Robert M. Pirsig

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Robert M. Pirsig

Robert Maynard Pirsig (1928 – 2017), scrittore e filosofo statunitense.

Lila: indagine sulla morale[modifica]

Incipit[modifica]

Lila non sapeva che lui era lì. Stava dormendo profondamente, forse sognando; qualche sogno pauroso. Nel buio la sentì arrotare i denti e rigirarsi di scatto, in lotta contro una minaccia che lei sola vedeva.

Citazioni[modifica]

  • Fedro aveva scelto con cura le parole, per non dare il via a una discussione: «Secondo me insieme con la barca noi compriamo lo spazio, il nulla, il vuoto... enormi distese di acque aperte... e distese di tempo senza scadenze... È una merce che vale un sacco di soldi... difficile da trovare di questi tempi». (p. 19)
  • Siamo così abituati a schemi interpretativi, che spesso ci dimentichiamo che esistono.
  • Immaginiamoci due globuli rossi seduti uno accanto all'altro che si chiedono: < si arriverà mai a una forma di evoluzione superiore alla nostra? > e che, guardandosi intorno e non vedendo niente, concludono che no, loro sono il massimo; ecco non è forse altrettanto grottesca l'idea di due esseri umani che, passeggiando per manhattan, si chiedono se esisterà mai una forma di evoluzione superiore all'<uomo>, intendendo l'uomo biologico?
  • Definire una cosa è subordinarla a un intrico di relazioni intellettuali, che per ciò stesso distruggono la conoscenza vera.
  • Il mondo ci viene incontro in un flusso continuo di frammenti che ci piacerebbe pensare si incastrino perfettamente tra loro, ma che di fatto non combaciano mai.
  • La vera scienza e la vera filosofia non sono guidate da idee preconcette su quali siano le questioni importanti.
  • La normalità è conformità alle aspettative collettive.
  • Permissivismo e abbattimento dell'autorità sociale non sono certo più scientifici della severità e delle discipline vittoriane.
  • La forza creativa dell'evoluzione non è contenuta nella sostanza.
  • Sulla cuccetta del pilota, i contenitori con gli appunti per il libro a cui stava lavorando erano stati spinti da una parte dalla valigia di Lila. Uno dei quattro, anzi, era proprio sul bordo, a un pelo dal rovesciarsi. Ci mancava solo che tremila schede 10x15 finissero sparpagliate sul pavimento.
    Andò a regolare la molla fermaschede e spinse i contenitori al sicuro verso il fondo della cuccetta. Poi tornò a sedere. Sarebbe stato meno grave perdere la barca, che quelle schede. Ne aveva circa undicimila. Il risultato di quasi quattro anni di continue classificazioni e riclassificazioni. Era quasi impazzito nel cercare di dare loro un ordine e più volte era stato sul punto di rinunciare.
    Riguardavano quella che lui chiamava «Metafisica della Qualità» o «Metafisica del Valore» o, più brevemente, «MQ». (p. 34)
  • L'identità tra l'esperienza del peyote e quello che sappiamo sulla ricerca della visione risultava evidente dalla citazione che Fedro aveva trascritto su una delle sue schede. L'assunzione di peyote indurrebbe «uno stato di benessere in cui la mente è sgombra, mentre si acuisce l'attenzione per tutte le percezioni, le sensazioni, nonché gli eventi interpsichici.
    «Subentrano poi modificazioni percettive, che si manifestano dapprima nella produzione spontanea di copiose e vivide immagini, quindi di illusioni ottiche ed infine allucinazioni visive. Le emozioni diventano più intense e coprono una vasta gamma di contenuti, dall'euforia all'apatia alla serenità all'angoscia. L'intelletto si cimenta nell'analisi di realtà complesse o di problemi trascendentali. La coscienza si espande fino a comprendere simultaneamente tutte queste reazioni. (p. 50)
  • Se si fa un elenco dei tratti caratteristici degli americani bianchi riscontrati dagli osservatori europei, si scopre che esiste una correlazione positiva con le caratteristiche tradizionalmente attribuite agli indiani dagli americani bianchi. Non solo: se si confrontano gli aggettivi usati dagli americani per descrivere gli europei con quelli usati dagli indiani per descrivere i bianchi americani, anche qui la correlazione è piuttosto alta. (p. 60)

Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta[modifica]

Incipit[modifica]

Senza togliere la mano dalla manopola sinistra vedo dal mio orologio che sono le otto e mezza. Il vento, anche a cento all'ora, è caldo e umido. Chissà come sarà nel pomeriggio, se già alle otto e mezza c'è tanta afa.

Citazioni[modifica]

  • Bisogna diventare vecchi per cose del genere. (p. 14)
  • Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c'è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un'esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata. (p. 14-15)
  • Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore. (p. 28)
  • Le strade migliori non collegano mai niente con nient'altro e c'è sempre un'altra strada che ti ci porta più in fretta. (p. 16)
  • Con questo Chautauqua non mi propongo di aprire qualche nuovo canale di coscienza, ma semplicemente di scavare più a fondo in quelli vecchi, ormai ostruiti dalle macerie di pensieri divenuti stantii e di ovvietà troppo spesso ripetute. L'eterno "Che c'è di nuovo?" allarga gli orizzonti, ma se diventa l'unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l'ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda "Che c'è di meglio?", che scava in profondità invece che in ampiezza. (p. 18)
  • Nella storia dell'umanità ci sono state epoche in cui i canali di pensiero avevano un corso talmente determinato che nessun cambiamento era possibile; non succedeva mai niente di nuovo, e il 'meglio' era una questione di dogma, ma non è il nostro caso. Adesso sembra che il torrente della nostra coscienza comune stia straripando, perdendo la sua direzione e il suo scopo centrale, senza altro scopo se non quello del rovinoso compimento del suo impulso interiore. (p. 18)
  • Si rimuove sempre la rabbia momentanea verso qualcosa che si odia a fondo. (p. 25)
  • Non siamo ancora nel Dakota, ma a giudicare dalla vastità delle praterie non dovremmo essere lontani. [...] Tra la fine delle Pianure Centrali e le Grandi Pianure non c'è un confine netto. Il cambiamento è graduale, ma non per questo meno sorprendente. Qui ci sono meno alberi e mi rendo conto all'improvviso che quelli che vedo non sono di qui, ma ce li hanno portati e piantati in lunghi filari per far barriera contro il vento. Ma dove non sono stati piantati non c'è sottobosco, né crescita recente – solo erba, a volte punteggiata da fiori selvatici e sterpaglia, per lo più erba. Siamo nel paese dell'erba, siamo nella prateria. (p. 29)
  • Quando guardo questi prati, le dico tra me: «Vedi?... Vedi?». E penso che veda. Spero che, più in là, anche lei arrivi a vedere e a sentire in queste praterie una cosa di cui ho smesso di parlare con gli altri; una cosa che qui esiste perché non esiste nient'altro e che si può notare grazie all'assenza di altre cose. (p. 30)
  • In un grippaggio i pistoni si dilatano a causa del calore eccessivo, diventano troppo grandi per le pareti dei cilindri e si bloccano; certe volte fondono e inceppano il motore e la ruota posteriore, facendo sbandare la moto. La prima volta che questa moto grippò, finii con la testa all'altezza della ruota anteriore e col mio passeggero quasi in groppa. (p. 34)
  • Scrivere e curare manuali tecnici è quello che faccio per guadagnarmi da vivere undici mesi su dodici e so che sono pieni di errori, di ambiguità, di lacune e di informazioni talmente contorte che per capirci qualcosa bisogna leggerli e rileggerli. (p. 37)
  • La fretta è di per sé un atteggiamento velenoso da ventesimo secolo, che tradisce indifferenza e impazienza. (p. 38)
  • I guanti di pelle scamosciata sono i migliori, perché prevengono le scottature solari, assorbono il sudore e tengono le mani fresche. Quando si viaggia solo per un'ora non ha molta importanza, ma se sei in ballo tutti i giorni dodici ore al giorno diventa una questione essenziale. (p. 49)
  • Ieri ho parlato di come sia importante tenere alle cose, be', io a questi vecchi guanti ammuffiti ci tengo. Li guardo e sorrido, perché sono così vecchi, stanchi e laceri da sfiorare il ridicolo, e quando li appoggio sul tavolo, anche quando non sono freddi, non c'è verso di farli stare piatti. Sono dotati di una memoria propria. Mi sono costati solo tre dollari e me li cucio e ricucio con un gran spreco di tempo e di fatica, perché non riesco neanche a immaginare di poterli sostituire. Non è pratico, ma la praticità non è tutto in fatto di guanti, non è tutto mai. (p. 53)
  • Alcune cose ci sfuggono perché sono così impercettibili che le trascuriamo. Ma altre non le vediamo proprio perché sono enormi. (p. 62)
  • Le parole di consolazione vanno meglio per gli estranei, per gli ospiti, non per la tua gente. Non sono che cerotti emotivi. (p. 71)
  • La modalità romantica si affida soprattutto all'ispirazione, all'immaginazione, alla creatività e all'intuizione. I sentimenti predominano sui fatti. [...] La modalità classica, invece, procede secondo ragione e sulla base di leggi – che sono esse stesse la forma soggiacente del pensiero e del comportamento. (p. 76)
  • C'è un'estetica classica così sottile che spesso ai romantici sfugge. Lo stile classico è diretto, disadorno, non-emotivo, economico e accuratamente proporzionato. Il suo scopo non è quello di ispirare emozioni, ma di creare l'ordine dal caos e svelare l'ignoto. Esteticamente non è né libero né naturale, ma contenuto. Tutto è sotto controllo. Il suo valore si misura in base alla continuità di questo controllo. (p. 76)
  • Noi prendiamo una manciata di sabbia dal panorama infinito delle percezioni e la chiamiamo mondo. (p. 85)
  • All'intelligenza classica interessano i principi che determinano la separazione e l'interrelazione dei mucchi. L'intelligenza romantica si rivolge alla manciata di sabbia ancora intatta. Sono entrambi modi validi di considerare il mondo, ma sono inconciliabili. (p. 85)
  • È un fantasma che si riveste del nome di 'razionalità', ma le sue sembianze sono quelle della confusione e dell'insensatezza, un fantasma che fa sembrare un po' folli le più normali azioni quotidiane perché ciascuna di esse non ha nulla a che vedere con tutto il resto. (p. 87)
  • Si vive più a lungo per poter vivere più a lungo. Senza altro scopo. Questo dice il fantasma. (p. 87)
  • Voleva liberarsi della sua propria immagine, perché il fantasma era ciò che lui era, e Fedro voleva essere libero dai vincoli della sua stessa identità. (p. 91)
  • Il motore ha incominciato a fare uno strano rumore come se ci fosse un'asta delle punterie allentate, ma potrebbe essere qualcosa di peggio, per cui ora registrerò tutto per vedere se scompare. La registrazione delle punterie deve essere fatta a motore freddo, il che significa che la sera bisogna parcheggiare la motocicletta nel posto in cui ci si lavorerà il mattino dopo. (pp. 99-100)
  • La prima punteria è a posto, non c'è bisogno di registrarla; controllo la seconda. Passerà un bel po' di tempo prima che il sole salga sopra quegli alberi... Ho sempre la sensazione di essere in chiesa, quando faccio questa operazione... (p. 101)
  • Con una motocicletta non è per motivi romantici o perfezionistici che si rispetta la precisione. L'enorme forza del calore e la pressione esplosiva dentro questo motore possono essere controllate unicamente grazie all'estrema precisione di questi strumenti. A ogni esplosione la biella cala sull'albero a gomito con una pressione di molte centinaia di chili per centimetro quadrato. Se l'aderenza della biella all'albero a gomito è precisa, la forza dell'esplosione verrà trasferita senza scosse e il metallo sarà in grado di sopportarla. Ma se l'aderenza non è perfetta e c'è un gioco di pochi centesimi di millimetro la forza dell'eplosione avrà la violenza di un colpo di martello, e la biella e la superfecie del cuscinetto verranno presto appiattite, con un rumore sulle prime molto simile a quello delle punterie lasche. (pp. 101-102)
  • Ecco perché adesso sto facendo un controllo. Se c'è veramente gioco nel piede della biella e cerco di tirare fino alle montagne senza una revisione, il rumore diventerà sempre più forte, finché la biella non si staccherà, batterà contro l'albero a gomito e distrugerà il motore. A volte le bielle rotte perforano addirittura il carter e l'olio cola tutto sulla strada. (p. 102)
  • La quarta punteria ha troppo gioco, come avevo sperato. La registro, controllo la messa in fase e vedo che è a posto: le puntine non sono bruciate, per cui le lascio stare, avvito i coperchi delle valvole, rimetto le candele e metto in moto. Il rumore delle punterie è scomparso, ma questo non vuol dire, finché l'olio è ancora freddo. [...] Faccio un paio di isolati e non sento nessun battito di punterie. Il motore incomincia a fare un bel rumore, penso che sia a posto. Comunque non tirerò delle conclusioni azzardate finché non avremo fatto almeno venti chilometri. (p. 105)
  • Entrando vedo che Bill è un meccanico che appartiene alla scuola della «memoria fotografica». È tutto sparpagliato in giro. Chiavi inglesi, cacciaviti, pezzi di ricambio vecchi, motociclette vecchie, pezzi di ricambio nuovi, motociclette nuove, cataloghi, camere d'aria, il tutto ammonticchiato in una confusione tale che sotto non si vedono neanche i banconi. Io non riuscirei a lavorare in queste condizioni, ma solo perché non sono della sua scuola. In questa baraonda, probabilmente Bill non ha che da girarsi e allungare una mano per trovare l'attrezzo che gli occorre. Ho già conosciuto meccanici di questo tipo. C'è da diventar matti a guardarli, ma fanno il lavoro altrettanto bene e a volte più in fretta degli altri. Però se gli sposti uno strumento di dieci centimetri, ci mettono dei giorni a trovarlo. (p. 106)
  • Il vero scopo del metodo scientifico è quello di accertare che la natura non ti abbia indotto a credere di sapere quello che non sai. (p. 111)
  • Uno scienziato da baraccone che, con una attrezzatura alla Frankestein, faccia sensazionali 'esperimenti scientifici', sa in anticipo i risultati dei suoi tramestii e quindi non fa affatto un lavoro scientifico. In compenso, un meccanico che suona il clacson della moto per vedere se la batteria è carica, fa, in modo informale, un vero e proprio esperimento scientifico, poiché verifica un'ipotesi facendo la domanda direttamente alla natura. (p. 112)
  • È nelle candele che l'impianto elettrico causa direttamente l'accensione del motore, e se non si fa una verifica in quel punto non si potrà mai sapere se il guasto è di origine elettrica o no. (p. 112)
  • Per una verifica precisa il meccanico toglie le candele e le appoggia al motore in modo da stabilire un contatto elettrico, preme la leva dell'avviamento e guarda la candela in attesa di una scintilla azzurra. Se la scintilla non scocca, ci sono due possibilità: a) c'è un guasto elettrico; oppure b) il suo esperimento è mal fatto. Un meccanico esperto lo ripeterà ancora un paio di volte, verificherà i contatti e cercherà in tutti i modi di far scoccare la scintilla. Se non ci riesce, arriverà alla conclusione che a è corretto, cioè c'è un guasto elettrico, e l'esperimento è concluso: egli ha verificato la sua ipotesi. (pp. 112-113)
  • Un osservatore inesperto vedrà solo il lavoro fisico, ma questo non è che l'aspetto più banale. La parte di gran lunga più impegnativa è l'attenta osservazione e il rigore operativo. Questo è il motivo per cui i meccanici al lavoro hanno un'aria così scostante: non vogliono essere distratti perché si stanno concentrando su immagini mentali, su gerarchie, e non sulla motocicletta nella sua materialità. Stanno usando gli esperimenti per allargare la gerarchia della loro conoscenza della motocicletta guasta e paragonarla alla gerarchia corretta che hanno in testa. Stanno guardando la forma soggiacente. (p. 113)
  • La vera Università non ha un'ubicazione specifica. Non ha possedimenti, non paga stipendi e non riceve contributi materiali. La vera Università è una condizione mentale. È quella grande eredità del pensiero tradizionale che ci è tramandata attraverso i secoli e che non esiste in nessun luogo specifico; viene rinnovata attraverso i secoli da un corpo di adepti tradizionalmente insigniti del titolo di professori, ma nemmeno questo titolo fa parte della vera Università. Essa è il corpo della ragione stessa che si perpetua. Oltre a questa condizione mentale, la «ragione», c'è un'entita legale che disgraziatamente porta lo stesso nome ma è tutt'altra cosa. Si tratta di una società che non ha scopi di lucro, di un ente statale con un indirizzo specifico che ha dei possedimenti, paga stipendi, riceve contributi materiali e di conseguenza può subire pressioni dall'esterno. Ma questa Università, l'ente legale, non può insegnare, non produce sapere e non vaglia le idee. È solo un edificio, la sede della chiesa, il luogo in cui son state create le condizioni favorevoli a che la chiesa potesse esistere. (p. 149-150)
  • Provate a osservare un apprendista e paragonate la sua espressione a quella di un artigiano di prim'ordine e vedrete la differenza. L'artigiano non si attiene mai alle istruzioni. Decide man mano quel che deve fare, sarà concentrato e attento senza il minimo sforzo. I suoi movimenti e la macchina sono come in sintonia. È la natura della materia su cui lavora a determinare i suoi pensieri e i suoi movimenti, e questi, a loro volta, cambiano la natura della materia. La materia e i pensieri dell'artigiano si trasformano insieme, cambiando gradualmente, fino al momento in cui la mente è in quiete e la materia ha trovato la sua forma. (p. 165)
  • La Qualità... sappiamo cos'è, eppure non lo sappiamo. Questo è contraddittorio. Alcune cose sono meglio di altre cioè hanno più Qualità. Ma quando provi a dire in che cosa consiste la Qualità astraendo dalle cose che la posseggono, paff, le parole ti sfuggono di mano. Ma se nessuno sa cos'è, ai fini pratici non esiste per niente. Invece esiste eccome. Su cos'altro sono basati i voti, se no? Perché mai la gente pagherebbe una fortuna per certe cose, e ne getterebbe altre nella spazzatura? Ovviamente alcune sono meglio di altre... Ma in cosa consiste il «meglio»?... (p. 183)
  • Qualsiasi sforzo abbia come obiettivo finale l'autoglorificazione è destinato a concludersi in un disastro. (p. 210)
  • Una cosa di cui non si fa mai parola a proposito dei pionieri è che sono invariabilmente, e per loro stessa natura, sciatti e disordinati. (p. 251)
  • Una geometria non può essere più vera di un'altra; può essere solo più utile. La geometria non è vera, è vantaggiosa. (p. 258)
  • Per esempio, c'è una vite bloccata in una copertura laterale. Controllate sul libretto di istruzione per vedere se può esserci un motivo particolare per cui questa vite resiste tanto, ma il libretto dice soltanto: «Smontare la copertura laterale» in quello stile tecnico meravigliosamente conciso che non dice mai quel che si vuole sapere. (p. 272)
  • Continuiamo ad attraversare, inosservati, momenti della vita di altra gente. (p. 280)
  • Credo che se vogliamo cambiare il mondo per viverci meglio non ci convenga discutere di rapporti di natura politica, inevitabilmente dualistici e pieni di soggetti e oggetti, né dei loro rapporti reciproci; e nemmeno adottare programmi pieni di cose che gli altri devono fare. Questo tipo di approccio, secondo me, parte dalla fine scambiandola per l'inizio. I programmi di natura politica sono importanti prodotti finali della Qualità sociale, ma sono efficaci solo se è valida la struttura soggiacente dei valori sociali. I valori sociali sono giusti soltanto se sono giusti quelli individuali. Il posto per migliorare il mondo è innanzitutto nel proprio cuore, nella propria testa e nelle proprie mani; è da qui che si può partire verso l'esterno. Altri possono parlare di come ampliare il destino dell'umanità. Io voglio soltanto parlare di come si aggiusta una motocicletta. Credo che quel che ho da dire io abbia un valore più duraturo. (p. 287)
  • Certe volte penso che l'idea che la mente di una persona sia accessibile a quella di un'altra è soltanto una finzione verbale, un modo di dire, un'ipotesi che fa sembrare plausibile una specie di scambio tra creature fondamentalmente estranee, quando invece il rapporto tra due persone è, in ultima analisi, insondabile. (p. 289)
  • Mu significa «nessuna cosa». Come «Qualità», mu punta il dito fuori dal processo di discriminazione dualistica, dicendo semplicemente: nessuna classe: «non uno, non zero, non sì, non no». Afferma che il contesto della domanda è tale per cui la risposta sì o la risposta no sono errate e non dovrebbero essere date. Il suo significato è: «Non fare la domanda». (p. 308)
  • Che il mu esista nel mondo naturale in cui la scienza indaga è evidente. Solo che, come al solito, il nostro retaggio ci impedisce di vederlo. Per esempio, è stabilito una volta per sempre che i circuiti del calcolatore hanno solo due condizioni, un certo potenziale per «uno» e un altro per «zero». È una sciocchezza! (p. 308)
  • Nella manutenzione della motocicletta la risposta mu è una delle principali ragioni di calo dell'enthousiasmos. Non dovrebbe esserlo! Quando ottenete una risposta indeterminata, delle due l'una: o le procedure sperimentali non fanno quel che voi credete, oppure dovete ampliare il contesto della vostra ricerca. Controllate gli esperimenti e ristudiate le domande. Non gettate via le risposte mu! Sono quelle su cui potete crescere. (309)
  • Le viti e i bulloni, per esempio, esercitano forze di grande intensità. Naturalmente è molto importante saper distinguere il limite minimo e quello massimo. Quando avvitate una vite c'è un grado detto «stretto a mano» in cui c'è contatto ma non deformazione elastica. Poi cè il «serrato», in cui è impegnata l'elasticità superficiale. Infine, con lo «stretto» tutta l'elasticità è assorbita. (p. 311)
  • La forza richiesta per raggiungere i tre gradi varia a seconda delle viti e dei dadi, e anche a seconda che si tratti di bulloni lubrificati e di controdadi. La forza varia a seconda che si tratti di acciaio, ghisa, ottone, alluminio, plastica e ceramica. Una persona che abbia il tocco del meccanico sa riconoscere lo «stretto» e si ferma. Chi non ce l'ha va oltre e rovina la filettatura oppure rompe il pezzo. (p. 311)
  • Qualsiasi lavoro tu faccia, se trasformi in arte ciò che stai facendo, con ogni probabilità scoprirai di essere divenuto per gli altri una persona interessante e non un oggetto. Questo perché le tue decisioni, fatte tenendo conto della Qualità, cambiano anche te. Meglio: non solo cambiano anche te e il lavoro, ma cambiano anche gli altri, perché la Qualità è come un'onda. Quel lavoro di Qualità che pensavi nessuno avrebbe notato viene notato eccome, e chi lo vede si sente un pochino meglio: probabilmente trasferirà negli altri questa sua sensazione e in questo modo la Qualità continuerà a diffondersi. (p. 341)

Explicit[modifica]

Le prove della vita, naturalmente non hanno mai fine. Tutti sono destinati a sperimentare infelicità e dissgrazie, ma ora ho come una sensazione, una sensazione che prima non c'era, e che non si ferma alla superficie delle cose, ma mi pervade fino al profondo del cuore: ce l'abbiamo fatta. Ora tutto andrà meglio. Queste cose si sentono.

Bibliografia[modifica]

  • Robert M. Pirsig, Lila: un'indagine sulla morale (Lila: An Inquiry Into Morals, 1992), traduzione di A. Bottini, Adelphi, Milano 1999. ISBN 8845909204
  • Robert M. Pirsig, Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, traduzione di Delfina Vezzoli, Adelphi, Milano, 1997. ISBN 88-459-0734-1

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