Walter Mosley

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Walter Mosley

Walter Ellis Mosley (1952 – vivente), scrittore statunitense.

La musica del diavolo[modifica]

Incipit[modifica]

Il dolore all'anca scosse il vecchio come un aratro che penetra in una zolla di terra dura. Un dolore così forte che non riusciva neanche a pensare. Lungo la strada che separava il suo rifugio da casa si cacò sotto e cadde più di una volta. Nessuno si mosse per aiutarlo, i passanti facevano un largo giro per evitarne la puzza. Soupspoon Wise proseguì barcollando dalla Bowery verso l'East Village immaginando si essere di nuovo a casa, lontano da dormitori e uomini trasandati, quegli uomini puzzolenti e biascicanti che a gran voce imprecavano contro chi era fuori.

Citazioni[modifica]

  • Se il blues fosse scarpe per camminare | e la mani fossero piedi | camminerei sulle mani per te, cara | camminerei fino a Hogan Street (p. 37)
  • Gli amori difficili hanno il pugno duro. (p. 38)
  • Sa come siamo noi bluesmen [...] Bluesmen nati per soffrire in una terra dove il cristianesimo non ha mai germogliato. (p. 122)
  • Il blues è la musica del diavolo e noi i suoi figli. (p. 124)
  • Alcune settimane dopo seppi che Robert Johnson era morto. Dissero che Satana lo aveva preso in un piccolo posto fuori Gredenwood, Mississippi. Satana o un uomo geloso. (p. 126)
  • La musica che loro sentivano era solo una pallida ombra, solo un'eco di qualche cosa che era successo molto tempo prima. Loro sentivano qualcosa, ma non quello che aveva saputo farci provare Robert Johnson ad Arcola. Non potevano averne l'essenza. (p. 126-127)
  • Il blues di Robert Johnson ti faceva venire la pelle d'oca. La musica di Robert Johnson andava dritta a un nervo che la gente non aveva neanche più. (p. 127)
  • Non ho mai suonato blues, non veramente. L'ho inseguito tutti questi anni. Ho grattato le sue falde e copiato alcune note. Ma il vero blues è sepolto dal fango e dal sangue del Delta del Mississippi. (p. 127)
  • Il vero blues è sotto quel terribile corridoio dove viaggiò RL, soffrendo e cantando finché morì. L'ho seguito fino all'ingresso, ma Satana mi fece paura e mi lasciò dietro a piangere. (p. 127)

Incipit di Il diavolo in azzurro[modifica]

Fui sorpreso di vedere un bianco entrare nel bar di Joppy. Non solo era bianco di pelle: portava un abito di lino bianco sporco, una camicia bianca, un panama, scarpe bianche e un paio di lucide calze di seta bianche. La sua carnagione era pallida e uniforme, con appena qualche lentiggine. Un ciuffo rossastro di capelli sfuggiva dal cappello di paglia. Si fermò sulla porta riempiendone il vano con la corporatura massiccia ed esaminò la sala con quegli occhi chiari: un colore che non avevo mai visto negli occhi di un uomo. Quando mi guardò sentii un brivido di paura, ma passò subito perché ormai, nel 1948, ero abituato ai bianchi.

Bibliografia[modifica]

  • Walter Mosley, Il diavolo in azzurro, traduzione di Bruno Amato, Sonzogno, 1993. ISBN 8845406091
  • Walter Mosley, La musica del diavolo (RL's Dream), traduzione di FAbrizio Caròla, Marcos y Marcos, 1997.

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