Le sue sculture vivono a Oslo

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Le sue sculture vivono a Oslo, saggio di Emily e Ola Per d'Aulaire.

Incipit[modifica]

Si accede al Parco Vigeland di Oslo, in Norvegia, attraverso pesanti cancelli in ferro battuto, a poca distanza da una congestionata arteria cittadina. Ai visitatori che senza fretta procedono lungo i viali del parco, 200 sculture in bronzo e pietra, che si stagliano contro una verde cornice naturale, illustrano un ritmo pacato, e tuttavia drammatico, le vicende delle stagioni umane: infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia. Qui un vecchio dalla barba fluente cinge con gesto affettuoso le spalle dell'anziana compagna che gli si appoggia al ginocchio; là due giovani sposi, le teste vicine sino a toccarsi, tengono il loro bambino in un unico abbraccio; più avanti, il primo incontro, struggente e circospetto a un tempo, di due adolescenti.

Citazioni[modifica]

  • Da ogni parte del mondo vengono ad ammirare questo insolito «museo» [Parco Vigeland], monumento imperituro alla visione poetica e all'energia creatrice dell'uomo che ha dato vita a più opere d'arte di qualsiasi altro scultore: Gustav Vigeland.
  • Dal punto di vista artistico, Vigeland si può dire uscito da quello stampo gotico che è caratteristico dell'Europa settentrionale, ove l'atto creativo è di rado scevro da una sofferta agonia: basti ricordare il tormentoso dramma di Ibsen, le tetre meditazioni del pittore Munch.
  • La più grande eredità che abbia lasciato Vigeland è il parco. Appena si varcano i cancelli, il frastuono del convulso traffico cittadino si attuisce come per incanto fino a spegnersi. [...] Al di là del ponte la possente fontana di Vigeland fa udire la sua voce sonora.
  • Alla sommità del monumento [il monolito con 121 figure] si trova la più segreta testimonanza resa da Vigeland alla forza dello spirito umano: il viso scolpito di un bimbo, il sorriso rivolto al cielo.

Bibliografia[modifica]

  • Emily e Ola d'Aulaire, Le sue sculture vivono a Oslo; citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1974.