True Detective

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True Detective

Serie TV

Immagine True Detective Logo 2014.png.
Titolo originale

True Detective

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti
Anno

2014 - in produzione

Genere drammatico, poliziesco
Stagioni 2
Episodi 16
Ideatore Nic Pizzolatto
Rete televisiva HBO
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

True Detective, serie televisiva statunitense trasmessa dal 2014.

Stagione 1[modifica]

Episodio 1, Capitolo uno: La lunga luminosa oscurità[modifica]

Dialoghi[modifica]

  • Rustin: Le persone qui attorno è come se neanche sapessero che esiste un mondo là fuori, potrebbero vivere anche sulla cazzo di Luna.
    Hart: Ci sono molti tipi di ghetto nel mondo.
    Rustin: Esiste un unico ghetto, Marty. Un enorme cloaca che fluttua nello spazio.
  • Rustin: Io mi considero una persona realista, ma in termini filosofici sono quello che definiresti un pessimista.
    Hart: Va bé! Ok! Che cosa significa?
    Rustin: Che non sono uno spasso alle feste!
    Hart: Hmm, lascia che te lo dica: non lo sei neanche in altre situazioni!
    Rustin: Credo che la coscienza umana sia un tragico passo falso dell'evoluzione. Siamo troppo consapevoli di noi stessi. La natura ha creato un aspetto della natura separato da se stessa. Siamo creature che non dovrebbero esistere... per le leggi della natura.
    Hart: Hmm, mi sembra una gran bella stronzata!
    Rustin: Siamo delle cose che si affannano nell'illusione di avere una coscienza. Questo incremento della reattività e delle esperienze sensoriali è programmato per darci l'assicurazione che ognuno di noi è importante, quando invece siamo tutti insignificanti.
    Hart: Io non andrei in giro a sparare queste stronzate! La gente da queste parti non la pensa così, io non la penso così!
    Rustin: E io credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione, smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l'estinzione... un'ultima mezzanotte in cui fratelli e sorelle rinunciano ad un trattamento iniquo.
    Hart: Allora che senso ha alzarsi dal letto la mattina?
    Rustin: Io dico a me stesso che sono un testimone ma la risposta giusta è che sono stato programmato così e mi manca la disposizione al suicidio.
  • Hart: Sei riuscito a dormire ieri sera?
    Rustin: Io non dormo, io sogno e basta.

Episodio 2, Capitolo due: Visioni[modifica]

  • Stare con me non è facile. Io non lo faccio apposta ma sono critico, posso essere una presenza soffocante. Credo che nessuna persona dovrebbe stare vicina a me. Io le logoro dentro, loro diventano infelici. (Rustin)
  • Non è questo lavoro che mi ha reso così, piuttosto è la mia indole che mi ha reso adatto a questo lavoro. (Rustin)
  • Quando avevo quelle visioni la maggior parte delle volte pensavo di essere matto, ma c'erano altre volte in cui pensavo di riuscire a svelare la realtà segreta dell'universo. (Rustin)
  • Credo che sia da presuntuosi volersi ostinare a sottrarre un'anima alla non esistenza e relegarla nella carne, trascinare una vita dentro a questo tritatutto, e mia figlia mi ha risparmiato dal peccato di essere padre. (Rustin)

Episodio 3, Capitolo tre: La stanza sbarrata[modifica]

Frasi[modifica]

  • Se l'unica cosa che rende corretta una persona sia l'aspettativa di una ricompensa divina allora, fratello, quella persona è un pezzo di merda. E io i pezzi di merda li voglio far venire a galla... più che posso. E questa qui sarebbe vita? Persone che si radunano... e si raccontano panzane che sono in aperto contrasto con tutte le leggi dell'universo... solo per finire una cazzo di giornata in pace? No. (Rust)
  • È così da quando una scimmia ha guardato il sole e ha detto all'altra scimmia: "Lui ha detto che tu devi dare a me la tua cazzo di parte." Le persone... sono così fottutamente deboli che preferirebbero gettare una moneta nel pozzo dei desideri, piuttosto che comprarsi la cena. (Rust)
  • Trasferimento di paura e disprezzo di sé stessi, uniti a un tramite autoritario. È una catarsi. Lui assorbe la loro paura con la sua oratoria. Per questo motivo, è efficace in proporzione al numero di certezze che riesce a proiettare. Alcuni antropologi linguistici pensano che la religione sia un virus del linguaggio, che riscrive percorsi nel cervello e offusca il pensiero razionale. (Rust)
  • Tutti incappiamo in quello che io chiamo la "trappola della vita". Questa profonda certezza che le cose saranno diverse, che ti trasferirai in un'altra città... e conoscerai persone che ti saranno amiche per il resto della tua vita, che ti innamorerai e sarai realizzato. Vaffanculo alla realizzazione e alla risoluzione. Che si inculino quei due... cazzo di vasi vuoti che contengono questo mare di merda. La realizzazione non si raggiunge, non fino all'ultimo istante. E la risoluzione. No... No. No. Niente finisce davvero. (Rust)
  • E di questo che sto parlando, è questo che intendo quando parlo del tempo e della morte e della futilità. CI sono considerazioni più ampie all'opera principalmente l'idea di quello che ci è dovuto in quanto società per le nostre reciproche illusioni.Li guardi negli occhi anche in una foto, non ha importanza se siano vivi o morti, puoi comunque leggerli e sai cosa capisci? Che loro l'hanno accolta. Non subito ma, proprio li all'ultimo istante, un sollievo inequivocabile. Certo erano spaventati e poi hanno visto per la prima volta quanto fosse facile lasciarsi andare. L'hanno visto in quell'ultimo nanosecondo. Hanno visto quello che erano, che noi, ognuno di noi, in tutto questo grande dramma non è mai stato altro che un cumulo di presunzione ed ottusa volontà e allora poi lasciarti andare, alla fine non devi aggrapparti così forte per capire che tutta la tua vita, tutto il tuo amore, il tuo odio, la tua memoria, il tuo dolore erano la stessa cosa, erano semplicemente un sogno, un sogno che si è svolto in una stanza sprangata e grazie al quale hai pensato di essere una persona. (Rust)

Dialoghi[modifica]

  • Jennifer: Sei stato a Parigi?
    Rust: Per un mese.
    Jennifer: Cosa ci facevi a Parigi?
    Rust: Per lo più mi ubriacavo davanti a Notre Dame.

Episodio 5, Capitolo cinque: Il destino segreto della vita stessa[modifica]

Frasi[modifica]

  • Sentite, tutti sanno di avere qualcosa che non va. Semplicemente non sanno cosa sia. Vogliono tutti una confessione. Vogliono tutti un racconto catartico per descriverla specialmente i colpevoli. Ma tutti sono colpevoli in qualche modo. (Rust)
  • La Morte ha creato il Tempo affinché facesse crescere tutto ciò che poi lei avrebbe ucciso. (Rust)
  • La nostra vita si ripropone ciclicamente come dei kart su una pista. Tutto quello che è al di fuori della nostra dimensione è eternità. L'eternità ci osserva dall'alto. Ora per noi è una sfera ma per loro è un cerchio. (Rust)
  • Nell'eternità dove il tempo non esiste niente può crescere niente può divenire, niente cambia. Quindi la morte ha creato il tempo per far crescere le cose che lei ucciderà e ognuno poi rinasce ma sempre nella stessa vita in cui si è vissuti in precedenza. Nessuno è in grado di ricordare la propria vita, nessuno può cambiare la propria vita e questo è il terribile segreto della vita stessa. Siamo in trappola come in un incubo dal quale continuiamo a svegliarci. (Rust)
  • Li riconosci gli anni migliori quando li stai vivendo o li aspetti e basta finché non ti viene un cancro al culo e ti rendi conto che sono già passati. Perché una sensazione lo avrete notato qualche volta.... Questa sensazione che la vita ti sia scivolata tra le dita come se il futuro fosse alle tue spalle come se fosse sempre stato alle tue spalle. (Marty)

Episodio 6, Capitolo sei: Case infestate[modifica]

Frasi[modifica]

  • Io dissi qualcosa sul perdono e lui [Riferito a Rust] rispose... che il perdono non esiste. Che la gente tende solo a dimenticare. (Maggie)

Episodio 7, Capitolo sette: Verso la verità[modifica]

Frasi[modifica]

  • Un vero uomo non se lo scorda mai quando deve farsi perdonare. (Rust)

Dialoghi[modifica]

  • Rust: Una vita basta a malapena per diventare bravo in una cosa.
    Marty: Quando basta.
    Rust: Già, quindi devi stare ben attento a quello in cui vuoi diventare bravo.

Episodio 8, Capitolo otto: Carcosa[modifica]

Dialoghi

Rust: E' che, sai: credevo che io non dovessi pronunciare il suo nome. Non volevo giudicarti, non ti piace essere giudicato.

Marty: No, hai ragione: da te non mi piace.

Rust: Non ho detto una parola.

Marty: Si, ma riesco cmq a leggertelo in faccia.

Rust: Il vero problema ce l'hai con la tua faccia, non con la mia.

Marty: E' difficile trovare un approccio con un uomo che allontana le persone come fai tu, lo sai?

Rust: Io non ti dico cosa fare della tua vita, Martin.

Marty: No no, certo: tu giudichi solamente.

Rust: Come carne senziente, Martin: per quanto le nostre identità siano illusorie, siamo noi a dare loro una forma, esprimendo incessantemente pesanti giudizi, tutti giudichiamo: se questo ti dà problemi, hai sbagliato pianeta.

Dialoghi[modifica]

  • Rust: Ti confesso Marty, sono stato sveglio in quella stanza a guardare dalla finestra ogni notte, pensando...c'è solo una storia. La più antica.
    Marty: Quale?
    Rust: La luce contro l'oscurità.
    Marty: Beh...so che non siamo in Alaska, ma a me sembra che l'oscurità abbia molto più spazio.
    Rust: Già. Hai proprio ragione.
    [...]
    Rust: Credo che ti sbagli...sul cielo stellato.
    Marty: In che senso?
    Rust: Una volta c'era solo l'oscurità. Se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo.

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