Roberto Farinacci

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Roberto Farinacci

Roberto Farinacci (1892 – 1945), politico e giornalista italiano.

Citazioni di Roberto Farinacci[modifica]

  • «Domando la parola!» gridò Farinacci. «Faccia silenzio il pubblico» rispose con solennità Garibotti[1]. «Ma che pubblico!» rispose Farinacci. «Non vede che sono solo!» Garibotti: «Dico di far silenzio». Farinacci: «No!» Garibotti: «Quale diritto ha lei di parlare?» Farinacci: «Parlo a nome del quarantunesimo consigliere provinciale». «La finisca: i consiglieri sono quaranta.» «Ebbene questa mattina sono quarantuno.» «E chi è il quarantunesimo?» «Sono io.» «E chi l'ha eletto?» «Mi sono eletto da me.»[2]

Citazioni su Roberto Farinacci[modifica]

  • Farinacci era indubbiamente uno sciatto, un egocentrico, un presuntuoso e naturalmente un temperamento eccessivo che ad un certo punto aveva creduto di dover rappresentare in seno al fascismo l'uomo di punta, la riserva indispensabile dell'intransigenza morale e politica; ma la sua morte coraggiosa induce anche i suoi vecchi nemici ad un minimo di rispetto. (Cesare Rossi)
  • Il tipo più completo e rispettabile che abbia espresso sinora il fascismo. (Pietro Gobetti)
  • Nei primi tempi dello squadrismo a Cremona, i socialisti avevano dato a Roberto Farinacci il soprannome di Tettoia che poi gli conservarono anche quando, alle elezioni del '21, fu eletto deputato. Lo chiavano così perché era impiegato alle ferrovie, ma il soprannome nascondeva un'allusione maligna. Infatti Farinacci, durante la guerra, benché fosse interventista e avesse l'età e la salute per la vita di trincea, era rimasto in servizio nelle ferrovie, non staccandosi mai dall'amica tettoia. (Manlio Cancogni)
  • Roberto Farinacci, il più feroce tra i capibanda squadristi nel 1919-1922, poi segretario del partito e ras da sempre di Cremona: un ceffo truce e violento, votato senza riserve alla causa di Hitler di cui era, notoriamente, l'agente (ben pagato) e l'informatore personale per le cose italiane. (Paolo Pavolini)

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Note[modifica]

  1. Giuseppe Garibotti (1865−1930), presidente del Consiglio provinciale di Cremona dal 1920 al 1922.
  2. Citato in Storia dello squadrismo di Manlio Cancogni, Longanesi, Milano, 1959, p. 139.