Richard Matheson

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Richard Matheson

Richard Burton Matheson (1926 – 2013), scrittore e sceneggiatore statunitense.

  • Tempo, fammi un ultimo favore. Fermati su questo momento sublime, in maniera che io possa viverlo per sempre. (da Appuntamento nel tempo, traduzione di Vittorio Curtoni, Mondadori)
  • [...] Se servisse a contribuire realmente alla pace nel mondo, sareste disposti a camminare per le strade di Broadway, a New York...nudi?
    L'idea che ha portato alla stesura di The Box è di natura simile: il sacrificio della dignità umana in cambio di un preciso scopo. Ma in questo caso nulla che somigli neppure vagamente a qualcosa di nobile come la pace nel mondo. (dall'introduzione a The Box e altri racconti)

Io sono leggenda[modifica]

Incipit[modifica]

Nei giorni di cielo coperto Robert Neville non era mai sicuro del tramonto del sole e capitava che loro uscissero in strada prima del suo rientro.
Se fosse stato più analitico, avrebbe saputo prevedere il loro arrivo con una certa approssimazione; ma si ostinava a mantenere l'abitudine di tutta una vita di calcolare il calar delle tenebre guardando il cielo, un metodo che nelle giornate nuvolose non funzionava. Ecco perché in quelle occasioni non si allontanava mai troppo.
[Richard Matheson, Io sono leggenda, traduzione di Simona Fefè, Fanucci, 2003. ISBN 8834709594]

Citazioni[modifica]

  • L'erba era talmente alta che si era curvata sotto il suo stesso peso e, mentre camminava, gli scricchiolava sotto le scarpe pesanti. Non si udiva altro che il suono dei suoi passi e il canto degli uccelli. «Un tempo pensavo che cantassero perché tutto andava bene nel mondo», pensò Robert Neville. «Ora so che mi sbagliavo. Cantano perché sono stupidi».
  • Morire, senza conoscere la gioia intensa e il relativo conforto dell'abbraccio di chi si ama. Affondare in quel coma orrendo, poi nella morte, e forse tornare per compiere vagabondaggi sterili, spaventosi. Senza sapere cosa significasse amare ed essere amati. Una tragedia che superava quella di trasformarsi in vampiro.
  • Qualche volta aveva indugiato nel sogno a occhi aperti di incontrare qualcuno. Più spesso, però, aveva cercato di adattarsi a ciò che gli pareva sinceramente inevitabile: l'idea di essere rimasto solo al mondo. Almeno nella porzione di mondo che poteva sapere di conoscere.
  • Il tempo aveva perso la sua qualità pluridimensionale. Per Robert Neville esisteva soltanto il presente; un presente basato sulla sopravvivenza quotidiana, scandito dall'assenza di picchi di gioia o abissi di disperazione. Sono a un passo dallo stato vegetale, pensava spesso.

Explicit[modifica]

In un baleno, quella consapevolezza si fuse con ciò leggeva sui loro volti – stupore, paura, orrore e ribrezzo – e seppe di terrorizzarli. Ai loro occhi lui era un flagello spaventoso, sconosciuto, persino peggiore della malattia con cui avevano imparato a convivere. Era uno spettro invisibile che per provare la propria esistenza si era lasciato dietro i corpi esangui dei loro cari. Capì quel che provavano e non li odiò. La mano destra strinse la bustina di pillole. Purché la fine non fosse violenta, purché non si trasformasse in un massacro sotto i loro occhi...
Robert Neville posò lo sguardo sui nuovi abitanti della Terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri. E quell'idea lo colpì come un fulmine, divertendolo perfino nel dolore.
Un risolino strozzato gli riempì la gola. Si girò e si appoggiò alla parete mentre ingoiava le pillole. «Il cerchio è completo», pensò mentre il letargo definitivo gli strisciava nelle membra. «Il cerchio è completo. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell'infinito.
Io sono leggenda».

Incipit di alcune opere[modifica]

Altri regni[modifica]

Sono nato a Brooklyn, New York, il 20 febbraio del 1900. Figlio del capitano Bradford Smith White e di Martha Justine Hollenbeck. Avevo una sorella, Veronica, più piccola di me, morta nello stesso anno in cui ebbero inizio questi strani avvenimenti.

Duel e altri racconti[modifica]

Duel[modifica]

Alle 11 e 32 del mattino Mann superò il camion.
Era diretto a ovest, lungo la strada che portava a San Francisco. Era giovedì, e per essere aprile faceva un caldo eccessivo. Si era tolto la giacca, allentato la cravatta e aveva allargato il colletto della camicia, arrotolandosi le maniche. Il sole gli picchiava sull'avambraccio sinistro e su parte delle gambe. Ne sentiva il calore attraverso i pantaloni scuri mentre guidava lungo la statale a due corsie. Negli ultimi venti minuti non aveva notato nemmeno un veicolo, in una direzione o nell'altra.

Terzo dal Sole[modifica]

I suoi occhi erano già aperti cinque secondi prima che la sveglia suonasse. Non ebbe nessun problema a svegliarsi. Lucidamente cosciente, allungò la mano sinistra nell'oscurità e premette il blocco. La sveglia s'illuminò per un secondo, poi si spense.

Sogni ad occhi aperti[modifica]

Chi avesse sorvolato la città a quell'ora di quel giorno, identico a qualsiasi altro giorno dell'anno 3850, avrebbe giurato che ogni forma di vita fosse scomparsa.

Nato d'uomo e di donna[modifica]

Maurizio Nati[modifica]

X – Questo giorno, quando c'è stata la luce, mamma mi ha chiamato schifo. Sei uno schifo ha detto. Ho visto la rabbia nei suoi occhi. Chissà cos'è uno schifo.
[Richard Matheson, Nato d'uomo e di donna, in "Duel e altri racconti", traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 2005. ISBN 8834710630]

Grazia Alineri[modifica]

Questo giorno quando ha fatto chiaro la mamma mi ha chiamato vomito. «Vomito» ha detto. Le ho visto negli occhi la rabbia. Mi chiedo che cosa sia un vomito.
[Richard Matheson, Nato di uomo e di donna, traduzione di Grazia Alineri, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068]

Ritorno[modifica]

Il professor Robert Wade stava per mettersi a sedere sull'erba folta e profumata, quando vide sua moglie Mary spuntare come un razzo da dietro l'Istituto di Scienze Sociali e precipitarsi verso il campus.

Fratello della macchina[modifica]

Avanzò nella luce del sole e camminò in mezzo alla gente. I piedi lo portarono via dai neri abissi della metropolitana. Il rombo distante delle macchine sotterranee si dissolse nel suo cervello lasciando il posto agli infiniti bisbigli della città.

C...[modifica]

I veicoli di superficie si fermarono in uno stridore di freni. Da dietro i parabrezza provennero imprecazioni soffocate. I pedoni saltarono all'indietro, con gli occhi sgranati, le bocche spalancate a formare delle O incredule.

Sempre vicina a te[modifica]

La nave dalle saldature argentate discese rapidamente attraverso il velo di nuvole frammentate, tuffandosi nell'atmosfera della Stazione Quattro. Le fiamme della decelerazione guizzavano rosse dalle bocche del reattore, contrastando con la violenza della loro spinta l'attrazione della forza di gravità.

Appartamento a basso canone[modifica]

«Quel portiere mi fa venire i brividi» disse Ruth quel pomeriggio, rientrando a casa.
Sollevai gli occhi dalla macchina da scrivere mentre lei appoggiava le buste sul tavolo e mi guardava. Ero quasi al termine della seconda bozza di un racconto.

Cuori solitari[modifica]

RAGAZZA VENUSIANA, sola, graziosa... davvero, a lei piace essere sociale, è tenera e allegra nello stesso tempo. Amerebbe corrispondere con terrestre dai gusti simili.
Loolie, Villa Verde, Venere.

L'astronave della morte[modifica]

Fu Mason il primo a notarlo.
Era seduto davanti al visore laterale e prendeva appunti mentre la nave procedeva a velocità di crociera sopra il nuovo pianeta. La penna si muoveva rapidamente sul grafico che Mason teneva davanti a sé. Fra poco sarebbero atterrati e avrebbero prelevato dei campioni.

L'ultimo giorno[modifica]

Si svegliò e la prima cosa che pensò fu: l'ultima notte è passata.
La metà l'aveva trascorsa a dormire.
Giaceva sul pavimento e guardava il soffitto. Le pareti erano ancora rossastre per la luce che proveniva dall'esterno. Nel salotto non si sentiva un rumore, se non il russare di qualcuno.

Bambina smarrita[modifica]

Le grida di Tina mi svegliarono all'improvviso. Era buio pesto, nel cuore della notte. Sentii Ruth accanto a me muoversi nel letto. In salotto Tina riprese fiato, poi ricominciò, più forte.

Gravidanza indesiderata[modifica]

In corridoio posò la valigia. «Come va?» chiese.
«Bene» rispose lei con un sorriso.
Lo aiutò a sfilarsi il cappotto e il cappello, e li ripose nell'armadio.

Creatura[modifica]

Sospeso nell'oscurità. Un guscio silenzioso di metallo, che luccica debolmente, tenuto in aria dai cavi antigravità. Al di sotto il pianeta ammantato dalla notte, che si allontana dalla luna. Sulla sua faccia in ombra un animale alza gli occhi resi scintillanti dal panico verso il globo fosforescente sospeso sopra la sua testa. Un guizzare di muscoli. La terra dura trema lievemente sotto le zampe in fuga. Ancora silenzio, stormito dal vento, che evoca solitudine. Ore. Ore nere che mutano in grigio, poi in un rosa maculato. La luce del sole si rovescia sul globo metallico, che irradia una luminosità non terrestre.

L'esame[modifica]

La notte prima dell'esame Les aiutò suo padre a studiare in camera da pranzo. Jim e Tommy dormivano al piano di sopra e in salotto Terry stava cucendo, il volto inespressivo mentre l'ago si muoveva veloce entrando e uscendo dalla stoffa.

L'uomo enciclopedico[modifica]

Quando si svegliò, quella mattina, era in grado di parlare francese.
Nessun segno premonitore. Alle sei e un quarto suonò la sveglia come al solito e lui e sua moglie si mossero nel sonno. Fred allungò meccanicamente una mano intorpidita e spense la sveglia. Per un attimo vi fu silenzio nella stanza.

Acciaio[modifica]

I due uomini sbucarono dalla stazione facendo rotolare un oggetto coperto. Lo sospinsero lungo la banchina fino a raggiungere la metà del treno, poi lo sollevarono sbuffando su per i gradini, con i corpi che grondavano di sudore. Una delle rotelle si staccò e rimbalzò sui gradini metallici; un uomo che li seguiva la raccolse e la porse a quello che indossava un abito marrone tutto spiegazzato.

Fiamma frigida[modifica]

Era una giornata piuttosto fredda, per quel che ricordo. Il cielo un po' minaccioso, le staccionate grigiastre nascoste dalla nebbia. Suppongo fosse questa la ragione per cui la spiaggia non era troppo affollata. E poi era un giorno feriale e la scuola non era ancora finita. Giugno. Mettete insieme tutti questi elementi e che cosa ottenete?
Un lungo tratto di spiaggia con solo lei e me.

Ghost[modifica]

Giunsero alla villetta poco dopo le quattro di quel pomeriggio. David parcheggiò la macchina sul davanti e lui ed Ellen rimasero seduti in silenzio a fissare le assicelle di legno sbiadito che rivestivano le pareti esterne, gli infissi piegati e rugginosi e le finestre con un dito di sporco sopra. Alla fine David disse: «Chissà se Roderick e Madeline Usher ci stanno aspettando.»

The Box e altri racconti[modifica]

The Box[modifica]

Il pacco era a terra di fronte alla porta d'ingresso, una scatola di cartone cubica chiusa col nastro adesivo, il nome e l'indirizzo scritti in stampatello: PER IL SIGNOR E LA SIGNORA LEWIS, 217 E. 37ma STRADA, NEW YORK 10016. Norma lo raccolse, aprì la porta ed entrò nell'appartamento. Stava appena cominciando a far buio.

Una ragazza da sogno[modifica]

Si svegliò sorridendo nell'oscurità. Carrie stava avendo un incubo. Si girò su un fianco e ascoltò i suoi lamenti silenziosi. Dev'essere uno di quelli forti, pensò. Le toccò la schiena. Aveva la camicia da notte zuppa di sudore. Fantastico, si disse. Tolse la mano mentre lei si agitava sotto il suo tocco e cominciava a emettere deboli suoni, come se stesse cercando di dire 'No'.

Una stanza per morire[modifica]

Il bar era un prefabbricato di mattoni e legno con annesso un capanno, subito fuori città. In un primo momento lo superarono con l'auto, avviandosi verso il deserto caldo e lucente.
Poi Bob disse: «Forse avremmo dovuto fermarci lì. Dio solo sa quanto lontano potrebbe essere il prossimo.»

Scambi indecenti[modifica]

Un pomeriggio di ottobre il campanello suonò.
Frank e Sylvia Gussett si erano appena seduti a guardare la televisione. Frank posò il suo Gin tonic sul tavolo e si alzò. Attraversò il corridoio e andò ad aprire la porta.
Era una donna.

Nulla è come un vampiro[modifica]

All'inizio dell'autunno dell'anno 18... madame Alexis Gheria si svegliò una mattina con una terribile sensazione di intorpidimento. Restò distesa sulla schiena, inerte, per più di un minuto, con gli occhi scuri fissi verso l'alto. Si sentiva così distrutta. Le sembrava di avere braccia e gambe bloccate. Forse era malata: Petre avrebbe dovuto visitarla per capire di cosa si trattava.

Paradigma di sopravvivenza[modifica]

E restarono sotto le torri di cristallo, ai piedi di quelle lucide costruzioni che, come specchi luccicanti, catturarono sulla loro superficie il roseo tramonto, finché la loro città non divenne di un rosso acceso e splendente.
Ras fece scivolare un braccio intorno alla vita della sua amata.
«Sei felice?» le chiese teneramente.
«Oh, sì» sospirò lei. «Qui, nella nostra bellissima città, dove regnano pace e felicità, come potrei non essere felice?»
E il tramonto infuse la sua purpurea benedizione sul loro dolce abbraccio.

Muto[modifica]

L'uomo con indosso l'impermeabile scuro arrivò a German Corners alle due e mezza di quel venerdì pomeriggio. Attraversò la stazione degli autobus e raggiunse un bancone, dietro il quale una donna paffuta e dai capelli grigi si stava pulendo gli occhiali.
«Mi scusi,» le disse «dove posso trovare le autorità?»

Il terrore strisciante[modifica]

Testi presentata come uno dei requisiti per il conseguimento del dottorato in Lettere

Il fenomeno noto nei circoli scientifici come il 'Movimento di Los Angeles' fu rivelato nel 1982, quando il dottor Albert Grimsby, laureato in Lettere, Scienze e Medicina, con un dottorato di ricerca in Lettere, e professore di Fisica al California Institute of Technology, fece una scoperta singolare.

Onda d'urto[modifica]

«Te lo dico io, ha qualcosa che non va» disse il signor Moffat.
Suo cugino, Wendall, si allungò per prendere la zuccheriera. «Allora hanno ragione loro» rispose. Si versò qualche cucchiaino di zucchero nel caffè.
«Invece no» si affrettò a ribattere l'altro. «Sono certo che non è così.»
«Se non funziona...»
«Funzionava fino a un mese fa, o quasi» disse Moffat. «E andava tutto bene, finché non hanno deciso che il primo dell'anno l'avrebbero sostituita.»

L'abito fa il monaco[modifica]

Uscii sulla terrazza per fuggire dalle chiacchiere degli ospiti. Mi sedetti in un angolo buio, allungai le gambe e sospirai, colto da un senso di noia totale.
La porta della terrazza si aprì di nuovo e un uomo uscì barcollando dalla rumorosa gaiezza della festa. Afferrò la ringhiera e si mise a guardare il panorama della città.

La macchina da jazz[modifica]

SENTIVO UN PESO QUELLA SERA
Voglio dire, avevo il blues, e nessuno può nascondere il blues
Devi lavarlo via
O finirai per guidare una lenta carrozza verso il nulla
Devi lasciarlo libero di volare
Insomma, devi

L'amore al tempo del finimondo[modifica]

Il naso di papà cadde a colazione. Cadde proprio dentro il caffè di mamma, facendolo debordare. Prunella scoppiò a ridere con uno sbuffo che spense la lampada a olio.
«Ma santo cielo,» esclamò mamma nell'oscurità, «se sapevi che si stava per staccare, perché non te lo sei tolto da solo?»

Citazioni su Richard Matheson[modifica]

  • Penso che Richard Matheson sia fantastico. Quando è al meglio, non c'è nessuno che stia al suo livello. Alcune delle sue storie sono diventate dei classici. (Stephen King)

Bibliografia[modifica]

  • Richard Matheson, Altri regni, traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 2011. ISBN 9788834716779
  • Richard Matheson, Duel e altri racconti, traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 2005. ISBN 8834710630
  • Richard Matheson, Fiamma frigida, traduzione di Annalisa Carena, in "American Pulp. I grandi maestri della crime story", a cura di Ed Gorman, Bill Pronzini e Martin H. Greenberg, Mondadori, 2001. ISBN 8804490624
  • Richard Matheson, Ghost, traduzione di Maurizio Nati, Fanucci, 2011. ISBN 9788834717493
  • Richard Matheson, Io sono leggenda, traduzione di Valentino De Carlo, Mondadori, 1996. ISBN 88-04-42249-1
  • Richard Matheson, Io sono leggenda, traduzione di Simona Fefè, Fanucci, 2003. ISBN 8834709594
  • Richard Matheson, The Box e altri racconti, traduzione di Anna Ricci, Fanucci, 2010. ISBN 9788834716175

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]