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Tiberio Fiorilli

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Tiberio Fiorilli come Scaramouche, in un dipinto da Pietro Paolini (1630 circa)

Tiberio Fiorilli, o Fiorillo (1608 – 1694), attore teatrale italiano, creatore della famosa maschera Scaramouche (o Scaramuccia).

Citazioni su Tiberio Fiorilli

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  • Il più forte, il più completo, il più celebre artista italiano del secolo XVII, che tenne per circa cinquant'anni sotto il nome di Scaramuccia lo scettro dell'arte comica in Francia. (Luigi Rasi)
  • Io vi parlerò di Scaramuccia, di quello che ha saputo lasciare, morendo, centomila scudi nell'arca. Orsù, ditemi, chi non parlerebbe volentieri di un uomo che seppe farsi sì ricco ancorché non fosse stato quel valente attore che fu? Egli fu una buona lana, che si chiamò in verità Tiberio Fiorilli: un vagabondo, un poltrone, che avea in corpo, senza nulla saperne, la favilla del genio: la favilla del genio una volta rarissima, ma oggidì, per grazia del cielo, riscaldante qualunque o gorgheggi o gesticoli o stringa una penna tra i polpastrelli delle dita.
  • Nell'anno 1660 Tiberio passò le nevi de' monti delle Alpi, i quali fecero tremar di paura la ingenua Marinetta [sua moglie], e dopo faticoso viaggio toccò le porte della beata Parigi. E siccome era uopo recar meraviglia per acquistare benevolenza; cosi pensò bene di presentarsi a Luigi XIV coll'abito da teatro in dosso ed accompagnato dal cane e dal pappagallo, fedelissime bestie. Le quali si graziosamente coll'abbaiamento e coll'eco seguirono il suono della sua chitarra e il canto della sua voce: che il re ne fu preso di amore grandissimo e per esse forse, più che per altro, mise Scaramuccia in sua grazia.
  • Ritornando a Scaramuccia, benché egli avesse di che lodarsi del paese [la Francia] e del re [Luigi XIV]; pure, sorpreso dal male della patria, volle un tratto ritornarsene in Italia, ove poco prima s'era portata la sua Marinetta. E per non mancare al proprio ingegno, chiese a ciascun gentiluomo un paio di stivali, e tanti n'ebbe da poterne fornire uno squadrone di cavalleria. Vendutili, se ne fece un bel paio, e giunse a Firenze, dove abbracciò la moglie, cui l'aria più mite non avea guarita dal fantastico umore.

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