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Srinivasa Ramanujan

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Srinivasa Ramanujan

Srinivasa Aiyangar Ramanujan (1887 – 1920), matematico indiano.

Citazioni di Srinivasa Ramanujan

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  • [Lettera inviata ai professori di Cambridge Baker, Hobson e Hardy, Madras, 16 gennaio 1913] Gentile Signore,
    Mi pregio di presentami a Voi in qualità di contabile presso il Dipartimento Contabilità dell'Ufficio del Port Trust di Madras con un salario di sole 20 sterline l'anno. Al momento ho quasi ventitré anni. Non ho ricevuto un'istruzione universitaria, ma ho seguito il normale corso di studi scolastico. Dopo aver lasciato la scuola, ho utilizzato il tempo libero a mia disposizione per occuparmi di matematica. Non ho seguito il percorso consueto e regolare di un corso universitario, ma sto invece tracciando un nuovo percorso tutto mio. Ho eseguito uno studio particolare delle serie divergenti in generale e i risultati che ho ottenuto sono definiti dai matematici di queste parti «sorprendenti».[1]
  • Un'equazione per me non ha senso, a meno che non rappresenti un pensiero di Dio.[2]
Un'equazione per me non ha significato a meno che non esprima un pensiero di Dio.[3]

Citazioni su Srinivasa Ramanujan

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  • Alcuni dei lavori di Ramanujan sono tuttora di utilità. Si può anzi dire che solo recentemente il complesso dei risultati comincia ad essere a disposizione degli studiosi. L'anniversario della sua nascita è stata l'occasione per un articolo sul New York Times. Lo studio approfondito e la pubblicazione dei suoi quaderni nonché del cosiddetto Quaderno perduto ritrovato al Trinity College dal matematico George Andrews della Pennsylvania State University nel 1976 hanno rilevato che alcuni dei risultati di Ramanujan sono di notevole interesse per numerosi settori della matematica moderna. (Michele Emmer)
  • In Occidente permaneva un vecchio dibattito che si proponeva di capire se la realtà matematica fosse creata dai matematici o se, esistendo indipendentemente, venisse da loro semplicemente scoperta. Ramanujan era in tutto e per tutto per la seconda ipotesi: per lui i numeri e i loro rapporti matematici lasciavano comprendere come nell'universo tutto fosse in armonia. Ogni nuovo teorema era un tassello in più nell'Infinito ancora sconosciuto. Perciò non stava facendo lo sciocco o il furbo o il genietto quando in seguito disse a un amico: «Per me un'equazione non ha senso, a meno che non esprima un pensiero di Dio». (Robert Kanigel)
  • Mi è stato chiesto spesso se Ramanujan avesse un segreto speciale, se suoi metodi differissero per qualità da quelli di altri matematici, se ci fosse qualcosa di veramente anormale nei suoi processi mentali. Non posso rispondere a queste domande con certezza o convinzione, però non ci credo. Io credo che, in fondo, tutti i matematici pensino allo stesso modo, e che Ramanujan non costituisse un'eccezione. (Godfrey Harold Hardy)
  • Per cinque anni interi [dal 1904 al 1909], Ramanujan venne lasciato solo a occuparsi di matematica. Non ricevette una guida, né uno stimolo, né denaro al di là delle poche rupie che guadagnava facendo il tutor. Ma per quanto fosse un peso morto per l'economia famigliare, pare che i genitori lo scoraggiassero ben poco: in ogni caso non abbastanza da fermarlo. Si potrebbe dire che l'India lasciò spazio al genio solitario che era in lui come avrebbe fatto con il saggio, il mistico e il samnyasin[4]. I suoi amici, sua madre e persino suo padre lo tolleravano e non avanzavano inopportune sollecitazioni perché si trovasse un lavoro e concludesse qualcosa. [...] Per certi aspetti [questi anni] furono i più produttivi della sua vita. Ramanujan aveva trovato una dimora nella matematica, così profondamente confortevole che difficilmente può aver mai desiderato abbandonarla. Lo soddisfaceva intellettualmente, esteticamente ed emotivamente. (Robert Kanigel)

Note

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  1. Citato in Robert Kanigel, L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Ininity. A Life of the Genius Ramanujan), traduzione di Maddalena Mendolicchio, Edizione speciale per Corriere della Sera, licenza RCS Libri, Milano, 2014, cap. V, p. 205.
  2. Citato in Daniele Corradetti, Metafisica del numero, Edizioni Argonautiche, p. 97. ISBN 978-88-95299-16-7
  3. Citato in Alberto Ferlenga e Paola Verde, Dom Hans van der Laan, le opere, gli scritti, Electa, 2000, p. 10. ISBN 9788843572199
  4. Monaco induista che vive di elemosina.

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