Thomas Wentworth Higginson

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T.W. Higginson

Thomas Wentworth Higginson (1823 – 1911), politico e patriota statunitense.

Citazioni di Thomas Wentworth Higginson[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Descrivendo il primo incontro con Emily Dickinson] Un passo come quello di un bambino ed ecco scivolare dentro una donna semplice e minuta con due bande lisce di capelli rossicci e un volto un po' come quello di Belle Dove; nulla di più semplice – con lineamenti non belli – in un semplicissimo e impeccabile picchè bianco e uno scialle traforato azzurro. È venuta verso di me con due gigli che mi ha messo in mano in una sorta di modo infantile e ha detto "Questi sono la mia presentazione" con una voce bassa, impaurita e ansiosa come quella di un bambino – e ha aggiunto sottovoce Mi perdoni se sono spaventata; non vedo mai estranei e a malapena so quello che dico – ma subito dopo si è messa a parlare in continuazione – e con deferenza – interrompendosi talvolta per chiedermi di parlare io invece di lei – ma ricominciando subito dopo. A metà strada tra Angie Tilton e Mr. Alcott – ma con una schiettezza e semplicità che loro non hanno, dicendo molte cose che tu avresti considerato insensate e io sagge – e altre cose che ti sarebbero piaciute. Ne scrivo alcune dall'altra parte del foglio.[1]
  • Dato che non c'è nulla di così subitaneo al mondo come il fulmine, nessun avvenimento umano può sembrare altro che lento.[2]
  • Vorrei che lei potesse vedere dei gigli di campo, gialli e scarlatti, dipinti ad acquerello che ci hanno appena mandato per Natale. Non sono i suoi colori favoriti, e forse anch'io amo l'azzurro e il dorato – ma forse potremmo imparare ad amare e a coltivare questi rosseggianti colori della vita.[2]

Note[modifica]

  1. Da una lettera alla moglie dopo una visita ad Emily Dickinson, 16 agosto 1870, 342a; riportata in Lettere di Emily Dickinson 331-360, EmilyDickinson.it, traduzione di Giuseppe Ierolli.
  2. a b Da una lettera ad Emily Dickinson, 31 dicembre 1873, 405a; riportata in Lettere di Emily Dickinson 391-420, EmilyDickinson.it, traduzione di Giuseppe Ierolli.

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