Samuel R. Delany

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Samuel Ray Delany

Samuel Ray Delany Jr. (1942 – vivente), scrittore e glottoteta statunitense.

Incipit di alcune opere[modifica]

Babel-17[modifica]

"Questa città è un porto."
Il generale alzò gli occhi verso i vapori rugginosi che affollavano il cielo. Gli scarichi industriali tingevano la sera di arancio e salmone, di toni porpora troppo ricchi di rosso. A ovest, astronavi da carico e navette che facevano la spola fra il pianeta e i centri stellari o i satelliti laceravano le nubi dirette verso lo spazio o verso l'astroporto. "È anche una città povera e sporca" pensò il generale girando l'angolo e schivando le immondizie sparse ovunque sul marciapiede.
Dopo l'invasione, ben sei embarghi rovinosi avevano strangolato ogni volta per mesi quella città il cui cordone ombelicale doveva pulsare al ritmo del commercio interstellare per poter sopravvivere. Esclusa dal resto dell'universo, come poteva esistere quella città? Sei volte negli ultimi vent'anni lui si era posto questa domanda. E la risposta? No, non poteva continuare a esistere.

Una favolosa tenebra informe[modifica]

C'è un cilindro cavo e pieno di buchi, nel mio machete, che va dall'elsa alla punta. Quando soffio attraverso il bocchino che si trova sull'elsa, faccio musica con la mia lama. Quando tutti i buchi sono otturati, il suono è triste — rude quanto può diventarlo senza perdere la sua dolcezza. Quando tutti i fori sono scoperti, il suono fischia via libero, evocando all'occhio bagliori di sole sull'acqua, metallo ondulato. Ci sono venti buchi. E da quando suono la musica mi hanno dato dello sciocco in tutti i modi possibili — più volte di quanto mi abbiano chiamato Lobey, che è il mio nome.

Bibliografia[modifica]

  • Samuel R. Delany, Babel-17, traduzione di Gianni Montanari, Mondadori, 2007. ISSN 17216427.
  • Samuel R. Delany, Una favolosa tenebra informe, traduzione di Paolo Prezzavento, Fanucci, 2004.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]