Gaio Valerio Catullo
Gaio Valerio Catullo (87 a.C. – 54 a.C.), poeta latino.
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Carmi [modifica]
Incipit [modifica]
A chi offrirò il libretto nuovo e fino
che la pomice asciutta ha levigato?
Cornelio, a te. Dicevi (d'abitudine),
di queste leggerezze, «mica male»,
mentre già osavi, unico in Italia,
tratteggiare su poche pergamene
(informate per Giove, e anche sudate)
l'intero tempo dell'umanità.
Abbi il mio libro, che è quello che è,
così com'è (o Vergine Signora[1],
viva anni, più della vita d'un uomo).
[Catullo, I Canti, introduzione e note di Alfonso Traina, traduzione di Enzo Mandruzzato, BUR, 2007 (1982)]
Citazioni [modifica]
- Viviamo mia Lesbia e amiamo.[2] (V, 1)
- Vivamus mea Lesbia, atque amemus.
- Il sole può tramontare e poi risorgere. | Noi, invece, una volta che il nostro breve giorno si spegne, | abbiamo davanti il sonno di una notte senza fine.
traduttore? (V, ad Lesbiam, vv. 4-6)
- Soles occidere et redire possunt: | nobis, cum semel occidit brevis lux, | nox est perpetua una dormienda.
- Misero Catullo, smetti di vaneggiare, | e dai per perso quello che ben vedi perduto.
traduttore? (VIII, ad se ipsum, vv. 1-2)
- Miser Catulle, desinas ineptire, | et quod vides perisse perditum ducas.
- Io a voi lo metto in culo e in bocca | Aurelio frocio e Furio pederasta | voi che avete dedotto dai miei versi | niente austeri che sono niente casto. | Il sacro vate deve essere onesto, | senza obbligo che i versi anche lo siano. (16, vv. 1-6; 2007)
- Conviene al poeta ch'egli stesso sia casto e pio, ma non occorre che tali siano i suoi versi. (XVI, 5-6; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 599)
- Castum esse decet pium poetam | Ipsum: versiculos nihil necesse est.
- O Sirmione, occhio di tutte le penisole e isole. (XXXI)
- Peninsularum Sirmio insularumque Ocelle.
- Lui sorride. Per qualunque occasione, in ogni posto, | qualunque cosa faccia, lui sorride. Ha questa malattia, | poco elegante, mi pare, e neppure educata.
traduttore? (XXXIX ad Egnatium, vv. 6-8)
- [...] renidet ille. quidquid est, ubicumque est, | quodcumque agit, renidet: hunc habet morbum, | neque elegantem, ut arbitror, neque urbanum.
- Nulla è più sciocco di un ridere da sciocchi.
traduttore? (XXXIX, ad Egnatium, v. 16)
- [...] risu inepto res ineptior nulla est.
- Pini già un tempo nati al Pelio in vetta | Fama è che a nuoto per le liquide onde | Nettunie al Fasi andaro e a' lidi Etei, | Allorché degli Argivi il miglior nerbo, | Gioventù scelta, per rapire a' Clochi | L'aurato vello soò per' salsi guadi | Ir su ratto vascel con abetini | Remi sferzando i gran cerulei piani. (LXIV; vv. 1-8, Poemetto sul maritaggio di Peleo e di Teti; 1808)
- Cosa di più desiderabile può essere donato dagli dei che un'ora fortunata?
traduttore? (LXII, exametrum carmen nuptiale, v. 30)
- Quid datur a divis felici optatius hora?
- Ciò che una donna dice all'amante pieno di desiderio bisognerebbe scriverlo nel vento e nell'acqua corrente.[2] (LXX, vv. 3-4)
- Mulier cupido quod dicit amanti, in vento et rapida scribere oportet aqua.
- Su chi erotiche cose dice o fa | lo zio di Gellio tuonava e rituonava. | Gellio sfuggì a ogni censura: | inculando la moglie dello zio | fece di lui la statua del Silenzio. | Inculasse anche lo zio | lo zio non fiaterebbe. (74; da Le poesie, Einaudi, Torino, 1969, p. 238)
- Difficile est longum subito deponere amorem. (LXXVI, ad deos, v. 13)
- È difficile guarire di colpo d'un amore durato a lungo.
traduttore? - È difficile deporre d'improvviso un amore lungo.[2]
- Andarti a genio, Cesare, non è la mia passione | Né di sapere se sei «bianco o nero». (93; 2007)
- Quando fu detto mai di parolai e stronzi | si può dire di te, vezzoso Vezzio, | che questa lingua tua se ti conviene | lecca culi e scarpacce rusticane. | Se tu ci vuoi distruggere in un colpo | schiudi la bocca, Vezzio, è irresistibile. (98; 2007)
- Il sogno, il desiderio, contro ogni speranza appagato, | è la gioia dell'anima più vera. | Così anche a me tu dai una gioia più cara dell'oro, | tornando, Lesbia, quando più ti bramavo, | e ti bramavo senza sperare, e tu vieni da te, | per me. Giorno di privilegio questo. (107, vv. 1-7; 2007)
Odi et amo [modifica]
Odio e amo. Forse chiedi perché lo faccia. | Non lo so, ma sento e mi tormento.[3]
Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. | Non lo so, ma sento che ciò accade, e mi tortura.[4]
Io odio e amo. "Come fai?" mi chiedi. | Non lo so. Ma lo sento, e sono in croce.[5]
Odio e amo. | Come sia non so dire. | Ma tu mi vedi qui crocifisso | Al mio odio e al mio amore.[6]
Io odio e amo; forse chiederai | come questo può essere. Non so, | ma sento che è così: sento e ne soffro.[7]
Odio e amo. Perché mai, tu mi chiedi. | Non so. Ma sento che è così, ed è un tormento.[8]
Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. | Non so ma sento che questo mi accade: qui è la mia croce.[9]
Io odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, | sento che avviene e che è la mia tortura.[10]
Odio e amo. Tu non mi chiedere. | Come non so, ma sento questa pena.[11]
I' t'odio e tt'amo, e saccio amaro 'o ddoce. | pe' cchesto stongo ccà, 'nchiuvato 'ncroce.[12]
L'odio e l'adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi, | io, nol so: ben so tutta la pena che n'ho.[13]
Odio e amo. Perché io faccia così, forse t'interessa sapere. | Non lo so. Ma sento che così è, e sono in croce.[14]
Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; | non so, ma è proprio così, e mi tormento.[15]
Odio e amo. Me ne chiedi la ragione? | Non so, così accade e mi tormento.[16]
Odio e amo. Mi chiedi come si può. | Lo sa il mio cuore crocifisso. Io non lo so.[17]
Odio e amo. Perché questo io faccia forse domandi. | Non so; lo sento e mi torturo l'anima.[18]
- Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. | Nescio, sed fieri sentio et excrucior. (LXXXV)
Explicit [modifica]
Molte volte ho cercato, con l'animo del cacciatore,
di dedicarti versi del Battìade
di cui sei specialista, per intenerirti e smettessi
di saettarmi, nemico tenacissimo,
ma vedo adesso, Gellio, che è tutta fatica sprecata.
Da questa parte, ogni preghiera è inutile.
Ma alle tue saette mi basta il mantello. Le ferma.
Il tuo no. Te lo pianto e me la paghi.[19] (116)
[Catullo, I Canti, introduzione e note di Alfonso Traina, traduzione di Enzo Mandruzzato, BUR, 2007 (1982)]
Note [modifica]
- ↑ Forse una delle Muse. (nota del curatore)
- ↑ a b c Citato in Paola Mastellaro, Il Libro delle Citazioni Latine e Greche, Mondadori, Milano, 1994. ISBN 978-88-04-47133-2
- ↑ Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, 1991.
- ↑ Traduzione di Luca Canali.
- ↑ Traduzione di Franco Caviglia.
- ↑ Citato in Nicola Flocchini, Piera Guidotti Bacci, Il libro degli autori. Antologia di scrittori latini, Bompiani, Milano, 1989.
- ↑ Traduzione di Enzio Cetrangolo.
- ↑ Traduzione di Gioachino Chiarini.
- ↑ Catullo, Poesie, a cura di Francesco Della Corte, Mondadori, Milano, 1982.
- ↑ Citato in Enzo Mandruzzato, Catullo: Canti, Rizzoli, Milano, 1982.
- ↑ Citato in Italo Mariotti, Da Saffo a Ovidio, Manni Editori, 2001.
- ↑ Traduzione di Amedeo Messina.
- ↑ Citato in Giovanni Pascoli, Odio e amore, in Traduzioni e riduzioni, a cura di Maria Pascoli, Zanichelli, Bologna, 1913.
- ↑ Traduzione di Giovanni Battista Pighi.
- ↑ Citato in Salvatore Quasimodo, Catullo: Canti, Mondadori, Milano, 1988.
- ↑ Citato in Mario Ramous, Gaio Valerio Catullo: Le Poesie, Garzanti, Milano, 1989.
- ↑ Citato in Tiziano Rizzo, Catullo: Le poesie – Carmina, Newton Compton Editori, Roma, 1992.
- ↑ Traduzione di Guido Vitali.
- ↑ Poesia numero 116 nell'edizione BUR.
Bibliografia [modifica]
- Catullo, I Canti, introduzione e note di Alfonso Traina, traduzione di Enzo Mandruzzato, BUR, 2007 (1982).
- Catullo, Poemetto sul maritaggio di Peleo e di Teti, traduzione di Giuseppe Maria Pagnini, in "Collezione d'opuscoli scientifici e letterarj ed estratti d'opere interessanti", Vol. V-VI, stamperia di Borgo Ognissanti, Firenze, 1808.
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