Tommaso Padoa-Schioppa

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Tommaso Padoa-Schioppa

Tommaso Padoa-Schioppa (1940 – 2010), economista italiano.

Citazioni di Tommaso Padoa-Schioppa[modifica]

  • Nell'Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev' essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.[1]
  • Nel mondo mi sento europeo, in Europa mi sento italiano (senza data; citato da Repubblica)
  • L'Europa farà bene all'Italia (circa 1998; citato da Repubblica)
  • Come paga i suoi errori, una classe dirigente? Solo una sua esigua componente, i professionisti della politica, è soggetta a una vera sanzione: la perdita del potere (senza data; citato da Repubblica)
  • Chi governa deve essere guidato da un'ambizione sul futuro del paese superiore a tutto il resto. (da Italia, una ambizione timida)
  • Un Paese a evasione zero è possibile, anzi è a portata di mano: serve un atto di fiducia, una riconciliazione, un patto, oltre che tolleranza zero contro chi evade. (da discorso in occasione del 233° anniversario della Guardia di Finanza, 2007)
  • La condizione della nostra economia è come quella di un'impresa che sia nello stesso tempo pesantemente indebitata e gravemente sotto-capitalizzata. [2]
  • La misura interessante per i giovani è quella di, come io dico, di "mandare i bamboccioni fuori di casa".[3]
  • La polemica antitasse è irresponsabile. Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l'istruzione e l'ambiente. (su Rai 3 nel programma "In mezz'ora" di Lucia Annunziata; citato in Corriere.it, 7 ottobre 2007)

Replica del Governo sulla vicenda Vice-Ministro Visco - Guardia di Finanza, Senato della Repubblica, 06 Giugno 2007

Stenografico originale pubblicato nell'Archivio del Senato Della Repubblica, Roma, 06 Giugno 2007.

  • [Riprendendo dopo che la seduta era stata interrotta durante il discorso per le proteste] Presidente, gli italiani non sanno che ho ascoltato tutto quello che è stato detto nel corso di tutta la giornata seduto in questa sedia. Non voglio immaginare come giudicano lo spettacolo che hanno visto nei minuti passati. (Vivaci e prolungate proteste dai Gruppi FI, AN, UDC, LNP e DCA-PRI-MPA)
  • Ho servito io stesso nelle Forze armate e so quanto essenziale sia per chiunque ne faccia parte, senza distinzione di grado, la sicurezza dell'ordine a cui appartiene e la certezza di avere superiori sul cui corretto comportamento non possa nutrire dubbi. Altrettanto essenziale è una piena consapevolezza del rapporto corretto che deve esistere tra ordine militare e ordine politico.
  • Quell'obiettivo dominante assume, nel caso della Guardia di finanza, una rilevanza particolarissima, perché essa non è un corpo che opera in tempi di pace per prepararsi all'eventualità che le pace possa venire meno. No, essa è un corpo militare impegnato qui e oggi in una difesa attiva contro chi compie illeciti e delitti di natura finanziaria, primo tra questi l'evasione fiscale. È dunque nelle condizioni tipiche di una forza combattente, bisognosa di un sovrappiù di certezza morale e di fiducia, senza le quali è impossibile battersi.
  • Dal momento in cui un anno fa assunsi la responsabilità di Ministro dell'economia e delle finanze, ho sempre assunto quale criterio di partenza il migliore utilizzo possibile delle situazioni ereditate. La continuità delle istituzioni è un bene prezioso. Sulla base di questo criterio ho affrontato le situazioni dell'Alitalia, della RAI, dei dipartimenti del mio Ministero (Commenti ironici dai banchi dell'opposizione). Ho deciso di intervenire quando mi sono convinto che il buon governo imponesse di correggere situazioni divenute ormai insostenibili. Con questo animo ho affrontato la vicenda della Guardia di finanza.
  • Affronterò ora due questioni: in primo luogo, la legittimità del potere che l'Esecutivo ha usato; in secondo luogo, il ricorrere delle condizioni di fatto che hanno reso indifferibile esercitarlo. Sulla prima questione ricordo che la nomina di un nuovo comandante generale della Guardia di finanza e la contestuale revoca di quello in carica sono espressione di un potere del tutto legittimo in mano al Governo della Repubblica. Su questo punto sono concordi anni e anni di dottrina e di giurisprudenza.
  • La nomina, come anche il mantenimento nella carica del comandante generale - ma lo stesso principio vale per tutti i vertici delle istituzioni militari e civili -, è qualificata come una decisione, e quindi un atto, di altissima amministrazione da assumersi in base ad una molteplicità di criteri che devono tutti ed ineludibilmente tendere all'obiettivo di garantire il perseguimento dei principi costituzionali che impongono il buono e corretto andamento della pubblica amministrazione.
  • In linea generale, il buon andamento dell'amministrazione dello Stato si realizza concretamente allorquando, all'unisono, professionalità, assoluto rispetto dei ruoli e delle regole, inflessibile autonomia di azione nell'ambito di dette regole, serena e costruttiva dialettica istituzionale nell'alveo delle rispettive competenze, non disgiunta da impeccabile stile comportamentale, si riscontrano nei soggetti chiamati al rispetto e all'attuazione dei citati principi e della nostra Carta costituzionale.
  • Laddove l'assenza o anche la carenza di uno solo dei requisiti personali ed oggettivi che ho appena richiamato possa sostanzialmente pregiudicare la funzionalità di una branca dell'amministrazione dello Stato, non credo si possa disconoscere la legittimità e l'opportunità di un intervento risolutivo ed adeguato, per quanto incisivo esso possa essere. Se poi innestiamo tali comportamenti e tali considerazioni sulla vicenda di cui ci stiamo interessando, non ho dubbi né perplessità sulla fondatezza sostanziale e formale dei provvedimenti da me proposti ed assunti all'unanimità dal Governo.
  • Tutta la vicenda è stata caratterizzata dall'assenza di una comunicazione serena e cooperativa, da mancanza di trasparenza, di prudenza (Commenti dal Gruppo FI), di riservatezza, oltre che da quel venir meno alle regole etiche e deontologiche che si chiama omissione. Una continua distorsione di regole e procedure ha finito per deformare l'autonomia, che è indubbia prerogativa del corpo, in qualcosa di diverso che chiamerei separatezza, quasi che fosse venuto meno l'essenziale legame tra autorità di Governo e vertice del corpo al servizio dello Stato.
  • [Vivaci e reiterate proteste dai banchi dell'opposizione] So che gli italiani sentono la mia voce e non sentono questi schiamazzi ed è per questo che continuo a parlare! (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE e IU-Verdi-Com. Vibrate proteste dai Gruppi di AN, FI, e LNP).
  • Al senatore Vegas offro una citazione altrettanto illuminante di quella che egli mi ha gentilmente offerto stamani. Dice Eraclito: «Combattere a difesa della legge è necessario per il popolo proprio come a difesa delle mura». Ritengo di avere combattuto a difesa della legge affinché la difesa della mura continui a svolgersi nel modo migliore.
  • In democrazia la priorità del potere politico rispetto alle gerarchie civili e militari è un dato costitutivo. Naturalmente questo non significa entrare nel concreto dell'attività operativa dei funzionari e degli alti ufficiali che devono mantenere la loro autonomia, ma il prefetto non rimane al suo posto neppure un giorno se il Ministro dell'interno provvede a sostituirlo. E in guerra come in pace può essere sostituito un comando militare: McArthur fu sostituito in Corea da Truman in piena guerra. (Commenti dai Gruppi di AN, FI, e LNP). Là dove sono i funzionari, i generali o i colonnelli a determinare la sorte dei governanti e non viceversa siamo fuori dalla democrazia. (Applausi dai Gruppi Ulivo, RC-SE, SDSE e IU-Verdi-Com).

Note[modifica]

  1. Da Berlino e Parigi ritorno alla realtà, Corriere della Sera, 26 agosto 2003, p. 1.
  2. Da una lettera pubblicata il 22 agosto 2007 da la Repubblica in cui il ministro risponde all'intervento del 21 agosto 2007 di Eugenio Scalfari sulle condizioni delle economie mondiali all'indomani della crisi di ferragosto sui mutui subprime inesigibili.
  3. Dall'audizione sulla Finanziaria davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato del 5 ottobre 2007. Il riferimento è a uno stanziamento per aiutare i giovani a pagare l'affitto di una casa propria.

Bibliografia[modifica]

  • Tommaso Padoa-Schioppa, Italia: una ambizione timida, Rizzoli, 2007.

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