Renato Giovannoli

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Renato Giovannoli (1956 – vivente), scrittore e docente italiano.

Da L'innominato vampiro. Riflessi "gotici" nei "Promessi sposi" alla luce del "Dracula" di Stoker

In Giovanni Manetti (a cura di), Leggere I promessi sposi, Strumenti Bompiani, 1989, pp. 263-291

  • I due romanzi [I promessi sposi e Dracula] presentano identità e analogie nelle strutture narrative e sotto l'aspetto tematico-figurativo, che intrattengono insomma un misterioso dialogo.
  • Dracula sembra essere il risultato di un processo che per certi aspetti è l'inverso del processo di depurazione del romanzesco che Manzoni ha fatto subire alla materia del suo romanzo. La morale cattolica (Stoker è irlandese) e la critica del potere, contenuti in fondo affini a quelli dei Promessi sposi, vengono messi in forma attraverso temi e tipi della letteratura gotica; con un processo, si direbbe, di letteralizzazione della metafora (o del simbolo): il vampiro, figura del dominio politico ed economico, letteralmente "succhia sangue al popolo" di cui è signore; simbolo del male nel suo aspetto contagioso, letteralmente si allea le sue vittime con un morso infetto sul collo.
  • Il dominio e il contagio: i due più importanti caratteri del vampirismo, ma anche due temi cruciali nel romanzo di Manzoni. Il tema del dominio e quello del contagio sono, in definitiva, la materia del contenuto che i due romanzi hanno in comune e alla quale danno forma diversa [...]: Manzoni storicizza questi temi e (quasi) li priva di ogni alone romanzesco; Stoker, al contrario, li mitologizza, li interpreta in chiave decisamente fantastica.
  • Con Dracula e nella letteratura e nella cinematografia che ne sono derivate si è stabilizzato il tipo del vampiro nobile (Dracula è più spesso chiamato "il Conte") che si appropria delle vergini e dei bambini del suo feudo, nel quale si parla (sottovoce) di lui con odio e terrore. C'è un po' di Gilles de Rais in Dracula (e il Barbablù della fiaba è una sorta di vampiro).
  • Se in Dracula troviamo qualche germe di romanzo storico e di critica del potere (attraverso la descrizione di una forma storicamente determinata di potere, non soltanto per metafore), nei feudatari ribaldi dei Promessi sposi resta qualcosa del vampiro.
  • Nei Promessi sposi (che ancora una volta si rivelano complementari, da un certo punto di vista, al Dracula) manca il vampiro ma c'è la peste, la quale non cessa peraltro di avere riflessi gotici. Perdipiù il vampiro non manca del tutto: ci sono gli untori, strettamente imparentati con le streghe, e come queste e i vampiri emissari diretti del Demonio. Va notato poi che essi "contagiano" non soltanto in quanto diffondono la peste, ma anche nel senso che [...] reclutano nuovi untori con procedimenti che non è esagerato definire vampireschi.
  • In quella sua prima apparizione Dracula somiglia molto al "gran personaggio" di cui parla Manzoni (ed entrambi ricordano il Diavolo), soprattutto nei particolari degli "occhi accesi" e del "labbro atteggiato di minaccia". [...] Anche il palazzo del "gran personaggio" può ricordare il castello di Dracula, oltre che certe architetture delle Mille e una notte, soprattutto per la presenza delle "fantasime" [...]: le evanescenti e lunari mogli di Dracula. [...] E se si considera il vampirismo come una figura del male nel suo aspetto contagioso, la fuga di Harker equivale al rifiuto del protagonista del racconto manzoniano di diventare un untore.
  • Siamo dunque venuti a sapere, nonostante le reticenze di Manzoni, che c'era nella Milano del 1630 un arciuntore, un Demonio della Peste, una sorta di Dracula; e in definitiva possiamo affermare che nei Promessi sposi il vampiro c'è, seppure innominato.
  • Si è detto, schematizzando, che se in Dracula c'è il vampiro pestifero e manca la peste, in Manzoni c'è la peste senza vampiro: una peste desoggettivata, spersonificta.
  • [I promessi sposi e Dracula] possono essere applicati (in senso proprio) l'uno sull'altro, se vengono confrontati dal punto di vista delle strutture narrative: i due libri raccontano la stessa storia, beninteso a un livello di senso abbastanza "profondo", ma non più del livello al quale sono identici l'Odissea e l'Ulisse di Joyce, o due varianti dello stesso mito in molti testi di mitologia comparata. [...] La principale macroposizione narrativa condivisa dai due romanzi è la seguente: un nobile, agente del Male (l'Avversario), vuole perturbare l'ordine appropriandosi della vergine promessa all'Eroe (le due Eroine si chiamano, fortunata omonimia, Lucy e Lucia).

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