Vasilij Nikolajevič Panov

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Vasilij Nikolajevič Panov (1906 – 1973), scacchista e giornalista sovietico.

Capablanca mito intramontabile[modifica]

Incipit[modifica]

A Cuba spetta un posto d'onore nella storia degli scacchi. In passato, quando non esistevano i moderni mezzi di comunicazione e l'isola era tagliata fuori dai maggiori centri culturali americani ed europei, il raffinato gioco degli scacchi divenne uno dei passatempi della classe dominante, composta da esuli europei e da creoli, eredi dei conquistatori spagnoli. Nelle loro piantagioni di canna da zucchero, caffè, cacao e tabacco lavoravano mulatti e gente di colore e così i ricchi proprietari terrieri, insieme ai funzionari dell'amministrazione pubblica, trascorrevano le lunghe ore di ozio giocando a scacchi. Nel prestigioso circolo scacchistico dell'Avana approdavano le più grandi celebrità europee ed americane in tournée nell'isola. Nel 1862 vi era giunto il leggendario Paul Morphy, il quale vi aveva disputato alcune partite con il campione di Cuba, il negro Felix schiavo di un latifondista.

Citazioni[modifica]

  • All'età di quattro anni [Capablanca] vide il padre, giocatore estremamente modesto, giocare contro un importante colonnello spagnolo e fu subito attratto da quelle strane figure che percorrevano in lungo e largo la scacchiera sulla base di regole per lui misteriose. [...]. L'indomani José Raoul tornò ad osservare in silenzio il gioco del padre. Il terzo giorno, però, sussultò vedendolo portare il Cavallo dalla casa bianca ad una dello stesso colore. L'avversario, invece, che non doveva certo essere un esperto, non se ne accorse e il padre vinse. A quel punto il piccolo cominciò a ridere e a chiamarlo imbroglione, tanto che fu lì lì per per essere cacciato dalla stanza, ma quando indicò la mossa incriminata il padre, questa volta sinceramente sorpreso, volle che mettesse a posto i pezzi. Il bambino, che quasi non arrivava al tavolo, non solo li sistemò uno per uno ma nel breve scontro che ne seguì ebbe la meglio sul padre. (cap. 2, pp. 17-18)
  • Possedeva bei tratti del volto come poche volte è dato di riscontrare, colorito olivastro tipico degli uomini del sud, grandi occhi neri luminosi, un fisico armonioso, andatura elegante, modi raffinati, un carattere aperto e amabile. Tutto ciò garantiva un sicuro successo con gli uomini e ancora di più con le donne. Chi scrive ricorda che a Mosca nel 1925 quando Capablanca aveva già 37 anni, era corteggiato dalle più belle donne della città, che gli mostravano la loro ammirazione con scatole di cioccolatini e fiori. (cap. 2, p. 23)

Explicit[modifica]

Negli ultimi anni di vita Alekhine dimenticò la lunga aspra rivalità con Capablanca. Negli abbozzi scritti poco prima della morte, parla di lui con accenti di autentico calore umano. In particolare lasciò, scritto che "Capablanca è stato sottratto troppo presto al mondo scacchistico. Con la sua morte abbiamo perso un grandissimo genio, di cui non vedremo mai più l'eguale".
Ed è con il suo illuminato giudizio che ci piace concludere la nostra fatica.

Bibliografia[modifica]

  • Vasilij Panov, Capablanca mito intramontabile, (Capablanca), traduzione e note al testo di Fabio Molin, Prisma editori, Roma, 1999. ISBN 88-7264-063-6

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