Vittorio Chesi

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Vittorio Emanuele Chesi (1916 – 1991), giornalista italiano.

  • Sono passate le giornate gloriose[1] dell'insurrezione armata: la seconda stagione eroica dell'Italia moderna si è compiuta. La tradizione, spezzata violentemente dalle coscienze corrotte di una minoranza, è stata ricomposta, per virtù di popolo, nella sua feconda continuità. Nelle ore sorde della cattività sembrava che tutto dovesse essere perduto; che il nostro popolo fosse costretto a piegare, in una mortale stanchezza, il suo cuore antico alle voglie mostruose di un potere folle e sanguinario; che gli Italiani insomma, addormentati dale parole ipnotiche del recente passato, stessero per smarrire definitivamente il senso reale dell'avvenire.[2]
  • Come uomini nuovi potremo poi iniziare l'immenso programma di ricostruzione materiale che ci attende; potremo attuare le profonde riforme sociali ed economiche che ragioni di giustizia reclamano, nella serena cooperazione di tutte le tendenze politiche; potremo edificare con il nostro lavoro quello Stato del Popolo, che i profeti della prima Italia sognarono nell'anticipazione dei tempi. Soltanto allora, senza pericoli di contaminazione, potremo affondare le mani nel tronfio vocabolario del passato e ripescarvi la parola grandezza, pel propriamente usarla.[2]

Note[modifica]

  1. Insurrezione partigiana iniziata il 25 aprile 1945.
  2. a b Da Il nostro impegno, Mantova Libera, 6 maggio 1945

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