Rita da Cascia (film)

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Rita da Cascia

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Elena Zareschi nei panni di Rita

Titolo originale

Rita da Cascia

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1943
Genere drammatico, biografico
Regia Antonio Leonviola
Soggetto Celestino Spada
Sceneggiatura Celestino Spada, Antonio Leonviola
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Rita da Cascia, film italiano del 1943 con Elena Zareschi, regia di Antonio Leonviola.

Incipit[modifica]

Le genti amarono Rita perché, prima di essere Santa, fu Sposa e Madre Sublime. (Testo a schermo)

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Signore, tu che tutto vedi e sai, toglimi dal dubbio che mi travaglia l'anima. Sono una povera contadina, Signore, e non posso capire le cose più grandi della mia ignoranza. Io penso di essere adatta a monacarmi, senza offenderti troppo, ma vedo anche che molti uomini si sono dimenticati della cosa più importante, cioè del loro padre, che sei tu. Che devo fare, io, padre di tutti? Devo monacarmi, oppure unirmi a uno di quegli uomini che si sono dimenticati di te, e tentare di salvargli l'anima? (Rita)
  • Non è facile seppellire il passato, dire: «Cambio, cambio vita». Qualche cosa resta sempre. (Delatore nella taverna)

Dialoghi[modifica]

  • Pellegrino: Sono passati millequattrocento anni da quando egli è nato, e il mondo lo va dimenticando. Le città sono tutte guaste, perché si va perdendo la memoria di lui. Solo nelle campagne egli vive ancora. In cerca di lui, il mio piede si è fatto duro. E solo quando mi porto fuori della città, il mio animo lo ritrova. L'ho ritrovato qua, dopo tanto tempo, in queste belle e pacifiche montagne dell'Umbria.
    Antonio: Ma il papa... perché il papa non si muove, non agisce, non fa qualcosa?
    Pellegrino: Non è il papa che deve muoversi. Soltanto il buon esempio può avere forza, soltanto la buona vita di pochi è stata il condizionamento di molti.
    Antonio: È molto difficile, fratello.
    Pellegrino: Bisogna avere il coraggio di entrare nel covo del male. Cristo andò in mezzo alla gente perduta senza alcun timore. Perché egli disse il più straordinario degli insegnamenti, gli uomini lo crocifissero. Egli insegnò a perdonare. Per questo lo trascinarono davanti al tribunale come un re.

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