Andrea G. Pinketts
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Andrea G. Pinketts (1961 – vivente), scrittore italiano.
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[modifica] Citazioni
- Una casa senza libri è come una pornostar senza vagina. (da L'assenza dell'assenzio)
- C'è un gioco sottile nel risveglio. Una fase in cui la morte ti corteggia, lusingandoti, per protrarre il sonno e convincerti a non svegliarti mai più. La morte ha la prima mano. Ti presenta caleidoscopicamente ciò che ti attende non appena avrai aperto gli occhi. Di che sudare freddo in un letto caldo. Poi, ti fa una controproposta: ti invita a tenere gli occhi chiusi, come se tu fossi il testimone di un imminente delitto mafioso. Quindi, gioca la carta del torpore: un asso pigliatutto che si porta via i tuoi progetti per il passato, ramazza l'angoscia di un presente onnipresente come Dio, ti assicura che nel futuro, per tua fortuna, non ci sarai. (da Il senso della frase)
- La stessa differenza che intercorre tra un mandante e un esecutore. Mandare è elegante, sia che si mandi un mazzo di fiori, sia che si mandi affanculo qualcuno. Il gesto è leggero, etereo, perché privo dell'abbruttimento inevitabile presente nella fisicità. L'intenzione si fa parola e la parola, sì, diverrà gesto, ma gesto altrui, di quello che porta i fiori, di quello che va a fare in culo. L'esecutore, diciamolo, è più volgare. Il fattorino del fiorista che porta le rose imprecherà toccandone le spine. Il tipo mandato a fare in culo si scontrerà con l'ingombrante opulenza del deretano. (da Il conto dell'ultima cena)
- Il dolore è sordo, il dolore è muto. Il dolore è sordomuto. Sordo perché ascolta solo se stesso, muto perché non ci sono parole che possano parlarne. (da L'assenza dell'assenzio)
- Il giorno dopo è sempre così. Il giorno dopo qualsiasi cosa. Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce. Non riesci ad abituarti all'idea di essere già al giorno dopo. Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro. Per te, è un giorno come te. Sei in ritardo. Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano oggi. (da Il vizio dell'agnello)
- Il senso della frase è il sesso della frase, il suono della frase, il significato della frase. Il senso della frase battezza la frase, la estremizza e anche se la degrada col turpiloquio, la promuove comunque rendendola, alla fin fine, definitiva. Il senso della frase è il punto di arrivo del concetto espresso quando la frase è ancora nell'utero. È il punto di non ritorno. Un "punto e basta". Un punto esclamativo ma, soprattutto, 666 punti esclamativi. Diabolico senso della frase, io ti possiedo e ti amo. Fiato alle trombe di Eustachio, rimbombino le tube di Fallopio. Così è e così è stato. Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore. (da Il senso della frase)
- Per Dirk, del saloon di Laigueglia, che è stato il Penultimo dei Neuroni e mi ha lasciato, oltre a un'immortale amicizia, una grossa responsabilità il cui nome indiano è traducibile in: "Gatta da pelare". (da L'ultimo dei neuroni)
- Alice si innamorò così, come scoppiava a ridere o a piangere. Scoppiò ad amare. (da L'ultimo dei neuroni)
- No. Begonia non era una ninfomane. Cercava semplicemente un pezzo di lego che combaciasse con la sua anima, passando per la vagina. (da L'ultimo dei neuroni)
- L'amore, nella vita, è il raro momento in cui ci si incontra attendendo qualcun altro. (da Spara pure, è un papero, in Sangue di yogurt)
- Domada: "Cosa c'è fuori dal bar?". Risposta: "Fuori dal bar c'è fuori dal bar". Non ci sono più bottiglie allineate sotto la specchiera. C'è il disordine e, se ti vuoi specchiare, devi farlo in una vetrina di un negozio. Le auto vanno chissà dove. Rallentano come belve domate da un semaforo... poi ripartono. I bambini escono dalle scuole dove li aspettano le mamme e i maniaci. Tra qualche anno li aspetteranno le fidanzate e gli spacciatori di droga. Meglio così. È bello avere qualcuno che ti aspetta. Fuori del bar c'è il resto del mondo con la sua colonna sonora di clacson e di "stronzo, io venivo da destra". Fuori dal bar sei più basso. Nel bar eri più alto del juke-box, fuori sei più basso del grattacielo di fronte. Fuori dal bar ci sono i mendicanti sciolti sugli angoli come pupù di cani dopo la pioggia. Fuori del bar c'è il sole o la luna, a seconda di a che ora esci dal bar, a testimoniarti che il tempo è passato mentre tu finivi la birra, e che diventerai vecchio, vecchio, coi capelli bianchi come la schiuma della birra che hai bevuto per non pensarci. Fuori dal bar ci sono i cani randagi, quelli che vorrebbero avere un collare e al momento, purtroppo, hanno solo le pulci. Fuori dal bar ci sono gli ubriachi: quelli che sono stati buttati fuori dal bar. Fuori dal bar c'è un deserto pieno di gente. Meglio stare nel bar. (da Spara pure, è un papero, in Sangue di yogurt)
[modifica] Lazzaro, vieni fuori
- La maturità è un'invenzione dell'uomo che non può ammettere di non essere migliorato.
- Mai attaccare bottone con una sarta: conosce il trucco.
- Il passato è bello perché è passato, prima era bello perché era presente. Se cercate di far diventare presente il vostro passato, come minimo sbagliate la coniugazione dei verbi.
- L'uscita, qualsiasi uscita, è il momento più importante della vita di un uomo. Puoi sempre riscattare una cattiva entrata con una buona permanenza, puoi sfondare la porta del prossimo e costruirgliene una blindata, puoi iniziare con lo schiaffeggiare una donna e se sai rallentare la mano puoi improvvisare una carezza. Ma l'uscita è la cosa più definitiva di te. Non la puoi rimediare neanche con un ritorno.
[modifica] Bibliografia
- Andrea G. Pinketts, Lazzaro, vieni fuori, Feltrinelli, 1992.
- Andrea G. Pinketts, Il vizio dell'agnello, Feltrinelli, 1994.
- Andrea G. Pinketts, Il senso della frase, Feltrinelli, 1995.
- Andrea G. Pinketts, Il conto dell'ultima cena, Mondadori, 1998.
- Andrea G. Pinketts, L'assenza dell'assenzio, Mondadori, 1999.
- Andrea G. Pinketts, Sangue di yogurt, Mondadori, 2002.
- Andrea G. Pinketts, L'ultimo dei neuroni, Mondadori, 2005.
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[modifica] Opere
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Lazzaro, vieni fuori (1992) -
Il vizio dell'agnello (1994) -
Il senso della frase (1995) -
L'assenza dell'assenzio (1999) -
Sangue di yogurt (2002)