Robert Crais

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Robert Crais (1953 — vivente), sceneggiatore e scrittore statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

A caccia di un angelo[modifica]

Stavo a testa in giù nel bel mezzo del mio ufficio quando la porta si aprì, e la donna più bella che avessi visto nelle ultime tre settimane entrò. Si bloccò sull'uscio a fissarmi, poi si riprese e si scostò per far passare un uomo dal volto severo che aggrottò la fronte appena mi vide. Un chiaro segno di disapprovazione. La donna disse: «Signor Cole, io sono Jillian Becker. Questo è il signor Bradley Warren. Possiamo parlarle?»

Corrida a Los Angeles[modifica]

— Sono spiacente signor Cole. Lei non c'entra nulla in tutto ciò. La prego, mi scusi — Ellen Lang si alzò dalla sedia davanti alla mia scrivania. Avevo fatto rivestire quella sedia, in coppia con un'altra, in un delizioso color borgogna pastello un anno prima.
— Non saremmo dovute venire, Janet — disse. — Sono imbarazzata.
— In nome di Dio, siediti Ellen — protestò Janet Simon. Ellen si sedette.

Countdown[modifica]

Marchenko e Parsons girarono nei dintorni della banca per sedici minuti, sniffando Krylon Royal Blue Metallic per smorzare l'effetto dello speed, cercando di farsi coraggio. Marchenko era convinto che quella vernice desse loro una marcia in più, li rendesse feroci e spaventosi, perché il Royal Blue era un colore da guerrieri; a Parsons invece piaceva quella specie di alienazione che gli faceva vedere il mondo come attraverso un vetro.
Quando, all'improvviso, Marchenko mollò una manata sul cruscotto, la faccia larga da ucraino paonazza e spiritata, Parsons capì che era arrivato il momento.

Il mercante di corpi[modifica]

Incontrai Jodi Taylor e il suo manager a pranzo sulla Coast Highway a Malibu, non lontano da Paradise Cove e Malibu Colony. Il ristorante era abbarbicato sulla scogliera: ampio e luminoso, offriva una vista spettacolare, a est sulla costa e a sud sulle Channel Islands. Il proprietario era un saucier, un cuoco con tanto di show in televisione. Un sandwich al tonno costava diciotto dollari e una porzione di patatine, anzi di frites, come le chiamavano qui, sette e cinquanta.

L.A. killer[modifica]

L'agente Joe Pike, del dipartimento di polizia di Los Angeles, poteva sentire la musica perfino con il motore acceso, l'aria condizionata a livello cella frigorifera e la radio che gracchiava chiamate in codice alle altre unità.
Le ragazzine latino-americane fuori dal centro commerciale lo guardavano ridacchiando e sussurrandosi cose che le facevano arrossire. Tozzi uomini dalla pelle scura che erano passati attraverso la rete di Zacatecas si assiepavano sul marciapiede, riparandosi gli occhi dal sole mentre i veteranos raccontavano loro di Sawtelle nella Westside e di Roscoe Boulevard nella Valley, dove avrebbero potuto trovare lavori a giornata per trenta dollari in contanti senza bisogno di documenti.

L.A. Tattoo[modifica]

Un tardo pomeriggio, durante uno di quei tramonti perfetti in cui il cielo si accende di rosso rame con un'ultima vampa di calore, Padilla e Bigelow uscirono dall'autostrada e imboccarono una via stretta, con casette tutte uguali, che puntava dritta verso il sole. Allungarono contemporaneamente la mano verso l'aletta parasole, strizzando gli occhi. Padilla pensò che era come lanciarsi a capofitto nell'inferno.
Quando vide le donne sulla strada, Bigelow si sporse in avanti.
«Sulla sinistra. Chiamo io la Centrale.»

L'angelo custode[modifica]

La città era sua, tutta sua per un'ora, una sola magica ora. La mattina dell'incidente, fra le tre e le quattro, quando le strade sono deserte e gli angeli vegliano sugli uomini, la ragazza sfrecciava sul Wilshire Boulevard a centotrenta chilometri all'ora, lungo il tratto noto come Miracle Mile, senza mai rallentare, bruciando tutti i semafori rossi, uno dopo l'altro. Scie di mascara blu scintillante le rigavano le guance.

L'ostaggio[modifica]

L'uomo nella casa stava per uccidersi. Quando aveva scagliato il telefono in cortile, Talley aveva capito che era pronto a farla finita. Dopo sei anni come negoziatore nella squadra Swat del Dipartimento di polizia di Los Angeles, il reparto speciale di pronto intervento, il sergente Jeff Talley sapeva che le persone sotto pressione comunicano spesso mediante azioni simboliche. E il significato di questa era chiaro: basta parlare. Talley temeva che l'uomo potesse suicidarsi o fare qualcosa per costringere gli agenti a ucciderlo. Lo chiamavano "suicidio da polizia". Talley era convinto che fosse colpa sua.

L'ultimo detective[modifica]

Angoon, Alaska

Le acque gelide dell'Alaska ghermivano le barche da pesca allineate lungo il molo, che tendevano gli ormeggi quasi volessero scappare via con la marea. L'acqua, nel piccolo porto di Angoon – un villaggio di pescatori sul versante occidentale dell'isola di Admiralty, al largo delle coste sudoccidentali dell'Alaska –, seppure increspata dalla pioggia e nera come l'acciaio per il cielo nuvoloso, era limpidissima, una finestra che, sotto palafitte erose dal tempo, si apriva su un mondo di stelle marine grandi come il coperchio di un bidone della spazzatura, meduse delle dimensioni di palloni da baseball e cirripedi come pugni di uno scaricatore. Questa è l'Alaska: una terra così esuberante di vita da caricare un uomo, risollevarlo e persino riportarlo indietro dall'aldilà.

La città dorme[modifica]

«Parlo con Elvis Cole, il più grande detective del mondo?» Era la voce di Patricia Kyle.
«Sì, sono io.» Ero sdraiato sul divano di pelle di fronte alla scrivania e mi godevo il panorama sulle Channel Islands. Una volta usavo le poltrone, ma il divano è decisamente più adatto per riprendersi dalla fatica di essere il migliore.
«Stavi dormendo?»

La prova[modifica]

Quel sabato mattina il cielo sopra la San Fernando Valley era blu intenso. La brezza delle San Gabriel Mountains aveva attraversato la vallata pianeggiante, superato la cresta dei monti di Santa Monica e ripulito l'aria di L.A. dal sudicio pulviscolo abituale.
Mulholland Drive si inerpica lungo il fianco dei monti di Santa Monica. Se la si percorre a piedi come stavano facendo quella mattina Sandra Bernson e suo padre, lo sguardo può spaziare per almeno sessanta chilometri verso sud, lungo la baia di Los Angeles fino all'estremità della penisola di Long Beach, e per più di cinquanta verso nord, lungo la San Fernando Valley, attraverso il Passo Newhall fino alle montagne dai pendii color porpora di Santa Susana e alle vette che circondano il lago Castaic.

La squadra[modifica]

Jennifer Sheridan era ferma sulla porta dell'ufficio come se lei fosse Fay Wray, io fossi King Kong, un branco di selvaggi in gonnellino di paglia stesse per immobilizzarla e io potessi abusare di lei. Un'espressione che avevo già visto, nelle donne come negli uomini. «Sono un detective, signorina Sheridan. Non le farò alcun male. Chissà, potrei persino arrivare a piacerle.» Esibii il mio miglior sorriso da Bravo Ragazzo, quello con lo sguardo ammiccante.

Lo specialista[modifica]

Chiamata Codice Tre
Squadra Artificieri
Silver Lake, California
Charlie Riggio fissò la scatola di cartone posata accanto al cassonetto dell'immondizia. Era una scatola della Jolly Green Giant, dal cui lato superiore spuntava quello che sembrava un sacchetto marrone accartocciato. Sulla scatola era stampata la scritta FAGIOLINI VERDI. Né Riggio né i due agenti in uniforme che erano con lui si avventurarono oltre l'angolo della piccola area commerciale lungo il Sunset Boulevard; potevano vedere bene la scatola da dove si trovavano.

Senza protezione[modifica]

Seattle

Alle 2.14 di quella notte, la notte in cui si lasciarono alle spalle la loro vita precedente per cominciarne un'altra, pareva che si fossero aperte improvvisamente le cateratte del cielo; una cascata d'acqua tambureggiava sulla casa e sferzava il furgone bianco con cui i poliziotti erano venuti a prenderli, fermo in attesa davanti alla veranda.

Bibliografia[modifica]

  • Robert Crais, A caccia di un angelo [traduttore non indicato], Mondadori, 1989.
  • Robert Crais, Corrida a Los Angeles [traduttore non indicato], Mondadori, 1987.
  • Robert Crais, Countdown, traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 2008. ISBN 9788804576839
  • Robert Crais, Il mercante di corpi, traduzione di Ilaria Molineri, Piemme, 2003. ISBN 978883848185X
  • Robert Crais, L.A. killer, traduzione di Stefano Bortolussi, Piemme, 2003. ISBN 978883847813X
  • Robert Crais, L.A. Tattoo, traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 2006. ISBN 8804550929
  • Robert Crais, L'angelo custode, traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 2009. ISBN 9788804585701
  • Robert Crais, L'ostaggio, traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 2003. ISBN 8804523557
  • Robert Crais, L'ultimo detective, traduzione di Annamaria Raffo, Mondadori, 2004. ISBN 8804533293
  • Robert Crais, La città dorme, traduzione di Ilaria Molineri, Piemme, 2006. ISBN 978883848576X
  • Robert Crais, La prova, traduzione di Francesca Di Pietro, Piemme, 2008. ISBN 9788856601633
  • Robert Crais, La squadra, traduzione di Stefano Tettamanti, Piemme, 2005. ISBN 9788838483530
  • Robert Crais, Lo specialista, traduzione di Stefano Bortolussi, Piemme, 2004. ISBN 9788838483090
  • Robert Crais, Senza protezione, traduzione di Giuseppe Settanni, Mondadori, 1999.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]