Isabella Ragonese: differenze tra le versioni

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* Mi ero detta che, se non avessi combinato niente come attrice, non mi sarei incaponita e avrei cambiato mestiere. Invece ho fatto talmente tante cose che i miei 30 anni mi sembrano 50. Come se avessi vissuto tante vite, più di così non li potevo sfruttare.
* Viviamo nell'epoca dell'ipercomunicazione, mandi sms, foto ed email, ma "mi piaci" e "ti amo" sono parole difficili da dire quando le pensi davvero. Così preferisci avere tante storie leggere anziché una importante. Perché a una relazione vera ti devi dedicare, non è una cosa così naturale come ci porta a credere il mito romantico del grande amore: i nostri nonni stavano insieme 50 anni, con rinunce penso, e senza troppo romanticismo, ma la loro era comunque una forma d'amore, un "[[voler bene|volere bene]]" in senso bello, volere il bene dell'altro, rispettarlo, non fargli male. Invece noi al primo problema diciamo ecco, allora non è lui. Ci vorrebbe un po' di concretezza tra amore idealizzato e realtà.
 
{{Intestazione|''Isabella Ragonese Palermo bella e trasandata che nostalgia del rinascimento'', intervista di Mario di Caro, ''Repubblica.it'', 28 marzo 2010}}
 
*Io dico sempre che Palermo è come una donna bella che non sa abbigliarsi, non è mai in ghingheri, prova ne è che non sa mostrare il suo mare, ma alla fine è sempre una sorpresa. È una città che fa venire voglia di scoprirla. È come i grandi amori: ti manca quando sei lontana e ti soffoca quando ci vivi. E allora quando sono lontana mi manca l'emozione dello Spasimo, i mercati, l'Orto botanico, dove ogni tanto andavo a studiare, via Archirafi, e poi i luoghi della mia infanzia: via Pipitone Federico, dove abitava mia nonna, e quindi la chiesa San Michele e il bar omonimo, dove andavamo a comprare i pasticcini.<ref name=pale>Citato in Mario Di Caro, ''[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/28/isabella-ragonese-palermo-bella-trasandata-che-nostalgia.html]'', ''Repubblica.it'', 28 marzo 2010.</ref>
*Io sono cresciuta in un periodo in cui Palermo era una vetrina mondiale: c'era il Festival sul Novecento, c'erano i Cantieri della Zisa, apriva lo Spasimo, un posto incantevole dove porto sempre i miei ospiti, riapriva il Teatro Massimo. Sono cresciuta respirando questo clima di cultura, senza il quale non avrei scelto di fare l'attrice.<ref name=pale/>
*Io rimango molto legata a Palermo: ci ho sempre vissuto, fino a due anni fa, vale a dire subito dopo avere fatto il film di Paolo Virzì che mi ha lanciata, "Tutta la vita davanti". Sembra retorica ma qui si avverte la creatività, l'energia. È una città che mostra sempre una calma apparente ma sotto c'è un grande fermento.<ref name=pale/>
*Ogni volta che parlo di Palermo con i miei colleghi dicono tutti "Bellissima". Nel mio ambiente l'identità palermitana è un motivo d'orgoglio. E poi nel cinema i palermitani siamo tantissimi: Gigi Lo Cascio, Paolo Briguglia, Claudio Gioè. Ogni volta che ci incontriamo, in un festival o su un set, sembriamo dei reduci: appena vediamo un posto bello subito lo paragoniamo a via Libertà o al teatro Massimo, tanto che gli altri ci prendono in giro.<ref name=pale/>
*Virzì mi ha fatto cinque provini: io sono andata lì convinta di non avere speranze e forse questa mia tranquillità lo ha convinto. Poi ha confessato che mi aveva già scelta dopo il secondo provino ma ha voluto insistere. Un giorno mi ha chiamato e mi ha detto: "Ragonese, non possiamo fare più a meno di te". A quel punto il copione è stato cambiato, perché la protagonista doveva essere toscana e invece è diventata una siciliana.<ref name=pale/>
 
==Film==
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