Duns Scoto

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Duns Scoto

Giovanni Duns Scoto conosciuto anche come Doctor Subtilis (1266 – 1308), filosofo, teologo e scolastico scozzese.

  • Bisogna negare [...] che si possa naturalmente riconoscere l'ente come il primo oggetto del nostro intelletto, secondo la completa indifferenza dell'ente nei confronti tanto del sensibile quanto del non sensibile, e [bisogna] anche [negare] ciò che dice Avicenna: che esso è naturalmente conosciuto. (da Ordinatio o Opus Oxoniense (Opera di Oxford), citato in Olivier Boulnois, Duns Scoto: il rigore della carità, p. 64-65, traduzione di Costante Marabelli, Jaca Book, Milano 1999)
  • È necessario che all'uomo, nella sua attuale condizione, sia ispirata in modo soprannaturale una dottrina speciale, che egli non potrebbe conseguire mediante il lume naturale dell'intelletto?
Uturum homini pro statu isto sit necessarium aliquam doctrinam specialem supernaturaliter inspirari, ad quam videlicet non posset attingere lumine naturali intellectus? [1]
  • I filosofi sostengono la perfezione della natura e negano la perfezione soprannaturale; i teologi, al contrario, conoscono il difetto della natura, la necessità della grazia e la perfezione soprannaturale.
In ista questione videtur controversia inter philosophos et theologos. Et tenent philosophi perfectionem naturae et negant perfectionem supernaturalem; theologi vero cognoscunt defectum naturae et necessitatem gratiae et perfectionem supernaturalem.[1]
  • La conoscenza soprannaturale necessaria all'uomo è trasmessa in modo sufficiente nella Sacra Scrittura. (citato in Olivier Boulnois, Duns Scoto: il rigore della carità, p. 67, traduzione di Costante Marabelli, Jaca Book, Milano 1999)

Citazioni su Duns Scoto[modifica]

  • Scoto è l'erede delle grandi figure francescane del XIII secolo. Lungi dall'essere un declino del tomismo [dottrina di Tommaso d'Aquino], Scoto è la più alta espressione della teologia francescana dopo le condanne del 1277. (Olivier Boulnois)
  • Se tanti encomj ha ricevuti il S. Dottore [Tommaso d'Aquino] ne' tempi dei progressi delle lettere, quanti non dovette riceverne ne' tenebrosi secoli in cui visse? Egli comparve qual vero prodigio, e per tal cagione venne raffigurato coll'emblema del Sole che sgombra le tenebre. Regnò in tutte le scuole, e specialmente in quelle dell'inclito suo Ordine, ove tuttavia riscuole la giusta venerazione e rispetto. Ma in mezzo a tanta gloria dovette incontrare validi oppositori, fra' quali primeggiò il Francescano Giovanni Duns, detto Scoto dalla sua patria Scozia, del quale si feron seguaci i figli del Patriarca d'Assisi, essendosi verificato fin da quei tempi che i sommi ingegni deggiono avere chi si opponga a' loro sistemi, e sien pure tali da non meritar disapprovazione. (Carlo Antonio de Rosa)
  • Tommaso e Scoto non si ergono più come due figure parallele e antagoniste: sono percorsi dalla medesima corrente, la storia. Questa introduce una continuità, una comune appartenenza, e fa risalire molto più a monte i motivi della loro divergenza: la pluralità delle scuole, l'eterogeneità dei corpus, la successione delle controversie consentono di dipanare una diversità di posizioni che non si riduce a un senso unico della storia. L'opera di Scoto s'inscrive nell'infinita, insistente ripetizioni delle dispute, che reitera senza tregua le medesime autorità, spostando in modo infimo ma paziente il loro senso, rimodellando senza posa la struttura della loro argomentazione. (Olivier Boulnois)

Note[modifica]

  1. a b da Opus Oxoniense, citato in Étienne Gilson, Giovanni Duns Scoto, introduzione di Costante Marabelli, traduzione di Davide Riserbato, Jaca Book, Milano 2007. ISBN 978-88-16-40802-9.

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