Robert Jungk

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Robert Jungk, nato Robert Baum (1913 – 1994), giornalista e saggista austriaco.

Citazioni di Robert Jungk[modifica]

  • [Su Robert Oppenheimer]
    Un passo della Bhagavad-Gita, il sacro poema epico degli Hindu, gli venne alla mente:
    "Se la luce di mille soli | divampasse nel cielo, | sarebbe come | lo splendore dell'Onnipotente—"
    E ancora, quando la sinistra, gigantesca nuvola si sollevò nella sommità sopra il Punto Zero, egli si ricordò di un altro verso dello stesso testo:
    "Io sono diventato Morte, il frantumatore dei mondi."[1]
A passage from the Bhagavad-Gita, the sacred epic of the Hindus, flashed into his mind:
"If the radiance of a thousand suns | were to burst into the sky, | that would be like | the splendor of the Mighty One—"
Yet, when the sinister and gigantic cloud rose up in the far distance over Point Zero, he was reminded of another line from the same source:
"I am become Death, the shatterer of worlds."
(da Brighter than a Thousand Suns: A Personal History of the Atomic Scientists, New York, Harcourt, Brace, 1958, p. 201; citato in James A. Hijiya, The Gita of J. Robert Oppenheimer)

    in Enzo Biagi, Quante storie, Rizzoli, Milano, 1989, pp. 25-27. ISBN 88-17-85322-4

  • Uno Stato atomico non può che trasformarsi in un super Stato poliziesco. Le centrali nucleari sono estremamente vulnerabili. È facile colpirle e un attentato sia pure "modesto" può provocare una sciagura immane. Lo Stato è quindi costretto a proteggere gli impianti atomici con misure di sicurezza sempre più rigorose.
  • Non c'è scelta: per proteggersi lo Stato atomico deve controllare tutti, senza eccezioni. Il rischio più grave delle centrali atomiche è la perdita della nostra libertà.
  • Gli uomini possono portare grano alla macina o trasformarsi in granelli di sabbia che possono bloccarla. Ogni uomo, ciascuno di noi, può essere decisivo per la battaglia, per contribuire a creare un futuro diverso.

Note[modifica]

  1. Cfr. Oppenheimer: «Sapevamo che il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Alcuni risero, altri piansero, i più rimasero in silenzio. Mi ricordai del verso delle scritture Indù, il Baghavad-Gita. Vishnu tenta di convincere il Principe che dovrebbe compiere il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma dalle molteplici braccia e dice, "Adesso sono diventato Morte, il distruttore dei mondi." Suppongo lo pensammo tutti, in un modo o nell'altro.»

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