Emily Dickinson

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Emily Dickinson

Emily Dickinson (1830 − 1886), poetessa statunitense.

Frammenti in prosa[modifica]

  • Nessun sogno si può paragonare alla realtà, perché la Realtà stessa è un sogno dal quale solo una porzione di Umanità si è risvegliata e parte di noi è una Penisola non familiare. (PF2[fonte 1])
  • Fare una cosa magnanima e prendersi di sorpresa, se non ci si è abituati, è esattamente la migliore delle gioie. Non fare una cosa magnanima, nonostante non si sia mai sperimentata, nonostante ci costi l'esistenza, è rapimento in sé sdegnato. (PF 17[fonte 1])
  • Non sono solo Sogni tutti i Fatti non appena ce li lasciamo alle spalle?. (PF 22[fonte 2])
  • Com'è inestimabile essere ignoranti, perché significa tenere tutto in serbo ed è un'Estasi così Economica. (PF 36[fonte 2])
  • Non pensiamo abbastanza ai Morti come fonte di ebbrezza – Essi non dissuadono ma Adescano – Custodi di quella grande Avventura ancora preclusa a noi – mentre agogniamo (invidiamo) la loro saggezza lamentiamo il loro silenzio. (PF50[fonte 2])
  • I fiori sono così allettanti che temo siano peccati – come il gioco d'azzardo o l'apostasia. (PF 74[fonte 3])
  • Penso che uno spirito appassito debba essere il tesoro più tremendo da possedere, così come uno spirito sempre in boccio debba essere il più dolce. (PF 83[fonte 3])
  • Nulla è così vecchio come un fascino dilapidato. (PF 94[fonte 3])
  • La stupidità è più tremenda (terribile) del dolore, perché è la stoppia del suolo in cui è cresciuto il dolore. (PF 105[fonte 3])
  • Il desiderio di silenzio è raramente un gusto acquisito. (PF 106[fonte 3])
  • Le Foglie sono molto allegre – ma sappiamo che sono anziane – C'è emozione da dissimulare, nella loro dipartita. (PF 111[fonte 3])
  • Ci sono quelli che sono intenzionalmente superficiali e profondi solo per caso. (PF 113[fonte 3])
  • Educa un Cuore alla strada che dovrebbe fare e appena potrà devierà da essa. (PF 115[fonte 3])

Lettere[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Cara Abiah
    Mi sono seduta adesso per scriverti una lunga, lunga lettera. I miei apparati di scrittura sono disposti davanti a me, e tutto è pronto. Non ho fiori davanti a me come ne avevi tu per ispirarti. Ma sai che posso immaginarmi ispirata da loro e che forse lo sarò davvero. Non puoi immaginare quanto mi ha fatto piacere ricevere la tua lettera. Era così densa – e tutto era interessante per me perché proveniva da te. Presumo che tu non abbia dubitato della mia gratitudine per averla ricevuta, a causa del lungo ritardo nel rispondere perché sai che non ho tempo per fare niente. (ad Abiah Root, 3 agosto 1845, 7[fonte 4])
  • Ultimamente sono arrivata alla conclusione di essere Eva, ovvero la Signora Adamo. Sai che non c'è nessun accenno alla loro morte nella bibbia, e allora perché non potrei essere io Eva? (ad Abiah Root, 12 gennaio 1846, 9[fonte 4])
  • Non ti sembra terribile l'Eternità? Ci penso spesso e mi sembra così buia che quasi desidererei che non ci fosse Eternità. Credere che dobbiamo vivere per sempre e non cessare mai di esistere. Sembra come se la Morte di cui tutti hanno paura perché ci lancia in un mondo sconosciuto sia un sollievo rispetto a uno stato di esistenza così interminabile. Non so perché ma mi sembra di non dover mai cessare di vivere sulla terra – non riesco a immaginare con la mia immaginazione più fervida la scena della mia morte – Mi sembra di non dover mai chiudere gli occhi nella morte. Non riesco a rendermi conto che la tomba sarà la mia ultima dimora – che gli amici piangeranno sulla mia bara, che il mio nome sarà menzionato, come uno di quelli che ha cessato di essere fra i rifugi dei viventi, e ci si chiederà dove è volato il mio spirito disincarnato. (ad Abiah Root, 31 gennaio 1846, 10[fonte 4])
  • Sicuramente è terribile vivere e ancora più terribile morire e rendere conto al supremo giudice di tutti i nostri atti e pensieri peccaminosi in questo periodo di prova che è l'esistenza. (ad Abiah Root, 28 marzo 1846, 11[fonte 5])
  • Accorgendomi che le parole non erano di nessun giovamento, sono ricorsa alle lacrime. (ad Abiah Root, 16 maggio 1848, 23[fonte 6])
  • È strano che una promessa sia viva, e fulgida, quando il giorno in cui è stata concepita, è ormai polvere [...]. (a William Cowper Dickinson, 14 febbraio 1849, 27[fonte 6])
  • [...] è così irritante essere letti come un libro sbagliato quando quello giusto non è a portata di mano. (a Joel Warren Norcross, 11 gennaio 1850, 29[fonte 6])
  • Sono andati via tutti – credevano di avermi lasciata sola, e hanno sistemato le cose per svagarmi se fossero stati via a lungo, e io mi fossi sentita sola. Altro che sola – non hanno guardato, e non avrebbero visto se l'avessero fatto, chi mi teneva compagnia. Tre qui invece di una – non li avrebbe spaventati? Un curioso trio, due di noi parte terrene e parte spirituali – l'altro tutto cielo, e niente terra. Dio è seduto qui, guardandomi nel profondo dell'anima per vedere se penso i pensieri giusti. Eppure non ho paura, perché cerco di essere giusta e buona, e lui conosce tutti i miei sforzi. Ha un aspetto molto glorioso, e qualsiasi cosa splendente sembra opaca in confronto a lui, e non oso guardarlo direttamente per paura di morire. (ad Abiah Root, 29 gennaio 1850, 31[fonte 7])
  • In questo momento sono occupata principalmente con un raffreddore, e la cara creatura richiede così tante attenzioni che il mio tempo si dilegua in modo sorprendente. (ad Abiah Root, 29 gennaio 1850, 31[fonte 7])
  • A dirlo sinceramente, il morso di un serpente è una questione seria, e su tale materia non si dirà, o farà, mai troppo. I serpenti grossi mordono più profondamente, e noi siamo così abituati ai loro morsi che non ci badiamo. (ad Abiah Root, 29 gennaio 1850, 31[fonte 7])
  • I raffreddori rendono molto carnali e lo spirito ha sempre paura di loro. (ad Abiah Root, 29 gennaio 1850, 31[fonte 7])
  • Ma il mondo dorme nell'ignoranza e nell'errore, signore, e noi dobbiamo essere galli esultanti, e allodole canterine, e sole nascente per svegliarlo; oppure sradicare la società alla radice, e piantarla da un'altra parte. Costruiremo Ricoveri, e straordinarie Prigioni, e patiboli – spegneremo il sole, e la luna, e stimoleremo scoperte. Alpha bacerà Omega – noi saliremo fino al picco della gloria. (a George H. Gould?, febbraio 1850, 34[fonte 7])
  • Non credo che ci sarà luce del sole, o uccelli canterini nella primavera che sta arrivando; cercherò una tomba prematura, quando l'erba diventerà verde; amerò invitare là gli uccelli se hanno una musica gentile, e i più dimessi tra i fiori di campo, e gli umili, malinconici insetti. Com'è preziosa la tomba Abiah, quando tutto ciò che amiamo riposa là, e l'affetto ci porterebbe a raggiungerli volentieri, se coloro che abbiamo perso si sentissero soli! (ad Abiah Root, tardo 1850, 39[fonte 7])
  • È passato tanto tempo da quando mi hai scritto, ricordo che stavano cadendo le foglie – e ora cade la neve – chi considera diverse le due cose? non sono le foglie sorelle della neve? (ad Abiah Root, tardo 1850, 39[fonte 7])
  • [...] non m'importa del corpo – io amo l'anima, la timida, pudica, ritrosa anima – che si nasconde perché ha paura, e il corpo baldo e invadente – scusi signora mi ha chiamato? (ad Abiah Root, tardo 1850, 39[fonte 7])
  • Amo queste piccole fantasie, eppure le amerei di più se non fossero davvero così fantasiose come sembrano essere – ho fantasticato così tante volte e così tante volte sono tornata a casa per scoprire che erano solo fantasie che ho quasi paura di sperare in ciò che desidero tanto. (ad Abiah Root, 19 agosto 1851, 50[fonte 8])
  • Il vigneto sembra un regno, con grappoli maturi e rotondi a mo' di re, e bocche affamate a mo' di sudditi – il primo esempio a memoria d'uomo di sudditi che divorano i re! (ad Austin Dickinson, 1º ottobre 1851, 53[fonte 9])
  • La terra sembra come una povera vecchia signora che fino ad ora è sempre rifiorita dai colpi della sorte, ma in un momento di distrazione alcune ciocche di capelli argentei le escono furtivamente dal cappello, e lei le ricaccia indietro velocemente e pensa che nessuno abbia visto. (ad Austin Dickinson, 17 ottobre 1851, 58[fonte 9])
  • Casa è un luogo santo – né dubbio né sospetto può varcare il suo sacro ingresso. (ad Austin Dickinson, 25 ottobre 1851, 58[fonte 9])
  • Com'è triste avere una natura fiduciosa, speranze e sentimenti sono in balia di tutti quelli che passano; e com'è desiderabile essere un individuo impassibile, le cui speranze e aspirazioni sono al sicuro nel taschino del panciotto, e quella è una tasca ben fatta, e uno non può essere derubato! (ad Abiah Root, verso gennaio 1852, 69[fonte 10])
  • Per ogni delusione cerco sempre di pensare che se fossi stata appagata, sarebbe stato ancora più triste, e talvolta da una tale ipotesi traggo una notevole consolazione; consolazione alla rovescia come mi piace chiamarla. (ad Abiah Root, verso gennaio 1852, 69[fonte 10])
  • Ti penso cara Susie, ora, non so come e perché, ma più caramente ogni giorno che passa, e quel dolce mese promesso si avvicina sempre di più, e guardo a luglio in modo diverso da come ho sempre fatto – una volta mi sembrava arido, e secco – a stento ne ho amato qualcosa a causa della calura e della polvere; ma ora Susie, di tutti i mesi dell'anno è il migliore; disdegno le violette – e la rugiada, e la prima Rosa e i Pettirossi; li cambierei tutti per quel feroce e bollente mezzogiorno, quando potrò contare le ore e i minuti che mancano al tuo arrivo [...]. (a Susan Gilbert, verso febbraio 1852, 77[fonte 11])
  • È un pomeriggio glorioso – il cielo è azzurro e caldo – il vento soffia giusto quel tanto che basta per tenere le nuvole in movimento, e la luce del sole, Oh che luce del sole, non come l'oro, perché l'oro è una pallida eco al confronto; non è come nulla di ciò che tu e io abbiamo mai visto! (ad Austin Dickinson, 7 marzo 1852, 80[fonte 11])
  • Tanta dolcezza e calma, e Te, Oh Susie, cosa posso volere di più, per rendere completo il mio cielo? (a Susan Gilbert, tardo aprile 1852, 88[fonte 12])
  • Il sole non brilla per niente, ma posso sentirne un raggio che mi s'insinua nell'anima e rende tutto estate, e ogni spina, una rosa. (a Susan Gilbert, tardo aprile 1852, 88[fonte 12])
  • Non lo sai che un fiore una volta appassito e ravvivato, diventa un fiore immortale? – proprio così, che risorge? (a Abiah Root, verso maggio 1852, 91[fonte 13])
  • Lacrime come queste sono acquazzoni amici, e quando in mezzo a loro appare un sorriso, gli angeli lo chiamano arcobaleno, e lo imitano in Cielo. (a Susan Gilbert, inizio giugno 1852, 93[fonte 13])
  • Come sono contenta che l'affetto possa sempre andare e venire – Che i cumuli di neve si fermino alla porta, e non vadano oltre, e dentro sia caldo come se non fosse inverno! (a Emily Fowler, 13 gennaio 1853, 98[fonte 13])
  • La vita intera mi sembra diversa, e le facce dei miei simili non sono le stesse di quando sei con me. Credo che il motivo sia questo, cara Susie: tu tratteggi dei dipinti per me, ed è ai loro dolci colori, piuttosto che a quelli opachi della realtà che sono avvezza, così, vedi, quando sei lontana, il mondo sembra guardarmi fisso, e mi accorgo di aver bisogno ancora di più di un velo [...]. (a Susan Gilbert, 12 marzo 1853, 107[fonte 14])
  • Scontrosa "Atropo"![1] Eppure non oso rimproverarla, per paura che quelle dita sfrontate possano maneggiare ancora le forbici. Forse diffida del vino! La prego di dirle che è soltanto Vino Passito, e potrebbe essere così cortese da prestarmi per un po' le sue forbici, affinché io possa tagliare un filo? (a Henry V. Emmons, primavera 1853, 120[fonte 15])
  • Il cielo è grande – non è vero? La vita è breve, non è vero? Perciò quando è finita, non ce n'è un'altra? e – e – allora se Dio vuole, saremo vicini. (a Dr. e Mrs. J. G. Holland, autunno 1853, 133[fonte 16])
  • So che saresti più felice in questa incantevole primavera che in qualsiasi bella città, e che ti sentiresti meglio più in fretta se potessi bere la nostra rugiada mattutina – e il mondo qui è talmente bello, e le cose così dolci e serene, che il tuo cuore ne sarebbe placato e consolato. Ti racconterei della primavera se pensassi che potrebbe convincerti subito a tornare, ma ogni bocciolo e ogni uccello non farebbe altro che affliggerti e renderti triste nel posto dove stai, così non una parola sui pettirossi, e non una parola sui fiori, per paura di rendere la città più buia, e la tua vera casa più cara. (a Emily Fowler Ford, primavera 1854, 161[fonte 17])
  • Non devi aver paura che io mi senta sola se mi lasci, perché spesso mi separo da cose che immaginavo di aver amato, – a volte per la tomba, e a volte per un oblio molto più amaro della morte – perciò il mio cuore sanguina così spesso che non farò caso all'emorragia, e aggiungerò solo un'altra agonia alle tante che l'hanno preceduta, e alla fine della giornata commenterò – è scoppiata una bolla di sapone! (a Susan Gilbert, verso il 1854, 173[fonte 18])
  • Susie – ci vuole poco a dire quanto si è soli – chiunque può farlo, ma portare la solitudine accanto al cuore per settimane, quando dormi, e quando sei sveglia, con sempre qualcosa che ti manca, questo, non tutti riescono a dirlo, e mi sconcerta. Ne dipingerei un ritratto che indurrebbe alle lacrime, se avessi la tela per farlo, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure – solitudine – e le luci e le ombre, ciascuna una solitudine. Potrei riempire una stanza con paesaggi così solitari, la gente si fermerebbe là a piangere; poi andrebbe di fretta a casa, per ritrovare una persona amata. (a Susan Gilbert, novembre-dicembre 1854, 176[fonte 18])
  • Grazie a Dio un mondo c'è, e gli amici che amiamo dimorano in eterno in una casa lassù. Temo di essere incoerente, ma pensare ai miei amici mi dà una tale delizia che dimentico il tempo e il senso comune e così via. (a Mrs. J. G. Holland, 18 marzo 1855, 179[fonte 18])
  • Vengo tra i fiocchi, caro Dr. Holland, perché nevica davvero, e come cigni che si abbassano, qua una penna là un'altra, e poi una piuma, giungono i luminosi abitanti della bianca dimora. (a Dr. J. G. Holland, novembre 1855, 181[fonte 19])
  • Il mio solo schizzo, il profilo, del Paradiso è un esteso, azzurro cielo, più azzurro e più esteso del più grande che ho visto in giugno, e in esso sono i miei amici – tutti loro – ciascuno di loro – quelli che sono con me ora, e quelli che sono "partiti" mentre camminavamo, e "rapiti in Cielo." Se le rose non avvizzissero, e il gelo non venisse mai, e qui non cadesse nessuno che io non possa risvegliare, non ci sarebbe bisogno di altro Cielo se non quello di quaggiù – e se Dio fosse stato qui questa estate, e avesse visto le cose che ho visto io – immagino che considererebbe superfluo il Suo Paradiso. Non glielo dica, però, per nulla al mondo, perché dopo tutto quello che Lui ha detto al riguardo, voglio proprio vedere che cosa ha costruito per noi, senza martello, né pietre, né operai. (a Mrs. J. G. Holland, inizio agosto 1856?, 185[fonte 19])
  • Ah John – Partito? Allora alzo il coperchio della mia scatola di Fantasmi, e ne ripongo un altro, fino alla Resurrezione – Allora coglierò in Paradiso, i fiori caduti qui, e sulle rive del mare della Luce, cercherò i granelli di sabbia che mi mancano. (a John L. Graves, verso il 1856, 186[fonte 19])
  • Allora non diremo "Addio", visto che l'immortalità – rende l'espressione del tutto obsoleta. (a Mrs. Joseph Haven, tardo agosto 1858, 192[fonte 19])
  • I miei amici sono il mio "patrimonio". Mi perdoni quindi l'avidità con cui ne faccio incetta! Si dice che quelli che un giorno erano poveri, guardano all'oro con un punto di vista diverso. Non so come succede. Dio non è diffidente come noi, altrimenti non ci darebbe amici, per paura che ci si dimentichi di lui! (a Samuel Bowles, fine agosto 1858?-1859?, 193[fonte 19])
  • Ballerina, palco, e ritmo dispersi, ed io, un fantasma, che a voi fantasmi, recita la storia! Un oratore di piuma a un pubblico di lanugine, – e applausi da pantomima. "Proprio come a teatro", in verità! (a Dr. e Mrs. J. G. Holland, verso il 6 novembre 1858, 195[fonte 19])
  • La genziana è un fiore avido, e ci prende tutti di sorpresa. (a Dr. e Mrs. J. G. Holland, settembre 1859, 207[fonte 20])
  • Se sapessimo a quale profondità poggia il croco, non lo lasceremmo mai andare. Eppure, i fiori di croco spuntano in molti tumuli in cui i giardinieri coltivano a fatica certi minuscoli bulbi evanescenti. (a Dr. e Mrs. J. G. Holland, settembre 1859, 207[fonte 20])
  • Oggi fa molto freddo, eppure ho molti mazzolini di muschio e felce sul davanzale della finestra. Li chiamo fiori dei Santi, perché non sgambettano come gli altri fiori, ma se ne stanno tranquilli e candidi. (a Mrs. Samuel Bowles, 1 gennaio 1860, 213[fonte 20])
  • Ho sentito dire come cosa risaputa che il genio del poeta è situato nel piede – così come sono concomitanti il pungiglione e il canto dell'ape. (a Mrs. J. G. Holland, 1860, 227[fonte 21])
  • Il giardino è tutto coperto di neve; martedì ho colto un garofano, ora che i garofani sono in letargo. Le colline hanno dismesso i loro abiti purpurei, e indossano lunghe camicie da notte bianche. C'è qualcosa di bello e insieme di triste nella toilette dell'anno. (a Louise Norcross, dicembre 1860?, 228[fonte 21])
  • Le pene che si conoscono e che non possono essere alleviate ci fanno diventare demoni. (a Louise e Frances Norcross, 1861?, 234[fonte 21])
  • La Luna scorre come una Fanciulla – attraverso una Città di Topazio [...]. (a Samuel Bowles, verso l'11 gennaio 1862, 247[fonte 22])
  • Mr Higginson,
    È troppo profondamente occupato per dirmi se la mia Poesia è viva? La Mente è così vicina a se stessa – che non può vedere, distintamente – e non ho nessuno a cui chiedere – Se dovesse pensare che respira – e trovasse il tempo per dirmelo, proverei una pronta gratitudine – Se sto sbagliando – il fatto che lei abbia il coraggio di dirmelo – renderebbe ancora più sincero il rispetto – verso di lei – Accludo il mio nome – posso chiederle, per favore – Signore – di dirmi la verità? Che lei non mi inganni – è superfluo chiedere – poiché l'Onore è pegno di se stesso.[2] (a T. W. Higginson, 15 aprile 1862, 260[fonte 22])
Lettera n. 261 a Thomas Wentworth Higginson, 25 aprile 1862
  • Gliene porto altre [di sue poesie] – come lei ha chiesto – sebbene possano non essere diverse – Quando il mio pensiero è svestito – posso distinguerle, ma quando le vesto – mi sembrano uguali, e mute.[2] (a T. W. Higginson, 25 aprile 1862, 261[fonte 23])
  • [Sui cani] [...] Sono migliori degli Umani – perché sanno – ma non parlano [...]. (a T. W. Higginson, 25 aprile 1862, 261[fonte 23])
  • Mi parla di Mr Whitman – non ho mai letto i suoi Libri – ma mi hanno detto che è sconveniente. (a T. W. Higginson, 25 aprile 1862, 261[fonte 23])
  • Non vedere ciò che amiamo, è terribile – e parlarne – non dà sollievo – e nulla lo dà – se non lui stesso. (a Mrs. Samuel Bowles, primavera 1862, 262[fonte 23])
  • Vorrei che fosse più semplice, l'angoscia in questo mondo. Vorrei che si potesse essere certi che nella sofferenza c'è una parte d'amore. Il pensare di guardare giù un giorno, e vedere i tortuosi gradini da cui siamo venuti, da un posto al sicuro, dev'essere una cosa preziosa. (a Louise Norcross, inizio maggio 1862, 263[fonte 23])
  • Il mio Tutore morendo mi disse che gli sarebbe piaciuto vivere finché non fossi stata un poeta, ma la Morte era troppo Veemente da dominare per me – allora – E quando dopo molto tempo – un'improvvisa luce nel Frutteto, o una nuova foggia del vento turbavano la mia attenzione – sentivo come una paralisi, qui – che solo i Versi mitigavano. (a T. W. Higginson, 7 giugno 1862, 265[fonte 23])
  • Il Marinaio non può vedere il Nord – ma sa che l'Ago può. (a T. W. Higginson, 7 giugno 1862, 265[fonte 23])
  • Mi dirà i miei difetti, francamente come a se stesso? perché preferisco più trasalire, che morire. Non si chiama il chirurgo, per lodare – l'Osso, ma per metterlo a posto, Signore, e la frattura interna, è più critica. (a T. W. Higginson, luglio 1862, 268[fonte 23])
  • Ho trovato un uccello, stamattina, giù – giù – su un piccolo cespuglio in fondo al giardino, e gli ho chiesto perché cantasse, visto che nessuno ascoltava. Un singhiozzo in gola, un palpito del petto – "La Mia occupazione è cantare" – ed è volato via! Chissà se i cherubini, un giorno, anch'essi, ugualmente pazienti, hanno ascoltato, e applaudito il suo inno passato inosservato? (a Dr. e Mrs. J. G. Holland, estate 1862?, 269[fonte 23])
  • Quando da Ragazzina stavo molto nei Boschi, mi dicevano che il Serpente mi avrebbe morso, che avrei potuto cogliere un fiore velenoso, o che i Folletti mi avrebbero rapita, ma io andavo avanti e non incontravo nessuno tranne Angeli, che erano molto più timidi con me, di quanto io fossi con loro, così non ho quella confidenza con l'inganno che hanno tanti. (a T. W. Higginson, agosto 1862, 271[fonte 23])
  • La gratitudine non è la menzione di una tenerezza, ma il suo silenzioso apprezzamento, più profondo del raggiungibile – tutto ciò che chiede nostro Signore, che conosce meglio di noi la misura delle cose. Disposti alla morte, se solo percepiamo che muore.[3] (a Louise e Frances Norcross, 1862?, 273[fonte 23])
  • Forse la Morte – mi ha procurato sgomento per gli amici – colpendo in modo acuto e precoce, perciò da allora li tengo avvinti – in un fragile affetto – fatto più di ansia, che di pace. (a T. W. Higginson, febbraio 1863, 280[fonte 23])
  • Non è capitato nulla se non la solitudine, forse troppo quotidiana per riferirne. (a Louise e Frances Nonrcross, 7 ottobre 1863, 285[fonte 24])
  • Sono stata ammalata così a lungo che non riconosco il Sole. (a Lavinia N. Dickinson, novembre 1864, 297[fonte 24])
  • Novembre mi è sempre sembrato la Norvegia dell'anno. (a Mrs. J. G. Holland, inizio novembre 1865, 311[fonte 25])
  • Ho notato che la Morte fa frequenti visite, dove si è già presentata, rendendo desiderabile prevenire i suoi approcci. (a Mrs. J. G. Holland, inizio novembre 1865, 311[fonte 25])
  • Più straziante del morire è la morte per amore di chi sta per morire. (a Mrs. J. G. Holland, inizio novembre 1865, 311[fonte 25])
  • [...] Se i morenti potessero aver fiducia della Morte, non ci sarebbero Morti [...]. (a Susan Gilbert, inizio dicembre 1865, 312[fonte 25])
  • Grazie per la tua Tenerezza – Trovo che sia l'unico cibo che la Volontà accetti, e nemmeno dalle dita di tutti. (a Susan Gilbert, inizio dicembre 1865, 312[fonte 25])
  • Oggi il vento soffia allegramente e le Ghiandaie abbaiano come Terrier Azzurri. Ti racconto quello che vedo. Il Paesaggio dello Spirito ha bisogno di polmoni, ma non della Lingua. Mi tengo stretta i pochi che amo, fino a quando il mio cuore diventa rosso come febbraio e purpureo come marzo. (a Mrs. J. G. Holland, inizio marzo 1866, 315[fonte 25])
  • Cara Sorella, Dopo che sei partita, un vento leggero gorgheggiava per casa come un uccello che spaziava, facendola sembrare su una cima, ma solitaria. Quando te ne sei andata è arrivato l'affetto. L'avevo previsto. La cena del cuore è quando l'ospite se n'è andato. (a Mrs. J. G. Holland, inizio maggio 1866, 318[fonte 25])
  • Una prugna in comune non è una prugna. Ero troppo educata per prendere la polpa e il nocciolo non mi piace. Non mandare lettere collettive. L'anima deve avvicinarsi da sola alla Morte, così, deve fare con la vita, se è un'anima. Se è un comitato – non vale. (a Mrs. J. G. Holland, fine novembre 1866?, 321[fonte 25])
  • Il caso è sempre avverso alle persone care, quando non siamo con loro, mentre gli artigli più potenti non possono oltraggiarli se noi siamo vicini. (a Mrs. J. G. Holland, fine novembre 1866?, 321[fonte 25])
  • Una Lettera mi è sempre parsa come l'immortalità, perché è la mente da sola, senza compagno corporeo. Obbligati nella conversazione all'atteggiamento e all'intonazione, sembra che ci sia un potere spettrale nel pensiero che cammina da solo – vorrei ringraziarla per la sua grande gentilezza ma non cerco mai di sollevare le parole che non riesco a reggere. (a T. W. Higginson, giugno 1869, 330[fonte 25])
  • [...] Per un Emigrante, il Paese è irrilevante salvo che non sia il suo. (a T. W. Higginson, giugno 1869, 330[fonte 25])
  • So che non c'è sofferenza pari a quella per coloro che amiamo, né gioia pari a quella che essi lasciano ben serrata dietro di loro, ma Morire è una Notte tempestosa e una Strada ignota.
    Immagino che tutti noi pensiamo all'Immortalità, a volte in modo così stimolante da non poter dormire. I segreti sono interessanti, ma sono anche solenni – e a speculare con tutta la nostra forza, non si riesce a verificarli. (a Perez Cowan, ottobre 1869, 332[fonte 26])
  • Parlando ci feriamo di meno l'uno con altro rispetto allo scrivere, perché in quel caso un accento tranquillo assiste le parole troppo dure. (a Perez Cowan, ottobre 1869, 332[fonte 26])
  • Se leggo un libro che mi gela tutto il corpo tanto che nessun fuoco potrebbe mai scaldarmi so che quella è poesia. Se avverto concretamente come se il culmine della testa mi fosse strappato via, so che quella è poesia. Sono questi i soli modi che conosco. Non ce ne sono altri. (citato in un resoconto che Higginson fece alla moglie della sua prima visita ad Amherst, in una lettera scritta subito dopo, 342a[fonte 26])
  • Essere ricordati è quasi come essere amati, ed essere amati è il Paradiso [...]. (a Mrs. Henry Hills, primavera 1871, 361[fonte 27])
  • Finché resta Shakespeare la Letteratura è salda. (a T. W. Higginson, novembre 1871, 368[fonte 27])
  • Con gli anni non si diventa vecchi, ma ogni giorno più nuovi. (a Louise Norcross, tardo 1872, 379[fonte 27])
  • Il desiderio, forse, è il dono che nessun altro dono può soddisfare. (a Louise Norcross, tardo 1872, 379[fonte 27])
  • Le inezie – come la Vita – e il Sole, le Riconosciamo in Chiesa, ma l'Amore che le avvilisce, non avendo Alleato, muore senza una Parola. (a Susan Gilbert, verso il 1878, 427[fonte 28])
  • Le Prove sono uno Stimolo molto superiore al Vino anche se difficilmente sarebbero proibite come una Bevanda. (a Susan Gilbert, 428[fonte 28])
  • Perdere ciò che non abbiamo mai posseduto può sembrare un'eccentrica Privazione ma il Presumere ha la sua parte di Afflizione proprio come l'Esigere. (a Susan Gilbert, verso il 1874, 429[fonte 28])
  • È dolce come la Vita, con la sua crescente Ombra di Morte. (destinatario sconosciuto, 1874-1875, 446[fonte 28])
  • Sapete che il mio gatto ideale ha sempre un enorme topo in bocca, che sta lì lì per sparire – sebbene lo sparire abbia in sé un fascino particolare. È vero che l'ignoto è il bisogno maggiore dell'intelletto, anche se, per questo, nessuno pensa di ringraziare Dio. (a Louise e Frances Norcross, agosto 1876, 471[fonte 29])
  • Con il rammarico che la Gioia sia passata, per farla dapprima felice, diffidente del suo Doppio in un Mondo che va di fretta. (a T. W. Higginson, settembre 1877, 516[fonte 30])
  • L'inizio del "Sempre" è più tremendo della fine – perché è sostenuto da una vacillante identità. (a Susan Gilbert, gennaio 1878, 534[fonte 30])
  • Quando siamo debitori ma di poco, paghiamo. Quando siamo debitori di così tanto da sfidare il Denaro, siamo blandamente insolventi. (a Susan Gilbert, verso il 1878, 541[fonte 31])
  • L'adulazione è a buon mercato salvo per colui che l'accetta. Gli è costata – Se stesso. (a Susan Gilbert, verso il 1878, 541[fonte 31])
  • Si dice che Dio sia in ogni luogo, eppure pensiamo sempre a Lui come a una sorta di eremita. (a Mrs. J. G. Holland, primavera 1878, 551[fonte 31])
  • È che le parole diventano improvvisamente piccole o che noi diventiamo improvvisamente grandi, a far sì che non ci bastino, per ringraziare un'amica? Forse è più che altro dovuto a entrambe le cose. (a Mrs. Edward Tuckerman, giugno 1878, 556[fonte 31])
  • Elemosinare una lettera quando è stata scritta, è quasi bancarotta, ma elemosinarla quando non lo è, e il caro Benefattore è andato a zonzo, incurante del suo valore, quello è un bancarottiere. (a Otis P. Lord, verso il 1878, 561[fonte 31])
  • Non lo sai che sei più felice quando mi nego e non concedo – non lo sai che "No" è la parola più selvaggia che affidiamo al Linguaggio? (a Otis P. Lord, verso il 1878, 562[fonte 31])
  • Forse vedere non è mai proprio la magia che è immaginare, anche se l'obbligo all'incanto è sempre vincolante – è dolce rammentare come non ci sia bisogno di ridurre le spese, visto che la Magia è il nostro Pasto più frugale. (a Mrs. Edward Tuckerman, agosto 1878, 565[fonte 31])
  • Morire prima di aver paura di morire può essere un dono. (a Mrs. Henry Hills, 1879?, 596[fonte 32])
  • Qualsiasi dono diverso dalla primavera sembra una contraffazione, ma gli uccelli sono vicini talmente dolci da essere un rimprovero per tutti noi. (a Mrs. Forrest F. Emerson, 1880?, 633[fonte 33])
  • Così forte è l'intimità tra la Natura e i suoi figli, che lei si rivolge a loro come "compagni d'arme". (a Mrs. James S. Cooper, verso il 1880, 648[fonte 33])
  • Grandi Appetiti nutrono se stessi, ma piccoli Appetiti affliggono invano. (a Susan Gilbert, verso il 1880, 652[fonte 33])
  • Il "grazie" è in declino tra di noi, ma la Base del grazie, è genuina e affettuosa. (a Susan Gilbert, verso il 1880, 661[fonte 34])
  • Un Incantesimo non può essere lacerato, e riparato come un Cappotto. (a Susan Gilbert, verso il 1880, 663[fonte 34])
  • Il tempo è corto e pieno, come un Vestito fuori misura. (a Mrs. J. G. Holland, verso settembre 1880, 667[fonte 34])
  • I petali dell'ultima rosa d'estate riposano in un suolo familiare in compagnia delle api scomparse. Come si chiude dolcemente l'estate, senza il cigolare di una porta, fuori per sempre. (a Louise e Frances Norcross, 1880?, 669[fonte 34])
  • Tropici, e Formaggi, e Fate! Grazie alle "Mille e una notte". (a Mrs. Henry Hills, verso il 1881, 698[fonte 35])
  • La "Regola Aurea" è così amabile, che non ha bisogno di polizia per essere rispettata. (a George Montague, 1881?, 705[fonte 35])
  • Ringraziare qualcuno per la Dolcezza, è possibile, ma per la Vastità, è fuori discussione – la Competizione dei Fantasmi è inviolata. (a Susan Gilbert, verso il 1881, 707[fonte 35])
  • La separazione da coloro che non si sono mai incontrati, sarà una delusione, o piuttosto, un trappola svelata che darà più tardi i suoi frutti? (a Mabel Loomis Todd, autunno 1881, 736[fonte 36])
  • La Casa è l'enigma del saggio – il bottino della colomba. (a Frances Norcross, verso novembre 1881, 737[fonte 36])
  • Le piccole frasi che ho iniziato e mai finito – i piccoli pozzi che ho scavato e mai riempito. (a Mabel Loomis Todd?, vers il 1882, 748[fonte 36])
  • Sono crudelmente addolorata per il "Raffreddore". Lo temevo, ma lo avevo supplicato di fare torto a qualcun altro. Di tutte le Vite doveva proprio venire a disturbare la tua? Sii gentile con lui – Blandiscilo – Non scacciarlo altrimenti resterà – sono lieta che tu sia "a Casa". Per favore consideralo un codicillo. (a Otis P. Lord, 30 aprile 1882, 750[fonte 36])
  • Con l'Eccezione di Shakespeare, tu mi hai donato più conoscenza di qualsiasi altro vivente – Dirlo sinceramente è una strana lode. (a Susan Gilbert, verso il 1882, 757[fonte 37])
  • Non ringraziamo l'Arcobaleno, anche se il suo Trofeo è un inganno. (a Mabel Loomis Todd, tardo settembre 1882, 769[fonte 37])
  • Forse l'Affetto ha sempre una domanda in più che si era dimenticato di fare. (a James D. Clark, 1882, 773[fonte 37])
  • Cari amici, anche il più semplice sollievo, offerto con amore, ha una qualità celestiale. (a Mrs. Henry Hills, novembre 1882, 783[fonte 38])
  • Che qualcuno per il quale si prova Modestia, la provi lui stesso con dolcezza e chieda quanto è suo con tale grazia, è un'adorabile rimprovero. (a Otis P. Lord, 3 dicembre 1882, 790[fonte 38])
  • Vorrei poterle mostrare i Giacinti che ci mettono in imbarazzo con il loro incanto, anche se avere soggezione di un fiore forse è insensato – ma la Bellezza è spesso timidezza – forse ancora più spesso – sofferenza. (a James D. Clark, metà marzo 1883, 807[fonte 38])
  • È sicuro che ci sia un'altra vita? Anche se sopraffatti dalla voglia di saperlo, temo che pochi ne siano sicuri. (a Charles H. Clark, metà giugno 1883, 827[fonte 39])
  • Il passato non è un pacchetto che si può mettere da parte. (a Maria Whitney, tardo giugno 1883, 830[fonte 39])
  • Perché è la Nobiltà che ci fa vergognare? Forse perché è così rara o così venerata? L'Anfora sarà un emblema. (a Mrs. J. Howard Sweetser, estate 1883, 836[fonte 39])
  • Per aver tessuto Vino in modo così delizioso, uno dev'essere stato quasi un Ubriacone – ma questa è la furtiva franchigia delle Labbra più schive. Gli Ubriaconi di Estate sono frequenti come gli Ubriaconi di Vino, e l'Ape che torna a casa sobria è lo Zimbello del Trifoglio. (a Mrs. J. Howard Sweetser, estate 1883, 838[fonte 39])
  • La sottrazione dell'Alimento dell'Estasi non sottrae l'Estasi in sé. (a Otis P. Lord, verso il 1883, 842[fonte 40])
  • Non quello che le stelle hanno fatto, ma quello che faranno, è ciò che fa durare il cielo. (a Maria Whitney, estate 1883, 860[fonte 40])
  • Forse il caro Cuore afflitto si aprirà a un fiore, che santifica senza che gli venga chiesto, e soccorre senza una Parola. (a Susan Gilbert, inizio ottobre 1883, 869[fonte 40])
  • Esito su quale parola scegliere, perché non posso sceglierne che poche e ognuna dev'essere essenziale, ma rammenta che la più vivida operazione terrena è contenuta in una sillaba, anzi, persino in uno sguardo. (a Mrs. J. G. Holland, tardo 1883, 873[fonte 41])
  • La prima porzione della Tenebra è la più densa, Cara, Dopodiché, la Luce comincia a tremolare. (a Susan Gilbert, tardo novembre 1883, 874[fonte 41])
  • Babbo Natale viene con un Sorriso e una Lacrima. Babbo Natale è stato derubato, non da Ladri ma da Angeli. I Bambini pregheranno Babbo Natale? (a Mrs. Henry Hills, natale 1883, 877[fonte 41])
  • Il miele a marzo è delizioso quanto intempestivo, e accarezzare l'ape una forte tentazione, ma la tentazione non è forse il piacere principale? (a Maria Whitney, marzo 1884?, 889[fonte 41])
  • Perdona le Lacrime che caddero per pochi, ma quei pochi sono troppi, perché non è ognuno un Mondo? (a Mrs. J. G. Holland, marzo 1884, 890[fonte 41])
  • Lavoro per scacciare lo sgomento, eppure è lo sgomento a costringermi a lavorare. (a Louise e Frances Norcross, tardo marzo 1884, 891[fonte 41])
  • È più dolce che il Mezzogiorno sia bello piuttosto che lo sia il Mattino, perché il Mezzogiorno è il culmine, e anche se il tuo Mattino avesse la Rugiada, non potresti scambiarlo. (a Mrs. Joseph A. Sweetser, inizio primavera 1884, 892[fonte 41])
  • Gli iceberg evidenziano il mare – non lo ostruiscono [...]. (a Martha Gilbert Smith, verso il 1884, 899[fonte 41])
  • Tentare di parlare di ciò che è stato, sarebbe impossibile. L'Abisso non ha Biografo. (a Martha Gilbert Smith, verso il 1884, 899[fonte 41])
  • La Morte non riesce a saccheggiare tanto velocemente quanto il Fervore a recuperare. (a Mrs. J. G. Holland, inizio giugno 1884, 901[fonte 42])
  • La nebbia della memoria sta salendo. (a Louise e Frances Norcross, agosto 1884, 907[fonte 42])
  • Com'è strano che ogni tenerezza sia stata precisamente la tenerezza più agognata [...]. (a Mrs. J. Howard Sweetser, circa 1884, 916[fonte 42])
  • L'immutabilità è il mutare della Natura. (a Maria Whitney, autunno 1884, 948[fonte 43])
  • Un'accresciuta capacità di mancare è forse la parte migliore della nostra crescita, come le strane Membrane dell'Albero che si estendono non viste. (a Mrs. J. Howard Sweetser, tardo autunno 1884, 951[fonte 43])
  • E che cosa è l'Estasi se non l'Affetto e che cosa è l'Affetto se non il Germe del breve Biglietto? (a Mr. e Mrs. E. J. Loomis, gennaio 1885, 960[fonte 43])
  • Se avessimo meno da dire a quelli che amiamo, forse lo diremmo più spesso, ma arriva il tentativo, poi l'inondazione, poi è tutto finito, come si dice dei morti. (a Louise e Frances Norcross, 14 gennaio 1885, 962[fonte 44])
  • Che si sia temporaneamente permanenti, è confortante sapere, anche se non sappiamo di più. (a Louise e Frances Norcross, 14 gennaio 1885, 962[fonte 44])
  • Se avessi saputo di chiedere l'impossibile, forse l'avrei chiesto, ma l'Abisso è Apologia di se stesso. (a Benjamin Kimball, 1885, 968[fonte 44])
  • Il ricordo è il grande tentatore. (a Maria Whitney, inizio 1885?, 969[fonte 44])
  • Ringraziarla sarebbe profanarla – Ci sono momenti in cui ogni Gratitudine è dissacrazione. (a Mrs. James S. Cooper, inizio 1885, 970[fonte 44])
  • Fidarsi di un fiore d'aprile non potrà accorciare il suo febbraio, il Mese delle dolcezze più fuggitive. (a Mrs. James S. Cooper, febbraio 1885, 971[fonte 44])
  • Una Biografia ci convince in primo luogo della scomparsa del Biografato. (a T. W. Higginson, febbraio 1885, 972[fonte 44])
  • Il Fiore mantiene l'appuntamento – dovrebbe il Cuore essere tardivo? Quando la Memoria suona il campanello, lasci entrare tutti i Pensieri. (a Mrs. James C. Greenough, verso il 1885, 973[fonte 44])
  • Com'è incantevole la magnanimità di chi accordando un favore a un altro, per un qualche miraggio di valore si considera colui che l'ha ricevuto! Di costoro è il Regno dei Cavalieri! (a Joseph K. Chickering, verso il 1885, 990[fonte 44])
  • Nessun vero dolore è ridotto al silenzio, ma talvolta l'Angoscia dà una ragione a cause dapprima celate. (a Abbie C. Farley, inizio agosto 1885, 1006[fonte 45])
  • Che Rischio è una Lettera! Quando penso ai Cuori che ha speronato e affondato, ho quasi paura di alzare una Mano per qualcosa di più di un Indirizzo. (a T. W. Higginson, 6 agosto 1885, 1007[fonte 45])
  • Che rischio è una Parola! Quando penso ai Cuori che ha speronato o affondato, a malapena oso alzare la voce per qualcosa di più di un Saluto. (a Sara Colton (Gillett)?, fine estate 1885, 1011[fonte 45])
  • I furti sono diventati così frequenti, che non sarebbe più sicuro tralasciare la Regola Aurea durante la notte? (a Edward (Ned) Dickinson, inizio novembre 1885, 1023[fonte 46])
  • Emergere da un Abisso, e rientrarci – questa è la Vita, non è vero, Cara? (a Susan Gilbert, tardo 1885, 1024[fonte 46])
  • La vita è intensa e veloce – Si affronta senza Rotte ma a Ondate designate. (a Mrs. William Henry Prince, inizio 1886, 1031[fonte 46])

Poesie

Citazioni ordinate in base alla numerazione di Thomas H. Johnson (J) del 1955. Viene riportata anche la numerazione di R. W. Franklin (F) del 1998. Per approfondire vedi qui.


  • Il sonno è ritenuto | dalle anime di buonsenso – | il chiudere gli occhi. || Il sonno è il solenne stato | sotto il quale da entrambi i lati – | stanno le Schiere di Testimoni! (J13 – F35[fonte 47], vv. 1-6)
  • Diffidente della Genziana – | e giusto nello scostarmi, | il tremito delle sue frange | biasimò la mia perfidia. (J20 – F26-27[fonte 47], vv. 1-4)
  • Perdiamo – perché vinciamo – | Giocatori – che rammentano – | Rilanciando i loro dadi! (J21 – F28[fonte 47], vv. 1-3)
  • Estate per te, fa' ch'io sia | quando i giorni d'Estate si saranno involati! (J31 – F7[fonte 47], vv. 1-2)
  • Così dal Bozzolo | più di un Baco | balza così misteriosamente gaio, | che i campagnoli come me – | i campagnoli come Te | fissano perplessi! (J66 – F110[fonte 48], vv. 1-6)
  • Il successo è considerato più dolce | da coloro a cui mai arrise. (J67 – F112[fonte 48], vv. 1-2)
  • Per ogni estatico istante | dobbiamo pagare un'angoscia | in pungente e tremante rapporto | con l'estasi – || per ogni ora d'amore | aguzze elemosine d'Anni – | amari spiccioli contesi – | e Scrigni colmi di lacrime! (J125 –F109[fonte 49], vv. 1-8)
  • Portatemi il tramonto in una coppa – | calcolate le caraffe del mattino | e ditemi quant'è la Rugiada – | ditemi fin dove si spinge il mattino – | ditemi a che ora va a dormire il tessitore | che filò le vastità d'azzurro! || Scrivetemi quante note ci sono | nell'estasi del nuovo Pettirosso | fra gli attoniti rami – | quanti viaggi fa la Tartaruga – | quante coppe consuma l'Ape, | la Dissoluta di Rugiade! (J128 – F140[fonte 49], vv. 1-12)
Portami il tramonto in una tazza | conta le anfore del mattino | le gocce di rugiada. | Dimmi fin dove arriva il mattino – | quando dorme colui che tesse | d'azzurro gli spazi. || Scrivimi quante sono le note | nell'estasi del nuovo pettirosso | tra i rami stupefatti – quanti passetti | fa la tartaruga – | Quante coppe di rugiada beve | l'ape viziosa. (1992)
  • L'Allodola non si vergogna | di costruire sul terreno | la sua modesta casa. (J143 – F86[fonte 49], vv. 13-15)
  • Polvere è l'unico Segreto – | Morte, l'unica Creatura | di cui non si può scoprire nulla | nella sua "città natale". || Nessuno conobbe "suo Padre" – | non fu mai Fanciulla – | non ebbe compagni di gioco, | o "storia di Inizi" – | Operosa! Laconica! | Puntuale! Pacata! | Spavalda come un Brigante! | più silenziosa di una Flotta! || Costruisce, come un Uccello, anche! | Cristo deruba il Nido – | Pettirosso dopo Pettirosso | di contrabbando al Riposo! (J153 – F166[fonte 50], vv. 1-16)
  • Il mormorio di un'Ape | una Magia – produce in me – | se qualcuno mi chiede perché – | sarebbe più facile morire – | che dire. (J155 – F217[fonte 50], vv. 1-5)
  • Sono la piccola "Viola del Pensiero"! | Non mi curo di cieli imbronciati! | Se la Farfalla tarda | posso, per questo, mancare? || Se il Codardo Bombo | resta al calduccio, | io, devo essere più risoluta! | Chi farà la mia apologia? (J176 – F167[fonte 50], vv. 1-8)
Manoscritto di Wild nights, wild nights (Notti selvagge – Notti selvagge!)
  • Notti selvagge – Notti selvagge! | Fossi io con te | notti selvagge sarebbero | la nostra voluttà! (J249 – F269[fonte 51], vv. 1-4)
  • La "speranza" è la pennuta creatura – | che si posa nell'anima – | e canta melodie senza parole – | e non smette mai – proprio mai – || e dolcissima – nella Brezza – è udita – | e violenta dev'essere la tempesta – | che possa confondere l'Uccellino | che così tanti riscaldò – || l'ho udita nella landa più gelida – | e sul Mare più remoto – | eppure, mai, alla Fine, | ha chiesto un briciolo – di me.[4][5] (J254 – F314[fonte 52], vv. 1-12)
  • L'unico Fantasma che ho mai visto | era abbigliato in Mechlin – proprio così – | non aveva sandali ai piedi – | e camminava come fiocchi di neve – || il suo Passo – era silenzioso, come un Uccello – | ma rapido – come il Capriolo – | i modi, antiquati, a Mosaico – | o magari, Vischio. (J274 – F331[fonte 52], vv. 1-8)
  • Molte frasi ha la lingua Inglese – | io ne ho udita solo una – | Bassa come il riso del Grillo, | Sonora, come la Lingua del Tuono – || Mormora, come antiche Corali del Caspio, | quando la Marea si arresta – | si esprime in nuove inflessioni – | come un Caprimulgo – || irrompe con brillante Ortografia | nel mio semplice sonno – | fa tuonare i suoi Presagi – | finché mi scuoto, e piango || non per il Dolore, che mi ha dato – | ma per lo sprone alla Gioia – | Dilla ancora, Sassone! | Sottovoce – Solo a me![6] (J276 – F333[fonte 52], vv. 1-16)
  • E se dicessi che non aspetterò! | E se mi lanciassi oltre la carnale Barriera – | e traversandola scappassi – verso te! (J277 – F305[fonte 52], vv. 1-3)
E se dicessi "Non aspetterò?". | Se rompessi il cancello della carne – | e riuscissi a fuggire – fino da te! (1997)
  • Io non sono Nessuno! Chi sei tu? | Sei – Nessuno – anche tu? | Allora siamo in due! | Non dirlo! spargerebbero la voce – lo sai! | Com'è squallido – essere – Qualcuno! | Com'è ordinario – come una Rana – | dire il proprio nome – per tutto giugno – | a un Pantano ammirato![7] (J288 – F260[fonte 52], vv. 1-8)
Io sono nessuno. Tu chi sei? | Nessuno pure tu? | Allora siamo in due, ma non dirlo – | potrebbero cacciarci, lo sai! || Che fastidio essere qualcuno! | Che volgarità – come una rana – | che dice il suo nome – tutto giugno | a un pantano che sta ad ammirarla! (1992)
  • Se il Coraggio, ti è negato – | va oltre il Coraggio – | può appoggiarsi alla Tomba, | se ha paura di deviare.[8] (J292 – F329[fonte 52], vv. 1-4)
  • I Condannati – considerano l'Alba | con un Piacere diverso – | perché – quando la prossima splenderà di nuovo | dubitano di esserne testimoni. (J294 – F298[fonte 52], vv. 1-4)
  • È come la Luce – | una Delizia senza forma – | è come l'Ape – | una Melodia – senza tempo – || è come i Boschi – | Privata – Come la Brezza – | senza parole – eppure agita | gli Alberi più superbi – || è come il Mattino – | Migliore – quando è finito – | e gli Orologi Eterni – | battono – Mezzogiorno![9] (J297 – F302[fonte 52], vv. 1-12)
  • Sola, non posso essere – | Schiere – mi fanno visita – | Inafferrabile Compagnia – | che si beffa della Chiave – || non hanno Vesti, né Nomi | niente Calendari – né Luoghi – | ma Dimore diffuse | come gli Gnomi – || il loro Arrivo, può essere annunciato | da intimi Messaggeri – | la loro partenza – no – | perché non partono mai.[10] (J298 – F303[fonte 52], vv. 1-12)
  • L'Anima sceglie i suoi Compagni – | poi – chiude la Porta – | alla sua divina Maggiore età – | non presentarne più – || Impassibile – nota le Carrozze – che si fermano – | al suo modesto Ingresso – | Impassibile – un Imperatore inginocchiarsi | sul suo Zerbino – || Mi risulta che – in mezzo a tanti – | ne sceglie Uno – | poi – chiude le Valve della sua attenzione – | come una Pietra. (J303 – F409[fonte 53], vv. 1-12)
  • Dopo una grande pena, un sentimento formale subentra – | i Nervi siedono cerimoniosi, come Tombe – | il Cuore irrigidito si chiede "fu proprio Lui, che soffrì," | e "Ieri, o Secoli fa?" || i Piedi, meccanicamente, vanno tutt'intorno – | un Legnoso percorso | di Terra, o Aria, o Altro – | incuranti del divenire, | un appagamento di Quarzo, come una pietra – || questa è l'Ora Plumbea – | ricordata, se si sopravvive, | come un Assiderato, rammenta la Neve – | prima – il Freddo – poi lo Stupore – poi il lasciarsi andare. (J341 – F372[fonte 53], vv. 1-13)
Dopo un grande dolore viene un senso solenne, | i nervi stan composti, come tombe. | Il Cuore irrigidito chiede se proprio lui | soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa? || I piedi vanno attorno come automi | per un'arida via | di terra o d'aria o di qualsiasi cosa, | indifferenti ormai; | una pace di quarzo come un sasso. || Questa è l'ora di piombo, e chi le sopravvive | la ricorda come gli assiderati rammentano la neve; | prima il freddo, poi lo stupore, infine | l'inerzia. (1997)
  • Conosco vite, che potrei perdere | senza Sofferenza – | di altre – un istante di assenza – | sarebbe un'Eternità. (J372 – F574[fonte 54], vv. 1-4)
  • Si può essere più soli | Senza la Solitudine. (J405 – F535[fonte 55], vv. 1-2)
Sarei forse più sola | senza la mia solitudine. (1992)
  • Molta Follia è il più divino Senno – | a un Occhio perspicace – | molto Senno – la più assoluta Follia – | è la Maggioranza | in questo, come in Tutto, a prevalere – | approva – e sei sano – | obietta – sei subito pericoloso – | e trattato con Catene.[11] (J435 – F620[fonte 55], vv. 1-3)
Molta follia è suprema saggezza | per un occhio che capisce – | Molta saggezza, la più pura follia. (1992)
  • Dio fece una piccola Genziana – | che tentò – d'essere una Rosa – | e fallì – e l'Estate tutta intera rise – | ma appena prima delle Nevi || là si levò una Purpurea Creatura – | che incantò tutta la Collina – | e l'Estate nascose la sua Fronte – | e lo Scherno – fu zittito – || il Gelo era la sua condizione – | l'Indaco non giunge | finché il Nord – non lo invoca – | Creatore – io – fiorirò? (J442 – F520[fonte 55], vv. 1-12)
  • Questo fu un Poeta – | è colui Che | distilla un senso sorprendente | da Significati Ordinari – | ed Essenza così immensa. (J448 – F446[fonte 55], vv. 1-5)
  • Sentii una Mosca ronzare – mentre morivo – il Silenzio nella Stanza | era come il Silenzio nell'Aria – | tra Folate di Tempesta - (J465 – F591[fonte 56], vv. 1-4)
Ho udito una mosca ronzare, mentre morivo – | la quiete nella stanza era | uguale al silenzio nell'aria – | tra folate di bufera. (1992)
  • Se potessi vederti fra un anno, | avvolgerei i mesi in gomitoli – | e ne metterei ciascuno in un Cassetto diverso, | per paura che i numeri si confondano – || se soltanto Secoli, tardassero, | li conterei sulla Mano, | sottraendo, fino a far cadere le dita | nella Terra di Van Diemen. || Se certa, quando questa vita fosse conclusa – | che la tua e la mia, rimanessero – | la getterei da parte, come una Buccia, | e prenderei l'Eternità. (J511 – F356[fonte 57], vv. 5-16)
  • Si stacca – come le Foglie – | e poi – si chiude – | poi si ferma sul Berretto | di un Ranuncolo Qualsiasi – || e poi corre incontro | e rovescia una Rosa – | e poi non fa Nulla – | poi su una Vela maestra – se ne va – || e dondola come Pulviscolo | sospeso nel Meriggio – | incerto – se tornare Disotto – | o sistemarsi sulla Luna – || cosa avvenga di Lui – la Notte – | il privilegio di dirlo | è limitato dall'Ignoranza – | cosa avvenga di Lui – il Giorno in cui – || il Gelo – s'impossessa del Mondo – | in Segreti Scrigni – si rivela – | un Sepolcro di bizzarra Lanugine | un'Abbazia – un Bozzolo.[12] (J517 – F655[fonte 57], vv. 1-20)
  • Il Cuore chiede il Piacere – dapprima – | e poi – l'Esenzione dalla Pena – | e poi – quei piccoli Lenimenti | che attenuano la sofferenza – || e poi – addormentarsi – | e poi – se questa fosse | la volontà del suo Inquisitore | il privilegio di morire. (J536 – F588[fonte 57], vv. 1-8)
Il cuore prima chiede gioia, | poi assenza di dolore, | poi gli scialbi anodini | che attenuano il soffrire, || poi chiede il sonno, e infine | se a tanto consentisse | il suo tremendo Giudice, | libertà di morire. (1997, p. 199[13])
  • Qualcosa simile a una Farfalla che si vede | nelle Pampas Brasiliane – | solo a mezzogiorno – non più tardi – Caro – | poi – il Permesso scade – || Qualcosa simile a una Rosa – che si rivela – e passa – | Pronta ad essere da Te Colta – | come le Stelle – che riconoscevi la Notte scorsa – | Straniere – Stamane.[14] (J541 – F661[fonte 57], vv. 1-8)
  • Temo un Uomo dall'Eloquio frugale – | temo un Uomo Silenzioso – | l'Arringatore – posso sovrastare – | o il Chiacchierone – intrattenere – || ma Colui che pondera – Mentre gli Altri – | spendono fino all'ultima sterlina – | di quest'Uomo – diffido – | temo che sia un Grande. (J543 – F663[fonte 57], vv. 1-8)
  • Che ho sempre amato | ti porto la Prova | perché finché amai | non vissi mai – Abbastanza. (J549 – F652[fonte 57], vv. 1-4)
Ho sempre amato | e te ne do la prova: | prima di amare, | io non ho mai vissuto pienamente. (2010, p. 70)
  • Non avevo più fame – così scoprii | che la Fame – è la condizione | di persone Fuori dalle Finestre – | l'entrare – la rimuove (J579 – F439[fonte 58], vv. 17-20)
E non avevo fame. Allora capii | che la fame è un istinto | di chi guarda le vetrine dal di fuori. | L'entrare le disperde. (1992)
  • Il Sempre – è composto di Adessi – | non è un tempo diverso – | fatta eccezione per l'Infinità – | e l'Estensione della Casa. (J624 – F690[fonte 59], vv. 1-4)
Il sempre è fatto di attimi; | non è un tempo diverso | se non per l'infinito – | e per la latitudine di casa. (1992)
  • Il Cervello – è più esteso del Cielo. (J632 – F598[fonte 59], v. 1)
Il Cervello | è più ampio del Cielo. (1997)
  • Così Noi dobbiamo incontrarci da lontano – | tu là – io – qui – | con appena una Porta socchiusa | affinché Oceani vi siano – e Preghiera – | e quel Bianco Nutrimento – | Disperazione. (J640 – F706[fonte 59], vv. 45-50)
Così, uniti e divisi – | tu là – io qui – dovremmo rimanere | con la porta socchiusa – come due oceani. Soli con la preghiera, | alimento insipido – disperazione. (1992)
  • Non bisogna essere una camera – per essere Infestati – | non bisogna essere una Casa – | il Cervello – ha Corridoi che vanno al di là | di un Luogo Materiale – || assai più sicuro a Mezzanotte – incontrare | un Fantasma Esterno – | che con uno Interiore – confrontare – | quel più freddo – Ospite.[15] (J670 – F407[fonte 60], vv. 1-8)
  • L'anima per se stessa | è un'amica imperiale – | o la più angosciante Spia – | che un Nemico – possa inviare. (J683 – F579[fonte 60], vv. 1-4)
  • L'Incertezza – è più Ostile della Morte – | la Morte – per quanto sia Vasta, | è solo Morte, e non può aumentare – | l'Incertezza – non si conclude – || ma perisce – per vivere di nuovo – | ma solo di nuovo per morire – | Annichilazione – cromata di fresco | con l'Immortalità. (J705 – F775[fonte 61], vv. 1-8)
L'incertezza è l'unione del Nulla con l'Immortalità. (1979)
  • Poiché non potevo fermarmi per la Morte – | lei gentilmente si fermò per me.[16] (J712 – F479[fonte 61], vv. 1-2)
  • Molte volte pensai che la Pace fosse arrivata | quando la Pace era tanto lontana – | come i Naufraghi – che credono di avvistare la Terra – | al Centro del Mare – || e lottano stremati – solo per scoprire | tanto disperatamente come me – | quanto illusorie le Rive – | o un qualsiasi Porto siano. (J739 – F737[fonte 61], vv. 1-8)
  • Una perfetta – paralizzante Beatitudine – | appagata come la Disperazione. (J756 – F767[fonte 62], vv. 5-6)
Una gioia perfetta, paralizzante | e quieta come la disperazione. (1979)
  • Uno più Uno – fa Uno – | Due – si finisca di usarlo – | va bene per la scuola – | ma per la Scelta interiore – || Vita – soltanto – O Morte – | o l'Eternità – | di più – sarebbe troppo vasto | per la Capacità dell'Anima. (J769 – F497[fonte 62], vv. 1-8)
  • Ho vissuto di Paure – | per Quelli che sanno | lo Stimolo che c'è | nel Pericolo – Un altro impeto | è inerte – e senza vita. (J770 – F498[fonte 62], vv. 1-5)
Ho vissuto di paure. | Per coloro che conoscono l'invito | offerto dal pericolo – ogni altro stimolo | è indifferente – senza vita. (1992)
  • La Solitudine Nessuno osi sondare – | e si preferisca supporre piuttosto | che nella sua Tomba scandagliare | per accertarne la dimensione – || la Solitudine il cui peggior timore | è doversi accorgere di sé – | e perire di fronte a se stessa | solo per uno sguardo. (J777 – F877[fonte 62], vv. 1-8)
  • Incapaci sono gli Amati di morire | perché l'Amore è Immortalità, | anzi, è Deità – || incapaci coloro che amano – di morire | perché l'Amore trasforma la Vitalità | in Divinità. (J809 – F951[fonte 63], vv. 1-6)
  • Un'Ora è un Mare | fra alcuni, e me – | con Loro sarebbe Porto. (J825 – F898[fonte 63], vv. 1-3)
  • Il Pettirosso è Quello | che interrompe il Mattino | con frettolose – poche – esplicite Notizie | quando Marzo a stento s'affaccia – || il Pettirosso è Quello | che inonda il Mezzogiorno | con le sue cherubiche quantità – | ad Aprile appena iniziato – || il Pettirosso è Quello | che in silenzio dal suo Nido | suggerisce che Casa – e Certezza | e Santità, sono il meglio. (J828 – F501[fonte 63], vv. 1-12)
  • Soto! Esplora te stesso! | Dentro te stesso troverai | il "Continente Inesplorato" – | che mai Colono immaginò. (J832 – F814[fonte 63], vv. 1-4)
  • Prima del Suo arrivo misuriamo il Tempo, | è Pesante e Leggero | quando parte un Vuoto | è il Carico prevalente. (J834 – F949[fonte 63], vv. 1-4)
  • L'Impossibilità, come il Vino | eccita l'Uomo | che l'assapora; La Possibilità | è insipida – Aggiungi || una pur pallida traccia di Rischio | e nel Sorso di prima | un incantesimo produce l'ingrediente | certo come una Condanna. (J838 – F939[fonte 63], vv. 1-8)
  • La natura s'innamora, penso talvolta, | di Gingilli, come una Fanciulla. (J841 – F944[fonte 63], vv. 5-6)
  • Un'incerta durata – dà maggior lustro | al Tempo. (J857 – F1059[fonte 64], vv. 1-2)
  • L'assenza disincarna – così fa la Morte | nascondendo gli individui alla Terra | la superstizione aiuta, così come l'amore – | la tenerezza decresce mentre la proviamo. (J860 – F904[fonte 64], vv. 1-4)
  • Il Pettirosso per la Briciola | non replica sillaba | ma a lungo imprime il nome della Dama | in Argentee Cronache. (J864 – F810[fonte 64], vv. 1-4)
  • La Fama è la tinta che i Dotti lasciano | sui loro Nomi che Tramontano – | non l'Iride d'Occidente | che scompare com'è venuta. (J866 – F986[fonte 64], vv. 1-4)
  • I Poeti non accendono che Lumi – | loro – se ne vanno – | gli Stoppini che stimolano – | se di Luce vitale || s'imprimono come fanno i Soli – | ogni Età una Lente | che dissemina la loro | circonferenza. (J883 – F930[fonte 64], vv. 1-8)
  • Mi nascondo nel mio fiore | perché portandolo sul petto – | tu – senza saperlo, porterai anche me – | e gli angeli sanno il resto![17] (J903 – F80[fonte 65], vv. 1-4)
  • L'Amore – è anteriore alla Vita – posteriore – alla Morte – | Radice della Creazione, ed | esponente della Terra. (J917 – F980[fonte 65], vv. 1-7)
  • Se potrò bloccare un Cuore dallo spezzarsi | non sarò vissuta invano | se potrò alleviare di una Vita il Soffrire | o smorzare una Pena || o aiutare un languente Pettirosso | di nuovo verso il suo Nido | non sarò vissuta invano. (J919 – F982[fonte 65], vv. 1-7)
Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi | non avrò vissuto invano | se allevierò il dolore di una vita | o guarirò una pena || o aiuterò un pettirosso caduto | a rientrare nel nido | non avrò vissuto invano. (1997)
  • Come piano per il Meriggio e piano per la Notte | cosi differiscono Vita e Morte | in esplicita Prospettiva – | il Piede sulla Terra || a Distanze, e Compimenti, tende, | il Piede sulla Tomba | porta lo sforzo a Conclusione | assistito fievolmente, dall'Amore. (J960 – F1075[fonte 66], vv. 1-8)
  • La Morte è un Dialogo fra | lo Spirito e la Polvere. | "Dissolviti" dice la Morte, | lo Spirito "Mia Signora | io ho un'altra Fede". (J976 – F973[fonte 66], vv. 1-5)
  • Il Porpora – è di moda due volte – | in questa stagione dell'anno, | e quando un'anima percepisce se stessa | come un'Imperatrice. (J980 – F896[fonte 66], vv. 1-4)
  • Gli Ideali sono il Magico Olio | con cui aiutiamo la Ruota | ma quando l'Asse Vitale gira | l'Occhio rigetta l'Olio. (J983 – F1016[fonte 66], vv. 1-4)
  • La Gratitudine – non è la menzione | di una Tenerezza, | ma il suo silenzioso apprezzamento | al di là del semplice Linguaggio.[18] (J989 – F1120, vv. 1-4)
  • L'Aurora è il tentativo | del Volto Celeste | di simulare, per Noi | l'Inconsapevolezza della Perfezione. (J1002 – F1002[fonte 67], vv. 1-4)
  • Fossi stata Io a guadagnare l'Altezza – | Fossero stati Loro, a fallire! | Quante cose chi Muore interpreterebbe – | Potessero vivere, lo farebbero! (J1015 – F1025[fonte 67], vv. 1-4)
  • Chi non ha visto l'Alba non può dire | che Fisionomia abbia – | chi presume di vedere, presume a danno | dell'Esperienza. (J1018 – F1028[fonte 67], vv. 1-4)
  • Il Suo Becco un Succhiello è | la Sua Testa, Berretto e Collare | sgobba ad ogni Albero | un Verme, il Suo massimo Scopo. (Il picchio, J1034 – F990[fonte 67], vv. 1-4)
  • La Natura usa il Giallo più raramente | di ogni altra Tinta – | lo serba tutto per i Tramonti | prodiga d'Azzurro || consuma lo Scarlatto, come una Donna | che il Giallo si permette | solo di rado e con misura | come le Parole di un Innamorato. (J1045 – F1086[fonte 67], vv. 1-8)
  • Non palesare debolezza è | l'Artificio della forza. (J1054 – F1011[fonte 68], vv. 1-2)
Non scoprire la debolezza | è l'artificio della forza. (1992)
  • Non deludere Madre Natura | che l'aspetta in quel Giorno – | essere un Fiore, è profonda | Responsabilità. (J1058 – F1038[fonte 68], vv. 13-16)
  • Il Paradiso fa parte dell'Opzione – | chiunque lo voglia | appartiene all'Eden nonostante | Adamo, e la Cacciata. (J1069 – F1125[fonte 68], vv. 1-4)
Il Paradiso dipende da noi. | Chiunque voglia | vive nell'Eden, | nonostante Adamo e la cacciata. (1979)
  • Se la Natura sorride – dovere di Madre | ne sono certa, di fronte ai tanti capricci | della Sua eccentrica famiglia – | è così tanto da biasimare? (J1085 – F1101[fonte 68], vv. 1-4)
  • Tra la forma della Vita e la Vita | la differenza è la stessa | di un Liquore fra le Labbra | e un liquore nella Bottiglia | l'ultimo – eccellente da conservare – | ma per l'estatico bisogno | lo stappato è superiore – | lo so perché ho provato. (J1101 – F1123[fonte 69], vv. 1-8)
  • Di' tutta la verità ma dilla obliqua – | il successo sta in un Circuito | troppo brillante per la nostra malferma Delizia | la superba sorpresa della Verità | come un Fulmine ai Bambini chiarito | con tenere spiegazioni | la Verità deve abbagliare gradualmente | o tutti sarebbero ciechi. (J1129 – F1263[fonte 69], vv. 1-8)
  • Quando l'Etna si crogiola e fa le fusa | Napoli è più impaurita | di quando mostra i suoi Granati Denti – | la sicurezza è rumorosa.[19] (J1146 – F1161[fonte 69], vv. 1-4)
  • Anima, corri il rischio, | con la Morte stare | sarà meglio che non stare con te. (J1151 – F1136[fonte 70], vv. 1-3)
  • La Distanza – non è il Reame della Volpe | né da Staffetta di Uccelli | Annullata – La Distanza è | fino a te, Amore mio. (J1155 – F1128[fonte 70], vv. 1-4)
  • Com'è bello essere nelle Tombe | dove l'Umore della Natura non penetra | né proiettile mai arriva. (J1172 – F1246[fonte 70], vv. 5-8)
  • Il Fulmine è una gialla Forchetta | da Tavole nel Cielo | a sbadate dita sfuggita | l'impressionante Argenteria || di magioni mai del tutto dischiuse | e mai del tutto celate | gli Apparati del Buio | all'ignoranza rivelati. (J1173 – F1140[fonte 70], vv. 1-8)
  • Non sappiamo mai quanto siamo alti | finché non ci chiedono di alzarci | e allora se siamo conformi al progetto | le nostre stature toccano i cieli – || l'Eroismo che recitiamo | sarebbe una cosa normale | se non curvassimo noi stessi i Cubiti | per paura di essere un Re. (J1176 – F1197[fonte 70], vv. 1-8)
  • Il Passato è una così curiosa Creatura | a guardarlo in Viso | un Trasporto può rilasciarci | o un'Onta – || se disarmato qualcuno lo incontrasse | gli ingiungerei di fuggire | le sue sbiadite Munizioni | potrebbero ancora replicare. (J1203 – F1273[fonte 71], vv. 1-8)
  • Una parola è morta, quando è detta | taluni dicono – | io dico che invece inizia a vivere | quel giorno. (J1212 – F278[fonte 71], vv. 1-4)
  • La mia prima percezione sia di te | con la calda Luce del mattino – | e la mia prima Paura, che l'Ignoto | non t'inghiotta nella notte. (J1218 – F1254[fonte 71], vv. 1-4)
  • Della Natura avrò abbastanza | quando sarò entrata fra coloro | a cui è concesso a un Bombo | dare confidenza. (J1220 – F1170[fonte 71], vv. 1-4)
  • Non avessi visto il Sole | avrei potuto sopportare l'ombra | ma la Luce un rinnovato Deserto | il mio Deserto ha reso. (J1233 – F1249[fonte 71], vv. 1-4)
  • Il Lillà è un Arbusto antico | ma più antico di esso | il Lillà del Firmamento | sulla Collina Stasera – | il Sole calando nel suo Corso | lascia in eredità questa estrema pianta | alla Contemplazione – non al Tatto – | il Fiore d'Occidente. (J1241 – F1261[fonte 71], vv. 1-8)
  • Il Silenzio è tutto ciò che temiamo. | C'è Riscatto in una Voce – | ma il Silenzio è Infinità. | In sé non ha un volto. (J1251 – F1300[fonte 72], vv. 1-4)
  • Non c'è Vascello che eguagli un Libro | per portarci in Terre lontane | né Corsieri che eguaglino una Pagina | di scalpitante Poesia – | è un Viaggio che anche il più povero può fare | senza paura di Pedaggio – | tanto frugale è il Carro | che porta l'Anima dell'Uomo. (J1263 – F1286[fonte 72], vv. 1-8)
  • Che il Biasimo è caro come la Lode | e la Lode effimera come il Biasimo. (J1320 – F1320[fonte 73], vv. 25-26)
  • Un po' di Follia in Primavera | è salutare persino per un Re, | ma Dio sia con il Clown – | che considera questa formidabile scena – | questo totale Esperimento di Verde – | come se fosse suo![20] (J1333 – F1356[fonte 73], vv. 1-6)
  • La Natura assegna il Sole – | Questa – è Astronomia – | la Natura non può decretare un Amico – | Questa – è Astrologia. (J1336 – F1371[fonte 73], vv. 1-4)
  • Il Cuore è la Capitale della Mente. | La Mente è un unico Stato. | Il Cuore e la Mente insieme fanno | un unico Continente. || Uno – è la Popolazione – | numerosa quanto basta – | questa estatica Nazione | cerca – sei Tu. (J1354 – F1381[fonte 74], vv. 1-8)
  • I Sogni sono l'elusiva Dote | che ci fa ricchi per un'Ora – | poi ci gettano poveri | fuori della Purpurea Porta | dentro i nudi Confini | che avevamo prima. (J1376 – F1401[fonte 74], vv. 1-6)
  • La Genziana ha una Corolla avvizzita – | come un Azzurro inaridito | è dei restanti succhi della Natura | Beatificata – | senza vanto o lustro | Casuale come la Pioggia | e altrettanto benigna – || quando quasi tutto è passato – arriva – | né si sente isolata – | il suo Incarico le è Amico –| compiere la sua Frangiata carriera | e aiutare un Anno attempato | Fine appagante – || la sua sorte – dovessimo scordarlo – | questa verità confermare – | la fedeltà vince | in tutto il Creato. (J1424 – F1458[fonte 75], vv. 1-17)
  • L'Opinione è qualcosa di fluttuante, | ma la Verità, dura più del Sole – | se poi non riusciamo ad averle entrambe – | prendiamo la più vecchia. (J1455 – F1495[fonte 76], vv. 1-4)
  • Non sapevamo che saremmo stati vivi – | né quando – saremo morti – | l'ignoranza è la nostra Corazza – | indossiamo la Mortalità | con leggerezza come una Veste Scelta | finché siamo chiamati a deporla – | dall'intrusione, Dio è svelato – è lo stesso con la Vita. (J1462 – F1481[fonte 76], vv. 1-8)
Manoscritto di A Route of Evanescence (Una Rotta d'Evanescenza, spesso intitolata Colibrì)
  • Una Rotta d'Evanescenza | con una Ruota turbinante | una Risonanza di Smeraldo | un Impeto di Cocciniglia | e ogni Bocciolo sul Ramo | sistema il suo Capo arruffato – | Posta da Tunisi, probabilmente, | in semplice Passaggio Mattutino. (Colibrì, J1463 – F1489[fonte 76], vv. 1-8)
  • La Fama è qualcosa che non ha sosta – | il suo occupante deve morire | o al di là di quanto si possa vedere | ascendere senza posa – | o essere la cosa più insolvente | un Lampo nel Germoglio – | elettrico l'embrione | ma noi chiediamo la Fiamma. (1475 – F1507[fonte 76], vv. 1-8)
  • La Speranza costruisce la sua Casa in modo | che non abbia una soglia – | né Solaio – ha quell'Edificio | ma solo Pinnacolo. (J1481 – F1512[fonte 76], vv. 1-4)
  • Il Pettirosso è un Gabriele | in umili condizioni – | l'Abito lo denota socialmente, | fra le Classi Lavoratrici del Trasporto – | ha la puntualità | di un Contadino del New England – | la stessa obliqua integrità, | vedute di gran lunga più vivaci – | una piccola ma robusta Residenza, | un rifiuto per la Vita Domestica, | gli Ospiti della Perspicacia | sono i soli a varcare la sua Soglia – | cauto come un Fuggiasco, | blandisce la Costernazione | con Canzonette per il Nemico | e Punteggiatura Silvana. (J1483 – F1520[fonte 76], vv. 1-16)
  • L'Amore finisce quando l'Amore comincia, | dicono i Saggi – | ma i Saggi l'hanno conosciuto? (J1485 – F1526[fonte 76], vv. 1-3)
  • Compleanno con un'unica angoscia | che ce ne saranno meno a venire. (J1488 – F1541[fonte 76], vv. 1-2)
  • Una Fossetta nella Tomba | fa di quella feroce Stanza | una Casa. (J1489 – F1522[fonte 76], vv. 1-3)
  • Le competizioni del cielo | incorrotte procedono. (J1494[fonte 76], vv. 1-2)
  • L'Estate è più corta di qualsiasi cosa – | la Vita è più corta dell'Estate – | settant'anni si spendono in fretta | come un singolo Dollaro. (J1506 – F1483[fonte 77], vv. 1-4)
  • Il mio paese non deve cambiare vestito, | il suo triplice abito è dolce | come quando fu tagliato a Lexington, | e per la prima volta dichiarato "perfetto". || La Gran Bretagna disapprova "le stelle"; | Denigrazione discreta, – | c'è qualcosa nel loro aspetto | che ammonisce le sue baionette. (J1511 – F1540[fonte 77], vv. 1-8)
  • Tutte le cose spazzate via e sole | questa – è l'immensità. (J1512 – F1548[fonte 77], vv. 1-2)
  • Il pallido Gambo del Dente di Leone | stupisce l'Erba – | e l'Inverno d'un tratto diventa | un infinito Ahimè – || sul gambo si leva un'inusitata Gemma | e poi un chiassoso Fiore – | il Proclama dei Soli | che la sepoltura è finita. (J1519 – F1565[fonte 77], vv. 1-8)
  • Un piccolo Carro Funebre la sua Figura | per se stesso un Lamento | a un illusorio Lillà | la vacuità divulghi | di Operosità e Morale | e ogni cosa giusta | per la divina Perdizione | di Ozio e Primavera. (La Religione del Bombo, J1522 – F1547[fonte 77], vv. 1-8)
  • Candore – mio tiepido amico – | non venire a giocare con me – | la Mirra, e l'Ambra, della Mente | sono le iniquità. (J1537 – F1608[fonte 77], vv. 1-4)
  • Chi non ha trovato il Cielo – quaggiù – | lo mancherà lassù – | perché gli Angeli affittano Casa vicino alla nostra, | ovunque ci spostiamo.[21] (J1544 – F1609[fonte 77], vv. 1-4)
  • La Bibbia è un Volume antico – | scritto da Uomini dissolti | su suggerimento di Sacri Spettri – | Soggetti – Betlemme – | l'Eden – l'antica Dimora – | Satana – il Generale – | Giuda – il Grande Malfattore – | Davide – il Trovatore – | il Peccato – un distinto Precipizio | a cui altri devono resistere – | i Ragazzi che "credono" sono molto soli – | gli altri Ragazzi sono "perduti" – | avesse il Racconto un armonioso Narratore – | tutti i Ragazzi verrebbero – | il Sermone di Orfeo affascinava – | non condannava. (J1545 – F1577[fonte 77], vv. 1-15)
  • Vederla è un Quadro – | ascoltarla è una Musica – | conoscerla un'Intemperanza | innocente come Giugno – | non conoscerla – Afflizione – | Averla come Amica | un calore così vicino come se il Sole | ti brillasse in Mano. (J1568 – F1597[fonte 78], vv. 1-8)
Il vederla è un quadro – | sentirla una canzone – | conoscerla un eccesso | innocente come giugno – | non conoscerla – una pena – | averla per amica | un calore tanto vicino – come se il sole | ti splendesse in mano. (1992)
  • Il Mattino spetta a tutti – | ad alcuni – la Notte – | a un'imperiale esiguità – | la Luce dell'Aurora. (J1577 – F1621[fonte 78], vv. 1-4)
A tutti è dovuto il mattino, | ad alcuni la notte. | A solo pochi eletti | la luce dell'aurora. (1997)
  • Il Pensiero è silenzioso come un Fiocco – | uno Schianto senza Suono. (J1581 – F1665[fonte 78], vv. 17-18)
  • La Stregoneria è stata impiccata, nella Storia, | ma la Storia e io | scopriamo tutta la Stregoneria che ci serve | intorno a noi, Ogni Giorno. (J1583 – F1612[fonte 78], vv. 1-4)
La strega fu impiccata, nella storia, | ma la storia e io | troviamo le arti magiche | di cui abbiamo bisogno, giorno dopo giorno. (1992)
  • Di Acque chiassose nessuno ha paura – | ma Acque che sono silenziose | sono così per la più fatale delle cause | in Natura – sono colme. (J1595 – F1683[fonte 78], vv. 1-4)
  • L'andare da un mondo che conosciamo | a uno di muta meraviglia | è come l'ansia di un bimbo | la cui visuale è una collina, | oltre la collina è magia | e ogni cosa sconosciuta, | ma il segreto compenserà | la scalata solitaria? (J1603 – F1662[fonte 79], vv. 1-8)
  • L'Estasi da immaginare, | sarebbe un'attestata Beatitudine | se la Grazia potesse parlare. (J1608 – F1680, vv. 1-3)
  • Non la Malattia tocca il Prode, | né un qualche Dardo, | né Dubbio di Scenario a venire, | ma un Cuore esitante. (J1619 – F1647[fonte 79], vv. 1-4)
  • Non sapendo quando l'Alba verrà, | apro tutte le Porte, | abbia essa Piume, come un Uccello, | o Frangenti, come una Riva. (J1613 – F1661[fonte 79], vv. 1-4)
  • Va' per la tua ampia strada! | Le Stelle che incontri | sono pari a Te – | perché cosa sono le Stelle se non Asterischi | per indicare una Vita umana? (J1638 – F1673[fonte 79], vv. 1-5)
  • Una Lettera è una gioia Terrena – | è negata agli Dei. (J1639 – F1672[fonte 79], vv. 1-2)
  • Toglietemi tutto, ma lasciatemi l'Estasi | ed io sarò più ricca allora, di tutti i miei Simili. | È giusto ch'io viva così riccamente | quando alla mia Porta ci sono coloro che hanno di più, | in abietta povertà? (J1640 – F1671[fonte 79], vv. 1-5)
  • La bellezza mi riempie fino a morirne | Bellezza abbi pietà di me | ma se dovessi spirare oggi | lascia che sia guardando te. (J1654 – F1687[fonte 80], vv. 1-4)
  • C'è una solitudine dello spazio | una solitudine del mare | una solitudine della Morte, ma queste | sono comunità | confrontate con quell'area più profonda | quell'intimità polare | un'anima al cospetto di se stessa. (J1695 – F1696[fonte 80], vv. 1-7)
  • Vulcani ci sono in Sicilia | e in Sud America | a giudicare dalla mia Geografia | Vulcani più vicini qui | un gradino di Lava alla volta | sono propensa a scalare | un Cratere posso contemplare | Vesuvio in Casa.[19] (J1705 – F1691[fonte 81], vv. 1-8)
  • Presi un Sorso di Vita – | vi dirò quanto l'ho pagato – | esattamente un'esistenza – | il prezzo di mercato, dicevano. || Mi pesarono, Granello per Granello – | bilanciarono Fibra con Fibra, | poi mi porsero il valore del mio Essere – | un singolo Grammo di Cielo! (J1725 – F396[fonte 81], vv. 1-8)
  • È l'Immortalità un veleno letale | che gli uomini ne sono così oppressi? (J1728 – F1757[fonte 81], vv. 1-2)
  • Separazione è quanto sappiamo del cielo, | e quanto ci basta dell'inferno. (J1732 – F1773[fonte 81], vv. 7-8)
  • Per fare un prato va benone un trifoglio e un calabrone, | un trifoglio, e un calabrone, | e immaginazione. | L'immaginazione da sola basterà, | se di calabroni penuria ci sarà. (J1755 – F1779[fonte 82], vv. 1-6)
Per fare un prato bastano | un trifoglio, un'ape, | un trifoglio, un'ape | e un sogno. | Può bastare il sogno | se le api sono poche. (1992)
  • Che l'amore sia tutto quel che c'è, | è tutto ciò che sappiamo dell'amore. (J1765 – F1747[fonte 82], vv. 1-2)
  • Un qualcosa di volatile – di indiscreto – | sempre fuori luogo è l'Amore – | la gioiosa piccola Divinità | che non siamo costretti a servire. (J1771 – F1557[fonte 82], vv. 1-4)
  • La vita è morte a cui siamo a lungo diretti, | la morte il cardine della vita. (F502[fonte 83], vv. 1-2)

Citazioni su Emily Dickinson[modifica]

China Zorrila interpreta Emily Dickinson nel 1980
  • Benché la testimonianza sopraccitata dimostri la sua reputazione di persona di intelligenza eccezionale, nessuno fra quanti ebbero contatti con lei sembra avere sospettato l'altezza del suo genio. Questa altezza si manifestò in svariate lettere, e soprattutto nella poesia. È una poesia la cui caratteristica più appariscente risiede nel suo totale il anticonformismo: il successo lentamente arriso alla Dickinson sarebbe venuto nei tempi moderni, quando retrospettivamente si trovarono in lei anticipazioni di esperienze centrali nella nuova letteratura americana. Tale anticonformismo riguarda tanto le idee, quanto la forma nella quale queste sono espresse; fra le prime balzando in primo piano l'ironia per non dire la sfiducia nell'incrollabile religiosità di stampo calvinista di cui era saturo il suo ambiente (non che questa religiosità da cui prese le distanze non lasciasse comunque tracce profonde nel suo modo di ragionare e di esprimersi), unita alla costante, intensa ricerca di un'elevazione, di una fuga dalla quotidianità, nel sogno e nell'avventura intellettuale vissuta con una concretezza accostabile ai cosiddetti poeti metafisici del Barocco inglese. (Masolino D'Amico)
  • Che stronza Emily Dickinson, quando cinguettava della "dolce Morte". L'idea che la morte sia dolce è abominevole. La Dickinson non ha mai visto un groviglio di sei o sette automobili sulla Easthore Freeway. (Philip K. Dick)
  • Conosco una sola visione della poesia che sia pienamente soddisfacente: quella di Emily Dickinson quando dice che in presenza di una vera poesia è colta da un tale freddo da avere la sensazione che nessun fuoco potrà scaldarla.[22] (Emil Cioran)
  • Era sempre vestita di bianco, minuta come uno scricciolo, apparentemente asessuata. Lei, Emily Dickinson, la poetessa, oltre duemila composizioni, in una vita da reclusa, ad Artiherst, poche case fra i gelsomini selvatici, nel New England. Una vita da reclusa fra torte e pane al forno, poche visite ed amicizie, tante lettere. Una «single» ante litteram che sublimava nei versi ardori e desiderio d'infinito, una comunione cosmica, una dedizione totale all'inesprimibile. Una vita così, all'apparenza, priva di mistero che inevitabilmente non può che nascondere misteri: autoerotismo, omosessualità, ménage à trois. Il tutto celato in quell'aurea vittoriana di perbenismo, anoressia sessuale. (Nico Orengo)
  • In realtà la Dickinson viveva una vita spericolatamente intellettuale, un progetto di immortalità per la sua immagine e la sua opera. E per seguire questo progetto crudelmente filtrava la vita reale, muovendola in giochi complicati, avvolgenti, senza escludere alcun rapporto con gli altri. Così è sempre più «cult», lo è come poetessa di versi anche criptici ma venati di una ansia mistica. Lo è come figura enigmatica, tra angelo e vampiro. Lo è come immagine di qualcuno che forse non è mai esistito se non come nome che è diventato sinonimo di «poesia». (Nico Orengo)
  • La Dickinson è una poetessa dura, aspra, essenziale. Fatta di pietra e di quarzo. Non si fa illusioni. Non ne autorizza. Non crede nel paradiso in terra, non le piace ("I don't like Paradise"). (Beniamino Placido)
  • La Dickinson per me è un'amica. Sarà folle, ma così io la sento. Mi appassiona la sua violenta delicatezza e l'amore che ha per le parole, e che anche io ho – qualsiasi parola può diventare un diamante oppure una spada, avere una potenza che si può centuplicare. Ho sempre desiderato così tanto conoscere Emily, che mentre scrivevo ho immaginato accadesse davvero, e così la sua voce è entrata nel libro [Lulù Delacroix]. Per Lulù è una presenza fondamentale perché le sta vicino, non la fa sentire sola, le fa capire che non sta sbagliando, le regala verità sconosciute. (Isabella Santacroce)
  • Ok. Non mi arrenderò. La solitudine non ha mai ucciso nessuno. Emily Dickinson ha vissuto da sola e ha scritto alcune delle più belle poesie che il mondo abbia mai conosciuto! ...e poi le andò completamente di volta il cervello. (I Simpson)
  • Quanto al «come» tradurla, risultando ovviamente impossibile riprodurre l'effetto di (finta?) ingenuità, di (finta?) facilità, di (finta?) orecchiabilità caratteristico di molti componimenti, rimane soltanto la scelta fra una concisione che renda qualcosa della scarna e misteriosa incisività dell'originale, e una relativa verbosità che, ovviamente scegliendo fra i significati possibili, si preoccupi piuttosto che di tradurre, di spiegare, rimandando all'originale stampato a fronte. (Masolino D'Amico)
  • Secondo me vuol dire[23] che le persone straordinarie a volte trovano difficile vivere nella nostra società. Emily Dickinson... Non l'hanno voluta accettare. Proprio perché era una persona straordinaria come sei straordinaria tu. (Dynasty)
  • Un passo come quello di un bambino ed ecco scivolare dentro una donna semplice e minuta con due bande lisce di capelli rossicci e un volto un po' come quello di Belle Dove; nulla di più semplice – con lineamenti non belli – in un semplicissimo e impeccabile picchè bianco e uno scialle traforato azzurro. È venuta verso di me con due gigli che mi ha messo in mano in una sorta di modo infantile e ha detto "Questi sono la mia presentazione" con una voce bassa, impaurita e ansiosa come quella di un bambino – e ha aggiunto sottovoce Mi perdoni se sono spaventata; non vedo mai estranei e a malapena so quello che dico – ma subito dopo si è messa a parlare in continuazione – e con deferenza – interrompendosi talvolta per chiedermi di parlare io invece di lei – ma ricominciando subito dopo. A metà strada tra Angie Tilton e Mr. Alcott – ma con una schiettezza e semplicità che loro non hanno, dicendo molte cose che tu avresti considerato insensate e io sagge – e altre cose che ti sarebbero piaciute. Ne scrivo alcune dall'altra parte del foglio.[24] (Thomas Wentworth Higginson)

Note[modifica]

  1. Cfr. Atropo su Wikipedia.
  2. a b In varie lettere indirizzate a Thomas Wentworth Higginson la Dickinson allegò alcune sue poesie per ricevere un giudizio in merito. La Dickinson iniziò questa corrispondenza dopo aver letto nell'aprile 1862 un articolo di Higginson sull'Atlantic Monthly, intitolato Letter to a Young Contributor. Cfr. note di G. Ierolli.
  3. Cfr. poesia J989 – F1120.
  4. Poesia citata in maniera ironica da Woody Allen: «Come si sbagliava Emily Dickinson! La speranza non è "la cosa con le piume." La cosa con le piume è mio nipote. Devo portarlo da uno specialista a Zurigo.»
  5. Citato in Criminal Minds, stagione 5, episodio 16: «Emily Dickinson ha scritto: "La speranza è un essere piumato che si posa sull'anima e canta melodie senza parole e non si ferma mai".»
  6. La "struttura a indovinello irrisolto" (Bacigalupo) di questa poesia stuzzica la ricerca di una soluzione, ma sembra proprio che ce ne sia una sola: quale può essere la frase inglese che racchiude in sé tutte le immagini evocate nelle tre strofe iniziali, che fa piangere di gioia ad ascoltarla, se non "I love you"? [Nota di G. Ierolli in Tutte le poesie. J251 – 300, EmilyDickinson.]
  7. Citato in Law & Order - Unità vittime speciali, stagione 12, episodio 6: «Io sono nessuno. Tu chi sei? Sei un nessuno anche tu?»
  8. Citato in Wild (2014): «Se il coraggio ti è negato, va oltre il coraggio. Emily Dickinson e Cheryl Strayed.»
  9. Un poesia-indovinello che potrebbe avere come soluzione la vita. [Nota di G. Ierolli in Tutte le poesie. J251 – 300, EmilyDickinson.]
  10. Questa può essere considerata una poesia-indovinello. Johnson dice che i versi "descrivono esattamente in che modo si sviluppa l'impulso creativo". Cfr. Emily Dickinson. An Interpretative Biography, Atheneum, New York, 1972, p. 74. [Nota di G. Ierolli in Tutte le poesie. J251 – 300, EmilyDickinson.]
  11. Citato in Dynatsy, stagione 1, episodio 5: «Per occhio acuto molta follia è il più divino senno | molto senno la più grande follia | ma anche in questo i più prevalgono come nel resto | conformati e sei sano | opponiti e sei pazzo da catena»
  12. Viene descritta la vita di un baco da seta, che potrebbe rappresentare una metafora della vita umana. Cfr. nota di G. Ierolli.
  13. Traduzione di M. Guidacci.
  14. Un "carpe diem" reinterpretato dalla fantasia dickinsoniana. [Nota di G. Ierolli in Tutte le poesie. J501 – 550, EmilyDickinson.]
  15. Citato in Criminal Minds, stagione 5, episodio 2: «Emily Dickinson ha scritto: "Non è necessario essere una stanza o una casa per essere stregata. Il cervello ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali".»
  16. Citato in I Simpson, stagione 22, episodio 1: «Poiché non potevo fermarmi per la morte, essa benigna si fermò per me.»
  17. Questa versione è presente in un manoscritto del 1859; un'altra versione è presente in un manoscritto del 1864: «Mi nascondo – nel mio fiore, | perché mentre appassirà nel tuo Vaso – | tu – senza saperlo – sentirai per me – | quasi – una malinconia.» Cfr. Tutte le poesie. J901 – 950, EmilyDickinson, traduzione e note di G. Ierolli.
  18. Cfr. lettera 273.
  19. a b Qui la Dickinson confonde Napoli con Catania e l'Etna con il Vesuvio. Cfr. nota di G. Ierolli.
  20. Citato in NCIS: Los Angeles, stagione 5, episodio 22:
    «– "Un po' di follia in primavera è salutare persino per un re!"
    – Deeks cita Dickinson.
    – Deeks non cita Dickinson!
    – No, Deeks è pervaso dalla Dickinson!
    – È quello che intendevo.»
  21. Esiste una seconda versione il cui manoscritto è andato perduto, il testo è conosciuto da una trascrizione di Mabel Todd: «Chi non ha trovato il Cielo quaggiù, | lo mancherà lassù. | La residenza di Dio è accanto alla mia, | l'arredo è amore.» Cfr. Tutte le poesie. J1501 – 1550, EmilyDickinson, traduzione e note di G. Ierolli.
  22. Cfr. citazione di Emily Dickinson.
  23. Riferendosi a una poesia di Emily Dickinson.
  24. Descrivendo il primo incontro con Emily Dickinson.

Fonti[modifica]

  1. a b A Susan Gilbert Dickinson; in The Letters of Emily Dickinson, a cura di Thomas H. Johnson, The Belknap Press of Harvard University Press, 1958; traduzione di Giuseppe Ierolli in EmilyDickinson.it.
  2. a b c A destinatari anonimi; in The Letters of Emily Dickinson, a cura di Thomas H. Johnson, The Belknap Press of Harvard University Press, 1958; traduzione di Giuseppe Ierolli in EmilyDickinson.it.
  3. a b c d e f g h Aforismi; in The Letters of Emily Dickinson, a cura di Thomas H. Johnson, The Belknap Press of Harvard University Press, 1958; traduzione di Giuseppe Ierolli in EmilyDickinson.it.
  4. a b c In Le lettere 1-10, Emilydickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  5. In Le lettere 11-20, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  6. a b c In Le lettere 21-30, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  7. a b c d e f g h In Le lettere 31-40, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  8. In Le lettere 41-50, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  9. a b c In Le lettere 51-60, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  10. a b In Le lettere 61-70, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  11. a b In Le lettere 71-80, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  12. a b In Le lettere 81-90, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  13. a b c In Le lettere 91-100, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  14. In Le lettere 101-110, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
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  18. a b c In Le lettere 171-180, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  19. a b c d e f In Le lettere 181-200, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  20. a b c In Le lettere 201-220, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
  21. a b c In Le lettere 221-240, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
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  27. a b c d In Le lettere 361-390, EmilyDickinson.it, traduzione di G. Ierolli.
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  76. a b c d e f g h i j In Tutte le poesie. J1451 – 1500, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
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  79. a b c d e f In Tutte le poesie. J1601 – 1650, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
  80. a b In Tutte le poesie. J1651 – 1700, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
  81. a b c d In Tutte le poesie. J1701 – 1750, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
  82. a b c In Tutte le poesie. J1751 – 1775, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
  83. In Tutte le poesie. F501 – 500, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.
  84. In Tutte le poesie. F1651 – 1700, EmilyDickinson, traduzione di G. Ierolli.

Bibliografia[modifica]

  • Emily Dickinson, Poesie, traduzione di Margherita Guidacci, BUR, 1979. ISBN 88-17-12231-9
  • Emily Dickinson, Poesie, a cura di Gabriella Sobrino, Newton, 1992.
  • Emily Dickinson, Poesie, traduzione e presentazione di Alessandro Quattrone, Giunti, 2010. ISBN 88-440-3877-3
  • Emily Dickinson, Tutte le poesie, a cura di Marisa Bulgheroni; traduzioni di Massimo Bacigalupo, Nadia Campana, Margherita Guidacci, Silvio Raffo; revisione complessiva delle traduzioni a cura di Massimo Bacigalupo; con un saggio introduttivo di Marisa Bulgheroni, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997. ISBN 88-04-35669-3

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