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Venere de' Medici

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Innocenzo Spinazzi, La Venere de' Medici, 1784

Citazioni sulla Venere de' Medici.

  • Fin dalla culla avevo sentito parlare della Venere de' Medici; i libri, le conversazioni, le stampe e le copie me l'avevano messa mille volte davanti agli occhi... Ma per conoscerla bisogna vederla... È la sensazione più voluttuosa che il mio occhio abbia provato. I contorni morbidissimi, una rotondità dolce e piena, la morbidezza della carne comunicata al marmo, e la fermezza che si desidera, anche, in questa carne resa senza durezza. (Edward Gibbon)
  • Fra tutte le statue dall'antichità tramandateci quella che è pure un miracolo dell'arte, e che può chiamarsi il vero archetipo della beltà femminile, è la Venere detta comunemente Medicea, perché spettante alla Galleria di Firenze dai Principi della famiglia Medici fondata. Essa rappresenta Venere nell'atto di nascere o di emergere dalla spuma del mare, e chiamata perciò dai Greci Anadiomene. Non è possibile il descrivere colle parole l'artificio, l'eleganza, la bellezza di quest'immagine divina. (Robustiano Gironi)
  • Una idea chiarissima della differenza che esiste tra l'arte del secolo IV e quella ellenistica ci è offerta anche dal confronto tra l'Afrodite Cnidia di Prassitele e l'Afrodite marmorea di provenienza romana, nota col nome di Venere dei Medici. Concettualmente e formalmente quest'ultima opera si riallaccia alla prima: è la stessa corrente prassitelica, che tuttavia nell'opera ellenistica non mostra più la primitiva limpidezza. La Venere dei Medici sta per scendere in mare, ma l'atteggiamento suo palesa un senso di timore non più inconsapevole, ma cosciente. Il volto della dea guarda in lontananza come nella Cnidia, ma non vi è più lo sguardo sognatore; invece negli occhi e nel sorriso vi è l'intimo compiacimento delle proprie forme divine, commisto alla timidezza prodotta dalla totale nudità. E con gesto più accentuato di pudicizia la dea si scopre il petto e le parti vergognose. Così la soavità infinita della Cnidia si è trasformata in raffinatezza, in eleganza ricercata e civettuola; il motivo realistico del bagno è più accentuato, e per la pudicizia e la voluttà commiste insieme, più non si ha l'impressione di avere dinnanzi agli occhi la bellissima tra le dee, ma una mortale di bellezza divina. (Pericle Ducati)

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