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Sergej Donatovič Dovlatov

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Targa commemorativa di Sergej Donatovič Dovlatov

Sergej Donatovič Dovlatov (1941 – 1990), giornalista e scrittore sovietico.

Citazioni di Sergej Donatovič Dovlatov

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  • In Unione Sovietica io non ero un dissidente (essere un ubriacone non conta). Tutto quello che facevo era scrivere storie ideologicamente aliene. E dovetti partire. È in America che sono diventato un dissidente.[1]

Citazioni su Sergej Donatovič Dovlatov

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  • In quel film che ha vinto l'Orso d'argento a Berlino, Dovlatov. I libri invisibili, Dovlatov confida a un suo amico, un contrabbandiere, che, per entrare nell'Unione degli scrittori, lui, Dovlatov, dovrebbe parlare del mondo che lo circonda con un tono entusiastico, encomiastico, senza la minima ironia, e lui non ce la fa, e il suo amico lo guarda e gli dice: «Ma andiamo, io e te, a rubare una macchina, è una cosa più onesta».
  • Dice sempre Dovlatov che, in quel periodo lì, se tu, per il compleanno di un tuo amico gli regalavi un libro, dovevi regalargli un libro in samizdat, che regalare libri ufficiali, libri che avevano passato il vaglio della censura, era una cosa che veniva considerata poco educata.
    Se un libro veniva pubblicato, dice Dovlatov, voleva dire che valeva poco.
    Perché i libri che valevano tanto, sembra incredibile, i libri che dicevano delle cose importanti, sembra incredibile, facevan paura. Lo stato, il grande stato sovietico, il grande regime sovietico, la più grande potenza mondiale, aveva paura dei libri.
  • E, secondo Dovlatov, dopo essersi liberati, attraverso il samizdat, della censura esterna, gli scrittori russi avrebbero dovuto operare essi stessi una censura più forte, personale, e fermarsi prima di trasformarsi, senza averne gli strumenti, in teologi, filosofi, sociologi, storici, psicologi, filologi.
    Dovlatov non dice fanfaroni, ma si sente che un po' pensa così.

Note

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  1. Citato in Vladimir Ermakov, Dovlatov, il grande piccolo uomo, Internazionale, n. 1081, 12 dicembre 2014, p. 88.

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