Raoul Pupo

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Raoul Pupo nel 2012

Raoul Pupo (1952 – vivente), storico italiano.

Citazioni di Raoul Pupo[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Sul titolo di una manifestazione: «Foiba di Basovizza, un falso storico»] Questi sedicenti storici usano molte frasi ad effetto. Dietro le frasi ad effetto, che sono fatte per provocare, c'è una realtà complicata. Noi sappiamo abbastanza bene quello che è successo a Basovizza perché abbiamo molte testimonianze. Che sono attendibili e che parlano di una strage, cioè dell'uccisione di alcune centinaia di persone. Non abbiamo, però, l'evidenza dei corpi del delitto, perché i recuperi sono sempre falliti. E quindi questo lascia evidentemente qualche problema. È molto probabile che la certezza assoluta non si potrà avere. Di solito, però, chi pronuncia queste frasi ad effetto si riferisce a un altro fatto: e cioè a quella che è stata la versione più diffusa su Basovizza. All'epoca dei tentati recuperi, infatti, c'è stato un giornalista che ha fatto questo calcolo, piuttosto ingegnoso: "sappiamo quant'è la profondità del pozzo, sappiamo quant'è la massa di detriti che c'è dentro, calcoliamo quanti corpi ci potrebbero essere", ed è arrivato a una stima, non so se attendibile o meno, di 1500 corpi. Però non vuol dire che ci siano, vuol dire che ci potrebbero stare fino a 1500 corpi. Poi, nella vulgata un po' propagandistica, questi si sono trasformati nei 1500 infoibati di Basovizza. Quindi se questi storici si riferiscono a questo, hanno perfettamente ragione. Di solito, però, partono da questo ragionamento per dire: allora non è successo nulla, perché non c'è l'evidenza dei corpi. È questo il salto negazionista.[1]
  • L'istituzione del Giorno del Ricordo è stata opportuna per diverse ragioni. Finalmente, con decenni di ritardo, ha permesso di suturare la ferita della memoria degli esuli, la cui tragedia era stata dimenticata dalla comunità nazionale. Essi stessi, in molti casi, avevano preferito non parlarne più, fino a raccomandare ai loro figli di non di mai di provenire da famiglie di profughi, per evitare situazioni spiacevoli.
    In secondo luogo, l'interesse riacceso dalla politica ha favorito una più ampia attenzione alla storia generale della frontiera adriatica sul piano degli studi: la memoria degli italiani d'Istria, Fiume e Zara, che alla fine degli anni '80 del ‘900 stava scomparendo, è stata salvata; è partita una nuova stagione di ricerche, che ha potuto utilizzare anche le fonti ex jugoslave, consentendo un notevole progresso delle conoscenze.[2]
  • Gli italiani infoibati dai partigiani di Tito nel 1943 e nel 1945 non furono probabilmente più di cinquemila. [...] E quelli cacciati dall'Istria, da Fiume e dalla Dalmazia non potevano essere 350 mila, come indica la mozione veneta [mozione del Consiglio regionale veneto], perché un censimento del 1936-39 calcola nelle terre dell'esodo 270 mila italiani. Perché storpiare i numeri? Si pensa forse di dare più peso a una tragedia che già con cifre minori non perde nulla della sua gravità?[3]

Note[modifica]

  1. Citato in Gianluca Modolo, Foibe, gli storici e la polemica di Salvini: "Queste contrapposizioni non aiutano la ricerca della verità", repubblica.it, 5 febbraio 2019.
  2. Dall'intervista di Francesco Magno, Giorno del Ricordo. Sì, ma quale? Intervista allo storico Raoul Pupo, eastjournal.net, 10 febbraio 2021.
  3. Citato in Simonetta Fiori, Se è lo Stato a riscrivere la storia, la Repubblica, 9 marzo 2021, pp. 40-41.

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