Raymond Queneau

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Raymond Queneau (1903 – 1976), poeta e narratore francese.

Indice

[modifica] Citazioni di Raymond Queneau

  • I popoli felici non hanno storia. La storia è la scienza dell'infelicità degli uomini. (da Una storia modello, traduzione di Mariolina Romano, Einaudi, 1988)
  • L'umorismo è un modo di scrostare i grandi sentimenti della loro idiozia.  Se sai qual è la fonte di questa citazione, inseriscila, grazie. citazione necessaria
  • La grande storia vera è quella delle invenzioni. Sono le invenzioni quelle che provocano la storia, sul fondo dei dati statistici, biologici e geografici. (da Batons, chiffres et lettres)
  • Il signore ha l'aria trasognata, disse il portiere di notte. – Non sono il tipo, disse Pierrot. Ma spesso mi capita di non pensare a niente. – È già meglio che non pensare affatto, disse il portiere di notte. (da Pierrot mon ami)
  • L'istruzione! Vede cos'è l'istruzione, signore? S'impara quel tanto a scuola, si fatica, e non poco, per imparare quel tanto a scuola, e poi, vent'anni dopo, o magari prima, non è più così, le cose sono cambiate, non... se ne sa più niente. Allora non valeva la pena. È per questo che mi piace più pensare che imparare. (da I fiori blu)

[modifica] Incipit di alcune opere

[modifica] Un duro inverno

I cinesi venivano avanti preceduti da due guardie municipali. Per vederli, i bottegai uscirono dai loro suk con gli occhi spalancati e la bocca aperta. Alcuni marmocchi galoppavano lungo il corteo gridando: «I codini, i codini!». Qualche collo si protese dalle finestre, qualche curioso apparve sui balconi. Un tranvai risalì la sfilata asiatica, e i passeggeri, traboccando dalla vettura, interpellarono i cinesi in lingue diverse e in termini insolenti.

[modifica] La domenica della vita

Non poteva immaginarselo che ogni volta che passava davanti alla sua bottega, lei lo guardava, la negoziante, il soldato Brû. Camminava con naturalezza, allegramente infustito di cachi, il cappello quel che se ne vedeva sotto il kepí, il cappello tagliato regolare e quasi che lustro, le mani lungo la cucitura dei pantaloni, le mani di cui l'una, la destra, si levava a intervalli irregolari per rispettare un superiore di grado o per rispondere al saluto di qualche smobilitato.

[modifica] I fiori Blu

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I normanni bevevan calvadòs.

[modifica] Zazie nel metró

Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno di gran sforzi. D'altra parte, perché dovrebb'essere una selezione fra i più lerci di Parigi? Non c'è motivo. È il caso. È assurdo supporre che la gente che sta aspettando alla Gare d'Austerlitz puzzi più di quella che aspetta alla Gare de Lyon. Però, dico: ma che odore.
Gabriel cavò dalla manica un fazzolettino di seta color malva e ci si tappò le froge.

[modifica] Explicit di Odile

Non volevo più rifiutare un amore ma affermare il mio. Quando arrivammo a Marsiglia, non sapevo ancora che la vittoria m'era acquisita. Guardavo non senza inquietudine tutti quegli oggetti accatastati, disseminati per costituire un porto, e tutte quelle architetture riparanti fracassi molteplici, quell'agitazione schiamazzante che costituisce parte della vita. Il battello attraccò davanti a un capannone. Dietro la siepe degli strilloni d'albergo e dei facchini sfrenati d'impazienza, vidi Odile che mi aspettava.

[modifica] Citazioni su Raymond Queneau

  • [Ad una domanda sul rapporto fra matematica e letteratura] Vedo con favore i rapporti di tutto con tutto, e della Matematica con la Letteratura in particolare. [...] Detto questo, diffido un po' delle pure suggestioni: i matematici leggono Borges, ascoltano Bach, i letterati leggono Hofstadter...[...] Posso visitare una regione esotica, inebriarmi di architetture e usanze che mai conoscerò e tornarmene a casa con il mio rullino di diapositive. Questo è ciò che chiamo suggestione.
    Un rapporto più profondo, invece, implica un vero e proprio "bilinguismo": Gadda era perfettamente "bilingue" (perfetto scrittore, perfetto ingegnere) e ha saputo raccontare complesse equazioni nel suo linguaggio irresistibile. Bilingue è Roubaud. Bilingue era Queneau. (Stefano Bartezzaghi)

[modifica] Bibliografia

  • Raymond Queneau, Un duro inverno, traduzione di Alessandro Chiavolini, Mondadori, 1974.
  • Raymond Queneau, I fiori Blu, traduzione di Italo Calvino, Ed. Einaudi, Torino, 1967. ISBN 978-88-06-17516-0
  • Raymond Queneau, Zazie nel metró (Zazie dans le métro), traduzione di Franco Fortini, Arnoldo Mondadori Editore, 1967.

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