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Stig Dagerman

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Stig Dagerman

Stig Dagerman (1923 – 1954), giornalista e scrittore svedese.

Autunno tedesco

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Nell'autunno del 1946 gli alberi della Germania sono rimasti spogli per la terza volta dopo il famoso discorso di Churchill sull'imminente caduta delle foglie.[1]

Citazioni

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  • Il giornalista [...] avrebbe dovuto [...] essere più umile di fronte al dolore [...] perché la sofferenza meritata non è meno difficile da sopportare di quella immeritata: la si sente ugualmente nello stomaco, nel petto e nei piedi [...].
  • [...] quando i ragazzi tornano a casa da scuola sono obbligati dalla fame propria e da quella dei genitori a uscire per le strade e cercare qualcosa da mangiare. [...] la gioventù tedesca ha le proprie organizzazioni: le bande di rapinatori e le centrali del mercato nero.

Ho remato per un lord

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Un'estate ho remato per un lord. Un'estate molto calda, forse l'estate più calda che abbiamo avuto. La barca era dipinta di verde e faceva acqua dappertutto. Era una barca per cinque persone. Affondò l'autunno di quello stesso anno, speronata nella nebbia da un battello che trasportava legname. Il rematore, che era sordo, fu tratto in salvo sull'altra imbarcazione ma un bambino morì annegato.

Citazioni

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  • Io presi un bicchiere e lo vuotai dritto nella mia anima.

Il nostro bisogno di consolazione

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Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa.

Citazioni

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  • Cosa stringo allora tra le mie braccia? Poiché sono solo: una donna amata o un infelice compagno di strada. Poiché sono un poeta: un arco di parole che tendo sentendomi pervadere di gioia e di spavento. Poiché sono un prigioniero: un improvviso spiraglio di libertà. Poiché sono minacciato dalla morte: un animale caldo e vivo, un cuore che batte irridente. Poiché sono minacciato dal mare: uno scoglio d'inamovibile granito.
  • Ciò che cerco non è una scusa per la mia vita, ma il contrario di una scusa: l'espiazione. Mi coglie infine il pensiero che qualsiasi consolazione la quale non tenga conto della mia libertà è ingannevole, non è che l'immagine riflessa della mia disperazione. Quando infatti la mia disperazione dice: abbandonati allo sconforto, perché il giorno è racchiuso tra due notti, la falsa consolazione urla: spera, perché la notte è racchiusa tra due giorni.
  • Cos'è allora il tempo se non una consolazione perché niente d'umano può essere perenne?
  • [...] la morte può quindi apparire una consolazione per una vita sprecata. Che orribile consolazione, però, per chi nella vita vorrebbe vedere una consolazione alla morte!
  • Ma la libertà ha inizio con la schiavitù e la sovranità con la soggezione. Il più sicuro indizio della mia mancanza di libertà è il mio timore di vivere. L'inconfutabile segno della mia libertà è che il timore arretra e lascia spazio alla calma gioia dell'indipendenza. Sembra che io abbia bisogno della dipendenza per provare infine la consolazione d'essere un uomo libero, e questo sicuramente è vero.
  • Posso anche essere libero dinanzi al potere della morte. Certo, non potrò mai liberarmi dal pensiero che la morte segue i miei passi, e tanto meno negare la sua realtà. Ma posso ridurre la minaccia fino ad annullarla non ancorando la mia vita a punti d'appoggio tanto precari come il tempo e la fama.
  • Qui riposa uno scrittore svedese, caduto per niente, sua colpa fu l'innocenza; dimenticatelo spesso.

Note

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Bibliografia

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Altri progetti

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