Storia dell'istruzione in Italia

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Citazioni sulla Storia dell'istruzione in Italia e sulla Scuola italiana.

  • [Sul ruolo dell'esperienza scolastica come base fondante della corruzione morale dell'intera società italiana] Nessuno ha mai voluto aggredire la vera struttura corruttiva della società italiana, la classe scolastica. Questi ragazzini che vengono addestrati, nei comportamenti quotidiani, a sviluppare una mentalità mafiosa, fatta di complicità contro le istituzioni [...] una solidarietà omertosa, in cui l'obiettivo comune è dato dall'ingannare chi è in cattedra [...] e dove gli individui, anziché perseguire il loro scopo, cioè primeggiare per merito, si coalizzano per lucrare il massimo risultato con il minimo sforzo [...] tradendo ogni principio etico individuale, la trasparenza dei comportamenti, la franchezza, l'onestà, il libero confronto, l'assunzione delle responsabilità. (Beniamino Andreatta).
  • [Nelle scuole pubbliche] gli insegnanti inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie. (Silvio Berlusconi)
  • [...] se non fosse per la faziosità che acceca tanti professori, essi dovrebbero riconoscere che la riforma universitaria Gelmini, pur con i compromessi che sono stati necessari per vararla, è decisamente migliore delle pessime riforme fatte in passato dalla sinistra. Stante che il miglioramento del capitale umano è essenziale allo sviluppo, si capisce anche perché è meglio, in genere, che scuola e università siano in mano alla destra (sempre che essa sia capace, come è stato questo il caso, di scegliere un buon ministro) piuttosto che alla sinistra: a differenza della sinistra, la destra non è «ostaggio» delle corporazioni che dominano il settore dell'istruzione (capaci solo di protestare per i «tagli» mettendo la sordina sulle proprie inefficienze), è più libera di agire. (Angelo Panebianco)

Sulla riforma Moratti della scuola[modifica]

  • [Si parla delle riforme scolastiche] Il ministro Berlinguer, infatti, era animato da buone intenzioni, e da queste, come insegna Manzoni, non è possibile difendersi. Lucia riesce a sfuggire alle grinfie di don Rodrigo e addirittura trasforma in un santo l'Innominato, ma con una donna Prassede non ce la fa: deve subirne i lodevoli progetti pedagogici, che sono gli unici che riescano a destare in lei un poco cristiano e impotente sentimento di odio. (Vittorio Coletti)
  • La scuola deve sottoporre il progresso tecnologico a vaglio critico. Deve dare ai cittadini gli strumenti per analizzare la realtà sociale nei suoi diversi aspetti: la politica come la tecnologia. Questi strumenti sono la capacità di riflessione autonoma e il senso critico, che non possono venire da un'educazione schiacciata sul presente. Serve la storia, come ammaestramento per relativizzare e poter analizzare e, se del caso, criticare il presente. Per un programma politico di segno totalitario, invece, è funzionale una scuola che si allinei pedissequamente ai cantori acritici del progresso tecnologico. (Michele Loporcaro)
  • [Con la riforma Moratti la scuola diventa] una lunghissima anticamera davanti alla porta del capufficio. Una precocissima, spietata selezione del personale. (Michele Serra)
  • Volendo imprigionare il mondo in un gioco di parole, si può dire che la scuola pubblica è passata da Croce e delizia, a una riforma che... Gentile non era, perché aristocraticamente arrogante e idealistica, ma che è stata colpita a morte da chi non essendo né Croce, né Gentile, trasformava tutto in imperfetta Letizia. (Giuseppe Ricuperati)

Mario Alighiero Manacorda[modifica]

  • Ci si dimentica che il compito dello Stato nei riguardi dell'istruzione è qualcosa di piú che un servizio, essendo una sua funzione sociale primaria. Lo sapevano molto bene i nostri padri risorgimentali, che considerarono contestualmente obbligo scolastico e obbligo militare, per educare cittadini capaci di servire la Patria nel corpo e nello spirito.
  • Cosí ricompare indirettamente l'intreccio tra confessionalismo e liberismo aziendalistico, con la rinuncia a una completa formazione culturale e civica di base in una scuola comune. Non pare corretto pensare che l'obbligo possa adempiersi in una scuola confessionale della prima infanzia, quando cominciano a formarsi le prime strutture mentali, né piú tardi in una scuola aziendale finalizzata all'impresa e indifferente all'assunzione di capacità critiche. La scuola dell'obbligo non può essere la scuola della competizione mirata all'immediato posto di lavoro, dev'essere scuola della convivenza, della cultura generale formativa, della cittadinanza.
  • [Sulla riforma Ermini del 1955] Tutto sommato, questa scuola ricordava quella, solo un po' meno attiva, del cardinal-vescovo di Imola del 1854. Le cose, si sa, si ripetono spesso nella storia, possibilmente in peggio: l'ispirazione della scuola per il popolo-fanciullo ovvero per il fanciullo del popolo, restava immutata col mutare dei regimi, liberale, fascista, democristiano. E, temiamo, ulivista.

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