Salvatore Toma

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Salvatore Toma (1951 – 1987), poeta italiano.

Canzoniere della morte[modifica]

Incipit[modifica]

Non ti credo
ma c'è chi giura che esisti,
forse non ti so cercare
o rassegnarmi a cadere
e tu giochi a nasconderti
non ti fai trovare,
sembriamo
due strani innamorati
ma io sento
qui alle mie spalle,
a volte mi sento toccare.

Citazioni[modifica]

  • Il poeta è uno scienziato | coi piedi sulla terra, | sulla luna c'è andato | da appena nato. | Il poeta è un uomo | un poco morto | e conosce cose orrende | chissà come | per questo ride di voi | di tutti voi. (p. 19)
  • A questo punto | cercate di non rompermi i coglioni | anche da morto. | È un innato modo di fare | questo mio non accettare | di esistere. | Non state a riesumarmi dunque | con la forza delle vostre incertezze | o piuttosto a giustificarvi | che chi ammazza è un vigliacco: | a creare progettare ed approvare | la propria morte ci vuole coraggio! | Ci vuole il tempo | che a voi fa paura. | Farsi fuori è un modo di vivere | finalmente a modo proprio | a modo vero. | Perciò non state ad inventarvi | fandonie psicologiche | sul mio conto | o crisi esistenziali | da manie di persecuzioni | per motivi di comodo | e di non colpevolezza. | Ci rivedremo | ci rivedremo senz'altro... | Addio bastardi maledetti | vermi immondi | addio noiosi assassini. (Ultima lettera di un suicida modello, p. 41)
  • Il poeta esce col sole e con la pioggia | come il lombrico d'inverno | e la cicala d'estate | canta e il suo lavoro | che non è poco è tutto qui. | D'inverno come il lombrico | sbuca nudo dalla terra | si torce al riflesso d'un miraggio | insegna la favola più antica. (p. 45)

Explicit[modifica]

Un giorno di questi
farò di tutto,
tutto farò filare liscio,
i pensieri e gli occhi
anche le nuvole raddrizzerò.
La mia ascia
sarà inesorabile.

Un giorno di questi
comanderò
come un Dio
tutto vorrò
a me comparato.
Capre galline
voleranno sulle teste
umane come rettili nei fiumi
e fra le aride rocce
un giorno di questi comincerò.

Citazioni su Salvatore Toma[modifica]

  • Se le Parche avessero offerto a Salvatore Toma di scegliere il proprio tempo di vivere e di sognare, egli avrebbe optato per le ore serali e notturne, meglio se lunari, del Salento, attraversate da fantasie erotiche e trasgressive, contro cui ben poco poteva pretendere la delusiva realtà. Il modo di apparizione nella memoria di una donna o di un evento passato ne provoca l'improvvisa scomparsa; tale modo non si afferma che per distruggersi e lasciare posto a una fantasia, a una personale favola. [...] Il tema della morte accompagna il poeta per tutta la vita e si insinua qua e là sottilmente tra selvagge e surreali fantasie. Non riceve come gli altri due motivi, il rapporto mondo animale-uomo e quello universo del sogno-realtà, uno stimolo diretto dagli eventi della vita; è qualcosa di squisitamente interiore, è la voce più profonda dell'io di un poeta maledetto. Per questo il critico editore deve dargli nella stampa il luogo privilegiato. L'incomparabile familiarità con la morte di questo poeta suicida, il senso di una assidua presenza misteriosa ci fanno sentire con forza con sorpresa l'originalità di questa poesia nel contesto tradizionale e in quello dei nostri giorni. (Maria Corti)

Bibliografia[modifica]

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