Raymond Queneau

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
La firma di Raymond Queneau

Raymond Queneau (1903 – 1976), poeta e narratore francese.

Citazioni di Raymond Queneau[modifica]

  • I popoli felici non hanno storia. La storia è la scienza dell'infelicità degli uomini. (da Una storia modello, traduzione di Mariolina Romano, Einaudi, 1988)
  • L'umorismo è un modo di scrostare i grandi sentimenti della loro idiozia.  Se sai qual è la fonte di questa citazione, inseriscila, grazie. citazione necessaria
  • La grande storia vera è quella delle invenzioni. Sono le invenzioni quelle che provocano la storia, sul fondo dei dati statistici, biologici e geografici. (da Batons, chiffres et lettres)
  • Il signore ha l'aria trasognata, disse il portiere di notte. – Non sono il tipo, disse Pierrot. Ma spesso mi capita di non pensare a niente. – È già meglio che non pensare affatto, disse il portiere di notte. (da Pierrot mon ami)
  • L'istruzione! Vede cos'è l'istruzione, signore? S'impara quel tanto a scuola, si fatica, e non poco, per imparare quel tanto a scuola, e poi, vent'anni dopo, o magari prima, non è più così, le cose sono cambiate, non... se ne sa più niente. Allora non valeva la pena. È per questo che mi piace più pensare che imparare. (da I fiori blu)

Racconti e ragionamenti[modifica]

  • E arrivando davanti a Manila, primo presagio dell'Oriente, Stobel comprese quanto il suo errare non fosse mai servito ad altro che a condurlo a luoghi conosciuti. (da Destino)
  • Un incontro fortuito, un intervento del caso hanno cambiato abitudini che parevano confermate per sempre; e un viaggio conferma l'inquietudine. (da Destino)
  • «Veniamo da tutti i paesi e andiamo verso le Sante Marie del Mare dove ogni anno ci riuniamo. Nomadi dell'enigma, portiamo il nostro mistero attraverso le campagne inattonite e le città fluide. Trasfigurati dalle nostre ambulazioni, viviamo col disprezzo di ciò che è immobile e il ricordo dei serpenti giganteschi e verde metallico.» (da Destino)
  • Lo si può immaginare divenuto fumatore di oppio, alcolista o atassico, o con moglie e figli i quali andranno al College a Melbourne oppure convertito alla religione cattolica. Questo non ha alcuna importanza. D'altronde questa storia è assolutamente noiosa. Fortuna che è finita. Che vi piaccia o no, io me ne fotto. (da Destino)
  • Ci sono anche le idee a forma di scatole di sardine: i rebus, le case, le lingue morte e le lingue vive. (da Quando lo spirito...)
  • Il primo giorno che vi si recò, si sedette un poco a caso; era prima della guerra, in un tempo in cui si poteva ancora scegliere il proprio posto. (da La piccola gloria)
  • Untale si allontanò calcolando mentalmente la radice quadrata di 123.456.789. Per passare il tempo. (da Un giovane francese di nome Untale, I, II)
  • Ah, morire su una Hispano, mormorò beato e, tirando fuori una pistola dalla tasca, si uccise. Che sporco snob! (da Un giovane francese di nome Untale, I, II)
  • Dino se n'era andato, mi aveva lasciato con i miei sogni, abbandonandomi, l'infedele, alla dura realtà di un posto riservato su un superespresso europeo. (da Dino)
  • Non ci sono che gli animali che non si annoiano mai, disse il cane, o gli individui che non si sono allontanati di molto dalla vita naturale. Ma, da parte di un deputato, la cosa mi stupirebbe. (da Al limite della foresta)

Incipit di alcune opere[modifica]

Un duro inverno[modifica]

I cinesi venivano avanti preceduti da due guardie municipali. Per vederli, i bottegai uscirono dai loro suk con gli occhi spalancati e la bocca aperta. Alcuni marmocchi galoppavano lungo il corteo gridando: «I codini, i codini!». Qualche collo si protese dalle finestre, qualche curioso apparve sui balconi. Un tranvai risalì la sfilata asiatica, e i passeggeri, traboccando dalla vettura, interpellarono i cinesi in lingue diverse e in termini insolenti.

La domenica della vita[modifica]

Non poteva immaginarselo che ogni volta che passava davanti alla sua bottega, lei lo guardava, la negoziante, il soldato Brû. Camminava con naturalezza, allegramente infustito di cachi, il cappello quel che se ne vedeva sotto il kepí, il cappello tagliato regolare e quasi che lustro, le mani lungo la cucitura dei pantaloni, le mani di cui l'una, la destra, si levava a intervalli irregolari per rispettare un superiore di grado o per rispondere al saluto di qualche smobilitato.

I fiori Blu[modifica]

Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d'Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la sua situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all'orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I normanni bevevan calvadòs.
Il Duca d'Auge sospirò pur senza interrompere l'attento esame di quei fenomeni consunti.
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I normanni bevevan calvadòs.

Zazie nel metró[modifica]

Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo. Impossibile, mai che si puliscano. Sul giornale c'è scritto che a Parigi non c'è nemmeno l'undici per cento di appartamenti col bagno, non c'è da meravigliarsi, ma ci si può lavare anche senza. Tutti questi che mi stan d'attorno, però, devo dire che mica fanno di gran sforzi. D'altra parte, perché dovrebb'essere una selezione fra i più lerci di Parigi? Non c'è motivo. È il caso. È assurdo supporre che la gente che sta aspettando alla Gare d'Austerlitz puzzi più di quella che aspetta alla Gare de Lyon. Però, dico: ma che odore.
Gabriel cavò dalla manica un fazzolettino di seta color malva e ci si tappò le froge.

Explicit di Odile[modifica]

Non volevo più rifiutare un amore ma affermare il mio. Quando arrivammo a Marsiglia, non sapevo ancora che la vittoria m'era acquisita. Guardavo non senza inquietudine tutti quegli oggetti accatastati, disseminati per costituire un porto, e tutte quelle architetture riparanti fracassi molteplici, quell'agitazione schiamazzante che costituisce parte della vita. Il battello attraccò davanti a un capannone. Dietro la siepe degli strilloni d'albergo e dei facchini sfrenati d'impazienza, vidi Odile che mi aspettava.

Citazioni su Raymond Queneau[modifica]

  • [Ad una domanda sul rapporto fra matematica e letteratura] Vedo con favore i rapporti di tutto con tutto, e della Matematica con la Letteratura in particolare. [...] Detto questo, diffido un po' delle pure suggestioni: i matematici leggono Borges, ascoltano Bach, i letterati leggono Hofstadter...[...] Posso visitare una regione esotica, inebriarmi di architetture e usanze che mai conoscerò e tornarmene a casa con il mio rullino di diapositive. Questo è ciò che chiamo suggestione.
    Un rapporto più profondo, invece, implica un vero e proprio "bilinguismo": Gadda era perfettamente "bilingue" (perfetto scrittore, perfetto ingegnere) e ha saputo raccontare complesse equazioni nel suo linguaggio irresistibile. Bilingue è Roubaud. Bilingue era Queneau. (Stefano Bartezzaghi)

Bibliografia[modifica]

  • Raymond Queneau, Un duro inverno, traduzione di Alessandro Chiavolini, Mondadori, 1974.
  • Raymond Queneau, I fiori Blu, traduzione di Italo Calvino, Ed. Einaudi, Torino, 1967. ISBN 978-88-06-17516-0
  • Raymond Queneau, Zazie nel metró (Zazie dans le métro), traduzione di Franco Fortini, Arnoldo Mondadori Editore, 1967.
  • Raymond Queneau, Racconti e ragionamenti (Contes et propos), traduzione di Giuseppe Guglielmi, il melangolo s.r.l., Genova, 1993.

Altri progetti[modifica]