Rita Ricci

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Rita Ricci, psicoterapeuta della famiglia e psicologa italiana.

Harry Potter: l'avventura di crescere[modifica]

  • Ciò che spaventa realmente i bambini è rappresentato dalle cose che non capiscono, che magari nessun adulto spiega loro, non certo i mostri o i "cattivi" delle fiabe. Harry insegna a combattere la paura con un'arma del tutto speciale e alla portata di tutti: la conoscenza di se stesso e degli altri e delle tecniche magiche (leggi studiare) che apprende alla Scuola di Magia e Stregoneria, faticando sui libri. (p. 18)
  • In ogni romanzo di Harry Potter troviamo la presenza dei genitori defunti del piccolo mago. In circostanze difficili o in particolari momenti emotivi Harry rievoca Lily e James rivelando che, malgrado la precoce perdita subita, egli ne porta una forte rappresentazione interiore che lo accompagna nel suo processo di crescita. (p. 35)
  • Il processo di crescita di Harry è pieno di domande e dubbi circa le sue origini, la sua storia, la sua vera identità. In particolare, il ragazzo trova inquietante la duplicità tra parti "buone" e parti "cattive" che avverte dentro si sé. Sulla fronte porta una marchio indelebile: la cicatrice a forma di saetta che Voldemort ha lasciato su di lui quando la maledizione Avada Kedavra non ha avuto effetto a causa del gesto d'amore di sua madre che lo ha salvato. Quella battaglia con il male ha avuto però conseguenze ben più profonde, in quanto qualcosa di Voldemort è entrato dentro di lui, gli è stato in qualche modo trasmesso. (p. 63)
  • Il male va bilanciato con la compassione, tanto che il Preside è famoso per la sua disponibilità a tentare la redenzione di maghi che hanno perduto la strada. Non si spiegherebbe altrimenti l'esistenza della casa di Serpeverde, culla dei maghi "cattivi".
    Ognuno dei quattro fondatori della scuola, Godric Grifondoro, Tosca Tassorosso, Priscilla Corvonero e Salazar Serpeverde, avevano delle qualità individuali che entravano a far parte di un tutto ben equilibrato. Anche il male può esistere, in questo senso, ed essere diretto verso un fine benefico, basta che sia compensato dalla positività del resto. Si tratta di una caratteristica questa che, in realtà, fa parte di ognuno di noi. Nessuno di noi è completamente "buono", la malvagità, nel senso di aggressività, pensieri "cattivi", istintualità, è comunque parte della nostra personalità e non serve a molto tentare di soffocarla, meglio piuttosto integrarla con in resto e canalizzarla verso un fine utile e costruttivo. (p. 68)
  • È interessante notare come in questa fase, in cui Harry è più grande rispetto agli altri libri, diventa per lui più difficile controllare e instaurare un "dialogo" con la parte di sé che ha sempre temuto e ritenuto oscura. Durante la piena adolescenza, infatti, con la ristrutturazione del meccanismo delle identificazioni con le imago parentali e i tentativi sempre più pressanti di avvicinarsi a un ideale dell'Io, l'incontro con l'Ombra porta a un reale ampliamento della personalità solo nel caso in cui viene riconosciuta e si accetta il confronto e l'integrazione con essa. (su L'ordine della fenice: p. 76)
  • Harry, come tutti gli adolescenti, è sempre alla ricerca di qualcosa: delle sue origini, della sua storia, della sua identità. Il suo arrivo alla Scuola di Magia e Stregoneria coincide con la progressiva scoperta del suo passato e delle ragioni che lo spingono a comportarsi in un certo modo, dei motivi per cui si era sempre sentito diverso da tutti gli altri. La prima partenza dal binario 9 e 3/4 di King's Kross, che si ripete poi senza grandi varianti in tutti e quattro i romanzi, segna l'avvio di un lungo viaggio iniziatico che lo condurrà alla fine verso la conoscenza di sé e del mondo di cui fa parte.
    Nel frattempo, Harry raccoglie con audacia e pazienza, nel corso delle sue avventure, pezzi della sua storia passata che, come le tessere di un puzzle si riuniscono a formare un grande disegno che man mano acquista sempre più significato ai suoi occhi. (p. 82)
  • Prima di riuscire a trovare un nuovo equilibrio, naturalmente diverso dal precedente in atto durante l'infanzia, l'adolescente trascorre un periodo intento a trasgredire le vecchie regole, in un gioco di opposizione con le figure genitoriali che è, per quanto faticoso, anche una modalità di affermazione della propria identità. Ne L'Ordine della Fenice, con il fatto che Harry e i suoi amici hanno ormai quindici anni e sono dunque entrati in una fase più avanzata dell'adolescenza, la trasgressione delle regole della scuola assume contorni più ribelli. Intanto, non è più casuale ma premeditata nella maggior parte dei casi. Inoltre, sembra essere funzionale all'affermazione del Sé: trasgredire prende il significato di diversificarsi e quindi individuarsi rispetto agli adulti significativi. (p. 93)
  • Frequentare luoghi proibiti è probabilmente, dopo il Quidditch, lo sport preferito degli studenti della scuola. Harry e Ron, qualche volta anche in compagnia di Hermione che però è più reticente a infrangerei regolamenti, si recano in più di un'occasione nella foresta, nel settore vietato della biblioteca, nei sotterranei e perfino nel bagno delle ragazze, ingegnandosi a sfuggire alla perfida sorveglianza di Mastro Gazza.
    Tutte queste trasgressioni, comunque, hanno sempre un risvolto positivo ai fini dello svolgersi della vicenda, nel senso che risultano essenziali alla risoluzione di un certo problema o mistero da sciogliere. La trasgressione dunque, lungi dall'essere condannata, è in questo caso, alla fine, approvata e legittimata dalle principali figure di riferimento adulte di Harry, come Lupin, la professoressa McGranitt o Hagrid. (p. 95)
  • Il giovane mago è sconvolto: aveva immaginato il padre alla sua età in modo completamente diverso, a ferirlo è anche il fatto che, a giudicare da quanto ha appena visto, suo padre era davvero come Piton gli aveva sempre detto. [...]
    Il giovane mago sembra proprio essere incappato in uno dei nodi più spinosi dell'adolescenza. L'identificazione con i genitori idealizzati, infatti, era stata fino a questo momento una fonte di stabilità e sicurezza per il ragazzo. L'occhio critico con cui li osserva adesso lo spinge a prenderne le distanze perdendo nello stesso tempo, però, punti di riferimento strategici. Il paradosso in cui si trova un qualsiasi adolescente sano è proprio questo: se vuole crescere e diventare autonomo e indipendente deve correre per forza dei rischi, affrontando situazioni che spesso lo faranno sentire confuso e privo di orientamento; se invece vuole mantenere la sua tranquillità corre un pericolo diverso, quello di rimanere prigioniero del suo mondo infantile. Harry, dopo ciò che ha scoperto sul padre James, non si riconosce più nell'imago che si era creato in passato, rifiutando adesso l'identificazione con lui. Questo è uno dei compiti più complessi di questo periodo evolutivo: il distacco dalle figure genitoriali e la continua oscillazione tra dipendenza e autonomia. (p. 108)

Bibliografia[modifica]

  • Rita Ricci, Harry Potter: l'avventura di crescere. Psicologia dell'adolescenza e magia della fiaba, EDUP, 2005. ISBN 8884211131

Voci correlate[modifica]