Frank Herbert

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Frank Herbert

Frank Patrick Herbert (1920 – 1986), scrittore statunitense.

Dune[modifica]

Incipit[modifica]

I traduzione[modifica]

Nella settimana prima della partenza per Arrakis, quando il tramenio era giunto a livelli quasi insopportabili, una donna vecchia e vizza si presentò alla madre di Paul.
Era una notte calda e soffocante a Castel Caladan, e l'antico cumulo di pietre che era la dimora degli Atreides da ventisei generazioni dava quel senso di frescura umidiccia che preannunciava un cambiamento del tempo.
[Frank Herbert, Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Sperling & Kupfer, 2006]

II traduzione[modifica]

Nella settimana prima della partenza per Arrakis, quando era giunto a livelli quasi insopportabili il tramenio, una donna vecchia e vizza si presentò alla madre del ragazzo, Paul.
Era una notte calda e soffocante a castel Caladan, e l'antico mucchio di pietre che era la dimora degli Atreides da ventisei generazioni dava quel senso di frescura umidiccia che preannunciava un cambiamento del tempo.
[Frank Herbert, Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Fanucci, 2012]

Citazioni[modifica]

  • All'inizio, è indispensabile porre ogni cura nello stabilire i più esatti equilibri. Ciò è ben noto ad ogni sorella Bene Gesserit. Così, nell'intraprendere lo studio della vita di Muad'Dib, conviene per prima cosa collocarlo esattamente nel suo tempo: egli nacque nel cinquantasettesimo anno dell'imperatore Paddiscià Shaddam IV. Cura ancora maggiore va usata nel collocare Muad'Dib nel suo giusto luogo: il pianeta Arrakis. Non ci si deve lasciar ingannare dal fatto che egli sia nato su Caladan e vi abbia trascorso i suoi primi quindici anni. Arrakis, il pianeta noto come Dune, è la sua patria, per sempre. (dal «Manuale di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 3)
  • La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l'annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi, e quando sarà passata non ci sarà più nulla, soltanto io ci sarò.
  • «Molti uomini hanno provato.» «Hanno provato e hanno fallito?» «Hanno provato e sono morti...» (Reverenda Madre Gaius H. Mohiam: Ed. Nord)
  • Noi Bene Gesserit setacciamo la gente per scoprire gli esseri umani. (Jessica: Ed. S&K, p. 10)
  • La speranza offusca l'osservazione. (Reverenda Madre Gaius H. Mohiam: Ed. Nord, p. 11)
  • Cercar di capire Muad'Dib senza capire i suoi mortali nemici, gli Harkonnen, è come cercar di vedere la Verità senza conoscere il Falso. È come cercar di vedere la Luce senza conoscere la Tenebra. È impossibile. (dal «Manuale di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 13)
  • Così parlò Santa Alia del Coltello: "La Reverenda Madre deve saper combinare l'arte della seduzione di una cortigiana con l'intoccabile maestà di una dea vergine, mantenendo questi due attributi in perfetto equilibrio tra loro finché durano i poteri della sua giovinezza. Poi, una volta tramontate bellezza e giovinezza, lei scoprirà che quel "posto di mezzo" un tempo occupato dalle tensioni che mantenevano l'equilibrio è diventato una fonte di astuzia e d'infinite risorse." (dalle «Cronache familiari di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 21)
  • Tu hai letto che Muad'Dib non ebbe compagni di gioco della sua età su Caladan. I pericoli erano troppo grandi. Ma Muad'Dib ebbe dei meravigliosi compagni nei suoi insegnanti. C'era Gurney Halleck, il guerriero menestrello. Canterai anche tu alcune canzoni di Gurney, man mano che avanzerai nella lettura di questo libro. C'era Thufir Hawat, il vecchio Mentat Maestro degli Assassini, il quale faceva paura perfino all'Imperatore Padiscià. C'erano Duncan Idaho, il Maestro di Scherma dei Ginaz; il dottor Wellington Yueh, un nome disonorato dal tradimento ma illuminato dalla sapienza; Lady Jessica, che istruì suo figlio nella Via Bene Gesserit; e, naturalmente, il Duca Leto, le cui qualità di padre sono state per troppo tempo trascurate. (dalla «Storia di Muad'Dib per bambini» della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 26)
  • Come affrontare lo studio della figura del padre di Muad'Dib? Un uomo dal cuore caldo e gelido insieme? E tuttavia molti fatti della sua vita ci aiutano: il devoto amore per la sua Lady Bene Gesserit; quello che sognava per suo figlio; la devozione degli uomini che lo servivano. Potete immaginarlo: un uomo intrappolato dal destino, una figura solitaria la cui luce è oscurata dalla gloria del figlio. Ma ci si chiede, tuttavia: Che cos'è il figlio, se non l'estensione del padre? (dalle «Cronache familiari di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 39)
  • Con Lady Jessica su Arrakis, il Sistema Bene Gesserit d'impiantare leggende tramite la Missionaria Protectiva diede i suoi frutti. Si era già potuta apprezzare la saggezza che aveva spinto a disseminare nell'universo conosciuto un singolo tema profetico a protezione del Bene Gesserit, ma mai si era vista una combinazione così perfetta tra persona e preparativi. Le leggende profetiche avevano attecchito su Arrakis al punto di conservare intatto ogni simbolo originale (la Reverenda Madre, canto e respondu, e la maggior parte del panoplia propheticus Shri-a). Oggi in generale si ammette che le abilità latenti di Lady Jessica erano state grossolanamente sottovalutate. (da «Un'analisi della crisi di Arrakis», della Principessa Irulan. (Fatto circolare privatamente: B.G. N. AR-81088587): Ed. Nord, p. 45)
  • Molti hanno ricordato la rapidità con cui Muad'Dib si familiarizzò con le necessità di Arrakis. Le Bene Gesserit, naturalmente, sanno il perché. Agli altri possiamo dire che Muad'Dib imparò rapidamente perché il suo primo addestramento consisteva appunto nel saper imparare. È sconvolgente scoprire quanti ancora non credono di poter imparare e quanti, ancora, credono che imparare sia difficile. Muad'Dib sapeva che ogni esperienza porta in sé una lezione. (dalla «Umanità di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 62)
  • Che cosa sostenne Lady Jessica, durante la sua disgrazia? Riflettete su questo proverbio Bene Gesserit, e forse capirete anche voi: "Qualsiasi strada, se seguita fino alla fine, non conduce da nessuna parte. Arrampicati solo un poco sulla montagna, per vedere se è una montagna. Dalla cima, non potresti vedere se è davvero una montagna." (dalle «Cronache familiari di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 65)
  • Si dice che il Duca Leto abbia chiuso gli occhi davanti ai pericoli di Arrakis e che si sia precipitato sconsideratamente verso l'abisso. Non sarebbe più giusto affermare che era vissuto così a lungo con i più gravi pericoli da non poter più valutare un cambiamento nella loro intensità? O forse non è possibile che abbia sacrificato deliberatamente se stesso per consentire a suo figlio una vita migliore? Tutto sta a indicare, del resto, che il Duca non era un uomo che si lasciasse ingannare facilmente. (dalle «Cronache familiari di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 72)
  • All'ingresso del campo di atterraggio di Arrakeen c'era una scritta rozzamente scolpita, come se fosse stato usato uno strumento rudimentale. Muad'Dib certamente se l'è ripetuta molte volte, a cominciare da quella prima notte su Arrakis, quando fu portato al posto di comando del Duca per assistere alla prima riunione dello stato maggiore. L'iscrizione era una supplica a coloro che lasciavano Arrakis, ma agli occhi di un ragazzo appena sfuggito alla morte acquistava un significato cupo. Diceva: "Oh, tu che sai quanto soffriamo, qui, non dimenticarci nelle tue preghiere." (dal «Manuale di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 77)
  • Il primo giorno che Muad'Dib percorse la vie di Arrakeen con la famiglia, alcuni di quelli che incontrò lungo la strada, ricordando la leggenda e la profezia, si azzardarono a gridare "Mahdi!". Ma le loro grida erano più una domanda che un'affermazione, poiché essi potevano soltanto sperare che egli fosse colui che era stato annunciato come il Lisan al-Gaib, la Voce di un Altro Mondo. La loro attenzione era stata attirata anche dalla madre, perché avevano sentito dire che era una Bene Gesserit, ed era evidente ai loro occhi che anch'essa era una Lisan al-Gaib. (dal «Manuale di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 91)
  • Probabilmente non c'è momento più terribile, nella nostra vita, di quello in cui si scopre che nostro padre è un uomo… in carne e ossa. (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 95)
  • Mio padre, l'Imperatore Padiscià, mi prese un giorno per mano, e io capii, grazie agli insegnamenti di mia madre, che era turbato. Mi condusse nella Galleria dei Ritratti, fino all'egoritratto del Duca Leto Atreides. Notai subito la forte rassomiglianza tra i due uomini: mio padre e l'uomo dell'immagine. Tutti e due avevano lo stesso volto sottile ed elegante, dominato dagli stessi occhi gelidi. "Principessa, figlia mia" disse mio padre, "quanto avrei voluto che tu fossi più vecchia quand'è venuto per quest'uomo il momento di scegliersi una moglie!" mio padre aveva settantun anni, a quel tempo, e non sembrava più vecchio dell'uomo del ritratto. Io avevo soltanto quattordici anni, e tuttavia ricordo di aver capito in quell'istante quanto mio padre avrebbe desiderato in segreto che il Duca fosse suo figlio, e quanto odiasse in realtà le necessità politiche che li rendevano nemici. (da «Nella mia casa paterna», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 98)
  • La grandezza è un'esperienza transitoria. Ed è inconsistente, legata com'è all'immaginazione umana che crea i miti. La persona che sperimenta la grandezza deve percepire il mito che la circonda. Deve pensare a quanto è proiettato su di lei, e mostrarsi fortemente incline all'ironia. Questo le impedirà di credere anch'essa a quello che pretende di essere. L'ironia le consentirà di agire indipendentemente da se stessa. Se invece non possiede questa qualità, anche una grandezza occasionale può distruggerla. (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 118)
  • Non c'è scampo: noi paghiamo la violenza dei nostri antenati. (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 137)
  • Lotti coi sogni?
    Ti batti con le ombre?
    Cammini come dormendo?
    Il tempo è scivolato via.
    La vita ti è stata rubata.
    Indugiavi per delle inezie,
    Vittima della tua follia. (Lamento funebre per Jamis sulla Piana dei Morti; dai «Canti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 148)
  • Dovrebbe esistere una scienza dell'infelicità. La gente ha bisogno di tempi difficili e di oppressione per sviluppare i propri muscoli psichici. (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 151)
  • Arrakis insegna la mentalità del coltello, tagliare ciò che è incompleto, e dire: "Ora è completo perché finisce qui". (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 161)
  • Una leggenda racconta che nell'istante in cui il Duca Leto Atreides morì, una meteora attraversò il cielo sul palazzo dei suoi antenati, a Caladan. (dalla «Storia di Muad'Dib per bambini» della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 163)
  • O mari di Caladan,
    O gente del Duca Leto…
    La cittadella di Leto è caduta,
    Caduta per sempre… (dai «Canti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 174)
  • Quando mio padre, l'Imperatore Padiscià, ebbe notizia della morte del Duca Leto e delle sue circostanze, s'infuriò come non si era mai infuriato prima. Incolpò mia madre e il complotto che l'aveva costretto a mettere sul trono una Bene Gesserit. Incolpò la Gilda e il vecchio, perfido Barone. Incolpò tutti quelli che gli capitavano davanti, non risparmiando neppure me, poiché urlò che anch'io ero una strega, come tutte le altre. E quando cercai di confortarlo, facendogli osservare che tutto questo era stato fatto in base a una vecchia legge di autoconservazione alla quale anche i più antichi governanti obbedivano, mi schernì e mi chiese se io lo giudicavo un debole. Mi accorsi allora che la sua collera non era stata causata dalla morte del Duca, ma da quello che la sua morte implicava per tutta la nobiltà. Nel ripensare a quei momenti sono convinta che anche mio padre doveva avere una parziale precognizione, poiché è certo che la sua stirpe e quella di Muad'Dib avevano antenati comuni. (da «Nella mia casa paterna», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 191)
  • Una volta mio padre mi disse che il rispetto per la verità è quasi il fondamento di ogni morale. "Niente esce dal niente" mi disse. Questo è senz'altro un pensiero profondo, quando si pensi fino a qual punto la "verità" può essere instabile. (da «Conversazioni con Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 195)
  • Muad'Dib poteva veramente vedere il futuro, ma il suo potere aveva dei limiti. Pensate alla vista: voi avete gli occhi, ma non potete vedere senza la luce. Se vi trovate sul fondo di una valle, non potete vedere oltre i monti. Nello stesso modo Muad'Dib non poteva guardare sempre nel misterioso territorio dell'avvenire. Egli ci dice che una singola, oscura decisione profetica, forse la scelta di una parola invece di un'altra, potrebbe cambiare l'intero futuro. Ci dice anche: "La visione del tempo è immensa, ma, quando l'attraversate, il tempo diventa una porta molto stretta". Egli sempre fuggiva la tentazione di scegliere una via chiara e sicura, e ammoniva: "Questo sentiero conduce ineluttabilmente alla stagnazione". (dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 206)
  • Che cosa disprezzi? È da questo che ti si conosce veramente. (dal «Manuale di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 217)
  • All'età di 15 anni aveva già imparato il silenzio. (dalla «Storia di Muad'Dib per bambini», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 227)
  • Siamo venuti da Caladan: un mondo paradisiaco per la nostra forma di vita. Non c'era alcun bisogno su Caladan, di costruire un paradiso fisico, o uno per la mente… lo vedevamo intorno a noi. E il prezzo che abbiamo pagato è il prezzo che gli uomini hanno sempre pagato nell'ottenere un paradiso in questa vita: diventammo rammolliti, perdemmo la nostra tempra. (da «Conversazioni con Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 240)
  • Per molta gente è difficile capire la vita familiare dell'Harem Reale, ma io cercherò di darvene una visione condensata. Mio padre, ne sono convinta, aveva un solo, vero amico: il Conte Hasimir Fenring, l'eunuco genetico, uno dei più temibili guerrieri dell'impero. Il Conte, un uomo piccolo, brutto e vivace, presentò un giorno a mio padre una nuova schiava concubina, e io fui mandata da mia madre a spiare la cerimonia. Noi tutte spiavamo mio padre, per proteggerci. Certo, una schiava concubina concessa a mio padre in base all'accordo fra il Bene Gesserit e la Gilda non poteva generare un Successore Reale, ma i loro intrighi continuavano instancabili, ossessionanti e sempre uguali. Mia madre, le mie sorelle e io ci eravamo ormai abituate a evitare i più sottili strumenti di morte. Può sembrare orribile a dirsi, ma non sicura che mio padre fosse del tutto estraneo a questi tentativi di morte. Una Famiglia Reale è diversa dalle altre. Dunque, dicevo, c'era questa nuova schiava concubina, snella, graziosa, rossa di capelli come mio padre. Aveva i muscoli di una danzatrice, e certamente la neuroseduzione faceva parte del suo addestramento. Era in piedi, davanti a mio padre, nuda, e lui la guardò a lungo, prima di dichiarare: "È troppo bella. La riserveremo per un dono". Non avete idea della costernazione che questa sua decisione creò nell'Harem Reale. L'astuzia e l'autocontrollo non erano, forse, minacce mortali per noi tutte? (da «Nella mia casa paterna», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 245)
  • Questo adattamento religioso dei Fremen e dunque l'origine di ciò che ora conosciamo come "I Pilastri dell'Universo", di cui i Quizara Tawfid sono i rappresentanti fra noi, con i segni, le prove e le profezie. Ci portano questa fusione mistica di Arrakis, la cui profonda bellezza noi ritroviamo nella commovente musica composta sulle antiche forme, ma contrassegnata da questo nuovo risveglio. Chi non ha ascoltato, senza commuoversi profondamente, l'"Inno al Vecchio"?
    Ho calpestato un deserto
    Abitato da miraggi ondeggianti.
    Vorace di gloria, avido di pericolo,
    Ho vagabondato sugli orizzonti di al-Kulab,
    Ho visto il tempo livellare le montagne
    Nella sua ricerca e nella sua fame di me.
    E ho visto i passeri sfrecciare fulminei,
    Più arditi di un lupo da preda.
    Si sono dispersi nell'albero della mia giovinezza.
    Ho sentito lo stormo fra i miei rami
    E ho conosciuto i loro becchi e gli artigli! (dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 254)
  • Profezia e preveggenza. Com'è possibile provarne la verità davanti a domande senza risposta? Considera: in quale misura "l'onda" (come Muad'Dib chiama la sua visione immagine) è vera profezia, e quanto invece il profeta contribuisce a plasmare il futuro perché si adatti alla profezia? Il profeta vede veramente l'avvenire, oppure una linea di frattura, una crepa, un difetto che lui potrebbe spezzare con le decisioni o le parole, come il tagliatore di diamanti spezza una gemma con un colpo di scalpello? (da «Riflessioni personali su Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 260)
  • I Fremen erano i supremi maestri della qualità che gli antichi chiamavano "spannungsbogen": l'imposizione volontaria di un indugio fra il desiderio di una cosa e l'atto di procurarsela. (dalla «Saggezza di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 269)
  • Mio padre, l'Imperatore Padiscià, aveva settantadue anni e tuttavia non ne dimostrava più di trentacinque, quando meditò la morte del Duca Leto e il ritorno degli Harkonnen su Arrakis. Raramente compariva in pubblico indossando qualcosa di diverso da un'uniforme dei Sardaukar e un elmetto da Burseg, nero, col leone imperiale ricamato in oro. L'uniforme ricordava a tutti la fonte prima del potere. Non era sempre così urtante: quando voleva, sapeva irradiare simpatia e sincerità. Ma, in questi ultimi tempi, a molti anni di distanza, mi sono chiesta se tutto, in lui, fosse realmente ciò che sembrava. Oggi, sono convinta, che fosse un uomo il quale lottava, costantemente, contro le sbarre di una gabbia invisibile. Non dimenticate che era Imperatore, capo di una dinastia le cui origini si perdevano nel tempo. Ma noi gli negammo un figlio legittimo. Non è questa la più terribile sconfitta che possa subire un capo? Mia madre obbedì alle sue Sorelle Superiori, laddove Lady Jessica aveva disobbedito. Chi si mostrò più forte? La storia ci ha già risposto. (da «Nella mia casa paterna», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 277)
  • Dio creò Arrakis per temprare il fedele. (dalla «Saggezza di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 288)
  • Il concetto di progresso è un meccanismo protettivo che ci difende dai terrori del futuro. (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 299)
  • In "Tempo di riflessione", Muad'Dib ci dice che la sua vera educazione ebbe inizio ai suoi primi contatti con gli imperativi di Arrakis. Imparò allora a piantar pali nella sabbia per valutare le condizioni del tempo, e il linguaggio del vento che gli pungeva la pelle con mille aghi aguzzi. Conobbe allora il prurito della sabbia nel naso e il modo migliore di raccogliere e conservare l'umidità del suo corpo. Mentre i suoi occhi assumevano il blu di Ibad, ricevette l'insegnamento Chakobsa. (dalla prefazione di Stilgar a «Muad'Dib, l'uomo», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 315)
  • Muad'Dib è saggio alla maniera del deserto. Muad'Dib si crea la propria acqua. Muad'Dib si nasconde al sole e viaggia nel fresco della notte. Muad'Dib è prolifico e si moltiplica sulla terra. Muad'Dib noi chiamiamo il Maestro dei Bambini. (Naib Stilgar: Ed. Nord, p. 316)
  • Così è detto. Giudichar mantene: è scritto nel Shah-Nama che l'acqua è stata l'origine di ogni cosa creata. (Chani: Ed. Nord, p. 320)
  • "Controlla la moneta e le alleanze. Che la canaglia si diverta col resto". Questo dice l'Imperatore Padiscià. E aggiunge: "Se volete profitti, dovete regnare". C'è della verità in queste parole, ma io mi chiedo: "Chi è la canaglia e chi sono i regnanti?" (Messaggio segreto di Muad'Dib al Landsraad, tratto dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 363)
  • Quando religione e politica viaggiano sullo stesso carro, i viaggiatori pensano che niente li possa fermare. Vanno sempre più rapidi, rapidi, rapidi. Non pensano agli ostacoli e si dimenticano che un precipizio si rivela sempre troppo tardi. (proverbio Bene Gesserit: Ed. S&K, p. 355)
  • Non si può evitare l'influenza della politica in seno a una religione ortodossa. La lotta per il potere permea l'educazione, l'addestramento e la disciplina di una comunità ortodossa. A causa di questa pressione, i capi di una simile comunità devono affrontare inevitabilmente l'ultimo dilemma interiore: soccombere al più completo opportunismo per conservare il potere, o rischiare di sacrificare se stessi nel nome dell'etica ortodossa. (dai «Detti religiosi di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 372)
  • Quando la legge e il dovere sono una cosa sola, unita dalla religione, noi perdiamo un po' della nostra consapevolezza. Non siamo più pienamente coscienti, non siamo più individui completi. (da «Muad'Dib: Le novantanove meraviglie dell'universo», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 379)
  • Hawat è soggetto a profonde emozioni, Feyd. Io so come controllarlo. È l'uomo senza emozioni che dobbiamo temere. Ma le emozioni, chi ne ha di più profonde può essere sempre piegato ai nostri desideri! (Barone Vladimir Harkonnen: Ed. Nord, p. 381)
  • Quante volte l'uomo in collera nega furiosamente quello che la sua coscienza gli dice? (dalla «Raccolta dei detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 393)
  • Avvenne nel terzo anno di Guerra del Deserto che Muad'Dib si trovasse, solo, nella Caverna degli Uccelli, sotto le tende kiswa di una cella interna. Giaceva immobile, come morto, assorto nelle rivelazioni dell'Acqua della Vita. Il suo essere era trasportato al di là delle frontiere del tempo dal veleno che da' la vita. Così si realizzò la profezia secondo la quale il Lisan al-Gaib era insieme morto e vivo. (dalle «Leggende di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 405)
  • E venne il giorno in cui Arrakis si trovò al centro dell'universo, e l'universo, quasi, vi ruotava intorno. (dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 414)
  • E Muad'Dib li fronteggiò e disse: "Anche se giudichiamo che la prigioniera è morta, tuttavia essa vive. Perché il suo seme è il mio seme e la sua voce è la mia voce. E lei vede al di là delle più lontane frontiere del possibile. Sì, lei vede attraverso me nelle lontane valli dell'ignoto". (dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 422)
  • Era guerriero e mistico, feroce e santo, astuto come una volpe e innocente, cavalleresco e spietato, meno di un dio e più di un uomo. Non si può misurar Muad'Dib con gli standard ordinari. Nel momento del suo trionfo, indovinò la morte che gli veniva preparata e tuttavia accettò il tradimento. Possiamo dire che lo fece per un senso di giustizia? Quale giustizia, allora? Perché, ricordate che stiamo parlando, ora, del Muad'Dib che rivestì il suo tamburo con la pelle del nemico, e che negò tutte le convenzioni del suo passato ducale con un semplice gesto della mano, dichiarando semplicemente: «Io sono lo Kwisatz Haderach. Questa è una ragione più che sufficiente. (dal «Risveglio di Arrakis», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 430)
  • Molto di ciò che finora è andato sotto il nome di religione conteneva in sé un atteggiamento d'inconscia ostilità verso la vita. La vera religione deve insegnare che la vita è colma di gioie che rallegrano l'occhio di Dio, e che la conoscenza senza l'azione è vuota. Ciascuno deve accorgersi che l'insegnamento di una religione solo per mezzo di regole ed esempi altrui è un imbroglio. Un insegnamento giusto e corretto si riconosce facilmente. S'intuisce subito, perché risveglia in te una sensazione di qualcosa che hai sempre conosciuto. (Appendice 2, La Religione di Dune: Ed. Sperling&Kupfer, p. 464)
  • Pensaci, Chani: quella principessa avrà il nome, e tuttavia sarà meno di una concubina... non avrà mai un momento di tenerezza dall'uomo cui sarà unita. Mentre noi, Chani, noi che portiamo il nome di concubine... la storia ci chiamerà spose. (Lady Jessica, Sperling: p. 452)

Messia di Dune[modifica]

Incipit[modifica]

Il regno dell'Imperatore Muad'Dib interessò più storici che qualunque altra èra della Storia dell'umanità. Numerosi, tra essi, difendevano con un'asprezza gelosa il proprio punto di vista partigiano e settario, ma il fatto stesso che s'infervorassero rivela il profondo sconvolgimento causato da quest'uomo, che regnò su tanti mondi diversi e risvegliò tante passioni.

[Frank Herbert, Messia di Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Sperling & Kupfer, 2006]

Citazioni[modifica]

  • È tale la ricchezza dei miti che ammantano le persone di Muad'Dib, l'Imperatore Mentat e di Alia, sua sorella, che è difficile far piena luce sull'autentica natura di questi due esseri. Tuttavia, esistette davvero un uomo nato col nome di Paul Atreides, come pure una donna chiamata Alia. Le loro carni subirono gli effetti del tempo e dello spazio. Benche' disponessero del potere dei veggenti che li svincolava dalle ordinarie limitazioni di questo tempo, di questo spazio, essi erano pur sempre i discendenti d'una stirpe umana e le esperienze da essi vissute furono assolutamente reali, come, del resto, le tracce da essi lasciate nella realta'. Per comprenderli, occorre ammettere che la catastrofe da essi conosciuta fu una catastrofe per tutta la razza umana. Cosi', dunque, quest'opera è dedicata, non a Muad'Dib o a sua sorella, ma ai loro eredi, a tutti noi. (Dedica dell'«Indice di Muad'Dib», trascritta dal Tabla Memorium del Culto dello Spirito di Mahdi: Ed. Nord, p. 5)
  • Non esiste alcuna separazione tra gli dei e gli uomini: gli uni e gli altri si mescolano senza che sia possibile distinguerli. (Proverbi di Muad'Dib: Ed. Nord, p. 9)
  • Quando credete di averlo infilzato, ecco che vi accorgete di non averlo neppure ferito! (Rev. Madre Gaius Helen Mohiam: cap. 2; Ed. Nord, p. 9)
  • Esistono menzogne più facili ad esser credute della stessa verità. (Principessa Irulan: cap. 2; Ed. Nord, p. 18)
  • Ogni civilta' si trova sempre ad affrontare una forza incosciente suscettibile di annullare, deviare o contrastare quasi tutte le intenzioni coscienti della collettivita'. (Teorema Tleilaxu (non dimostrato): Ed. Nord, p. 27)
  • L'avvento dello scudo a campo di forza, della pistola laser e della loro interazione esplosiva, mortale sia per l'aggressore che per l'aggredito, fu all'origine dell'attuale evoluzione della tecnologia delle armi. Non approfondiremo qui il ruolo particolare delle atomiche. È ben vero che il fatto che ogni Famiglia del nostro Impero sia in grado di distruggere con le sue atomiche le basi planetarie di una cinquantina o più di altre Famiglie è fonte di un certo nervosismo. Ma noi tutti disponiamo, a titolo cautelativo, di piani per le rappresaglie più distruttive. La Gilda e il Landsraad sono i freni che tengono sotto controllo questa forza. No. Quello che più preoccupa è lo sviluppo di certi esseri umani da impiegarsi come armi speciali. È questo un campo che, sotto la spinta di alcune potenze, potra' assumere dimensioni virtualmente illimitate. (Muad'Dib: Discorso tenuto al Collegio di Guerra, tratto dalle «Cronache» di Stilgar: Ed. Nord, p. 45)
  • Non è certo al momento della loro creazione che gli Imperi mancano di uno scopo. Quando, invece, si sono fermamente consolidati, gli scopi si smarriscono e vengono sostituiti da vaghi rituali. (Dai «Detti di Muad'Dib», della Principessa Irulan: Ed. Nord, p. 61)
  • Il dramma ricomincia. (L'Imperatore Muad'Dib, il giorno della sua ascesa al Trono del Leone: Ed. Nord, p. 79)
  • La verita' soffre quando è troppo analizzata. (Antica massima dei Fremen: Ed. Nord, p. 93)
  • Per i Fremen, lei è il Simbolo della Terra, una semidea il cui compito è quello di proteggere le tribu' dagli effetti della violenza. È la Reverenda Madre di tutte le Reverende Madri. I pellegrini vengono a cercarla perché restituisca ad essi la virilita' perduta o la fecondita' al suolo inaridito: per essi rappresenta una sorta di potere antimentat. E si alimenta della sete umana di mistero. È la prova vivente dei limiti dell'«analitico». È l'estrema tensione, la vergine-meretrice: acuta, volgare, crudele, i suoi capricci possono distruggere come una tempesta di Coriolis. (Santa Alia del Coltello, come è descritta nel «Rapporto» di Irulan: Ed. Nord, p. 101)
  • Il più pericoloso gioco dell'universo è quello di governare basandosi sugli oracoli. Noi non ci consideriamo abbastanza saggi o coraggiosi per tentare questo gioco. I provvedimenti qui descritti per far fronte a questioni di minore importanza rappresentano i limiti estremi entro i quali osiamo avventurarci nell'area di governo. Prendiamo a prestito, per definire i nostri scopi, una definizione del Bene Gesserit, e consideriamo i diversi mondi come altrettante riserve genetiche, fonti d'insegnamento e d'insegnanti, ossia, fonti del possibile. Il nostro fine non è quello di governare, ma piuttosto di sfruttare queste riserve genetiche, d'imparare e di liberarci da tutti i legami che ci verrebbero imposti da un governo, e dal fatto di dipendere da esso. (L'orgia come strumento di governo, terzo capitolo della Guida dei Navigatori, Ed. Nord, p. 115)
  • Qui giace un dio caduto. La sua caduta è stata tremenda. Noi ci siamo limitati a erigere il suo piedistallo: Alto e stretto. (Epigramma Tleilaxu: Ed. Nord, p. 133)
  • Penso che vivere sia una gioia e mi chiedo se avro' mai la possibilita' di balzare indietro fino alle radici di questa mia carne e di conoscermi com'ero un tempo. La' è la mia radice. Se poi qualche mio atto mi consentira' di trovarla, ciò è nascosto nei grovigli del futuro. Ma tutte le cose che può fare un uomo, sono anche mie. Ognuno dei miei atti può conseguirlo. (Parla il ghola, dai Commentari di Alia: Ed. Nord, p. 149)
  • Che cosa si può mai ricavare da questo universo? Ci accorda quello che vuole, non di più. (Paul Muad'Dib: cap. 11; Ed. Nord, p. 151)
  • La carne si arrende, pensò Paul. L'eternità si riprende ciò che le appartiene. I nostri corpi riescono ad agitare soltanto per brevi istanti le sue acque, danzano quasi intossicati dall'amore della vita e di sé stessi, si dilettano di poche, strane idee, per poi sottomettersi agli strumenti del Tempo. Che cosa possiamo dire, noi, in proposito? Io sono già accaduto. No, non è vero, e tuttavia... io sono già accaduto. (Paul Muad'Dib:, cap. 11; Ed. Nord, p. 158)
  • Non si chiede pieta' al sole. (Il travaglio di Muad'Dib, dai Commentari di Stilgar: Ed. Nord, p. 159)
  • Si può vedere in molti modi, come si può esser ciechi in molti modi. (Paul Muad'Dib: cap. 12; Ed. Nord, p. 173)
  • «Ne ho abbastanza della divinita' e dei sacerdoti! Mi credete incapace di veder chiaro attraverso il mito che mi circonda? Hayt, consulta ancora una volta i tuoi dati. I miei riti hanno invaso perfino i più elementari atti dell'uomo. La gente mangia nel nome di Muad'Dib ! Fa all'amore in mio nome ! Nasce in mio nome !... Perfino attraversa la strada in mio nome ! Non rizzano una trave sul tetto più miserabile di Gangishree senza invocare la benedizione di Muad'Dib! (Il Libro delle Diatribe, dalle Cronache di Hayt: Ed. Nord, p. 175)
  • O verme dai molti denti, | Puoi forse negare il male insanabile? | La carne e il respiro che ti chiamano | Nelle profondita', dove tutto ebbe inizio, | Si nutrono di mostri che si contorcono alle porte infocate ! | Con tutta la tua maesta', non hai un mantello | Che ti protegga dal veleno del dio | E dall'ardente bramosia ! (Canto del Verme, dal Libro di Dune: Ed. Nord, p. 183)
  • La natura audace delle azioni di Muad'Dib può giudicarsi dal fatto che lui sapeva, fin dall'inizio, dov'era diretto, e tuttavia non una sola volta ha abbandonato quel sentiero. Lo espresse chiaramente quando dichiaro': Vi dico che ora è giunto il momento di provare come io sia l'Ultimo Servitore. Cosi', Egli uni' il tutto in Uno, così sia gli amici che i nemici avrebbero potuto venerarlo. Per questa ragione, e soltanto per questa, i suoi apostoli hanno pregato, dicendo: Signore, salvaci dagli altri sentieri che Muad'Dib ha riscoperto con le Acque della Sua Vita. Quegli altri sentieri si possono immaginare soltanto col più profondo disgusto. (dallo Yam-el-Din (Il Libro del Giudizio): Ed. Nord, p. 191)
  • Non importa quale sia il grado di esotismo raggiunto dalla civilizzazione umana, né il modo in cui si sviluppano la vita e la societa', e neppure la complessita' del rapporto uomo-macchina, vi sono sempre interludi di potere solitario quando l'evoluzione dell'umanita', il suo futuro, dipendono dalle azioni relativamente semplici di ben determinati individui. (dal Libro Divino dei Tleilaxu: Ed. Nord, p. 201)
  • Follia nel metodo, questo è il genio. (Leto Atreides II)

I figli di Dune[modifica]

Incipit[modifica]

Una macchia di luce comparve sul folto tappeto rosso che ricopriva il pavimento della caverna. La luce ardeva senza una fonte apparente, sembrava esistere soltanto sulla superficie del rosso tessuto di fibre si spezia intrecciate. Un piccolo disco incandescente, di circa due centimetri di diametro, che vagava qua e là deformandosi sempre più in prospettiva... Diventò un ovale allungato, sfiorò il bordo di un letto, balzò in alto increspandosi sulla superficie irregolare.

[Frank Herbert, I figli di Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Sperling & Kupfer, 2006]

Citazioni[modifica]

  • Anch'io sono ancora un servitore. E il mio padrone è Dio Misericordioso, un dio pieno d'amore e compassione. (Stilgar: cap. 1; Ed. Nord, p. 6)
  • La natura e le sue forme affascinanti hanno una meravigliosa proprietà che alcuni chiamano... decadenza. Ed è grazie a questo prodigio che la nuova vita trova la sua strada. Le lagrime versate in silenzio sono l'acqua dell'anima: esse recano con sé nuova vita per la fatica dell'esistere... per la nostra visione offuscata e manchevole che soltanto la morte rende completa. (Antica Canzone Zensunni: cap. 6; Ed. Nord, p. 30)
  • Muad'Dib mostrò due cose: un futuro certo e un futuro incerto. In piena coscienza, egli affrontò la suprema incertezza di un universo più grande. Egli lasciò da cieco la sua posizione su questo mondo. Ci mostrò che gli uomini devono sempre fare così, scegliendo l'incerto invece del certo. (Il Predicatore: cap. 33; Ed. Nord, p. 227)
  • Nelle faccende umane niente è duraturo, eterno, tutte le faccende umane si muovono lungo una spirale, girando intorno e spostandosi verso l'esterno. (Massima Bene Gesserit: cap. 34; Ed. Nord, p. 234)
  • «Corre per stancarsi» riprese Ghanima. «È Kralizec incarnato. Nessuna tempesta è mai sopraggiunta con la sua velocità. È una macchia confusa in cima alle dune. Io l'ho visto. Corre e corre. E quando finalmente è esausto ritorna e appoggia il capo nel mio grembo. "Chiedi alla nostra madre, dentro di te, un modo per farmi morire", implora.»

La rifondazione di Dune[modifica]

Incipit[modifica]

Quelli che vogliono ripetere il passato, devono imparare dalla storia.
Cadenza musicale Bene Gesserit

[Frank Herbert, La rifondazione di Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Sperling & Kupfer, 2007]

Citazioni[modifica]

  • Quelli che vogliono ripetere il passato, devono far tesoro dell'insegnamento della storia. (Cadenza musicale del Bene Gesserit: cap. 1; Ed. Nord, p. 1)
  • Quando mi accinsi a guidare l'umanità lungo il Via Aurea, promisi una lezione che le loro ossa avrebbero ricordato. Conosco uno schema profondo che gli umani negano a parole, mentre confermano con le azioni. Dicono di cercare sicurezza e quiete, le condizioni che loro chiamano pace. Ma già mentre dicono questo, creano i semi del tumulto e della violenza. (Leto II, l'Imperatore-Dio: cap. 2; Ed. Nord, p. 9)
  • La persona che prende ciò che è comune e banale e lo illumina d'una nuova luce, può terrorizzare. Non vogliamo che le nostre idee vengano cambiate. Ci sentiamo minacciati da tali imposizioni. -- Conosco già le cose importanti! -- diciamo. Poi giunge Colui che Cambia e getta via le nostre vecchie idee. (Il Maestro Zensunni: cap. 3; Ed. Nord, p. 12)
  • Le regole edificano fortificazioni dietro le quali delle piccole menti s'innalzano al rango di satrapi. Una faccenda già pericolosa nei momenti migliori, e disastrosa nei momenti di crisi. (Bene Gesserit: Cadenza musicale: cap. 4; Ed. Nord, p. 21)
  • Tendiamo a diventare come la parte peggiore di quelli a cui ci opponiamo. (Bene Gesserit: Cadenza musicale: cap. 5; Ed. Nord, p. 24)
  • Non potete conoscere la storia a meno che non sappiate come i capi si muovono con le sue correnti. Ciascun capo richiede che degli estranei perpetuino la sua leadership. Esaminate con attenzione la mia carriera: io ero capo, e straniero. Non supponete che io abbia creato tutto da solo una Chiesa-Stato. Quella era la mia funzione di capo, ed io ho copiato i modelli storici. Le arti barbariche del mio tempo mi rivelano come uno straniero. La poesia favorita: l'epica. L'ideale popolare drammatico: l'eroismo. La danza: selvaggiamente scatenata. Tutte cose stimolanti per far sentire alla gente ciò che gli ho portato via. Di che cosa li ho derubati? Del diritto di scegliere un ruolo nella storia. (Leto II (il Tiranno), Traduzione di Bebe Vether: cap. 6; Ed. Nord, p. 34)
  • Non si può manovrare una marionetta con un solo spago. (La Frusta Zensunni: cap. 7; Ed. Nord, p. 47)
  • Limita te stesso all'osservazione, e perderai sempre il motivo della tua vita. L'oggetto può venir esplicitato in questi termini: vivi la vita migliore che puoi. La vita è un gioco di cui puoi imparare le regole se ci salti dentro e le giochi fino in fondo. Altrimenti, vieni colto impreparato, continuamente sorpreso dal mutevole gioco. Coloro che non giocano spesso, se ne stanno a piagnucolare e si lamentano d'essere sempre trascurati dalla fortuna. Rifiutano di vedere che loro stessi possono creare buona parte della propria fortuna. (Darwi Odrade: cap. 8; Ed. Nord, p. 53)
  • Tutti i governi soffrono d'un problema ricorrente: il Potere attira personalità patologiche. Quel potere non è per i corruttibili. Gente del genere ha la tendenza a inebriarsi di violenza, una condizione dalla quale finiscono ben presto per dipendere. (Missionaria Protectiva, Testo QIV (decto): cap. 9; Ed. Nord, p. 66)
  • Scrivere la storia è soprattutto parte d'un procedimento di distrazione. La maggior parte dei resoconti storici distolgono l'attenzione dalle influenze segrete che stanno dietro ai grandi eventi. (Il Bashar Teg: cap. 10; Ed. Nord, p. 79)
  • La corruzione indossa infiniti travestimenti. (Tleilaxu Thu-sen: cap. 11; Ed. Nord, p. 94)
  • L'educazione non è un sostituto dell'intelligenza. Quella elusiva qualità che viene definita soltanto in parte dall'abilità di risolvere gli enigmi. È nella creazione di nuovi enigmi i quali riflettono quanto i vostri sensi vi riferiscono, che potete dar piena forma e contenuto alla definizione. (Mentat. Testo Primo (dicto): cap. 12; Ed. Nord, p. 107)
  • Molte Cose che facciamo, diventano naturalmente difficili solo quando cerchiamo di renderle argomenti intellettuali. È possibile sapere tanto su un argomento da diventare totalmente ignoranti. (Mentat, testo secondo: cap. 13; Ed. Nord, p. 117)
  • La religione (l'emulazione degli adulti da parte dei bambini) racchiude in una ciste le mitologie del passato. Le congetture, le supposizioni più inconfessabili della nostra fiducia nell'universo. Dichiarazioni fatte nella ricerca del potere personale... Tutto si mescola in frammenti d'illuminazione. E c'è sempre un comandamento taciuto: Tu non farai domande! Noi violiamo quel comandamento tutti i giorni. La nostra opera consiste nell'imbrigliare l'immaginazione umana, legandola alla nostra più profonda creatività, (Credo Bene Gesserit: cap. 14; Ed. Nord, p. 130)
  • Le leggi repressive tendono a rafforzare ciò che proibiscono. Questo è il punto che tutti i legislatori della nostra storia hanno usato come garanzia per il proprio lavoro. (Bene gesserit (cadenza): cap. 15; Ed. Nord, p. 135)
  • Mostrami un'operazione che fila via completamente liscia e io ti mostrerò qualcuno che nasconde degli errori. Vere anche di roccia. (Darwi Odrade, p. 868, ed. Sperling & Kupfer)
  • Noi non insegniamo la storia. Noi ricreiamo l'esperienza. Noi seguiamo la catena di conseguenze, le tracce della bestia nella sua foresta. Guarda dietro alle nostre parole e vedrai l'ampia distesa del comportamento sociale che nessuno storico ha mai toccato. (BG Panoplia Propheticus: cap. 16; Ed. Nord, p. 150)
  • Dicono che la Madre Superiora non possa trascurare nulla: un aforisma privo di senso fino a quando non ne afferrate l'altro suo significato: Io sono la servitrice di tutte le mie sorelle. Esse guardano alla loro servitrice con occhio critico. Non posso sprecare molto tempo né per le cose generiche, né per quelle banali. La Madre Superiora deve mostrare di agire con intuito e perspicacia, altrimenti una sensazione d'inquietudine può penetrare fino agli angoli più remoti del nostro ordine. (Darwi Odrade: cap. 17; Ed. Nord, p. 154)
  • Tutti gli stati sono astrazioni. (Octun Politicus, Archivi BG: cap. 18; Ed. Nord, p. 169)
  • Qualcuno non partecipa mai. Per loro, la vita accade. E continuano a viverla più che altro per ottusa persistenza, e resistono con rabbia o violenza a tutte le cose che possono strapparli via da illusioni di sicurezza piene di risentimento. (Alma Mavis Taraza: cap. 19; Ed. Nord, p. 181)
  • Non dipendete soltanto dalla teoria, se la vostra vita è in pericolo. (Commentario Bene Gesserit: cap. 20; Ed. Nord, p. 193)
  • La pronta comprensione è spesso una reazione paragonabile al sussulto d'un ginocchio, ed è la forma più pericolosa d'intendimento. Fa ammiccare uno schermo opaco sulla tua capacità di comprendere. I precedenti giudicamentali della legge funzionano in questo modo, seminando la tua strada di vicoli ciechi. Sii avvertito. Non capire nulla. Ogni comprensione è soltanto temporanea. (Mentat Fixe, (Adacto): cap. 21; Ed. Nord, p. 204)
  • Affronta le tue paure o ti si arrampicheranno sulla schiena. (Darwi Odrade)
  • I maggiori difetti dei governi nascono dalla paura di attuare dei radicali cambiamenti interni malgrado una tale necessità venga chiaramente sentita. (Darwi Odrade: cap. 22; Ed. Nord, p. 209)
  • Il tempo non conta se stesso. Dovete soltanto guardare un cerchio, e questo vi sarà palese. (Leto II (il Tiranno): cap. 23; Ed. Nord, p. 219)
  • Un concetto predominante guida la Missionaria Protectiva: l'istruzione delle masse con uno scopo ben preciso. Ciò è fermamente radicato nel nostro convincimento che lo scopo del dibattito dovrebbe essere quello di cambiare la natura della verità. In tali questioni preferiamo l'uso del potere piuttosto che della forma. (Cadenza BG: cap. 24; Ed. Nord, p. 224)
  • La miglior arte imita la vita in maniera convincente. Se imita un sogno, dev'essere un sogno di vita. Altrimenti non c'è nessun punto in cui possiamo connetterci. Le nostre spine non entrano. (Darwi Odrade: cap. 25; Ed. Nord, p. 240)
  • Sradica le tue domande dal loro terreno, e ne vedrai penzolare le radici. Altre domande! (Mentat Zensunni: cap. 26; Ed. Nord, p. 253)
  • Gli umani sono nati con una suscettibilità tutta particolare verso quella malattia dell'intelletto più debilitante e insistente d'ogni altra: l'autoinganno. Il migliore di tutti i mondi possibili, come il peggiore, riceve da essa le sue colorazioni più drammatiche. Da quanto abbiamo potuto stabilire, non esiste un'immunità naturale. Si richiede una vigilanza costante. (Cadenza BG: cap. 27; Ed. Nord, p. 257)
  • Datemi ogni volta il giudizio di menti equilibrate in preferenza a quello delle leggi. I codici e i manuali creano un modello di comportamento. Ogni modello di comportamento tende a procedere indiscusso, accumulando una velocità distruttiva. (Darwi Odrade: cap. 28; Ed. Nord, p. 272)
  • Certe forme di amarezza non possono venir indorate da nessun dolcificante. Se sa di amaro, sputatelo. È quello che hanno sempre fatto i nostri primi antenati. (Cadenza: cap. 29; Ed. Nord, p. 289)
  • Non entrare in conflitto con i fanatici a meno che tu non possa renderli innocui. Opponiti a una religione con un'altra religione soltanto se le tue prove (miracoli) sono irrefutabili, oppure se puoi inserirti negli ingranaggi in maniera tale che i fanatici ti accettino come ispirata da Dio. Questa è stata per lungo tempo la barriera opposta alla scienza che assume un manto di divina rivelazione. La scienza è un prodotto dell'uomo in maniera fin troppo ovvia. I fanatici (e molti sono fanatici sull'uno e l'altro oggetto) devono sapere dove ti trovi ma, cosa più importante, devono riconoscere chi ti bisbiglia all'orecchio. (Missionaria Protectiva, Insegnamento Primario: cap. 30; Ed. Nord, p. 303)

Incipit di alcune opere[modifica]

Gli eretici di Dune[modifica]

La maggior parte delle discipline nascondono effetti negativi, essendo concepite non per liberare, bensì per limitare. Non chiedete Perché? E siate cauti col Come? Perché conduce inesorabilmente al paradosso. Come? v'intrappola in un universo di causa ed effetto. Entrambi negano l'infinito.
Gli Apocrifi di Arrakis
[Frank Herbert, Gli eretici di Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Sperling & Kupfer, 2007]

L'imperatore-dio di Dune[modifica]

Stralcio del discorso di Hadi Benotto nel quale annuncia la scoperta del deposito di antichi manoscritti rinvenuto a Dar-es-Balat sul pianeta Rakis:
... quindi, non solo ho il piacere di annunciare il ritrovamento di questo eccezionale e meraviglioso deposito che contiene una grande collezione di importanti reperti e di libri scritti su carta riduliana, ma sono anche onorato di esporre le nostre argomentazioni sull'autenticità di questi documenti, essendo convinti che si tratta dei diari originali di Leto II, l'Imperatore-Dio.
[Frank Herbert, L'imperatore-dio di Dune, traduzione di Viviana Viviani, Sperling & Kupfer, 2007]

La strada per Dune[modifica]

Corsa di topi[modifica]

Nove anni gli erano occorsi per diventare responsabile delle investi gazioni criminali, alle dipendenze dello sceriffo John Czernak Welby ; e in questi nove anni Welby Lewis era arrivato a considerare il lavoro dell'investigatore come qualcosa di simile alla soluzione di un puzzle. Si trattava, in genere, di pura routine: mettere insieme i pezzi per ottenere un quadro che avesse un senso. Nove anni... tanti, ma non abbastanza, perché Lewis potesse concepire di vedere il suo cinico mondo di poliziotto trasformarsi all'improvviso in una situazione che pareva uscita da un libro di H. G. Wells o di Charles Fort.

Drago degli abissi[modifica]

La sedia di Belland raschiò sul pavimento. L'uomo si alzò, si diresse verso la parete alla sua sinistra e indicò una mappa del Polo Nord. «In queste acque, guardiamarina Ramsey, abbiamo perso venti subrimorchiatori nelle ultime venti settimane» disse. Si voltò verso Ramsey con l'aria di un maestro che fa una domanda a uno scolaretto. «È al corrente del nostro pressante bisogno di petrolio?»

Cessate il fuoco[modifica]

La neve cadeva obliqua sulla palude ghiacciata, trasportata da raffiche di vento irregolari. Si ammucchiava a monticelli contro le pareti di legno del Posto di Osservazione. Sulla cima, le antenne del rilevatore di vita si muovevano avanti e indietro in un ritmico emiciclo, simili a fragili rametti gelati, ricamati di brina.

Questione di redini[modifica]

La sottocommissione speciale sulla cultura intergalattica (vedere pag. 33), facendo seguito alla convocazione, si è riunita alle ore 16,00 nell'ufficio della commissione, stanza 8122 del Palazzo del Senato, Città di Wershteen. Presiede il senatore Jorj C. Zolam, responsabile della sottocommissione.

Ricorda![modifica]

Sulla Terra, ogni persona in grado di rendersi conto del problema non pensava ad altro che all'astronave e all'ultimatum inviato dai suoi occupanti. Comunicare o morire! proclamavano i titoli dei giornali.

Il garbato sabotatore[modifica]

«Ci hanno già provato uomini migliori di lei!» ringhiò Clinton Watt.
«Cito il paragrafo quattro, sezione novantuno, della Revisione Semantica alla Costituzione» replicò il sabotatore straordinario Jorj X. McKie. «"Essendo stato stabilito che il bisogno di processi ostruzionistici nel governo è uno dei principali punti fermi dei diritti umani, la questione delle immunità dev'essere definita con estrema precisione".»

La strada per Dune[modifica]

Siete arrivati sul pianeta Arrakis. Intraprenderete ora un'escursione di proporzioni epiche. È raro che un visitatore sulla strada per Dune si metta in cammino senza una guida dell'Impero. Ecco un estratto, completo d'illustrazioni, ricavato da una di queste guide.

Secondo il manuale[modifica]

Il vostro è un lavoro da prendere sul serio. Innumerevoli esseri umani non ancora nati dipendono da voi che tenete aperte le linee di comunicazione attraverso lo spazio negativo. Se le reti di trasmissione angolare falliranno, sarà un fallimento per l'intero genere umano.
Voi e la compagnia Haigh (Manuale dei dipendenti).

Una scorta di semi[modifica]

Quando il sole fu quasi sull'orlo dell'oceano purpureo, sospeso come una gigantesca palla color arancio molto più grande del sole della Madre Terra, che lui ricordava sempre con immensa nostalgia Kroudar ricondusse al porto i suoi pescatori.

Entrerà l'assassino[modifica]

Mentre il corpo moriva, il Tegas/Bacit si risvegliò. Come sempre, l'incoscienza durò un istante di più per l'elemento Tegas. Nel ritorno alla coscienza avvertiva l'identità negativa Bacit che salmodiava: "...William Bailey, non sono William Bailey, non sono William Bailey..."

Passaggio per pianoforte[modifica]

Se qualche mago cosmico, guardando nella sua sfera di cristallo, avesse vaticinato che un giorno Margaret Hatchell avrebbe tentato d'introdurre un pianoforte a coda nell'astronave coloniale, lei sarebbe rimasta a bocca aperta.

Morte di una città[modifica]

"È una città così bella" pensò Bjska. Nessun osservatore poteva evitare di coglierne la suprema bellezza. Come Medico di Città, chiamato per trovare una cura, Bjska la trovava di una bellezza da spezzare il cuore. I suoi pensieri tornavano in continuazione alle persone che chiamavano quel posto "casa": duecentoquarantunomila esseri umani che avrebbero dovuto affrontare la prospettiva di non avere più una casa.

Rane e scienziati[modifica]

Un giorno due rane stavano contando i pesciolini in una tinozza idroponica, quando una giovane ragazza venne all'acqua per fare il bagno. «Che cos'è?» chiese all'altra la prima rana (che si chiamava Lavu). «È una femmina umana» rispose Lapat, che era il nome della seconda rana.

Progetto 40[modifica]

L'uomo con il binocolo si trascinò avanti, strisciando sul ventre tra l'erba bruniccia e calda di sole. C'erano insetti, in mezzo all'erba, e a lui gli insetti non piacevano, ma li ignorò e si concentrò per raggiungere l'ombra delle querce, sulla cresta del dosso, cercando di smuovere il meno possibile la vegetazione che lo nascondeva e lasciava cadere lappe pungenti e animali striscianti sulla sua pelle nuda.

Film[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Frank Herbert, Dune, traduzione di G. Cossato, S. Sandrelli, Editore Nord.
  • Frank Herbert, Dune, traduzione di G. Cossato, S. Sandrelli, Sperling & Kupfer. ISBN 8886845529
  • Frank P. Herbert, Dune, traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, Fanucci Editore, 2012.
  • Frank Herbert, La Rifondazione Di Dune, traduzione di S. Sandrelli, Editore Nord.
  • Frank Herbert, La strada per Dune, traduzione di Mauro Gaffo, Interno Giallo, 1990. ISBN 8835600243
  • Frank Herbert, Progetto 40, traduzione di Roberta Rambelli, Ed. Nord, 2004. ISBN 8842912581

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]