenticarsene. (p. 248)

Bibliografia[modifica]

  • Marcela Serrano, L'albergo delle donne tristi, trad. di Simona Geroldi, Feltrinelli, 2002. ISBN 8807816512
  • Marcela Serrano, Noi che ci vogliamo così bene, trad. di Silvia Meucci, Feltrinelli, 2000. ISBN 880781465X
  • Marcela Serrano, Quel che c'è nel mio cuore, trad. di Michela Finassi Parolo, Feltrinelli, 2002. ISBN 8807016117

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