Roberto Papini
Aspetto
Roberto Papini (1883 – 1957), storico dell'arte e docente italiano.
Citazioni di Roberto Panini
[modifica]- Temperamento complesso di pittore e di scultore, lanciato sulle orme del Caravaggio e in via di elaborazione della sua idealità plastico pittorica, non in via di ravvedimento come lo immaginò il Baglione[1], Giovanni Serodine ricompare con la piena esuberanza che è carattere dei migliori artisti dell'età sua. Sia che egli dipinga con carezze leggiere di passaggi di tono il damasco bianco della dalmatica di San Lorenzo, sia che rilevi le figure chiaroscurando forte e riflessando le ombre dal rovescio come il Caravaggio faceva, sia che corrughi la superficie per addentrarsi nelle forme e caratterizzarle, sia che si sfrangi il tremolio delle luci nella cupa profondità delle ombre notturne, dovunque vediamo in lui il pittore di razza, sicuro, agile, padrone del mestiere, sì che infrena e risolve a suo talento energia e sensibilità.[2]
L'Italia, l'arte e la critica
[modifica]- A leggere il libro del Ducati[3] là dove tratta delle origini, della lingua, della religione, della vita, della storia degli etruschi, si è colpiti dalla vastità d'una dottrina acquistata con un metodo scrupoloso d'indagine. In ciò il metodo archeologico ha qualche cosa di prodigioso. Nulla sfugge all'indagatore: i ritrovamenti minimi come i massimi sono incatenati da un sistema di nessi che presuppone una larga conoscenza del mondo antico, delle fonti storiche, delle correnti etniche, delle condizioni geografiche, geologiche, politiche, magari psicologiche di quei tempi. (p. 145)
- Il moderno tormento estetico non turba le serene esperienze da laboratorio che il Ducati compie sull'arte degli etruschi come le compirebbe il chimico sui fenomeni del mondo inorganico. Egli è il tipico rappresentante della mentalità archeologica pura che si impone l'insensibilità, e quasi il disprezzo, verso i problemi dell'estetica, quasi che mancassero di serietà e di determinazione. (p. 146)
- Singolare e solitario temperamento di studioso. C'è qualche cosa d'ascetico nella fatica di Pietro Toesca. Invano si cercherebbe nelle sue pagine il prorompere d'un entusiasmo. Parla costantemente d'arte e non esclama, non s'esalta. Ma si sente che nel suo adorare raccolto, nel suo misurato parlare, c'è un tormento che va oltre la ricerca della verità e si rivolge ad un godimento religioso, provato nell'intimo d'una coscienza vigile. (p. 154)
- Per noi discepoli che abbiamo seguìto passo per passo l'opera appassionata del maestro, il fatto che Adolfo Venturi sia giunto a favellare coi grandi pittori del Cinquecento ha un valore sentimentale. È come se i muratori e i manovali vedessero finalmente l'architetto disegnare il coronamento dell'edificio a cui hanno portato calce, rena e mattoni. Tutta la storia dell'arte italiana di Adolfo Venturi doveva infatti culminare nella visione del pieno Rinascimento. Barocco e barocchetto saranno lasciati a chi li vorrà e li potrà studiare, quando i tempi saran maturi e la preparazione documentaria compiuta. (p. 155)
- [...] come le opere d'arte debbono essere guardate? Qui entrano in campo le facoltà più schiette di Adolfo Venturi. Egli non s'è mai contentato delle attribuzioni già fatte; una per una, su migliaia di opere, le ha tutte volute rivedere, sottoporre al tormento d'una analisi minuta e precisa; analisi prima di tutto dei caratteri materiali delle opere: i modi del disegno, il ricorrere di tratti abituali e tipici di ciascun artista, i modi di comporre, di colorire, di scolpire, le pieghe del panneggio, i formati delle figure, il metodo dell'architettare; analisi poi di ciò che è più sensibile e sfuggente alla critica, dall'interpretazione del soggetto allo spirito delle opere. a quel tanto di imponderabile che rivela l'opera d'un maestro a primo acchito e la distingue da quella d'un altro o degli imitatori. (p. 156)
- [Adolfo Venturi] Non v'è nulla che egli non ricordi. Confronta a mente opere fra le più lontane, come se le avesse dinanzi contemporaneamente e vi leggesse i più minuti particolari. Egli è in ciò il tipico conoscitore per innata facoltà inimitabile. Nessuno che non abbia il suo sguardo e la possibilità di ricordare in modo così preciso tutto ciò che ha visto potrà giungere mai a fare l'opera colossale di revisione di tutte le attribuzioni come l'ha fatta Adolfo Venturi. Quando si pensa a ciò che era la storia dell'arte prima di lui, in cui a pochi grandi e celebri nomi si attribuiva tutta l'accozzaglia delle opere allora anonime ci si accorge degli infiniti benefìci che la Storia dell'Arte italiana ha portato nel campo dell'indagine costruendo il quadro con le grandi figure in primo piano e via via nei piani successivi le figure minori. I grandi ne hanno avuto, sfrondate le opere indegne di loro, maggior luce ed i minori hanno trovato il loro luogo. (p. 157)
Note
[modifica]- ↑ Giovanni Baglione (1573-1643), pittore e biografo di artisti italiano.
- ↑ Da Di Giovanni Serodine, pittore in Dedalo, Rassegna d'arte diretta da Ugo Ojetti, Casa editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, Milano-Roma, vol. primo, anno IV, 1923-24, p. 128.
- ↑ Pericle Ducati, Etruria antica, Torino, G. B. Paravia e C., 1926. [N.d.A.]
Bibliografia
[modifica]- Roberto Papini, L'Italia, l'arte e la critica, in Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti, Roma, vol. 251, 16 gennaio 1927, pp. 142-168.
Altri progetti
[modifica]
Wikipedia contiene una voce riguardante Roberto Papini